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DIVERSIFICAZIONE

L'ingegnere-agricoltore con la passione per le api

Nicolò ha rivoluzionato l'azienda di famiglia nel Catanese: miele e propoli, ma anche  api regine con inseminazione artificiale - Progettata una macchina che estrae il veleno dal pungiglione  
 

Una laurea in ingegneria e una passione per le api arrivata per caso, seguendo un corso pomeridiano quando aveva 15 anni. E' la storia di Nicolò Lo Piccolo, siciliano di 28 anni, che dal 2006 gestisce l'azienda di famiglia a conduzione familiare. E' la "Bio Gold" a Bosco Santo Pietro, immersa nel verde a 500 metri sul livello del mare a Caltagirone in provincia di Catania, che produce e trasforma ortofrutta e miele.
E in meno di 8 anni non solo la ingrandisce ma ne cambia anche i connotati: scommette sulle api, non solo per produrre miele, vende i propri prodotti quasi esclusivamente attraverso l'e-commerce e dice addio alle monocolture in campo. Una questione di business che, ad esempio, lo porta oggi a coltivare tutto rigorosamente biologico ben sette diverse varietà di pesche.
Insomma, oggi la 'Bio Gold' ha un volto totalmente rinnovato, grazie a una forte dose di innovazione in costante evoluzione: del resto solo un ingegnere-apicoltore poteva progettate un macchinario per estrarre il veleno alle api, tutte rigorosamente italiane, senza farle morire. 
"Le api sono la mia passione - esordisce Nicolò Lo Piccolo - . Oggi abbiamo 260 arnie e conto di metterne quest'anno altre 140. Produciamo miele ma abbiamo voluto allargare gli orizzonti partendo da quello che chiede il mercato. La domanda chiede e noi cerchiamo di rispondere, adeguando le nostre produzioni. E quindi via libera non solo al miele ma anche a propoli, pappa reale, polline, prodotti cosmetici per la cura alla persona e cera d'api".
E cosa c'entra il veleno?
"Ho progettato un macchinario che ho fatto realizzare e mi dovrebbe arrivare alla fine di questo mese: permette di estrarre il veleno della api, 'spremendo' il pungiglione senza farle morire, da utilizzare per fini farmaceutici e cosmetici. Un lavoro che faremo in arnia una volta sola alla settimana per non stressare troppo le api e quindi per non condizionare le loro attività. Pensi che il veleno non viene prodotto in Italia ma acquistato a caro prezzo all'estero, con una quotazione di circa 200 euro al grammo. Di macchinari simili ne ho visti solo in Australia e in Nuova Zelanda. Produciamo anche pappa reale, anche questa una produzione bene remunerata con costi che oggi stanno intorno ai 700 euro al chilo".
Api rigorosamente italiane mi diceva?
"Si e questo è molto importante per la qualità della nostra produzione. E anche in questo caso entra in gioco l'ingegnere che è in me. Ho acquistato, infatti, una macchina per l'inseminazione artificiale delle api regine in modo tale che nascano solo 'figli' made in Italy, evitando il rischio di contaminare la genealogia lo sciame. Oggi molte api infatti sono 'straniere' con una resa completamente diversa sia per il miele che per tutti gli altri prodotti. Un problema per me e per tutti i colleghi apicoltori. Da qui l'idea di vendere solo api regine italiane, il cui mercato è notevole visto che il costo medio è di 200 euro ciascuna".
Insomma un vero business!
"Assolutamente, ma non solo per quello che concerne l'apicoltura che ho scoperto per caso leggendo un manifesto per seguire un corso quando andavo ancora a scuola.  Per quanto riguarda le coltivazioni in campo ho fatto una piccola rivoluzione. Il segreto è stato quello di diversificare varietà e colture, abbandonando la monocoltura".
Perché?
"Per minimizzare i rischi meteo sempre in agguato o del mercato che potrebbero vanificare un intero raccolto, ma anche per produrre e quindi raccogliere lungo tutto l'arco dell'anno. Insomma per avere una continuità nella nostra attività, visto che produciamo e trasformiamo i nostri prodotti; due passaggi da fare in proprio per poter stare sul mercato. Tra le produzioni che tirano di più ci sono i carciofini conservati in soluzione di acqua, aceto e sale, le confetture extra di pesche e le marmellate d'arancia".
Che fatturato avete?
"Intorno ai 50 mila euro, di cui 15 mila grazie alle api. Quest'anno pensiamo di poterlo tranquillamente raddoppiare grazie agli investimenti fatti, nonostante il momento sia ancora difficile. Mai come oggi bisogna avere idee e coraggio di  uscire dai binari tradizionali, ma il risultato primo o poi arriva". 
Guardando il vostro sito si capisce che avere puntato molto sull'e-commerce.
"Sì, è un aspetto che abbiamo curato molto. Pensiamo sia fondamentale avere un contatto stretto con il consumatore finale sulla rete, è questo il futuro; pensi che il  90% delle nostre vendite le facciamo on line. Ci stiamo facendo conoscere e siamo apprezzati per la freschezza delle nostre produzioni e la puntualità delle consegne".
Avete partecipato ai bandi Psr?
"Certamente, sia al bando dei Psr 2000-2007 che a quello 2007-2013, con diverse misure. L'ultima della serie è la 121 per l'ammodernamento aziendale, andata in porto solamente a metà. Siamo in attesa...purtroppo la troppa burocrazia allunga i tempi che in azienda sono dannosi perchè vanno ad incidere sull'economia aziendale. E più è piccola, più soffre. Il progetto è costruire un grande capannone per fare in grande la trasformazione ed essere un domani più autonomi".
La manodopera?
"Giovane e italiana, attualmente sto lavorando con due ragazze...".

 
 
 
 

Sabina Licci

 
 
 

PianetaPSR numero 31 - aprile 2014