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Vino, nuovo record dell'export a valore, volumi in crescita

Il settore del vino registra un nuovo primato nell'export superando i 5,6 miliardi di euro e sfiorano i 21 milioni di ettolitri. Sugli scudi gli spumanti mentre segnali negativi arrivano invece dai vini fermi in bottiglia

Ancora un primato per l'export italiano che supera 5,6 miliardi di euro, con un +4% sul 2015. Tornano a crescere, secondo elaborazioni Ismea su dati Istat, anche le esportazioni in volume che sfiorano i 21 milioni di ettolitri (+3%). Il dato da evidenziare è che, rispetto a Francia e Spagna, principali competitor mondiali, l'Italia è la sola ad avere variazioni positive sia in termini di volumi di export, che di rispettivi introiti.
L'Italia del vino consolida, quindi, il suo ruolo di punta con un export a valore pari al 14,7% dei 38,36 miliardi di euro fatturati all'estero dall'intero settore agroalimentare nel 2016.
Occorre però riconoscere che la performance complessiva, seppur positiva, non consente all'Italia di recuperare la leadership mondiale dei Paesi fornitori in volume, ancora in mano alla Spagna con 22,4 milioni di ettolitri (-9% su base annua). Anche il valore delle esportazioni 2016 non soddisfa pienamente le ambizioni del mondo produttivo di ridimensionare il gap con la Francia che, ormai, veleggia con incassi sopra gli otto miliardi di euro (8,25 miliardi il dato del 2016).
Una nota positiva arriva sicuramente dal +9% messo a segno dai vini in confezioni maggiori di due litri, cioè dall'aggregato che comprende gli sfusi in cisterna e i bag in box. Questi ultimi, è bene sottolinearlo, dal 2017 avranno un codice dedicato della nomenclatura combinata così da separarli dai vini sfusi propriamente detti, cioè quelli esitati in cisterne.
La nota dolente arriva, invece, dai vini fermi in bottiglia che rappresentano lo "zoccolo duro" dell'export italiano con il 49% dei volumi ed il 65% del valore. Nel 2016 questo segmento ha fatto registrare una flessione delle consegne del 4,5%, accompagnata da un lieve arretramento anche dei corrispettivi. A scendere sono state soprattutto le Igp, seguite dai vini comuni, a fronte di un deciso incremento dei vini varietali e di una timida crescita delle Dop.
Un discorso a parte meritano gli spumanti che per il terzo anno consecutivo evidenziano un incremento a due cifre sia a volume che a valore toccando nuovi record. Per la prima volta, infatti, l'insieme delle bollicine italiane ha superato i 3 milioni di ettolitri di esportazioni (+20%), per un corrispettivo di oltre 1,2 miliardi di euro (+21%). All'interno del segmento spumanti è naturalmente la voce che comprende il Prosecco a determinare la tendenza, con un +24% a volume e +32% a valore. L'Asti mostra ancora una fase difficile ma sicuramente meno pesante di quella dello scorso anno.
Luci ed ombre per i vini frizzanti, che segnano il passo in volume mentre mostrano un +5% a valore.
Facendo un'analisi strettamente legata alla piramide qualitativa si evidenzia la progressione, sia in quantità sia in valore, per i vini Dop nel complesso. Bene i varietali, nonostante abbiano ancora un peso modesto nel paniere delle esportazioni (2% a volume).
Incrementi in volume anche per i vini comuni che, come detto, sono andati decisamente meglio nel segmento degli sfusi che in quello dei confezionati, mentre per le Igp il -1% è legato soprattutto alla minor richiesta straniera di imbottigliati sia fermi che frizzanti.
Scendendo nel dettaglio dei Paesi clienti si evidenzia, in primo luogo, che la crescita si delinea in modo più deciso nei Paesi Extra Ue dove i 6,8 milioni di ettolitri esportati (+3%) ha portato incassi pari a 2,7 miliardi di euro (+5%). All'interno della Ue, invece, gli incrementi dell'export di vino italiano sono stati pari al 2% a volume e 4% a valore.
Nei Paesi comunitari si registra il timido segno positivo per l'export verso la Germania, determinato da una ripresa nel segmento dello sfuso. È del 15% l'incremento delle esportazioni verso la Francia, grazie a sfusi e spumanti. In lieve crescita anche gli introiti dal Regno Unito, nonostante la riduzione dei volumi. A fasi alterne, invece, il risultato nei Paesi Scandinavi.
Fuori dalla Ue, gli Usa si confermano il principale acquirente del vino italiano in valore. Nel 2016 sono aumentate le consegne a volume (+3%) e i relativi introiti, pari a 1,35 miliardi di euro (+6%).
Buona la progressione anche dell'export italiano in Canada e in Svizzera, ma anche i "nuovi" mercati apprezzano sempre di più il vino del Belpaese.
In Cina e Russia, infatti, gli incrementi sono a doppia cifra sia in termini di quantità che dei corrispettivi.
Nel mercato cinese, nonostante questa buona performance, l'Italia resta comunque in una posizione piuttosto di retrovia rispetto ai principali competitor (5^ nel ranking a valore).
In Russia, invece, si conferma la prima posizione dell'Italia tra i Paesi fornitori in valore, mentre in volume è seconda, ma molto distanziata dalla Spagna.
Sul fronte passivo della bilancia commerciale si consolida la riduzione delle importazioni (-39%), soprattutto dalla Spagna (-55%) che resta, comunque il primo fornitore in volume.
Del resto all'abbondante produzione del 2015, ha fatto seguito quella del 2016 altrettanto ricca ed il ricorso agli acquisti dall'estero è stato limitato.
L'import italiano resta molto concentrato sul prodotto di fascia bassa (81%) rappresentato da vini sfusi per lo più comuni. Ma il 2016 ha visto un minor acquisto fuori dai confini nazionali anche di vini confezionati, soprattutto Dop e Igp.
È aumentato del 3%, invece, l'acquisto di spumanti stranieri, rappresentati per lo più da Champagne, ed anche la relativa spesa (+9%).

 
 

Tiziana Sarnari 
t.sarnari@ismea.it

 
 

PianetaPSR numero 59 marzo  2017