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LE SCELTE DELL'ITALIA

Una Pac più equa, attenta ai giovani e al lavoro

Aiuti accoppiati, convergenza e tagli ai premi più alti danno un maggior equilibrio all'assetto dei pagamenti diretti - Più spazio agli Under 40, risolto anche il nodo dell'agricoltore attivo

L'accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni sulle scelte nazionali per l'applicazione in Italia degli aiuti diretti previsti dalla riforma della Politica agricola comune (Pac) è stato di fatto raggiunto, anche se manca ancora il timbro dell'ufficialità. Nel corso della riunione del 12 giugno scorso, infatti, il documento portato al tavolo della Conferenza - frutto di una serie di limature apportate nella lunga fase di incontri tecnici e successivamente in seno al Comitato agricolo, che riunisce ministro e assessori regionali - il voto contrario del Veneto non ha consentito di raggiungere l'unanimità.
Fumata grigia, quindi, che tuttavia nel giro di un mese dovrebbe diradarsi. Dal punto di vista formale, infatti, in caso di mancata intesa in seno alla Conferenza Stato-Regioni la normativa prevede che, decorsi 30 giorni dal mancato accordo, la decisione può essere assunta dal Consiglio dei Ministri con parere motivato. Il che consentirebbe di rispettare la scadenza dell'1 agosto prossimo, data entro cui ogni Stato membro deve comunicare a Bruxelles le proprie scelte su aspetti chiave della recente riforma. 
Fatta questa importante precisazione, vale la pena quindi soffermarsi sui principali punti del documento di compromesso, sui quali si è concentrata la discussione, anche in vista del potenziale impatto sull'agricoltura italiana durante l'intero periodo della riforma: il processo di convergenza dei titoli e la percentuale greening; la tanto sofferta questione degli aiuti accoppiati, argomento delicatissimo per l'Italia e misura protagonista dell'aspro dibattito tra gli attori coinvolti; nonché la discussa figura dell'agricoltore attivo e la normativa di riferimento da definire.
Altri decisioni importanti riguardano: la scelta del sostegno rafforzato a favore dei giovani agricoltori; la formula della degressività per le aziende che si collocano nella fascia più elevata di aiuti diretti; al contrario, dal basso, l'individuazione della soglia minima dei pagamenti, al di sotto della quale non si ha più diritto all'aiuto comunitario. E ancora, l'adozione del regime semplificato di piccolo agricoltore. 
Si è deciso comunque di attuare solo in minima parte la grandissima quantità di opzioni previste dal pacchetto complesso dei pagamenti di base, con l'obiettivo di attuare una profonda semplificazione. Per quanto riguarda le priorità, si è puntato a rafforzare il sostegno ai giovani, privilegiare la componente lavoro del sistema agricolo, avviare una più equa redistribuzione delle risorse. L'intesa prevede comunque una verifica intermedia sull'impatto delle principali misure, che dovrà essere effettuata entro il 2016.
Ma entriamo nel dettaglio di alcune tra quelle che rappresenteranno le scelte  più significative per l'Italia.
 


CONVERGENZA DEI TITOLI
- il tema ha avuto un decorso lungo ma alla fine si è giunti a una decisione unanime. La peculiare caratteristica del sistema disaccoppiato applicato in Italia e il triennio cui si è fatto riferimento per il calcolo dei titoli, il lontano 2000-2002, hanno fatto sì che nel tempo si creassero enormi discrepanze: l'obiettivo della riforma è quello di convergere su importi più livellati. Per evitare bruschi impatti sui primi anni di applicazione, si è scelto di utilizzare il  modello "irlandese", il quale stabilisce il livello massimo di perdite, garantendo al contempo il raggiungimento di un valore minimo a tutti. Il modello è piuttosto complesso e il meccanismo di assegnazione in l'Italia dovrà essere ben pianificato, per evitare contraccolpi sul sistema. Ciò ha implicato innanzitutto la definizione di alcuni parametri:
valore iniziale del titolo: si è preso a riferimento il pagato per l'anno 2014;
superficie ammissibile - dopo diverse discussioni si è scelto di rendere ammissibile tutta la superficie, così da non escludere nessuno e allargare il numero dei beneficiari anche a chi in precedenza non aveva ricevuto aiuti. Questa scelta ha un risvolto politico non indifferente, in quanto consente di presentarsi con una superficie ammissibile superiore di quasi 2 milioni di ettari.
Il concetto di base della convergenza dei titoli è una distribuzione più equa delle risorse, quanto meno rispetto ai precedenti aiuti "a pioggia". E' infatti stabilito un tunnel entro il quale limitare le perdite e garantire al contempo il raggiungimento di un valore minimo del titolo, a regime nel 2019 (30% - 60%). Lo schema di riferimento, come si diceva, è il modello irlandese: l'Italia è considerata una regione unica e il greening è calcolato come percentuale fissa del valore di ciascun titolo. Le soglie previste sono del 30% e del 60%: per chi percepisce meno della media nazionale, l'importo aumenterà fino a raggiungere almeno il 60% della media entro il 2019; per contro, coloro che si trovano sopra la soglia nazionale  vedranno diminuire fino a un massimo del 30% l'aiuto percepito.

AIUTI ACCOPPIATI
- Più complesso è risultato il negoziato per la scelta della quota finanziaria da destinare agli aiuti accoppiati. Alla fine si è optato per una percentuale dell'11% dell'intero plafond destinato agli aiuti diretti, per una manovra che vale circa 420 milioni di euro l'anno. I settori da includere vengono però debitamente selezionati, così da far in modo di mantenere appropriato il plafond del premio base e del greening.
Un contributo rilevante nel dibattito che ha caratterizzato gli ultimi mesi, è la consapevolezza dell'importanza di implementare strumenti di coordinamento con lo sviluppo rurale e con le politiche di mercato. E' ormai un dato di fatto la rilevanza dei Programmi di sviluppo rurale o dell'OCM ortofrutta sugli effetti finali derivanti dall'applicazione delle misure accoppiate. E' sufficiente pensare alle misure finalizzate al miglioramento delle condizioni di benessere degli animali e della gestione degli allevamenti in genere, attraverso la limitazione dell'utilizzo di fertilizzanti, dei trattamenti antibiotici sui vitelli, anche sponsorizzando strumenti di prevenzione e vaccinazione dei capi. Non meno importanti le misure a sostegno del paesaggio, della biodiversità e della riduzione degli input, legate alla coltivazione del riso. L'adesione ai sistemi di qualità e il rafforzamento della filiera e dei distretti produttivi, come nel caso del pomodoro da industria, del riso e della zootecnia bovina da carne.
 

AIUTI ACCOPPIATI PER SETTORI

In base all'articolo 52 del regolamento 1307/2013 il sostegno accoppiato è concesso solo a quei settori o a quelle regioni di uno Stato membro ove coesistono due requisiti: determinati tipi di agricoltura o specifici settori agricoli che rivestono particolare importanza per ragioni economiche, sociali  o ambientali; settori che si trovano in difficoltà.
Sulla base di queste premesse, l'attenzione si è concentrata su quei settori che presumibilmente subiranno un impatto più rilevante con l'applicazione del processo di convergenza, sui settori a rischio di abbandono, o su alcuni tipi di agricoltura con possibilità di declino della produzione. Si sono privilegiate poi le agricolture di particolare rilevanza nel contesto economico, sociale ed ambientale di determinate aree o  regioni.
L'assegnazione dei fondi disponibili, articolata su tre piani di settore e alcune specifiche misure, è stata così ripartita: 34% del plafond ai seminativi, 16% alle colture permanenti e 49%, del sostegno destinato al settore zootecnico. In termini finanziari, il budget a sostegno degli allevamenti raggiunge i 210 milioni di euro, per il finanziamento di 4 misure: bovini da latte (84,6 milioni di euro); bovini da carne (106,6 milioni, con due sottomisure: vacche nutrici e bovini 12-24 mesi); settore ovi-caprino (15 milioni di euro) e comparto bufalino (4 milioni).
 

L'APPLICAZIONE DEGLI AIUTI ACCOPPIATI PER MISURE

 


AGRICOLTORE ATTIVO
- Molto accesa la discussione sulla definizione della figura dell'agricoltore attivo, in base all'articolo 9 del regolamento UE 1307/2013 che stabilisce che possono essere erogati pagamenti diretti soltanto agli agricoltori in attività. Un identikit difficile da tracciare, in presenza anche di un doppio rischio: da una parte, quello di finire col privilegiare ancora una volta le aziende in grado di aggirare la normativa; dall'altra, le difficoltà per l'agricoltore già in attività nel dimostrare i requisiti richiesti.
Il primo passo è stato l'inserimento nella cosiddetta black-list (esclude il diritto all'aiuto) di altre quattro figure: persone fisiche o giuridiche che svolgono attività di intermediazione creditizia; persone fisiche o giuridiche che svolgono attività di intermediazione commerciale; società per azioni, cooperative e mutue assicurazioni che svolgono attività di assicurazione e/o di riassicurazione; pubblica amministrazione, fatta eccezione per gli enti che effettuano formazione o sperimentazione in campo agricolo.
A livello di regolamento comunitario (articolo 9, paragrafo 2) , sono ammessi agli aiuti diretti gli agricoltori che dimostrano che l'importo annuo dei pagamenti diretti costituisce almeno il 5% delle entrate da attività non agricola, o che l'attività agricola non è insignificante o che l'obiettivo aziendale o attività principale consiste nell'attività agricola. In aggiunta a questi criteri generali, in Italia sono considerati agricoltori in attività i soggetti  con i seguenti requisiti: iscrizione all'Inps come coltivatore diretto, Iap, colono o mezzadro;  partita IVA e dichiarazione annuale IVA in campo agricolo (solo la partita IVA quando l'azienda ha buona parte di superficie situata in zone agricole svantaggiate o di montagna). Di seguito si illustrano i risultati percentuali delle considerazioni esposte, sulla base dei dati del regime di pagamento unico.
 

AGRICOLTORE ATTIVO TRA REGOLE ED ESENZIONI

Sono state fissate anche due soglie di esenzione per la definizione "ipso facto" di agricoltore attivo, in funzione  dell'ammontare degli aiuti diretti percepiti: fino a 5.000 euro per le aziende le cui superfici sono prevalentemente ubicate nelle zone svantaggiate e/o di montagna; fino a 1.250 euro per tutte le altre zone. Tuttavia, Regioni e Province autonome possono ridurre la lista dei Comuni svantaggiati sulla base di criteri oggettivi e non discriminatori, ove siano stati effettuati investimenti in attività economiche superando i vincoli naturali.
L'impatto determinato dall'applicazione di queste soglie  è piuttosto evidente. Basti pensare che in Italia, le aziende agricole che percepiscono importi al di sotto dei 5.000 euro sono la parte dominante delle aziende del paese, ovvero l'87% delle aziende italiane, tra di esse la metà è ubicata in zone svantaggiate, pertanto avrebbe accesso ipso facto agli aiuti senza dover dimostrare alcun requisito. Mentre, tutti i soggetti che percepiscono pagamenti superiori a 5.000  sono tenuti a dimostrare l'esercizio dell'attività agricola secondo la normativa prevista all'articolo 9 del regolamento UE 1307/2013.

RIDUZIONE DEGLI AIUTI
- Una scelta nel segno di una più equa distribuzione degli aiuti diretti è rappresentata dalla cosiddetta degressività, vale a dire una sostanziale sforbiciata sulla fascia di aziende agricole che percepiscono un monte di aiuti diretti  più elevati. La formula individuata si basa su due scaloni: il primo è fissato a 150.000 euro di pagamenti di base; gli importi oltre questa soglia vengono decurtati del 50 per cento. Nel caso in cui, una volta fatte queste decurtazioni, l'importo superi i 500.000 euro, le somme eccedenti questo secondo tetto vengono azzerate. L'impatto di questa misura sarà comunque mitigato dal fatto che i tagli sopra indicati saranno effettuati dopo aver sottratto dal surplus di aiuti oneri e costi relativi a manodopera, salari e stipendi, contributi versati a qualsiasi titolo per l'esercizio dell'attività agricola.
Una seconda sforbiciata, questa volta nella fascia bassa della classifica degli importi, riguarda gli importi minimi: nei primi due anni di applicazione della riforma non saranno più erogati gli aiuti diretti fino a 250 euro, che salgono a 300 euro a partire dal 2017.

GIOVANI AGRICOLTORI -  Si è puntato a utilizzare l'intero budget previsto dal regolamento comunitario per rafforzare con un bonus del 25% gli aiuti diretti destinati ai giovani under 40 per i primi cinque anni dall'insediamento. Una manovra da 80 milioni di euro annui, attingendo direttamente all'1% del massimale annuo assegnato all'Italia e l''eventuale integrazione attraverso la riserva nazionale fino a un altro 1%. Una risposta concreta al problema del ricambio generazionale, particolarmente sentito in Italia, che sarà rafforzata anche dal confermato premio di primo insediamento previsto dalle politiche di sviluppo rurale e dalle misure di incentivazione  in cantiere a livello nazionale con l'iniziativa #Campolibero.
Questa carrellata delle principali opzioni esercitate e  le considerazioni che le hanno determinate rappresentano solo il primo passo verso quello che sarà un vero e proprio campo di battaglia per affrontare le sfide dell'applicazione della nuova Pac adattata alla realtà italiana. L'1 agosto, quando l'intero dossier sarà trasmesso a Bruxelles,  segnerà quindi una data cruciale per il futuro agricolo del Paese;  per capire se tutti gli sforzi fatti permetteranno di costruire un'agricoltura più forte.
Il vero esame, comunque, ci sarà in occasione della verifica d'impatto prevista entro il 2016.

 
 
 
 

Simona Romeo Lironcurti


 
 
 
 

PianetaPSR numero 33 - giugno 2014