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ENERGIE ALTERNATIVE
 

Biometano, una scommessa anche per l'agricoltura

Il punto sul quadro normativo e le linee guida per una filiera agroenergetica avanzata - Per i progetti delle aziende agricole gli incentivi tariffari sono cumulabili con gli aiuti agli investimenti

Dal biogas al biometano il passo non è stato forse così breve come in molti speravano, ma ora che il puzzle normativo si è andato componendo e il Gse ha emanato anche le linee guida, ci sono gli elementi per orientare le imprese a mettere nero su bianco i progetti operativi per investire su questo innovativo segmento delle energie alternative.

"Una sfida cui guardano con interesse anche le aziende agricole che già nel settore del biogas hanno investito somme importanti per integrare il proprio reddito aziendale: ad oggi sono circa 1.200 gli impianti a biogas, con un volume di investimenti da parte delle aziende agricole stimato in 4,5 miliardi, una base di partenza importante, quindi, da cui ripartire con i nuovi e più impegnativi progetti", come sottolinea l'on.Giuseppe Castiglione, sottosegretario alle Politiche agricole, cui dal 2013 è stata conferita la delega per la promozione e lo sviluppo delle agroenergie.

Prima di affrontare la parte più specificamente legata al sistema di incentivazione, che peraltro consente - come avremo modo di vedere - una doppia corsia proprio per le aziende agricole, vale la pena ricapitolare le tappe più importanti dell'iter normativo e il contesto in cui è maturato il progetto biometano, partendo anche da qualche nozione tecnica.

Dal biogas al biometano

Attraverso la decomposizione biologica di sostanza organica in assenza di ossigeno (digestione anaerobica), si ottiene il cosiddetto "biogas", una miscela di vari tipi di gas composta principalmente da metano (tra il 45 e il 55%). Il biometano si ottiene attraverso un processo di raffinazione (upgrading) del biogas, tale da portare la percentuale di metano ad oltre il 95% eliminando la CO2 ed altre impurità e contaminanti.

Al termine del processo di raffinazione il biometano può essere considerato del tutto equivalente al normale metano di origine fossile, il cui utilizzo in Italia è diffuso soprattutto in funzione dell'uso domestico e per riscaldamento che avviene grazie alla rete di trasporto del gas naturale che si estende, ad eccezione della Sardegna, per tutto il territorio nazionale.

Il mercato italiano

Il consumo annuale di metano attraverso la rete è pari a 23.000 milioni di metri cubi, con un consumo per abitante pari, nel 2011, a poco più di 390 metri cubi, in leggero calo rispetto alla media del triennio precedente (4,5% in meno).
Oltre agli utilizzi domestici, è in costante aumento in Italia la diffusione di veicoli alimentati a metano, o meglio con alimentazione ibrida benzina-metano; il parco autovetture è infatti più che raddoppiato nell'arco di 12 anni arrivando a superare le 770 mila vetture circolanti nel 2013[1], anche se la quota rispetto al totale rimane ancora esigua.
Uno dei principali ostacoli alla diffusione delle autovetture a metano è rappresentato dalla diffusione dei distributori di metano per autovetture (circa 1200 sul territorio nazionale), soprattutto se si considera che il 45% degli impianti operativi è concentrato in appena tre regioni (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto).

La normativa comunitaria

Con riferimento alle norme comunitarie in materia di fonti rinnovabili, occorre ricordare che la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili stabilisce due obiettivi vincolanti per gli stati membri entro il 2020: il primo prevede l'aumento del 20% della quota di fonti rinnovabili sul consumo comunitario di energia negli usi finali, con un obiettivo differenziato per ciascuno stato: per l'Italia è stato fissato al 17%. Il secondo obiettivo prevede il raggiungimento del 10% di utilizzo di biocarburanti nel consumo totale nei trasporti per tutti gli stati membri.

Le scelte dell'Italia

Sulla base dello scenario descritto, il legislatore nazionale ha emanato, con il decreto legislativo 3 marzo 2011 n. 28, specifiche disposizioni per lo sviluppo della produzione di biometano, ritenendo che tale tecnologia possa utilmente contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla direttiva 28/2009, con particolare riferimento al settore dei trasporti, per il quale occorre ancora uno sforzo maggiore per conseguire gli obiettivi comunitari.
Le disposizioni del D.Lgs. 28/2011 sono state attuate con il Decreto interministeriale del 5 dicembre 2013, che stabilisce innanzitutto che cosa si intende per "rete", ampliandone la definizione a "tutte le reti e i sistemi di trasporto e distribuzione del gas naturale e del biometano" comprese:

  • le reti di trasporto e distribuzione del gas naturale i cui gestori hanno l'obbligo di connessione di terzi,
  • altre reti di trasporto,
  • i sistemi di trasporto mediante carri bombolai, 
  • i distributori di carburanti per autotrazione sia stradali che a uso privato, compreso l'uso agricolo, anche non connessi alle reti di trasporto e distribuzione.

Il decreto si applica ai nuovi impianti realizzati sul territorio nazionale, entrati in esercizio successivamente alla sua data di entrata in vigore (18 dicembre 2013) ed entro 5 anni. Per nuovo impianto si intende un impianto in cui tutte le pertinenti parti per la produzione, il convogliamento, la depurazione e la raffinazione sono di nuova realizzazione.

Il sistema di incentivi

Sono previste tre modalità di incentivo della produzione a seconda che il biometano sia utilizzato per l'immissione nelle reti di trasporto e distribuzione del gas naturale per gli usi domestici e il riscaldamento; serva alla produzione di energia elettrica e calore; venga utilizzato nei trasporti.
 
Gli incentivi previsti dal Decreto si applicano anche, a determinate condizioni, agli impianti esistenti che già producono biogas che vengono convertiti, parzialmente o totalmente, alla produzione di biometano.
Nel caso di impianti per la produzione di biometano di proprietà di imprese agricole, singole e associate, gli incentivi tariffari previsti dal decreto biometano sono cumulabili con altri aiuti pubblici per la realizzazione degli impianti non eccedenti il 40% del costo dell'investimento (come, ad esempio, quelli previsti dai Programmi regionali di Sviluppo rurale, ormai ai nastri di partenza con la nuova programmazione 2014-2020).

A seguito delle novità introdotte dalle Leggi 9/2014 (Destinazione Italia) e 116/2014, il Ministero dello sviluppo economico ha emanato il Decreto 10 ottobre 2014, che aggiorna le condizioni, i criteri e le modalità di attuazione dell'obbligo di immissione in consumo di biocarburanti e stabilisce le quote di biocarburati da immettere obbligatoriamente in consumo per gli anni successivi al 2015, introducendo anche una quota minima destinata ai biocarburanti avanzati.
 
Per la prima volta in Europa viene quindi introdotta una forma di premialità per le tipologie di biocarburante di nuova generazione, maggiormente efficienti, che derivano da materie prime non alimentari o che valorizzano rifiuti, residui e sottoprodotti.
In questo ambito anche al biometano prodotto a partire dalle matrici previste dal Decreto viene riconosciuto lo status di biocarburante avanzato che quindi potrà contribuire al conseguimento del target specifico introdotto a partire al 2018.
Nel corso dell'ultimo anno le diverse istituzioni coinvolte nella gestione della complessa filiera del biometano hanno lavorato alla realizzazione delle diverse norme attuative necessarie.

Il CTI ha emanato il 22 dicembre 2014 le linee guida per la qualificazione degli operatori economici (organizzazioni) della filiera di produzione del biometano ai fini della tracciabilità e del bilancio di massa (UNI/TS 11567).

L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha emanato a febbraio 2015 la deliberazione 46/2015/R/gas con la quale sono stati definiti una serie di aspetti applicativi tra cui le direttive per la connessione di impianti di biometano alle reti del gas naturale e le disposizioni in merito alla determinazione delle quantità ammesse agli incentivi.

L'RT-31 di Accredia è stato aggiornato con la versione 02 del 21 aprile 2015 per tener conto delle specificità del biometano (paragrafo 4.2.2 prevede delle norme specifiche per la certificazione di gruppi di produttori di biometano).

A conclusione di questo percorso il mese scorso il GSE ha emanato le linee guida per gli operatori che chiederanno di avere accesso agli incentivi e ai certificati di immissione in consumo, prevedendo anche la possibilità di effettuare la qualifica degli impianti già nella fase progettuale.

Con questo provvedimento sono stati definiti gli ultimi elementi necessari alla programmazione degli investimenti che consentiranno l'effettiva realizzazione dei primi impianti di produzione agricola di biometano. "E' ormai notevole - ha aggiunto il sottosegretario Castiglione - l'interesse per lo sviluppo del biometano da parte di tutti gli attori che, a vario titolo, intervengono in questa complessa filiera produttiva, nella quale sono comprese le aziende agricole e quelle di compostaggio. Per garantire il futuro del biometano e fornire agli operatori interessati ad investire nel settore gli strumenti necessari, dobbiamo ulteriormente rafforzare la collaborazione interistituzionale che ha consentito di raggiungere questi risultati, anche attraverso un Piano nazionale per il biometano".

[1] Fonte: ACI - Statisticheautomobilistiche.

 
 
 

A cura di Redazione PianetaPsr

 
 
 

PianetaPSR numero 46 -ottobre2015