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PIANO DI SOSTEGNO

Ocm vino, per l'Italia un bicchiere mezzo pieno

Il punto sulle modifiche alla politica comunitaria del settore: addio ai diritti d'impianto sostituiti da un sistema di autorizzazioni - Innovazione e impronta ambientale le nuove sfide del piano di sostegno.
 

Appena pochi mesi dopo la precedente riforma varata nel 2008, il regolamento quadro sull'Ocm per il comparto vitivinicolo - che ha sempre rappresentato una politica "a parte" all'interno della PAC -, è confluito all'interno dell'OCM unica, di cui è ormai parte integrate. Il collocamento nel regolamento che tratta gli interventi settoriali, tuttavia, non ha determinato l'avvio di un processo di omologazione delle misure a favore del vino rispetto alle regole generali che governano il resto del sostegno ai mercati (misure del I primo pilastro). Il comparto, infatti, anche dopo l'ultimo negoziato per la riforma Pac 2014-2020, deciso nello scorso mese di giugno, ha mantenuto degli spiccati caratteri di specificità e di originalità.
Il mondo italiano del vino ha focalizzato una buona parte della sua attenzione sulle novità previste in relazione alle gestione del potenziale di produzione,  per il quale è stata evitata la prevista e temuta liberalizzazione totale delle superfici per uva da vino (decisa con la riforma del 2008), sostituendo però l'attuale regime dei "diritti di impianto" con un nuovo sistema autorizzativo che consente un'evoluzione controllata del potenziale, tramite la possibilità di assegnare annualmente nuove autorizzazioni di impianto (pari al massimo all'1% della superficie impiantata). La principale differenza tra gli attuali diritti e le future autorizzazioni, tuttavia, è rappresentata dal fatto che queste ultime verranno rilasciate solo a titolo gratuito e non potranno in nessun caso essere trasferite e/o commercializzate dietro corrispettivo sul mercato privato.
Tale limitazione, che riguarda sia le autorizzazioni di nuovo rilascio, sia quelle derivanti dalla trasformazione dei diritti ancora in possesso dei produttori, riduce di molto le possibilità di dare flessibilità al sistema di produzione, così come era stato inizialmente richiesto dalle stesse istituzioni comunitarie, in primo luogo proprio la Commissione Ue, che successivamente si è posta su una posizione di rigidità che rischia, contrariamente a quanto annunciato, di ingessare e rendere meno dinamico il sistema produttivo.
Nonostante il ruolo di primo piano assunto dal tema del potenziale di produzione, è all'interno dello strumento del Piano di sostegno (PS) che la recente riforma della politica per il comparto vino mostra i suoi principali elementi di novità e di originalità. Primo fra tutti la conferma del mantenimento di questa envelope finanziaria settoriale, che assicura al vino un carattere di eccezionalità all'interno di un quadro di regole per le misure del I pilastro sempre più uniformi e con ridotti interventi a beneficio di specifici comparti. Le dotazioni per assicurare il funzionamento dei PS nazionali, peraltro, sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto all'ultimo anno di funzionamento del precedente regime, con modeste variazioni riconducibili all'eliminazione di una misura all'interno del menù degli interventi attuabili con il PS (schema di pagamento unico).

Dotazioni di bilancio dei programmi nazionali di sostegno 2013 e 2014-2020 (migliaia di Euro)

Fonte: ns. elaborazioni su dati CE e documenti comunitari (PE-CONS 96/13-2011/0281(COD))


Nella sua nuova formulazione il PS subisce modifiche alla struttura e alla procedura di approvazione, che lo rendono uno strumento di programmazione degli interventi sempre più vicino al modello delle misure dello Sviluppo rurale, anziché delle tradizionali misure di mercato (1). Sul fronte dei contenuti operativi, gli interventi finanziabili restano otto, per effetto però della cancellazione dello schema di pagamento unico, in conseguenza dell'eleggibilità (opzionale per gli stati membri) delle superfici a uva da vino al pagamento dei nuovi pagamenti diretti e dell'inserimento di una nuova misura per l'innovazione.
L'eliminazione della possibilità, prevista nel passato periodo 2009-2013, di destinare una parte delle risorse del PS al riconoscimento di pagamenti diretti sulle superfici vitate non produrrà effetti nel nostro paese, posto che non è mai stata prevista la sua applicazione in Italia, contrariamente a quanto effettuato da altri paesi (Spagna, Grecia, Regno Unito, Lussemburgo e Malta). Questa modifica, tuttavia, è direttamente legata al nuovo orientamento di carattere generale che considera i vigneti per uva da vino inclusi tra le superfici agricole eleggibili al pagamento della componente di base dei nuovi pagamenti diretti, salvo una scelta espressamente contraria demandata alla discrezionalità del paese membro.
Inoltre, considerato che la vite è una coltura permanente, l'eventuale inserimento dei vigneti all'interno delle superfici eleggibili determinerebbe in automatico anche l'accesso alla componente aggiuntiva di greening (30%), oltre all'esenzione dagli obblighi di sottrarre una porzione della superficie investita nella produzione per assicurare il mantenimento di aree di interesse ecologico. La previsione della possibilità di includere le superfici vitate all'interno di quelle aventi titolo a ottenere i pagamenti diretti ha, quindi, determinato il venir meno della presenza di una misura ad hoc all'interno del PS, che altrimenti avrebbe costituito una illegittima duplicazione.     
Di grande interesse per il rafforzamento della competitività del comparto va giudicato l'ampliamento del campo di azione della misura di promozione che accoglie, sebbene solo in parte, una richiesta fortemente sostenuta dal mondo produttivo. La nuova formulazione, infatti, consente la possibilità di realizzare alcuni interventi promozionali anche all'interno del mercato intra-UE, limitatamente però a iniziative di informazione ai consumatori sul consumo responsabile e sul sistema delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche,  nel rispetto degli indirizzi dell'azione comunitaria a tutela della salute dei cittadini e di lotta all'abuso di alcool. Ciò determina una netta differenziazione nella tipologia di interventi realizzabili, che non consente di sfruttare a pieno le opportunità di consolidare all'interno mercato comunitario proprio il ruolo degli stessi partner UE produttori di vino, a vantaggio dei paesi del nuovo mondo che stanno progressivamente conquistando quote sempre più ampie del mercato europeo.       
Degne di nota sono, anche, le modifiche alla misura di ristrutturazione e riconversione dei vigneti, oggetto di un interessante e innovativo ampliamento delle finalità perseguite, che giungono a includere l'adozione di nuove tecniche di gestione del vigneto, finalizzate all'introduzione di sistemi avanzati di produzione sostenibile nell'ottica di consentire il calcolo dell'impronta ambientale. A questa possibilità si aggiunge quella di finanziare il reimpianto di superfici estirpate per ragioni sanitarie e fitosanitarie disposte dallo Stato membro. In questo modo, la misura si è aperta a una fase innovativa, che indirizza il percorso di rafforzamento della competitività dei prodotti vitivinicoli europei verso il supporto a elementi strategici rispetto alla scelte di acquisto adottate dai consumatori, i quali risultano sempre di più sensibili non solo alle caratteristiche intrinseche del prodotto, ma anche ai processi produttivi adottati e alle loro indicazioni in etichetta.  
Analogamente, all'interno della misura investimenti merita di essere segnalata la comparsa di un riferimento del tutto nuovo alla possibilità che gli interventi finanziati siano indirizzati ad assicurare la realizzazione di risparmi energetici, oltre che l'efficienza energetica globale e i trattamenti sostenibili. Anche in questo caso, la politica di sostegno al comparto del vino giunge a contemplare finalità che non trovano spazio in altri interventi inclusi nell'OCM unica, presentando al più delle similitudini con alcune misure dello Sviluppo rurale.     
La vera novità del PS è costituita, tuttavia, dalla nuova misura dedicata all'innovazione, che introduce un sostegno variabile a seconda dei territori (40-75%) per investimenti, sia a carattere materiale che immateriale, finalizzati allo sviluppo di nuovi prodotti, trattamenti e tecnologie, nell'ottica ancora una volta di migliorare le prospettive commerciali e la competitività dei prodotti comunitari.
All'interno del PS restano però irrisolti alcuni significativi problemi che hanno caratterizzato la passata programmazione. In primo luogo, si amplifica il problema della demarcazione con alcune misure dello Sviluppo rurale, che coinvolge sei misure su otto del PS: promozione, innovazione, ristrutturazione e riconversione vigneti, fondi di mutualizzazione, assicurazioni e investimenti. Al contempo, sorprende la mancanza di modifiche e di coordinamento con quanto previsto all'interno delle misure del II pilastro in relazione alla misura per il sostegno alla costituzione dei fondi di mutualizzazione, che fino ad oggi non ha trovato alcuna attuazione all'interno di nessuno dei paesi membri.

 
 
 
 

RobertaSardone
sardone@inea.it

 
 
 
(1) Nella definizione del PS è infatti necessario provvedere alla quantificazione degli obiettivi, alla valutazione dei previsti impatti tecnici, economici, ambientali e sociali, all'indicazione dei criteri e degli indicatori quantitativi di monitoraggio e valutazione, fino a provvedere alla consultazione delle parti interessate e alla individuazione di uno scadenziario di attuazione delle misure. Il PS, inoltre, prima di diventare operativo, deve essere sottoposto alla Commissione, che ha facoltà di chiedere modifiche in caso di incompatibilità con le disposizioni vigenti.
 
 
 

PianetaPSR numero 31 - aprile 2014