Home > Il punto sui PSR > Formazione e consulenza due elementi chiave per la diffusione dell'innovazione in agricoltura
Tecnologia

Formazione e consulenza due elementi chiave per la diffusione dell'innovazione in agricoltura

Tania Dionisi (Phd in Pianificazione, design e tecnologie dell'architettura) ci ha inviato un interessante contributo legato al suo lavoro di ricerca sul ruolo e le prospettive dell'innovazione tecnologica in agricoltura.

Lo sviluppo agricolo è uno dei temi chiave nei dibattiti internazionali volti a promuovere l'aumento della produttività, l'ammodernamento delle imprese e il completo rispetto dell'ambiente e la tutela dei territori. Sul fronte delle innovazioni, che insieme allo sviluppo rurale rientra tra le priorità dell'Unione europea, sono numerose le soluzioni che vengono proposte dagli stakeholder coinvolti, a partire dai produttori di macchinari agricoli per arrivare ai centri ricerca.
Si tratta di soluzioni ad alta matrice tecnologica afferenti alla cosiddetta "Agricoltura di precisione", in grado di massimizzare le rese, utilizzare le risorse a disposizione in maniera efficiente, e diminuire i costi e gli sprechi. Si tratta di sistemi in grado di migliorare la gestione dei processi agricoli attraverso il monitoraggio di tutti i parametri provenienti dal fondo e dall'ambiente che, messi a sistema attraverso una rete informatica, aiutano l'imprenditore nelle scelte aziendali; nella gestione delle lavorazioni e nell'impiego di materiali e prodotti di sintesi.
Dai sistemi di posizionamento satellitare (GPS) ai sistemi di informazione geografica per l'analisi spettrografica dei suoli (GIS); dai sensori di campo ai sistemi di agro-meteorologia; dai software gestionali ai sistemi di ultima generazione riguardanti la realtà aumentata e la gestione da remoto delle colture sia in serra sia in pieno campo; l'agricoltura di precisione è un complesso di conoscenze e pratiche che sta rivoluzionando il settore primario.
Tuttavia stenta ancora a diffondersi su larga scala, specie in quei territori, come l'Italia, in cui l'agricoltura è frammentata e fatta di tante piccole unità. I motivi sono diversi, innanzitutto l'agricoltura di precisione non è un prodotto finito facilmente implementabile da zero in poco tempo, in secondo luogo essa richiede elevati costi di investimento iniziale e in ultimo una preparazione informatica di medio e alto livello. In un quadro in cui l'agricoltura italiana è prevalentemente composta da piccolissime aziende a conduzione diretta, gestite soprattutto da uomini che hanno in media più di 50 anni e un basso titolo di studio, è difficile pensare che l'agricoltura di precisione possa trovare a breve una larga diffusione.

 
 
 

Da una recente ricerca condotta da Cisco Systems in collaborazione con il Digital Transformation Institute si evince che l'agricoltura italiana rischia di non cogliere la sfida della trasformazione digitale perché in sostanza manca, nel comparto agroalimentare, una visione d'insieme che renda più comprensibile le opportunità che la tecnologia offre per aumentare la competitività; sono carenti inoltre figure professionali qualificate che possano fungere da vettori di trasferimento di conoscenze e innovazione dai centri ricerche alle imprese.
Per far sì che questo trasferimento si compia e l'agricoltura italiana possa trasformarsi, favorire il ricambio generazionale e aumentare i propri livelli di competitività, occorre creare un cortocircuito che spezzi la distanza infruttuosa tra centri ricerche e imprese e che favorisca l'aumento della professionalità e delle competenze. La tecnologia può continuare a evolvere e a proporre soluzioni sempre più innovative ai problemi della produzione agricola, ma senza un'adeguata preparazione e un'effettiva dimostrazione del vantaggio che essa apporta, gli imprenditori non saranno stimolati ad accedervi.
Per fare in modo che l'offerta di sistemi tecnologici sia equiparata alla domanda e di conseguenza i costi di investimento possano essere ridimensionati alle potenzialità delle aziende occorre puntare sul potenziale innovativo che esiste tra i giovani imprenditori. Sebbene i giovani capoazienda (età compresa tra il 19 e i 35 anni) siano circa il 5% del totale (censimento Istat,2010), nel 2015 sempre un'analisi ISTAT ha riscontrato un sostenuto incremento degli appartenenti alla classe di età giovanile, compresa tra i 15 e i 34 anni (+11,1%); ciò induce in parte a sperare in un atteso processo di ricambio generazionale del settore. Occorre tuttavia fare in modo che questi recepiscano il vantaggio derivante dall'ammodernamento delle aziende, dall'adozione di nuove tecnologie e buone pratiche al fine di far fronte contemporaneamente ai cambiamenti climatici e ambientali e all'aumento della richiesta di cibo sano e nutriente a prezzi accessibili per tutti.
La politica agricola comune (PAC) prevede che gli Stati membri e le regioni elaborino dei Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) in funzione dei bisogni dei loro territori. In particolare la Misura 01 dei PSR prevede il sostegno per il "Trasferimento di conoscenze e azioni di informazione" e il cui obbiettivo è il miglioramento della professionalità degli operatori e la competitività sul mercato attraverso attività di formazione e scambio di buone pratiche. Sono invece aperte molte delle call del programma quadro Horizon 2020 inerenti al Work Programme 2018-2020 nella sezione "Food security, sustainable agriculture and forestry, marine, maritime and inland water research and the bioeconomy" e più precisamente nelle Call "Rural Renaissance".
Con un fondo di circa € 263 milioni di euro l'Europa intende infatti investire nel rinnovamento rurale e nei giovani, incentivando azioni volte a coinvolgere e abilitare gli imprenditori all'uso della tecnologia, sostenere la modernizzazione delle aziende, diffondere l'innovazione, eccetera. In generale questo tipo di strumenti, visto il nuovo approccio multi-actor dell'unione europea, sono rivolti a stakeholder provenienti da differenti ambiti: dai centri ricerca, alle agenzie di formazione abilitate fino ad arrivare alle associazioni di categoria, alle organizzazioni professionali ed infine ai Gruppi Operativi,  finanziati all'interno della Misura 16  - Cooperazione dei PSR. L'opportunità offerta da questi strumenti è quella di favorire la divulgazione scientifica e il trasferimento di conoscenze per incrementare la diffusione delle innovazioni e portare gradualmente l'agricoltura ad allinearsi con gli altri settori produttivi. Come dimostrato in altri ambiti, un'innovazione si diffonde più velocemente quando più attori nello stesso territorio la adottano.
È opportuno quindi che tutti i portatori di interesse coinvolgano i giovani imprenditori incentivando soprattutto la creazione di network di imprese in cui possano essere condivisi scopi e mezzi, attrezzature e risorse per superare questa transizione da un'agricoltura di stampo convenzionale a un'agricoltura innovativa più attenta alla qualità dei processi e dei prodotti e alla salute pubblica e ambientale. In un mondo iper-connesso, dove le informazioni e gli strumenti viaggiano ad alta velocità e in modalità sempre più condivisa, è fondamentale che anche le aziende agricole ne siano parte per allontanare il rischio di isolamento, cessazione (che trasforma il Paese da produttore a importatore) e al contempo avvicinare più giovani all'opportunità di valorizzare la vocazione agricola di molti territori.

 
 
 

Tania Dionisi
Phd in Pianificazione, design e tecnologie dell'architettura
Con il contributo di  Silvia Baralla


 
 
 

PianetaPSR numero 67 dicembre 2017