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Rete Rurale: una casa comune per crescere insieme

Presentato a Milano il programma per lo Sviluppo rurale 2014-2020 - Il viceministro Andrea Olivero ha sottolineato il rafforzamento strategico della cooperazione e la condivisione con le Regioni
L'intervento del Viceministro delle politiche agricole Andrea Olivero al convegno di presentazione della nuova RRN 2014-2020

La cornice è stata quella che si addice a un momento importante dell'avvio della nuova programmazione dello Sviluppo rurale e alla volontà di legarlo alla manifestazione che più di ogni altra sta fungendo da connettore delle potenzialità del sistema agroalimentare italiano e del ruolo delle istituzioni ad esso preposte: Expo Milano 2015. E' qui che, a Palazzo Italia, la Rete Rurale 2014 - 2020 ha presentato il proprio programma agli stakeholders.

Partiamo dagli obiettivi, che accomunano la Rete Rurale Italiana alla Rete Rurale Europea (ENRD), distinti in quattro tipologie, cui sono finalizzate le diverse azioni: migliorare la qualità dello sviluppo rurale (accrescere la qualità dei Psr, sostenere le attività di valutazione, promuovere gli scambi di competenze e buone prassi); accrescere la partecipazione (aumentare il coinvolgimento dei soggetti interessati all'attuazione dello sviluppo rurale, rafforzare il dialogo tra agricoltura e ricerca, favorire l'inclusione dei soggetti interessati nel processo di trasferimento della conoscenza); aumentare la consapevolezza dei benefici dello sviluppo rurale (favorire la diffusione e divulgazione delle informazioni presso il grande pubblico), promuovere l'innovazione (sia direttamente che supportando i Gruppi operativi per l'innovazione, finanziati con i programmi regionali)

 

Sulla strada da seguire per raggiungere questi obiettivi, facendo tesoro anche dell'esperienza della passata programmazione, si sono concentrati gli interventi dei relatori. Ha aperto i lavori il dott. Giuseppe Blasi - Capo Dipartimento delle Politiche europee e internazionali  e dello Sviluppo rurale - che ha sottolineato come la Rete Rurale Nazionale non pretende di "calare dall'alto" regole e indirizzi attuativi, bensì di condividere nei prossimi anni le attività, in una logica di filiera istituzionale-operativa che parte dalla Commissione Europea per arrivare fino agli agricoltori e agli stakeholders."

La prima fila del convegno: Viceministro Olivero, dott. Blasi, dott. Cacopardi

"E' questo il presupposto per poter cogliere al meglio - ha proseguito Blasi - le occasioni di crescita offerte dalla nuova programmazione, a partire dall'incremento del budget sui Psr attuali rispetto alla passata programmazione e dalle importanti novità introdotte dai programmi nazionali di gestione del rischio, infrastrutture irrigue, biodiversità animale e, appunto, la Rete Rurale Nazionale. In questo percorso, che si proietta fino al 2020, è necessario attuare a livello nazionale una programmazione che sia sinergica con quella delle Regioni, con una attenzione particolare all'informatizzazione e al tema delle risorse umane".

Il tema della qualità della spesa dei Fondi FEASR è stato sottolineato dall'intervento del dott. Giuseppe Cacopardi - Direttore Generale dello Sviluppo Rurale -  che ha parlato di una Rete Rurale disegnata sul modello di sviluppo della Pac, che ha riposizionato l'agricoltura europea mettendola in condizione di competere sul piano della qualità, del rispetto dell'ambiente e dell'innovazione tecnologica, e ha rilevato come il compito di affiancamento alle Regioni sarà sostenuto anche da un investimento sull'innovazione tecnologico-informatica.

In parallelo all'efficienza e alla qualità della spesa dei fondi comunitari, c'è anche l'impegno a rafforzare la comunicazione, a tutti i livelli, come ha richiamato nel suo intervento il dott. Paolo Ammassari, Dirigente DISR II, Programmazione Sviluppo Rurale. "C'è la necessità - ha spiegato Ammassari - di coinvolgere diverse fasce di destinatari, coordinando l'attività di comunicazione e rendendo partecipi i diversi soggetti delle varie attività svolte. L'obiettivo è di costruire una "casa comune" ricca di open data, quindi accessibile, far partecipare al processo gli stakeholders e "frequentare le piazze"; materialmente, come già fatto nella vecchia programmazione con progetti come "Campagna in Comune" e "Ruraland", e virtualmente con i social network, per aprirsi ai cittadini.

A chiusura dei lavori l'intervento del Viceministro delle politiche agricole, Andrea Olivero. "Per noi la nuova Rete Rurale non sarà solo una rivisitazione ma una nuova sfida - ha dichiarato Olivero - . La Rete Rurale Nazionale ha un compito rilevante di confronto, di sintesi, di elaborazione sul territorio e va ad intervenire in un ambito territoriale che soffre di problemi come l'abbandono e il dissesto idrogeologico, ai quali si aggiunge la diminuzione degli investimenti a livello dei Comuni. Perché la strategia funzioni, occorre - è questa la chiave - rafforzare il legame con le Regioni. Non si può lavorare  senza tener conto della pianificazione del vicino, e il segreto è la condivisione. Quindi non bisogna dare indicazioni, ma creare un tavolo strategico attorno al quale si ritrovano tutti: ci vuole cooperazione fra i soggetti. E' questo lo sforzo per essere sempre più puntuali per rispondere all'investimento dell'Unione europea".

Il convegno è stato arricchito anche dagli interventi di stakeholders della RRN, rappresentanti della Commissione Europea e delle Regioni, associazioni degli agricoltori e associazioni ambientaliste, dai quali sono emerse alcune priorità quali lo scambio di esperienze, un approccio open data, l'opportunità di operare in modo capillare sul territorio facendo squadra con le realtà già operanti a livello agricolo e di società civile.

 
 
 
 

A cura della Redazione PianetaPsr

 
 
 

PianetaPSR numero 46 - ottobre 2015