PianetaPSR
immagine
Consulenza

I servizi di consulenza nei PSR italiani. Investimenti e risultati attesi

Nella programmazione 2014-2020 ai servizi di consulenza è stata riconosciuta una maggiore importanza strategica. Abbiamo analizzato le scelte operate in ambito regionale.

La spesa pubblica prevista per la misura 2 "Servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza alla gestione delle aziende agricole" ammonta a 312,3 Mln di euro, importo che rappresenta l'1,7% della dotazione finanziaria totale dei PSR. Rispetto alla programmazione 2007-2013, quando le corrispondenti misure 114 e 115 hanno mobilitato circa 71,8 Mln di euro , per il 2014-2020 le AdG hanno riconosciuto una maggiore importanza strategica agli interventi di tipo consulenziale.  
A fronte di tali investimenti, le amministrazioni intendono supportare l'acquisizione di servizi di consulenza da parte di 145.431 aziende agricole e forestali.

Nella figura 1 è rappresentato lo scenario di riferimento per quanto riguarda la spesa pubblica e l'incidenza della misura 2 sul totale nazionale e sulla spesa pubblica dei singoli PSR.
Le regioni con le quote più consistenti di finanziamento stanziato per la misura sono la Lombardia (40,8 Mln di euro pari al 13,1% delle risorse totali destinate dai PSR ai servizi di consulenza), la Toscana (38 Mln di euro pari al 12,2%), il Veneto (36,9 Mln di euro pari all'11,8%), il Piemonte (34 Mln di euro pari al 10,9%) e la Puglia (33 Mln di euro pari al 10,6%). Complessivamente, queste cinque regioni rappresentano circa il 60% delle risorse nazionali intercettate dalla misura 2 (Finizia e Lepri, 2016).
Al di sopra del livello medio di spesa, pari a 14,8 Mln di euro, si collocano l'Umbria (19,3 Mln di euro), la Calabria (18,4 Mln di euro), la Sardegna (16 Mln di euro), la Campania (14 Mln di euro) e il Lazio (13,7 Mln di euro).
La P.A. di Bolzano e la Valle d'Aosta sono le uniche realtà italiane che hanno deciso di non attivare la misura, in quanto il sistema di consulenza aziendale sarà finanziato con risorse provinciali e regionali.

Fig.1

La misura 2 contribuisce a diverse Priorità dellosviluppo rurale essendo stata programmata per il perseguimento di più obiettivispecifici. Come risulta evidente dall'esame della figura 2, la maggior parte delle regioni haindirizzato la spesa pubblica della misura al potenziamento della redditivitàdelle aziende agricole e della competitività dell'agricoltura e per lapromozione di tecnologie innovative per le aziende agricole e forestali. La P2,infatti, assorbe 121,9 Mln di euro della dotazione complessivamente stanziatasulla misura 2 (39% del totale), con la sola FA 2A che intercetta ben il 30,1%di risorse.
Particolare rilevanza, soprattutto in termini diricadute potenziali sulle azioni strategiche comunitarie, riveste altresì ladotazione di risorse destinata alla P3 (64,6 Mln di euro; 20,7%), ovvero lapromozione dell'organizzazione della filiera alimentare, ed alla P4 (63,8 Mlndi euro; 20,4%) volta a preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemiconnessi all'agricoltura e silvicoltura.
Poco più del 15% delle risorse della misura 2 è statodiretto alla P5 al fine di incentivare l'uso efficiente delle risorse e ilpassaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima, mentremeno del 5%[1] della dotazione della misura è volto ai temi dello sviluppo locale edell'inclusione sociale (P6).

[1]Soltanto per dodici PSR è stata prevista l'attivazione dei servizi diconsulenza in tema di sviluppo locale, con una certa rilevanza per Lazio(23,17%) e Liguria (19,34%)

Fig.2

Mediamente le Amministrazioni regionali hannoinvestito il 37,5% delle risorse per la consulenza sulla P2, con una forteconcentrazione di risorse sulla FA 2A (94 Mln di euro complessivi con una spesamedia di circa 5,2 Mln di euro a regione). Escludendo Marche e Puglia, dove laspesa per i servizi di consulenza è stata assegnata in maniera esclusiva,rispettivamente, alla P2 (FA 2A) ed alla P3[1] (FA 3A), quattro regioni hanno investito oltre la metà del plafonddisponibile sulla misura alla P2, segnatamente: Lombardia (95,2%; FA 2A:94,4%), Molise (68,8%; FA 2A: 37,5%), P.A. di Trento (60%; FA 2A: 42%), Umbria(58,3%; FA 2A: 46,6%). Viceversa, le regioni che, in termini di incidenzapercentuale, vi hanno attribuito le minori risorse sono Piemonte (18,2%) ed EmiliaRomagna (17,9%).
Le risorse intercettate dalla P4 sono piuttostoconsistenti - 63,8 Mln di euro complessivi con una spesa media di circa 4 Mlndi euro a regione - essendo temi da trattare in via obbligatorianell'erogazione del servizio di consulenza sia l'osservanza dei vincolifinalizzati alla tutela ambientale (condizionalità) che gli impegni per ilcosiddetto greening ( Finizia, Lepri, 2016). Bensei regioni (Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo,Calabria, Veneto), infatti, vi hanno destinato oltre il 40% del budget dimisura, con il Veneto che tocca quota 57,5% (21,2 Mln di euro).
Infine, l'uso sostenibile delle risorse e le azioniper il clima (P5), assumono una certa importanza per Toscana (40,8%), Piemonte(36,4%) e Lazio (30,9%). A livello nazionale, le FA che compaiono più difrequente sono la 5E sulla conservazione e sequestro del carbonio nei suoli ela 5C sulle energie rinnovabili, seguita dalla 5D per il perseguimento degliobiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, anche se lerisorse coinvolte non sono sempreadeguatamenteconsistenti ( Finizia, Lepri,2016).

Una ulteriore chiave di lettura è rappresentata dal peso della misura 2 sul totale del PSR, dato che identifica il livello d'importanza assegnato alla misura in sede di programmazione. Le regioni per cui si osserva la quota più elevata sono Toscana (4%), Molise (3,8%), Lombardia (3,5%), Piemonte (3,1%) e Veneto (3,1%). Mostrano un tasso di incidenza superiore alla media nazionale, pari all'1,6%, la Calabria, il Lazio, la Puglia, l'Umbria e il Friuli Venezia Giulia. Per le altre regioni, il livello di importanza è più modesto, fino ad arrivare al minimo dello 0,3% osservato per la Sicilia.

I risultati previsti: una lettura dell'indicatore T1

Nell'ambito della Priorità 1 sono previsti tre indicatori target (T1, T2, T3), uno per FA, associati a:

L'indicatore T1, espresso come quota percentuale della spesa pubblica sulle misure 1, 2 e 16 in relazione alla dotazione finanziaria complessiva del Programma, restituisce - in linea con quanto previsto a livello regolamentare - una fotografia dell'importanza strategica che assumono gli interventi formativi, di consulenza e di cooperazione nell'ambito dei PSR regionali.

Stante la trasversalità delle misure tese a promuovere il trasferimento di conoscenza e l'innovazione nel settore agricolo e forestale, in linea con gli obiettivi della Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, le regioni italiane hanno destinato un importo complessivo di 1.147 Mln di euro - il 6,1% della spesa pubblica totale (18.670 Mln di euro) - all'attivazione degli interventi previsti nell'alveo della FA 1A.
Dal confronto - basato sulle risorse finanziarie stanziate - con le corrispondenti misure del 2007-2013 (111, 114, 115, 124, 331) emerge una forte discontinuità rispetto al passato, che se da una parte testimonia il cambio di strategia delle regioni italiane in risposta a nuovi fabbisogni, dall'altra conferma la maggiore complessità rivestita dalle misure 1, 2 e 16 nell'attuale programmazione. Si nota, in particolare, il ruolo catalizzatore che assume la cooperazione per l'innovazione (16.1-16.2) e i servizi di consulenza, il cui importo risulta triplicato rispetto al precedente periodo di programmazione.

La tabella 3 riporta l'ammontare di spesa pubblica intercettato dalle tre misure, oltre al peso percentuale sul totale. Nell'ultima colonna viene indicato il valore dell'indicatore T1 previsto nei PSR 2014-2020 che, per comodità espositiva, è proposto anche graficamente.

Valori assoluti

Dall'esame della figura 6 si evince che le regioni Molise, Umbria e Piemonte sono quelle con i valori obiettivo del T1 più alti pari, rispettivamente, all'11,9%, all'11,2 e al 10,4%. In altri termini, si tratta delle regioni che in termini relativi hanno previsto di investire in maniera significativa per "stimolare l'innovazione, la cooperazione e lo sviluppo della base di conoscenze nelle zone rurali" (FA 1A). All'opposto, nel caso della Valle d'Aosta e della P.A. di Bolzano si riscontrano i valori più bassi.
Preme fare osservare come, fatta eccezione per la Puglia, le altre regioni meno sviluppate si collocano tutte al di sotto del dato medio (Campania: 5,5%; Basilicata: 4,9%; Calabria: 4%; Sicilia: 2,6%), benché spesso in termini di fabbisogni regionali si sia posta una particolare enfasi sia sulla necessità di rafforzare il sistema della conoscenza in agricoltura, che sulla diffusione di innovazione e lo sviluppo di reti.  
A tal proposito occorre tuttavia precisare che uno dei parametri considerati dai valutatori ex ante per la determinazione dei valori target è rappresentato dalle realizzazioni intercorse nei PSR 2007-2013 che, non solo nelle regioni meno sviluppate, hanno mostrato delle performance degli indicatori sulla formazione, consulenza e ricerca/innovazione al di sotto delle aspettative.

 
 

Francesco Licciardo
Crea - PB

 
 

PianetaPSR numero 71 maggio  2018