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NUOVI BANDI

Psr, 2017 a tutto gas e poi l'eventuale "restyling"

Per l'Italia l'importo medio da rendicontare nelle prossime trimestrali per evitare il disimpegno automatico al 31 dicembre 2018 è di circa 284 milioni di euro di spesa pubblica complessiva.
Fondamentale per le Adg aprire nel 2017 il maggior numero di bandi dei Programmi di sviluppo rurale, per verificare presto l'adesione sul territorio e procedere a eventuali modifiche nel 2018.

La nuova e più complessa architettura dei PSR, oltre ad indirizzare la programmazione nelle 6 priorità strategiche e 18 focus area, raggruppa gli interventi in 20 misure a loro volta suddivise in numerose sottomisure (elencate nell'allegato I al regolamento di esecuzione (UE) n.808/2013). Inoltre, al fine di rispondere nel miglior modo possibile ai fabbisogni del territorio, ciascuna Regione ha declinato gli interventi del PSR in differenti tipologie di operazioni.
In sostanza, volendo fare i conti, si passa dai 37 tipi di intervento programmati dalle Province autonome di Trento e Bolzano ai 71 interventi programmati nel PSR Emilia Romagna, alle quasi 90 tipologie di intervento previste nel PSR della Regione Umbria. A livello nazionale si possonocontare ben 1.218 tipi di intervento corrispondenti in media a 58 tipologie di intervento per ciascun programma di sviluppo rurale.
Questo ovviamente consente di tener conto della diversità delle zone rurali italiane e delle differenti esigenze del territorio e si traduce in una maggior considerazione territoriale nella distribuzione dei fondi FEASR. Il risultato è quello di avere significative variazioni circa le strategie dei programmi in grado di affrontare al meglio le sfide regionali specifiche.
Tuttavia ciò si traduce in complicate procedure amministrative con un notevole impegno delle Autorità di gestione nella predisposizione dei bandi e nella gestione delle domande di sostegno; non sono da escludere quindi colli di bottiglia e criticità dovute all'eccessiva frammentazione del sistema chesi potranno tradurre in rallentamenti della spesa e ancor peggio nel disimpegno automatico.
Prioritario appare quindi per le Autorità digestione di aprire nel 2017 il maggior numero di bandi possibile affinché ciascuna tipologia di operazione del PSR abbia almeno un bando con la relativa assegnazione di risorse: sarà quindi la risposta delle imprese sul territorio a fare da stimolo alla spesa del PSR il quale eventualmente potrà essere modificato nel 2018 se uno specifico intervento non ottiene l'interesse previsto con una congrua adesione.
Dopo queste considerazioni di carattere generale, procediamo con l'analisi della spesa dell'ultimo trimestre del 2016 sulla base delle informazioni dettagliata oggi disponibili.
L'ultima trimestrale presenta infatti una spesa pari a 215,6 milioni di euro di quota comunitaria che, considerando la quota di cofinanziamento statale, corrisponde a circa 450 milioni di euro di spesa pubblica complessiva. Il trimestre registra un incremento del 66% rispetto al precedente con circa 89 milioni di euro in più; ciò appare in linea con quanto rilevato nella precedente programmazione dove la spesa tendeva a concentrarsi nell'ultima parte dell'anno.
Si registra un incremento generalizzato delle principali misure: gli investimenti in immobilizzazioni materiali ammontano a 43 milioni di euro circa, i pagamenti agro-ambientali a circa 55 milioni di euro, i pagamenti per l'agricoltura biologica a 24 milioni ed infine l'indennità compensativa a circa 51,6 milioni di euro.
Notevole è lo scostamento dell'annualità di spesa 2016 rispetto alla precedente; si può a ragione affermare che soltanto dal secondo trimestre del 2016 i PSR Italiani siano entrati a pieno ritmo nella attuazione della spesa: complessivamente l'anno 2016 ha registrato pagamenti comunitari per 583,5 milioni di euro, pari a circa 1,1 miliardi di euro di spesa pubblica a fronte dei soli 136 milioni di euro dell'annualità 2015.

Andamento trimestrale della spesa

andamento trimestrale della spesa
 

Percentuale di attuazione dei PSR

Percentuale di attuazione dei PSR

Nei prossimi due anni i programmi di sviluppo rurale dovranno rendicontare spese per 2,275 miliardi di euro corrispondenti in media a circa 284 milioni di euro di spesa pubblica da dichiarare nelle prossime otto trimestrali. Le dichiarazioni trimestrali del 2016 sono state quindi pienamente allineate con quanto previsto dal trend di spesa per evitare il disimpegno dei fondi. Infatti, i pagamenti trimestrali nell'anno 2016 si sono attestati in media a circa 293 meuro; se il trend continuerà e manterrà il ritmo attuale, il traguardo sarà a portata di mano.
In termini di avanzamento percentuale troviamo le Regioni del Centro Nord con un avanzamento pari all'8% del totale dei fondi assegnati mentre le Regioni in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna) mostrano una percentuale leggermente inferiore, intorno al 7,7%. Nelle Regioni del Centro Sud, dove sono maggiormente concentrati i fondi FEASR, la percentuale di attuazione scende al 5,57%. Avanzamento a due cifre invece lo rileviamo nei PSR della P.A. di Trento e Bolzano, (10,9% e 19,7%), nel PSR del Veneto (15,5%) e nel PSR Sardegna (10,2%).
A questo punto occorre far notare che il PSR di Bolzano ha già superato la soglia di disimpegno automatico (100%) al quale segue il PSR del Veneto con una percentuale del 92,6% rispetto all'obiettivo di spesa al 2018.
Si mantiene ancora bassa la percentuale di attuazione del PSR Campania (2,6%), del PSR Lazio (3,7%), del PSR Marche (3,27%) nonché del PSR Friuli V.G. (0,76%).
Resta infine in sospeso l'incognita delle spese in transizione. Queste, infatti, se da un lato stanno favorendo quelle Regioni che hanno sovra-impegnato fondi nella passata programmazione transitandoli nell'odierna, dall'altra, una volta finito l'effetto di stimolo, rischiano di determinare un'improvvisa riduzione della spesa allorquando non si avrà più tempo per correre ai ripari per la scadenza sul disimpegno a dicembre del 2018.

 
 

Luigi Ottaviani
l.ottaviani@ismea.it

 
 

PianetaPSR numero 58 - gennaio/febbraio 2017