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REPORT ISTAT
 

Conti agricoli, il 2015 è stata una buona annata

In crescita produzione e valore aggiunto trainati dall'agricoltura del Sud, bene anche occupazione e investimenti -  Il calo delle energie rinnovabili ha frenato la rincorsa della multifunzionalità

Gli indicatori economici del settore primario, resi noti dall'Istat nei giorni scorsi, confermano che per l'agricoltura il 2015 è stata una buona annata. Il segno più predomina infatti nella maggior parte delle voci che concorrono al risultato finale: crescono la produzione agricola e il valore aggiunto, gli investimenti e l'occupazione. Pochi i segni meno, tra i quali un po' a sorpresa si registra dopo anni di continua espansione una frenata della cosiddetta multifunzionalità.

Produzione agricola
La produzione lorda vendibile, nonostante la condizioni climatiche non particolarmente favorevoli nel corso dell'anno a causa della persistente siccità della stagione estiva, ha messo a segno un aumento del 2% in volume rispetto all'annata precedente, raggiungendo un fatturato di 54,4 miliardi di euro.
La spinta maggiore alla ripresa produttiva è venuta dalle coltivazioni legnose (+12,3%), trainate dal riscatto produttivo delle produzioni olivicole che hanno fatto un balzo del 52% dopo il "buco" della precedente campagna olearia. Bene anche il paniere ortofutticolo (frutta, ortaggi e agrumi) e le produzioni vitivinicole. Nel variegato settore cerealicolo, spicca la forte flessione accusata dal mais (-21,85) e dai cereali minori; a due velocità il frumento: la produzione di grano tenero cala del 3,5%, mentre il grano duro ha chiuso l'annata con un aumento del 9 per cento.
Modeste le performance degli allevamenti zootecnici, la cui produzione ha segnato un aumento dello 0,8%. Più positivo il trend delle carni avicole, con + 4,1%, dei suini (+2,9%), mentre perdura la crisi della produzione di carni bovine, che nel 2015 ha ceduto di un altro 3 per cento. Un discorso a parte merita il latte, per il quale proprio il 2015, ha segnato la fine del regime delle quote produttive imposte dall'Unione Europea a partire dall'inizio degli anni 80 per porre un argine al fiume di eccedenze alimentate dagli allevamenti del Nord Europa.
In Italia, secondo l'analisi statistica dell'Istat, la produzione ha mostrato un aumento contenuto dello 0,3%, mentre a livello europeo la fine dei contingenti produttivi ha avuto un impatto molto più accentuato, come dimostra la grave crisi che sta attanagliando il settore a causa del crollo dei prezzi.
A livello territoriale, a far da traino alla ripresa produttiva è stato soprattutto il Sud, grazie alle buone performance del "pacchetto mediterraneo": il valore della produzione ha superato la soglia dei 13 miliardi di euro, con un balzo del 5,9%, il triplo della media nazionale; bene anche le isole (+3%) e le regioni del Centro (+3,5%). L'unico valore negativo (-1,1%) ha interessato l'agricoltura del Nord-Ovest. 

Il BILANCIO DELL'AGRICOLTURA ITALIANA 2015

Valore aggiunto
Nel resoconto statistico dell'Istat, spicca con maggiore evidenza il buon risultato di un altro importante indicatore economico che,e più del semplice dato produttivo, segnala lo stato di salute dell'economia agricola. Si tratta del valore aggiunto, che nell'anno preso in esame ha raggiunto poco meno di 31 miliardi di euro, con un aumento del 3,9% annuo su valori concatenati, al netto quindi delle variazioni dei prezzi. Anche in questo caso i risultati migliori sono stati messi in campo dalle regioni del Sud, con un aumento balzo che si è avvicinato al 10%, seguito dal Centro (+5,7%) e dalle Isole (5,1).

Questo recupero ha consentito all'agricoltura italiana di restare saldamente in testa nella classifica europea stilata sulla base di questo indicatore, calcolato da Eurostat in valori correnti: con 32,4 miliardi di euro, l'Italia mantiene a distanza la Francia, che viaggia in seconda posizione poco sopra i 30 miliardi di euro, nonostante il peso nettamente superiore della sua capacità produttiva a livello di commodity.

Sul fronte dei prezzi dei prodotti agricoli, il 2015 ha chiuso con una leggera flessione dello 0,5%, mentre sul fronte dei prezzi dei prodotti acquistati si è registrata una flessione più accentuata, pari al 3,3%: un differenziale che ha consentito un recupero dei margini operativi delle aziende agricole italiane rispetto al 2014.
Occupazione e investimenti
Segnali positivi si registrano anche per l'occupazione e gli investimenti. Le unità di lavoro impiegate in agricoltura sono aumentate nel suo complesso del 2,2%: più accentuata la crescita dei lavoratori dipendenti, che raggiungono il 2,8%, mentre per gli autonomi la variazione si è fermata all'1,9%. Inversione di tendenza anche per gli investimenti che, dopo il crollo del 6,1% del 2014, hanno evidenziato un recupero dello 0,6 per cento. Per quanto riguarda quest'ultimo capitolo, una spinta importante è collegabile all'accelerazione della spesa dei fondi comunitari per lo sviluppo rurale impressa dalle regioni nell'ultimo semestre dell'anno in vista della chiusura della programmazione 2007-2013. Una rincorsa per evitare il rischio disimpegno che ha avuto tra le protagoniste anche le misure destinate agli investimenti aziendali, con il concorso finanziario degli agricoltori beneficiari.

Il VALORE AGGIUNTO DEI PAESI UE

Multifunzionalita'
Il report dell'Istat dedica un capitolo a parte alla cosiddetta multifunzionalità agricole, un concetto relativamente nuovo dell'agricoltura Italiana, coniugato sia in chiave agroambientale e di tutela del paesaggio, sia nello sviluppo delle attivate connesse all'attività agricola intesa in senso tradizionale. Si tratta della più importante svolta dell'agricoltura italiana degli ultimi 20 anni, la cui strategia mira a incrementare la redditività portando all'interno dell'azienda agricola alcune fasi della filiera per trattenere una parte del valore aggiunto delle attività di supporto e delle attività secondarie.
Un aggregato di attività - si spazia dall'agriturismo alle fattorie sociali, dalle attività ricreative alle vendite dirette - che dopo una fase di continua espansione proprio nel 2015 ha accusato un'inversione di tendenza. Secondo il report, infatti, la sua incidenza è scesa al 20,9% con un calo dello 0,6% rispetto al picco del 21,5% del 2014.
A trascinare al ribasso l'indice del settore, secondo gli esperti che hanno stilato il report, è stato il ridimensionamento della produzione delle energie rinnovabili (in particolare fotovoltaico e biomasse) dovuto alla fine del programma europeo dei vari "Conti energia". Resta invece positivo l'andamento delle attività agrituristiche e di quelle collegate all'agricoltura sociale.

 

A cura della Redazione di Pianetapsr

PianetaPSR numero 55- luglio/agosto 2016