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FILIERA FORESTALE

Dalla genetica molecolare nuova linfa per i boschi

I progetti di ricerca portati avanti dal Cra-Sel di Arezzo per rafforzare il ruolo multifunzionale del sistema: dai legnami alle bioenergie un giacimento strategico per alimentare la green economy
 
Fustaia di faggio nell'Appennino abruzzese

Incrementare l'approvvigionamento di legno per l'industria nazionale e per la produzione di bioenergia. Realizzare metodi di monitoraggio dei boschi per la difesa dalle malattie fitosanitarie. Sviluppare metodi a basso costo per la pianificazione e la gestione sostenibile delle risorse forestali, con particolare attenzione alla multifunzionalità del settore, alla conservazione della biodiversità e alla tutela del paesaggio. Sono alcuni tra gli obiettivi su cui sta lavorando il Centro di Ricerca per la selvicoltura (Cra- Sel) di Arezzo, il più antico istituto di ricerca forestale in Italia che si occupa di gestione sostenibile, protezione e conservazione della biodiversità delle foreste, tecniche per il miglioramento delle produzioni legnose e non legnose.
''L'Italia - spiega il direttore del Centro,  Piermaria Corona - sconta una scarsa disponibilità di materiale legnoso, la cosiddetta  'wood security'. I boschi contengono oltre 1,2 miliardi di metri cubi di legno e crescono ogni anno di quasi 36 milioni di metri cubi, dei quali però viene attualmente utilizzato meno del 40%, percentuale tra le più basse di Europa''. Un gap dovuto a vari fattori, spiega il direttore del Cra-Sel: la frammentazione dell'offerta, con una media di 3,5 ettari di bosco a testa; la staticità e la fragilità della struttura fondiaria; i vincoli giuridici dei boschi in mano pubblica; la carenza di forme di integrazione gestionale; la mancanza di cooperazione commerciale e di politiche settoriali strategiche e di lungo periodo.

 
Fioritura primaverile in un bosco misto delle Prealpi venete

 Risolvere questi nodi porterebbe enormi benefici anche sul fronte ambientale - precisa il direttore, anche perché la selvicoltura potrebbe rappresentare in Italia uno dei settori più dinamici della 'green economy', in grado di contribuire in modo significativo alla stabilizzazione delle popolazioni rurali e alla limitazione dell'ulteriore urbanizzazione del territorio con la conseguente perdita di suolo. Una gestione più attiva delle risorse forestali permetterebbe, infatti, un più efficace stoccaggio dell'anidride carbonica, contribuendo alla limitazione dell'effetto serra, base del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici.
Secondo le stime del Cra, sulla base dei parametri stabiliti dal Protocollo di Kyoto, oggi i boschi italiani valgono 500 milioni di euro l'anno di anidride carbonica risparmiata. ''Ci stiamo dedicando molto - tiene a sottolineare ancora Corona -  anche sullo sviluppo di applicazioni biotecnologiche e di genetica molecolare per la selezione e il miglioramento di alberi forestali per la produzione di biomasse per energia, ma anche per qualificare la disponibilità boschiva per l'approvvigionamento di legname da lavoro''.  Legno ma non solo perché il Centro punta anche a fare ricerca applicata e di base sulla gestione e conservazione dei boschi, sul mantenimento e sull'ottimizzazione della multifunzionalità del territorio forestale e sulla conservazione, selezione e miglioramento del germoplasma. '' La foresta è un sistema biologico complesso  che va tutelato'',  conclude il direttore, nel sottolineare che una delle linee operative perseguite dal Centro è anche portare avanti progetti di sensibilizzazione culturale e di trasferimento della conoscenza e dell'innovazione.

 
 
 
 

Sabina Licci

 
 
 

PianetaPSR numero 39 - gennaio 2015