Home > Il punto sui PSR > Il bocconiano convertito alle vigne del Garda
CASCINE STORICHE

Il bocconiano convertito alle vigne del Garda

Così Andrea Peri, laurea in marketing, ha scelto di tornare a Castenedolo (Bs) per produrre vini e spumanti - Una scelta di vita, ma anche di business con un progetto finanziato dal Psr Lombardia

Ha lasciato una multinazionale come la Danone per dedicarsi all'azienda vitivinicola di famiglia Peri Bigogno a Castenedolo, zona collinare tra Brescia e il lago di Garda. Produce rosso, bianco e spumante e organizza gite in bici tra i suoi vigneti.  Più che coraggio è stata la passione a fargli compiere questo passo di cui oggi, a distanza di 4 anni, si dice felicissimo. E' il ritratto di Andrea Peri, 31 anni, laureato a Parma in marketing, chiamato alla Bocconi come ricercatore, che gestisce con la moglie l'azienda di 14 ettari vitati con le tipiche tipologie della zona, seguendo in prima persona tutte le fasi della filiera, dalle pratiche agronomiche in campo, alla commercializzazione, vendita diretta in primis. Quella stessa azienda che il nonno aveva acquistato nel 1946.
"Nel 2009 ho sentito il 'richiamo' consapevole che stavo per fare una scelta di vita dalla quale non potevo tornare indietro. Del resto era una realtà da vicino che conoscevo bene, essendo vissuto sempre qui. Sicuramente ho fatto tesoro degli insegnamenti dei miei genitori, una presenza ancora oggi molto importante per la gestione dell'azienda, i quali mi supportano in ogni mia scelta, cosa non scontata".

Andrea Peri

Cosa è cambiato in azienda con la sua gestione?
"Ho apportato modifiche strutturali ma anche di strategie, con l'obiettivo di aumentare gli aspetti qualitativi e di eccellenza dei nostri prodotti. Innanzitutto ho ampliato la cantina storica anche nella parte interrata, che ci ha permesso di svolgere tutto il processo di vinificazione, per noi molto delicato, in maniera più efficiente riducendo passaggi meccanici, sfruttando la forza di gravità. Un investimento, questo, reso possibile anche dai fondi del Psr attraverso la Regione Lombardia".

Come è stato l'iter?
"Infinito come burocrazia, purtroppo, ma alla fine è andato in porto. Posso confermare che rappresenta uno strumento indispensabile per chi oggi vuole fare impresa. Abbiamo poi potenziato lo spazio dedicato alla recettività della vendita diretta e all'accoglienza degli enoturisti a cui teniamo molto. Quasi ogni settimana organizziamo visite guidate alla cantina con tre degustazioni e in primavera programmiamo passeggiate in bici tra i nostri vigneti. Pensi che ogni anno ospitiamo complessivamente circa 2000 persone e questa attività è diventata per noi molto importante. Il contatto diretto con il pubblico ci aiuta a seguire meglio il mercato del vino e le abitudini di consumi, aggiustando il tiro dove serve e quindi a percorrere una strada piuttosto che un'altra".

Parliamo del vostro core business!
"Il primo obiettivo è innovare la nostra produzione di 130 mila bottiglie dal punto di vista qualitativo ma anche di gestione. A questo proposito stiamo completando un sistema di tracciabilità con un codice univoco di prodotto, che sappia identificare,  appunto, il percorso dalle uva utilizzate per una bottiglia al cartone della sua confezione. Questo ci permette di avere tutto sotto controllo con una capillare gestione dei costi aziendali, oggi fondamentale".

Qual è il vostro giro d'affari?
"Complessivamente stiamo sui 300 mila euro e puntiamo a raddoppiare entro i prossimi 3 anni. Abbiamo 5 prodotti di cui 4 monotipi. Ad esempio produciamo il Talento Brut 2009, metodo classico da uve chardonnay in purezza, con una vinificazione effettuata in acciaio per 24 mesi con la tradizionale rifermentazione in bottiglia, ma anche due monovitigni il Marzemino e  lo Chardonnay. Il vino storico di casa rimane il Gobbo Montenetto di Brescia nato nel 1972, un must".

Progetti per il prossimo futuro?
"Sicuramente crescere e come dimensione e qualità dei nostri prodotti, puntando anche sulla comunicazione del nostro territorio. A questo proposito stiamo per creare  un museo della tradizione contadina, uno spazio per far 'vivere' le nostre radici ai tanti visitatori che ci vengono a trovare; una sorta di percorso guidato attraverso gli attrezzi e gli strumenti utilizzati negli anni nei vigneti. Altro obiettivo non facile è promuovere il concetto di aggregazione ad ogni livello nel nostro mondo, dai Consorzi agli agricoltori. E' la collaborazione che può portare vantaggi a tutti, l'importante è crederci".

 
 

Sabina Licci

 
 

PianetaPSR numero 26 - novembre 2013