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STUDIO UE
 

Psr, nuova linfa per l'agricoltura e il suo indotto

Analisi d'impatto della nuova programmazione su lavoro e crescita: green economy, formazione e banda larga chiavi di volta per un settore che con le attività collegate conta già 44 milioni di occupati

Cominciamo con un po' di numeri: 170.000 giovani agricoltori come obiettivi-target per il primo insediamento dei Programmi di sviluppo rurale; 340.000 progetti sull'ammodernamento delle aziende agricole; 140.000 agricoltori aderenti a sistemi di qualità. E poi ancora 60.000 start up non agricole, 3,9 milioni di posti in corsi di formazione e 19 milioni di abitanti nelle aree rurali con nuovo o implementato accesso alla banda larga e ai servizi e infrastrutture dell'information technology. I progetti Leader (CLLD) - che spesso aprono la possibilità di nuovi posti di lavoro non strettamente legati all'agricoltura - avranno un raggio di azione equivalente al 51% della popolazione rurale.
E' questa la "summa" delle previsioni della Commissione Ue su alcuni degli impatti delle politiche di sviluppo rurale per il periodo 2014-2020 su tutto il territorio europeo. Le previsioni sono riportate, alla luce della nuova programmazione, nella pubblicazione "Food &Farming - Focus on Jobs and Growth", presentata a margine dell'importante conferenza "EU Agricultural Outlook Conference" tenutasi a Bruxelles a dicembre 2015, i cui lavori sono stati aperti dall'intervento del commissario europeo all'Agricoltura Phil Hogan. Pur in questa versione "previsionale", si tratta di numeri ancorati al punto di vista di un osservatorio privilegiato, elaborati sulla base di una prima ricognizione aggregata dei programmi di Sviluppo rurale preparati dai Paesi membri della Ue e approvati dalla Commissione.
Oltre ai numeri targati 2020, la pubblicazione riporta anche una fotografia ingrandita del sistema agroalimentare europeo, allargando l'orizzonte di osservazione all'indotto alimentato, a monte e a valle, dall'attività agricola vera e propria del sistema agricolo europeo. Incrociando i dati Eurostat e Joint Research Centre, il quadro mostra un settore agricolo con circa 22,2 milioni di posti di lavoro; numero che raddoppia se ad essi si somma l'occupazione dell'indotto, come il settore forestale (515.000 unità), industria del food (4.305.000) e servizi al retail (trasporti e logistica 17.300.000), arrivando così ai 44 milioni di posti di lavoro. A questi si devono poi aggiungere i 2,7 milioni di posti di lavoro generati dall'emergente comparto dei prodotti non-food provenienti dal settore agricolo e forestale, tra i quali figurano  industria del legno e della carta, la biochimica, il settore tessile, il grande capitolo del biocarburante e delle bioenergie.
Secondo la Commissione, sarà proprio il settore "green" ad aprire maggiori possibilità di lavoro in futuro. Il taglio delle emissioni nell'atmosfera, l'aiuto delle nuove tecnologie e tecniche non solo abbasseranno i costi, ma creeranno anche nuovi posti di lavoro nelle aree rurali. Potenzialmente si raddoppieranno gli utilizzi delle biomasse di origine agroforestale entro il 2030, per produrre agroenergie e materiali sintetici di avanguardia. Un'altra grande opportunità sarà data dal turismo. Un terzo circa delle aziende agricole europee risiede in aree considerate ad alto valore naturalistico, e questo potrà attrarre i turisti in maniera considerevole. Nel 2013, il 41% dei posti letto del settore turistico si trovava nelle aree rurali. 
Insomma, secondo la Commissione, la ricetta vincente per la crescita e l'occupazione consiste in un mix di servizi alla popolazione (evitare lo spopolamento delle aree rurali), crescita economica, livello di istruzione e infrastrutture. E un grande input alla crescita potrà provenire proprio dalla Politica Agricola Comune; in particolare dei fondi strutturali destinati alla Sviluppo rurale, che rappresentano il più importante "carburante finanziario" per il motore della crescita nelle aree rurali  dell'agricoltura e del suo importante  indotto.


 

A cura di redazione PianetaPsr

 
 
 
 
 
 

PianetaPSR numero 49 - gennaio 2016

 
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