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Biologico, la crescita non si ferma ma rallenta la corsa

I numeri del settore presentati nelle scorse settimane mantengono una tendenza positiva. Il Sud continua ad essere protagonista in fase produttiva, ma diminuisce il divario con il Nord dove si concentrano i consumi. 

Con l'arrivo del mese di settembre il Mipaaf pubblica i principali dati strutturali del comparto del biologico, come da tradizione presentati anche nell'ambito del SANA, il salone internazionale del biologico e del naturale. I dati sono elaborati dal SINAB: Sistema di Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica e contenuti nella pubblicazione Bio in cifre 2019 - Anticipazioni.

In crescita superfici e operatori

I numeri delle superfici e degli operatori italiani indicano che il comparto, al 31 dicembre 2018, mantiene la tendenza positiva che lo caratterizza. La superficie nazionale raggiunge quota 1.958.045 ettari e il numero degli operatori le 79.046 unità.

Ma quali incrementi si sono avuti negli anni?
La variazione rispetto all'anno 2017 è di quasi 50.000 ettari di SAU biologica in più, vale a dire un +2,6% di superfici; mentre gli operatori registrano un incremento di oltre 3.000 unità, con un +4,6%. I 3.000 operatori sono per quasi l'80% aziende agricole con trasformazione del prodotto o meno, e per poco meno del 20% aziende impegnate solamente nell'attività di trasformazione.
L'incidenza sulla SAU nazionale cresce, nello stesso periodo, di 0,4 punti percentuali, raggiungendo il 15,4%. Nell'anno dell'ultimo Censimento dell'agricoltura, il 2010, su 100 ettari di SAU, solamente 8,7 erano biologici: in 9 anni di rilevazione l'incremento è dunque del 6,7%.

IL CONTESTO EUROPEO

Rispetto al panorama europeo, in attesa dei dati Eurostat definitivi, sempre per l'anno 2018, le prime analisi vedono l'Italia mantenere il primato per numero di operatori, seguita dalla Francia e dalla Germania, che ne hanno rispettivamente 62 mila e 47 mila, ma l'Italia perderebbe il secondo posto, superata dalla Francia, per gli ettari di SAU biologica. Se i dati fossero confermati avremmo dunque le prime due posizioni, in termini di superficie, occupate dalla Spagna e dalla Francia, le quali hanno raggiunto ciascuna oltre 2 milioni di ettari.

COSA SI COLTIVA

Come per l'agricoltura italiana, anche per l'agricoltura biologica i tre principali orientamenti produttivi restano i Prati pascolo (540.012 ha), le Colture foraggere (392.218 ha) ed i Cereali (326.083 ha). A queste categorie seguono, per estensione, le superfici biologiche investite ad Olivo (239.096 ha) e a Vite (106.447 ha). Dal confronto con l'anno 2017, la variazione di superficie degli orientamenti produttivi considerati risulta in crescita per i Cereali (7%), le Colture foraggere (4%), è tendenzialmente stabile per la Vite e l'Olivo (entrambe aumentano dell'1%), mentre è in diminuzione per i Prati pascolo nel complesso, a causa del calo degli ettari coltivati a Pascolo magro (-8%).

L'EVOLUZIONE DEGLI ORIENTAMENTI PRODUTTIVI PRINCIPALI

Considerando gli ultimi nove anni, dall'anno 2010 le superfici a Vite e ad Ortaggi sono più che raddoppiate, mentre quelle a Cereali (+67%), Olivo (+70%), Agrumi (+52%) e Frutta in guscio (+83%) hanno avuto incrementi di molto superiori al 50%.

DOVE SI COLTIVA BIOLOGICO

Le estensioni maggiori di superficie biologica si trovano in Sicilia (385.356 ha), Puglia (263.653 ha), Calabria (200.904 ha) ed Emilia-Romagna (155.331); in queste quattro regioni è presente il 51% dell'intera superficie biologica nazionale, mentre il 26% del totale Italia è rappresentato dal Lazio, Toscana, Sardegna e Basilicata, cui segue il 14% di Marche, Campania, Lombardia e Piemonte e il restante 9% è costituito da tutte le altre regioni che hanno superfici al di sotto dei 50.000 ettari.

Dal confronto con l'anno 2017 si osserva che le quattro regioni con maggiore estensione di superficie biologica presentano una dinamica differente. In Sicilia e Calabria si verifica una diminuzione in ettari, rispettivamente del 10% e dell'1%; in Puglia un aumento del 4%, mentre in Emilia-Romagna l'incremento raggiunge il 15%. Tale valore è superato ampiamente dalle prime quattro aree del Paese che, nel 2018, crescono maggiormente, si tratta di Campania (44%), Veneto (38%), Provincia Autonoma di Bolzano (26%) e Lombardia (19%).

A livello di operatori, è chiaro che ad un calo di superfici corrisponde una diminuzione delle aziende agricole, ma spesso, come nel caso siciliano, la diminuzione non interessa i trasformatori. Probabilmente è in atto un'espansione degli areali di trasformazione che risulta dalle politiche di investimento volte, tra l'altro, all'incremento di valore aggiunto delle produzioni agricole a livello locale ed alla strutturazione di filiere agroalimentari biologiche.

MERCATO. CONSUMI: + 102 % dal 2013 a oggi

L'evoluzione positiva del settore viene avvalorata anche dai primi dati sul mercato del biologico (ISMEA). I consumi crescono da oltre 5 anni senza soluzione di continuità (+102 % dal 2013 a oggi). Secondo le stime ISMEA gli acquisti di prodotti bio sono aumentati di un ulteriore +1,5% nei primi mesi dell'anno. Un risultato positivo soprattutto se valutato in relazione ai quantitativi di merce presenti sul mercato che vede il traguardo dei 3Mld di valore del comparto a fine 2019 ormai in vista. A trainare le vendite è la GDO che avanza del +5,5% erodendo quote ai negozi tradizionali (-7%). Molto positiva in particolare la crescita dei Discount (+20,7%)
Il carrello della spesa di un consumatore biologico tipo si riempie soprattutto di prodotti freschi, in particolar modo ortofrutta. 
La distribuzione dei consumi vede, per il secondo anno consecutivo, una continua e percettibile erosione della quota vendite nel Nord del Paese a favore del Mezzogiorno, ma permane un forte squilibrio tra Nord e Sud: un +0.5% che non può far esultare visto che su 100 euro di bio solamente 12 euro sono spesi da consumatori che vivono nel Meridione. 
In lieve crescita anche l'incidenza del settore sull'agroalimentare: il valore del comparto, espresso in fatturato, è del 3% dell'intera spesa per prodotti alimentari. Lo scorso anno eravamo fermi al 2,8%.

COSA FARÀ IL BIOLOGICO DA GRANDE

Per il settore del biologico italiano il 2019 si sta configurando come un anno importante. Si può pensarlo come un anno spartiacque tra un modello agricolo fin qui caratterizzato da una forte spinta propulsiva sul fronte della domanda e dell'offerta - ma ancora bisognoso di un indirizzo politico programmatico che ne garantisca e ne preservi gli spazi - e un sistema produttivo del futuro più prossimo che la società ha universalmente riconosciuto come paladino di un'istanza sociale e ambientale che non può essere rimandata. 

Ad oggi sono molteplici gli elementi che lasciano intendere come questa nuova fase di maturità del settore sarà ricca di soddisfazioni. 

Rispettando una "gerarchia" geografica rinveniamo importanti segnali sul ruolo che il biologico ricoprirà negli anni avvenire in tutti i documenti programmatici della Direzione generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale della Commissione (DG AGRI). Il percorso per il rafforzamento e la crescita del settore è stato delineato nel 2017 dalle indicazioni che i cittadini europei hanno espresso nella consultazione "The CAP: have your say" per la Pac del post 2020: dall'Europa chiediamo più garanzie per un cibo sano e sicuro, maggior protezione dell'ambiente e lotta ai cambiamenti climatici.

Per raccogliere queste istanze il legislatore europeo ha indicato l'agricoltura biologica tra gli strumenti preposti per il conseguimento di tre dei 9 obiettivi strategici di base contenuti nella proposta di Regolamento (392) sulla PAC, si tratta degli obiettivi 5, 8 e 9, e non ha escluso un rafforzamento del sostegno al settore che possa coinvolgere strumenti del primo pilastro. 

Parallelamente anche sul fronte nazionale il biologico è al centro di un dibattito che mira a rafforzarne la tutela, promuoverne lo sviluppo e la competitività con una proposta di legge specifica per il biologico (disegno di legge 988 in discussione al Senato) che prevede Piani di Azione ad hoc, investimenti organici e costanti sulla ricerca e l'istituzione di un marchio del biologico italiano che coniughi le garanzie di un prodotto certificato al valore aggiunto del Made in Italy. 

Tra le altre cose il DDL 988, nell'ambito delle disposizioni in materia di organizzazione della produzione e del mercato (Capo VI), andrebbe a meglio definire ed a regolamentare i distretti biologici (Articolo 13) per i quali alcune amministrazioni regionali sono già attive, a dimostrazione di un vuoto normativo che va a dare respiro all'interesse e alle capacità di fare sinergie degli attori del biologico nei territori.
Ed è del luglio 2019 l'approvazione da parte della Regione Lazio della Legge "Disposizioni per la disciplina e la promozione dei biodistretti" che provvede tra l'altro anche alla copertura finanziaria con fondi in bilancio dedicati per i biodistretti. Non resta che attendere come, nelle prossime settimane, si muoverà la Giunta regionale che dovrà approvarne il regolamento.
Da ultimo, un forte fermento, che sottende la presa di coscienza di un biologico giunto a un delicato crocevia, si osserva valutando il cambio di passo dei principali stakeholder del mondo dell'associazionismo, non solo ambientalista, che si stanno impegnando in attività di lobbying concertate e destinate non solo al legislatore, ma rivolte anche al grande pubblico dei consumatori.

In conclusione, il biologico continua ad essere il trend topic anche nel 2019 e l'epoca del digitale insegna che il protagonismo comporta responsabilità e genera partitismi.

Dal 2020 ci aspettiamo i primi risultati di tanto discutere. Questi andranno dedotti valutando il portafoglio economico che la Commissione, in fase di insediamento, destinerà all'agroambiente e al biologico nello specifico, la strategia inserita nei Piani Strategici Nazionali e le prese di posizione delle Regioni e delle Provincie Autonome. 

L'ultima voce spetta alle aziende agricole, fondamenta dell'impalcatura, sin qui mostrata, di tutto il settore primario. Il vero successo del biologico e gli ambiziosi traguardi prefissati dipenderanno principalmente dalla sostenibilità economica del modello bio. Gli stessi numeri di settembre che ci hanno raccontato di un settore in ottima salute, possono altresì mostrare segnali di preoccupazione (come il contenimento dell'incremento del dato nazionale delle superfici nel 2018, rispetto alle grandi performance di crescita avvenute negli anni precedenti) che non andrebbero sottovalutati solo per seguire la scia di una narrazione entusiastica. Ora più che mai per dibattere costruttivamente sul tema del biologico servono approfondimenti e valutazioni ragionate: i numeri del Biologico ci aiutano in tal senso, ad analizzare, senza faziosità, lo stato dell'arte del settore e ad immaginarne le prospettive.

Delizia Del Bello - Mipaaf
Riccardo Meo - ISMEA

PianetaPSR numero 83 settembre 2019