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Chimica verde

Buone pratiche di green economy in agricoltura. Innovazioni nell'area metropolitana milanese

In un incontro promosso dalla Regione Lombardia si è discusso delle opportunità e delle prospettive offerte al settore agricolo dallo sviluppo della chimica verde e dalle bioplastiche.

I disastri ecologici, oramai sotto gli occhi di tutti, non consentono più il rinvio di azioni concrete e urgenti atte a preservare quanto ancora possibile ed è in questo contesto che la sfida ambientale e sociale si sta muovendo.
Eliminare la plastica di origine fossile, i cui tempi di degradabilità si stimano tra i 100-1000 anni, diventa uno degli obiettivi fondamentali che orienta la ricerca e spinge sempre più aziende a investire nello studio di nuovi materiali. Le bioplastiche rappresentano oggi la grande opportunità, materiali in grado di garantire comunque elevati standard qualitativi, ma con impatti ambientali se non azzerati almeno assai ridotti, con una degradabilità del 90% in circa 6 mesi.

Il settore delle bioplastiche in Italia

In Italia le aziende della plastica biodegradabile e compostabile sono 252, tra produzione, trasformazione e distribuzione, con un fatturato di 685 milioni di euro [1]. In termini di contributo al valore della produzione, un quarto del comparto nazionale è presente sul territorio lombardo, (shopper monouso, sacchi per raccolta dell'umido, in ambito agricolo per manufatti vari, ristorazione, packaging alimentare e  igiene personale) con un fatturato di 264 milioni di euro [2], come illustrato nello studio effettuato dal Consorzio Italbiotec "Verso una Bioeconomia circolare per la regione Lombardia" presentato durante l'incontro promosso dalla Regione Lombardia, lo scorso 12 settembre, in collaborazione con il cluster Chimica Verde e il progetto RUMORE -Interreg Europe.[3]

Fonte: https://www.greenplanner.it/2019/06/13/bioeconomia-italiana-situazione-prospettive/

Una importante giornata di dialogo e cooperazione tra le realtà industriali bio-based e i Distretti Agricoli presenti nell'Area Metropolitana di Milano. Con l'Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale, Milano Metropoli Rurale, si riconosce, infatti, il ruolo fondamentale dei sistemi rurali e della agricoltura multifunzionale in una ottica di contenimento dello sfruttamento del suolo e di uno sviluppo equilibrato e sostenibile, attento a preservare il territorio e a riqualificarlo, valorizzando le connessioni tra area urbana e area rurale. L'accordo stesso diviene lo strumento necessario per mettere a confronto soggetti diversi e sviluppare progetti in grado di preservare e migliorare il territorio attuando una innovazione sostenibile, ma allo stesso tempo competitiva. Il convegno ha offerto, in tal senso, una opportunità di confronto e di cooperazione per gli stakeholders presenti, suggerendo sinergie, oramai divenute necessarie, e illustrando risultati concreti sull'utilizzo delle biomasse e l'opportunità che la valorizzazione dei rifiuti e dei sottoprodotti agro-alimentari, attraverso l'utilizzo di processi innovativi, possono rappresentare. 

La Regione Lombardia, particolarmente sensibile al tema dello sviluppo sostenibile, ha definito per prima a livello nazionale strumenti normativi come la legge regionale "Lombardia è Ricerca e Innovazione" (LR n. 29 del novembre 2016) e il Programma Strategico Triennale per la Ricerca, l'Innovazione e il Trasferimento Tecnologico, un documento di orientamento a sostegno delle capacità di fare innovazione su tutto il territorio regionale per il triennio 2018-2020.

Il Programma

Il Programma, con un investimento di circa 250 milioni tra fondi propri, il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo Europeo di sviluppo regionale (FEARS), promuove una visione integrata dello sviluppo sostenibile che investe, non solo la dimensione ambientale, ma anche economica e sociale attraverso una crescita responsabile incentrata sull'individuazione di strumenti di governance basati sull'aggregazione dei differenti soggetti coinvolti nei processi di innovazione e competitività dell'economia regionale. Tra i principali motori dello sviluppo sostenibile, concetti come bioeconomia e economia circolare, strettamente correlati, spingono verso la realizzazione di un modello di crescita economica che tenga conto delle risorse naturali rinnovabili e di un consapevole utilizzo delle stesse in una ottica di criticità ambientale, grazie a un sforzo congiunto da parte delle autorità pubbliche e delle realtà industriali. Uno dei temi fondamentali individuati per il perseguimento di questi obbiettivi è quello della chimica verde che ha dato vita alla creazione, nel 2013, alla Lombardy Green Chemistry Association (LGCA), un cluster fondato per iniziativa del Consorzio Italbiotec, primo ente no profit in Italia per lo sviluppo di biotecnologie industriali, InnovHub SSI [4], il Politecnico e l'Università degli studi di Milano che, in collaborazione con Regione Lombardia, attiva iniziative a sostegno di buone pratiche di economia circolare, rappresentando un vero riferimento per gli innovatori che operano nel settore della bioeconomia. 

Il territorio lombardo risulta, a livello nazionale, essere il più idoneo per la produzione di bioplastiche derivanti dai sottoprodotti agricoli e agroindustriali, la disponibilità locale, infatti, di materie prime che, solo nel 2016 faceva registrare i 12.8 miliardi di euro circa il 3,5% del Pil regionale, ne fanno un modello di riferimento anche a livello europeo [5].  Sono 300, infatti, gli impianti di biogas agricolo e 1.206.000 tonnellate i rifiuti organici recuperati per un investimento pari a 1,6 miliardi di euro per la sola regione.[6]

Il progetto PHA- STAR

Nell'ambito dell'incontro sono stati presentati i risultati del progetto PHA-STAR (sviluppo di nuovi manufatti per il settore design da bioplastiche sostenibili). Finanziato da Regione Lombardia e dai fondi del FERS, nell'ambito del bando Smart Fashion and Design, il progetto nasce con lo scopo di validare un processo di produzione di poli-idrossialcanoati (PHA), polimeri completamente sostenibili di origine microbica ottenuti attraverso l'utilizzo dei sottoprodotti del latte, siero di latte e scotta, che diversamente rappresenterebbero un costo considerevole per il loro smaltimento. Inoltre, la produzione di PHA utilizza sottoprodotti non adatti all'uso alimentare, ma il cui impiego è molto importante per i numerosi impianti di biogas presenti sul territorio regionale. Con i giusti accordi e una adeguata regolamentazione di filiera si potrebbe sfruttare il sottoprodotto ottenuto dalla produzione dei PHA per gli impianti stessi contribuendo, così, a generare prodotto ad altro valore aggiunto. Con un investimento di circa 1.500.000 euro il progetto, coordinato dall'azienda Agromatrici SRL, startup innovativa nel settore del recupero delle biomasse, in collaborazione con il Gruppo Ricicla dell'Università degli Studi di Milano e il Consorzio Italbiotec, ha realizzato, attraverso un processo ecosostenibile di produzione del PHA, una valida alternativa alle plastiche di derivazione fossile. Grazie, infatti, alla loro biodegradabilità e biocompatibilità risultano essere tra i biopolimeri attualmente più studiati. La bioplastica così creata ha permesso la realizzazione di manufatti di ECO design destinati al settore del gardening presentati durante l'incontro a dimostrazione della fattibilità e perseguibilità del processo di produzione studiato.

Fonte: https://www.greenplanner.it/2019/06/13/bioeconomia-italiana-situazione-prospettive/

E-KOALA.

L'azienda E-KOALA, caso di eccellenza imprenditoriale, è sul mercato già da qualche anno con prodotti in bioplastica ottenuta principalmente con l'utilizzo di amido di mais e oli vegetali non modificati geneticamente e coltivati in Europa con pratiche agricole di tipo tradizionale, il MATER-BI. Con oltre 250 negozi solo in Italia, e in numerosi paesi europei, l'azienda di prodotti destinati al mondo dell'infanzia completamente biodegradabili e atossici, è l'esempio tangibile di come adottare un approccio green non sia solo virtuoso, ma anche molto redditizio a dimostrazione che business, competitività e innovazione possano andare di pari passo con sostenibilità e consumo responsabile in un'ottica di economia circolare.

Gli ingenti costi da sostenere per la produzione di bioplastiche rispetto a quella tradizionale, l'enorme quantità di biomassa vegetale necessaria alle aziende produttrici, che non deve interferire con il bisogno di risorse destinate all'alimentazione e gli elevati standard qualitativi da garantire fanno sì che la sfida sia tutt'altro che vinta. È però grazie a realtà di successo come quelle appena descritte che si può forse iniziare a pensare a un futuro tutto green.

 
 

Note
[1]
Plastic Consult, 2018
[2] Dati elaborati da Lombardy Green Chemistry Association, 2019
[3] RUMORE - Partenariati rurali-urbani di stimolo per le economie regionali - Un progetto prevede la partecipazione di otto partner di cinque paesi europei, coinvolti nello sviluppo e nella sperimentazione di approcci innovativi per la progettazione e la messa a punto di strumenti politici per lo sviluppo urbano-rurale integrato nelle politiche di innovazione attraverso workshop ed eventi con la partecipazione degli stakeholder locali. All'interno dei workshop, le regioni coinvolte identificano e trasferiscono le buone pratiche di cooperazione tra cluster, condividendo esperienze sullo sviluppo di piani d'azione per il miglioramento del proprio strumento politico. 
[4]Azienda interamente partecipata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza e Lodi che svolge attività di ricerca applicata, consulenza tecnico-scientifica e testing industriale
[5] Il sistema agroalimentare della Lombardia 2018
[6] https://www.greenplanner.it/2019/09/18/milano-e-citta-anche-agricola-con-i-suoi-buoni-progetti-verdi...

 
 

Novella Rossi
CREA-PB Milano
novella.rossi@crea.gov.it

 
 

PianetaPSR numero 83 settembre 2019