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Smart village

Smart village, la rivitalizzazione delle aree rurali passa per innovazione e miglioramento dei servizi

Lo scorso 22 maggio a Bruxelles la Rete Rurale Europea ha organizzato un momento di confronto e dibattito sul concetto di Smart village e sul suo ruolo nel rilancio delle aree rurali.

Il seminario "Revitalising rural services through social and digital innovation", svoltosi a Bruxelles il 22 Maggio del 2018 rientra tra le attività previste dal Piano di Azioni per gli Smart village attivato dalla Commissione Europea a supporto del tema. L'incontro aveva lo scopo di animare il dibattito sull'importanza e il significato degli Smart Village nel contesto attuale; attraverso una panoramica delle esperienze di innovazione sociale e digitale che stanno nascendo in tutta Europa per la rivitalizzazione dei servizi rurali, la Rete Rurale Europea ha organizzato una giornata di lavoro, che, tra contributi in plenaria, laboratori di approfondimento e momenti di dibattito, ha invitato i partecipanti a riflettere sui drivers che hanno condotto alla nascita spontanea delle iniziative illustrate al convegno nonché a promuovere il dialogo tra policy maker e soggetti attuatori a supporto della formazione degli Smart Village. Al seminario hanno infatti partecipato ricercatori, Gruppi di Azioni Locali, rappresentanti delle Reti Rurali Nazionali ed esperti di digitalizzazione di tutti gli Stati Membri.
Sebbene non siano ancora chiare le caratteristiche che deve avere uno Smart Village, l'importanza di promuovere questo approccio è indubbio per la numerosità di vantaggi che esso comporta sul piano economico, sociale, ambientale.  A differenza di quanto avviene nelle smart city, che puntano sulla gestione dei big data per migliorare i servizi con l'utilizzo della tecnologia, il motore degli smart village sono le comunità stesse, che vedono nella digitalizzazione e nella banda larga solo lo strumento per rendere più agevole la vita nelle aree rurali (ad es. e-health). La parola chiave, quindi, è innovazione, innovazione digitale e sociale, al fine di potenziare i servizi della popolazione residente.
Non esiste un unico modello di Smart village - come sottolinea Paul Soto, della Rete Rurale Europea- ma si tratta di un processo, di raccogliere sfide e proporre soluzioni alla ricerca di una visione strategica di lungo periodo. Al centro di questo processo ci sono le persone, ovvero le comunità che non aspettano il cambiamento, ma che prendono in mano la propria vita e contribuiscono a trasformare le difficoltà in opportunità. Smart village significa anche cooperazione: vuol dire pensare in scala, comprendere che il livello di azione non può fermarsi all'interno dei propri confini, ma che deve coinvolgere le realtà vicine e dare vita a forme di collaborazione di diverso tipo e a diversi livelli; tra Comuni, tra pubblico e privato, tra agricoltori e altri attori del territorio. Si tratta, pertanto, di un approccio innovativo che tenta di sopperire alla carenza di servizi e occupazione con soluzioni digitali e mutua solidarietà, che contrasta la l'isolamento dei village con la cooperazione, e che fa del coinvolgimento della comunità e degli stakeholder la chiave del cambiamento.
A tal proposito, nel corso della mattinata, sono stati presentati tre esempi di village che hanno adottato un approccio smart, ovvero di iniziative nate dal basso che sono riuscite ad invertire il trend di spopolamento e ad arginare la carenza di risorse. Nello specifico si tratta di Vuolenkoski, in Finlandia, di Betzdorf-Gebbarshain in Germania e di Mull & Iona, in Scozia, rappresentando nei primi due come casi, una buona pratica di innovazione sociale, nel terzo, di innovazione digitale.  
La sfida più importante da affrontare per il village finlandese, infatti, era lo spopolamento, cominciato intorno agli anni 70 a causa dell'esodo verso le città industriali. Grazie all'attivazione di tante piccole iniziative, la municipalità di Vuolenkoski, ha tentato di coinvolgere attivamente e fattivamente la comunità allo scopo di accrescere il senso di appartenenza e la responsabilità nei confronti del bene comune e migliorare al tempo stesso l'attrattività del village. Gli abitanti, quindi, hanno lavorato insieme alla costruzione di un campo sportivo, hanno contribuito all'organizzazione di iniziative cinematografiche, alla pulizia del parco, ecc... Il risultato è stato un aumento demografico del 22% che ha portato la popolazione a stabilizzarsi intorno ai 500 abitanti. Le scuole hanno avuto un ruolo cruciale in questo percorso, facendosi parte attiva nell'organizzazione di laboratori e manifestazioni cittadine. L'esperienza di Vuolenkoski promuove un messaggio chiaro: che il cambiamento è un processo lungo che vede nella partecipazione della comunità il proprio motore, ma che necessita del supporto dei fondi pubblici. In piccole realtà come questa, infatti, il contributo delle politiche è fondamentale per realizzare investimenti, soprattutto nella fase iniziale.
L'idea del "Digital Village" avviata dal village tedesco di Betzdorf-Gebbarshain nel 2015, invece, era di favorire la creazione di una comunità attiva attraverso la condivisione di obiettivi e attività. Tra le iniziative portate avanti con questo scopo, la municipalità ha realizzato una piattaforma di negozi on line, i cui prodotti, provenienti dalle aziende locali, usufruiscono di un servizio di consegna a domicilio portato avanti da diversi volontari del paese. In tal modo, dando visibilità alle imprese e ai prodotti locali, mettendo a disposizione della popolazione la manodopera di ciascuno, si è innestato un sistema di networking basato sul collante più prezioso, la fiducia. La seconda fase, infatti, ha previsto l'implementazione della piattaforma con notizie, annunci e informazioni. Favorendo la conoscenza tra le persone si innesca un processo di reciprocità, che assicura la sostenibilità delle iniziative messe in campo per la comunità stessa. L'esperienza di Betzdorf-Gebbarshain, quindi, invita le politiche pubbliche ad investire non solo sulle infrastrutture, ma soprattutto sul capitale umano.
Il terzo caso, quello delle Islands of Mull and Iona, in Scozia, rappresenta un esempio di investimento di innovazione digitale. La principale sfida dell'arcipelago scozzese era la sostenibilità ambientale, ovvero promuovere iniziative in grado di ridurre l'impatto ambientale dell'uso di combustibili fossili, utilizzando fonti di energia alternative. Per questo motivo, la municipalità, con il supporto del Governo scozzese e di due volontari, ha acquistato un'idro-turbina in grado di generare energia elettrica sufficiente ad alimentare 280 abitazioni. Si tratta di un investimento atto a diminuire l'emissione di anidride carbonica, ma anche di far fronte alla scarsità di risorse economiche della piccola comunità. Infatti, gli introiti derivanti dalla vendita dell'elettricità sono stati reinvestiti in iniziative volte a generare nuove entrate, come l'acquisto di due container con la funzione di stoccaggio. Il caso tedesco, quindi, viene presentato a sostegno di un'idea di smart village auto-sufficiente, in cui la comunità è motore del cambiamento e di un circuito virtuoso di collaborazione.
In tutti e tre i casi presentati la spinta dal basso è stata fondamentale. Si tratta di esempi positivi, che però necessitano di un sostegno da parte delle politiche pubbliche. Se è vero che l'intenzione della Commissione è quella di puntare alla conversione il più possibile diffusa delle attuali aree rurali in Smart village, è pur vero che allo stato attuale esistono già degli strumenti in grado di supportare le iniziative in questa direzione. Nella sessione pomeridiana, quindi, la Rete Rurale ha invitato i partecipanti a riflettere sulle misure attualmente messe in campo a diversi livelli dalle politiche e ai possibili miglioramenti, relativamentrall0'innovazione digitale nelle aree rurali, la sostenibilità (e le energie rinnovabili) e infine gli approcci integrati a supporto degli Smart Village.  
Nell'ambito dello sviluppo rurale- come sottolinea Josefine Loriz Hoffman, direttore della DG AGRI- le risorse FEASR potenzialmente utilizzabili a questo scopo  ammontano a circa 24 miliardi di euro a livello europeo. All'interno dei Programmi di Sviluppo europeo infatti, esistono delle misure che mirano a rafforzare il processo di integrazione e di innovazione, asse portante degli Smart village. Si tratta nello specifico della misura 7 (in particolare la 7.1- Redazione di piani di sviluppo dei comuni e dei servizi comunali nelle zone rurali" e la 7.4 Investimenti per la creazione, modernizzazione ed estensione dei servizi di base per le popolazioni rurali), della misura 16 (cooperazione) e della misura 19 (approccio Leader). A queste potrebbero anche essere aggiunte le risorse relative al sostegno dell'imprenditoria, come la 6.2 Aiuto all'avviamento di attività imprenditoriali per attività extra-agricole nelle zone rurali e la 6.4 Sostegno a investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra-agricole.  Per quanto riguarda l'integrazione con altri fondi- ricorda Eleftherios Stavropoulos, della DG Regio- il Regolamento Comunitario prevede la possibilità di dare vita a forme di partenariato come gli ITI (integrated territorial investment) o il CLLD (community led local develompment). Nel primo caso, le risorse ammontano a circa 13,8 miliardi di euro (di cui 12 miliardi FESR), mentre nel caso del CLLD di circa 2 miliardi di Fondi FESR/FSE. Si tratta di modelli di integrazione che possono supportare le piccole realtà rurali, ma anche le connessioni tra urbano e rurale. A sostegno dell'efficacia dell'integrazione tra fondi, Martin Traxl, componente di un ente intermedio del CLLD, presenta il caso del Tyrol, in Austria. Il Tyrol è un CLLD che comprende 14 comunità e una città dal 2013; attraverso l'elaborazione di un'unica strategia condivisa, il Tyrol ha messo in atto una serie di azioni per il rafforzamento dell'economia e il miglioramento della qualità della vita nei propri territori. Infatti, ha investito nel potenziamento di una rete di banda larga della quale è diventata proprietario nonché nella redazione di un modello di gestione associata dei servizi di mobilità, del riscaldamento e delle risorse idriche. Si tratta di una buona pratica, realizzata grazie ad un sistema di governance multilivello e alla obbligatorietà, per tutti i fondi, di destinare una parte del proprio budget alla pianificazione di una strategia CLLD.
In conclusione, appare evidente che gli ingredienti indispensabili per la creazione di uno Smart Village siano la collaborazione, l'integrazione, la partecipazione e la governance multilivello. È su quest'ultimo punto, tuttavia, che il seminario di Bruxelles ci invita a riflettere. Nonostante la cospicua presenza di iniziative di villages che si stanno muovendo in questa direzione, come già evidenziato, il supporto delle politiche pubbliche risulta ancora fondamentale. I finanziamenti pubblici, infatti, sono stati, in alcuni casi, funzionali alla realizzazione di interventi proposti dalla comunità, mentre in altri casi hanno contribuito ad animare il territorio. Ma si tratta ancora di esempi isolati, lasciati all'iniziativa di volontari propositivi. Ci si interroga, quindi, su quale debba essere il ruolo delle politiche pubbliche in futuro in questo ambito. Prevedere una percentuale obbligatoria per la creazione degli Smart Villages? Incentivare la conversione dei village in smart village con lo stanziamento di riserve di premialità? È evidente che il sostegno della Commissione non può ridursi ad un supporto finanziario, ma quali azioni è opportuno mettere in campo per stimolare la diffusione di queste buone pratiche?

 
 

Annalisa Del Prete
Ricercatrice- del CREA PB



 
 

PianetaPSR numero 72 giugno 2018