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Zootecnia

L'anagrafe zootecnica e l'abigeato: storia di uno strumento fondamentale per la lotta al furto di bestiame

Abbiamo chiesto a Giulio Quintavalli, autore di un interessante volume che affronta anche la storia della lotta a questo reato, di raccontare le tappe che hanno portato alla nascita della BDN di Teramo e il ruolo dell'anagrafe zootecnica nel nostro Paese.

La Banca Dati Nazionale Zootecnica (BDN) di Teramo rappresenta per tutto il settore uno strumento fondamentale, il cui valore viene dato quasi per scontato e, per il corretto espletamento delle proprie funzioni, richiede un'attenzione costante da parte delle varie figure che a essa fanno riferimento. I veterinari - chiamati a controlli periodici e puntuali, anche per ragioni di sanità pubblica -, gli allevatori - che devono comunicare ogni variazione di consistenza dei propri capi (per nascite, morti, vendite..) potendo così richiedere e percepire i contributi dell'Unione Europea, e gli organi di legge e giustizia - che consultato la Banca per stroncare i furti di bestiame, recuperare capi depredati e stanare macellazioni clandestine.
La BDN è però uno strumento relativamente recente e l'azione della legge a protezione dell'allevamento trova origine nella civiltà agricola; i codici penali degli Stati preunitari punivano severamente l'abigeato, che il codice del Regno d'Italia del 1890 indicava come furto «su bestiame in gregge o su bestiame grosso, ancorché non raccolto in gregge, al pascolo o nell'aperta campagna, ovvero nelle stalle o in recinti che non costituiscano immediate appartenenze di casa abitata» sanzionandolo duramente, fino a sei anni di reclusione. Non sufficienti però per scoraggiare malandrini e banditi tanto che il Regolamento 14 luglio 1898, n. 404, e la Legge 10 novembre 1907, n. 844 per la repressione dell'abigeato e del pascolo abusivo in Sardegna prevedevano una prima anagrafe bestiame, in pratica una banca dati. La Legge Sarda obbligava gli allevatori di bestiame di fissare uno speciale bottone metallico all'orecchio di ogni capo secondo le prescrizioni dell'Anagrafe bestiame, stabilita in ogni comune dell'Isola
In pochi però sono a conoscenza che l'abigeato, durante la Grande guerra, destò viva preoccupazione nel governo, tanto che  decise di scendere in campo a gamba tesa per contrastarlo con la forza pubblica.
Nella primavera 1916, infatti, il Ministro dell'Interno Orlando confidava al Capo della Polizia Vigliani i timori per l'acuirsi della criminalità in Sicilia, che stava minando il morale dei militari provenienti dall'Isola; tra loro correva voce che bande di balordi stessero scorrazzando in armi nell'Isola per razziare il loro bestiame, gettando nella disperazione intere famiglie, perlopiù piccoli agricoltori e allevatori.
I balordi ricattavano i proprietari oppure piazzavano i capi sul mercato con falsa documentazione veterinaria; un rischio per la salute pubblica e per le trincee, dove quella carne giungeva per sfamare quei soldati come razioni fresche o scatolame.
L'abigeato era combattuto con il coraggio delle squadriglie di Carabinieri e Polizia e con la citata Legge sarda, che obbligava gli allevatori di bestiame a marcare i capi secondo le prescrizioni dell'Anagrafe bestiame del Comune dove gli armenti venivano iscritti. Una "matricola" che, in caso di furto, smarrimento o sospetta provenienza illecita del capo, poiché stabilita da ciascun comune, in assenza di un'Anagrafe regionale, poco serviva agli investigatori, costretti a lunghi accertamenti per individuare il Comune che aveva "matricolato" il capo sottoposto ad accertamento.
Inoltre, gli stessi accertamenti erano particolarmente complessi in caso di controlli di intere mandrie o quando il bottone risultava alterato, illeggibile o addirittura rimosso.
Non stupiva nessuno il fatto che, sotto il naso delle autorità, avvenissero consistenti migrazioni da un capo all'altro dell'Isola di intere mandrie clandestine per nuovi e "sicuri" pascoli, lontani dal luogo del furto ma non dalla sofferenza dei proprietari.
La partecipazione dell'Italia alla Prima guerra mondiale provocava inoltre una complicazione degli approvvigionamenti di carne da macellazione e di capi bestiame.
La guerra aveva interrotto il commercio di mare e l'importazione di capi, proprio quando la mobilitazione dell'esercito stava sottraendo braccia e pascoli mentre i comandi militari richiedevano grandi quantitativi di carne per il rancio, di bestiame per soma, traino e trasporto, di pellame per selle, finimenti e calzature.
Il valore del bestiame lievitava tanto che il governo era costretto a intervenire calmierando i prezzi, ma la criminalità non stava a guardare, specie in Sicilia, dove si registrava un'impennata dell'abigeato.
Un caso per tutti: Calogero Vizzini, "Don Calò", un boss di Villalba (Caltanissetta), fondava una società per l'approvvigionamento di bestiame per l'esercito. Lucrava sul prezzo e sul numero dei capi, che vendeva appena rubati o li faceva rubare subito dopo averli venduti e consegnati, chiusi in recinti ma custoditi. I comandi militari sospettavano connivenze tra ufficiali dell'esercito incaricati dell'acquisto e veterinari tanto che, nel 1918, il Ministero della Guerra invierà sul posto una commissione per cercare di analizzare la situazione.
La commissione denunciava eclatanti anomalie e spediva le sue conclusioni alla magistratura militare, che avviava un processo che condannerà qualche ufficiale di poco conto, salvando però le alte sfere.
Nella primavera 1916 il governo correva ai ripari rivedendo la Legge sarda che, come misura d'urgenza, veniva estesa alla Sicilia. Contemporaneamente ristrutturava radicalmente il Servizio squadriglia (vedi foto), che affidava ad Augusto Battioni, esperto funzionario di Polizia e spauracchio delle bande isolane. Egli chiedeva: mille uomini, risorse finanziarie, strumenti di lavoro moderni, nuove regole, unico organismo di raccolta delle informazioni sull'allevamento di bestiame e sulla criminalità abigeataria.
Battioni credeva in un organismo centrale per la costante raccolta ed elaborazione in tempo reale di notizie e informazioni sul bestiame, sui fenomeni criminali di natura abigeataria e sui relativi autori o individui sospettati, proprio come un moderno organismo di detection, che fa della raccolta e analisi in tempo reale la propria strategia di contrasto vincente.
Battioni non temeva i criminali ma anzi, voleva stanarli con un nuovo strumento operativo: una forza mobile, rapida e in borghese, ovvero la squadriglia. 192 per tutta l'Isola, pari a 1000 uomini tra poliziotti e carabinieri, in pratica cinque per unità.
Nel gennaio successivo nasceva a Palermo l'Ufficio Centrale Abigeato, nelle cui istruzioni Battioni annotava: «con la sua unicità di indirizzo; coordinamento del servizio delle squadriglie fra loro e del servizio delle squadriglie e quello, generale, prestato dagli Uffici [Questure e Carabinieri] e la specializzazione della sua attività funzionale - atteggiata alle diverse esigenze dell'ambiente nel quale essa deve svolgersi[...] mira a contrapporre -[...] efficacemente coordinata - l'attività sua associata e specializzata, alla associazione o specializzazione delle forze delittuose, caratteristiche dell'abigeato».
Per sconfiggere i ladri di mandrie bisognava urgentemente "matricolare" con criteri certi e univoci per l'intera isola di Sicilia tutto il bestiame, a partire da alcune provincie secondo un calendario stabilito dall'Ufficio Palermo, adeguatamente pubblicizzato e fatto rispettare dalle squadriglie stesse. Sotto l'occhio vigile della legge, all'orecchio di ogni capo adulto Battioni fissava un nuovo bottone metallico con matricola alfanumerica univoca, che comprendeva sia la specie (ovini, bovini, equini), sia la matricola dell'animale. Di ogni capo redigeva una scheda segnaletico - zoometrica «che costituisce il segreto della efficacia di qualsiasi disposizione del genere [e il] controllo della legittimità del possesso e la possibilità di rivendicare l'animale rubato» - per favorire il lettore una specie di PRA (Pubblico Registro Automobilistico, che comprende i veicoli che circolano su strada) per il bestiame.
La scheda di Battioni conteneva la fotografia dell'animale (che andava rinnovata ogni due anni per il mutare della pezzatura), i contrassegni di precedenti marcature e gli estremi del proprietario, "schedato" anch'egli.
A ciascun proprietario era consegnato uno speciale "lasciapassare" con annotate le matricole dei suoi capi, le proprie generalità, la fotografia (come per il lasciapassare militare) come anche quelle di eventuali conduttori, e la ricevuta di ogni capo marcato.
Battioni trasmetteva le schede segnaletico-zoometriche e le schede del proprietario-conduttore all'Anagrafe Centrale Palermo, organizzata di suo pugno con precise istruzioni, e gestita da fidati impiegati di polizia, ottimi archivisti ed esperti delle pratiche d'ufficio.
Ogni vendita, morte o nascita di capi doveva essere comunicata dall'interessato alle Autorità, che la trasmettevano a Palermo, che così poteva aggiornare in tempo reale Anagrafe e "lasciapassare".
Proprietari e conduttori dovevano sempre portare i documenti rilasciati dall'Ufficio di Palermo, che comprendevano anche la propria fotografia per facilitare i controlli.
L'Ufficio nel 1917 registrava 80.000 capi, nel '18 - sbarcato nelle Puglie - ben 360.000.
Possiamo dire che l'Anagrafe Palermo, sebbene sorta durante la guerra per ragioni di approvvigionamento delle truppe combattenti, costituisce il progenitore della Banca Dati Nazionale di Teramo perché esprime per la prima volta il diretto controllo di un organo dello Stato sulle modalità di registrazione e funzionamento dell'anagrafe zootecnica.
Per quanto riguarda l'aspetto repressivo e operativo, Battioni divideva il territorio in zone, ciascuna battuta da un numero di squadriglie in borghese secondo itinerari stabiliti, ma soggetti a variazioni. Le squadriglie si mantenevano in assiduo contatto telegrafico e telefonico con i Comandi Squadriglia, Uffici di P.S. e dell'Arma, secondo orari stabiliti e con cifrari riservati, che cambiavano ogni decade per scongiurare eventuali intercettazioni e "ascolti" indesiderati.
Con il giungere a Palermo delle prime denunce di furto, gli squadriglieri accentuavano la funzione repressiva con mezzi di ricerca innovativi elaborati da Battioni in persona, sull'esperienza della Scuola di Polizia Scientifica, attiva a Roma dal 1903. Come l'album fotografico per il riconoscimento dei ricercati e degli individui sospetti, le schede dei capi depredati, quelle segnaletiche dei ricercati, del tutto simili a quelle ancora in uso, contenenti: foto fronte e lato dell'individuo con breve descrizione (generalità alias, altezza, peso, colore degli occhi, della pelle, contrassegni salienti...).
Particolarmente utile alle squadriglie era la "Circolare dei capi smarriti, rubati, depredati o rinvenuti", come anche gli avvisi di ricerca di criminali (i noti "WANTED") e altre comunicazioni per ragioni di giustizia (capi rinvenuti, rintraccio di testimoni...), talvolta pubblicizzati nei giornali o affissi per il pubblico.
L'Ispettore appuntava su una cartina del territorio continuamente aggiornata avvistamenti, movimenti, furti, denunce, arresti, che poneva in relazione alle condizioni topografiche, alle peculiari manifestazioni della delinquenza, ai principali movimenti degli armenti, ai passaggi obbligati delle torme (ponti, pascoli, abbeveratoi, pozzi...), alle stagioni e alle condizioni climatiche, come un generale sul campo di battaglia.
Nei due anni di attività le squadriglie sosterranno centotrentadue conflitti a fuoco con le bande, rimpinguate da disertori in fuga sostenuti dalla mafia; cadevano esamini sei tra carabinieri e poliziotti e ventuno rimanevano feriti. Concesse trenta medaglie d'argento al valore militare e sei di bronzo, e catturati oltre duemila ricercati. Sembrano episodi tratti dai film Western ambientati a fine Ottocento dove cow-boy e sceriffi si sfidano a suon di piombo.
L'Ufficio abigeato opererà anche a guerra conclusa stanando disertori, criminali, mafiosi; al suo coraggio si deve il progetto di assicurazione obbligatoria del bestiame, per Battioni essenziale per sradicare l'abigeato - colpito ma non debellato- tanto che lo propone a Orlando, nel frattempo Presidente del consiglio. In caso di furto di bestiame il proprietario, a fronte di un premio esiguo, sarebbe stato risarcito dal governo ritrovando la meritata serenità, mentre l'animale rubato, facilmente individuabile, non avrebbe avuto più valore commerciale.
L'anagrafe siciliana, figlia di un momento tragico del Paese, "passata" alle autorità regionali, rimarrà operativa fino ai primi anni Novanta, allorquando le proposte di legge ipotizzano di ridefinire i rapporti tra l'anagrafe bestiame comunale e il referente regionale, dove far confluire il flusso di dati sotto la vigilanza di una Commissione centrale ministeriale.
La Commissione ha il compito, tra l'altro, di dettare criteri uniformi per l'applicazione della normativa vigente espletando pertanto alcune funzioni che, con gli opportuni distinguo, sono ora della Banca di Teramo.

 

Per approfondimenti sugli intrecci tra mafia, diserzione, abigeato, si consiglia: Da sbirro a investigatore. Polizia e investigazione dall'Italia liberale alla Grande guerra, Giulio Quintavalli, Aviani e Aviani editori Udine, 2017.

 
 

Giulio Quintavalli

 
 

PianetaPSR numero 70 aprile 2018