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Bio, il ruolo dei PSR nel supporto alla filiera e alla costruzione di canali alternativi di distribuzione

Un'analisi della capacità dei PSR di favorire la presenza sul mercato delle produzioni biologiche alla luce della vecchia e della nuova programmazione. 

Il mercato interno ed estero dei prodotti biologici è in crescita costante. D'altra parte, l'offerta non è ancora adeguatamente strutturata per far fronte a una domanda così dinamica, considerata la frammentazione elevata del tessuto produttivo e modelli distributivi non sempre idonei a valorizzare opportunamente i prodotti biologici. Come possibile risultato di una tale combinazione di fattori, i prodotti biologici possono perdere la propria identità durante la commercializzazione e, più in generale, il settore tutto può andare incontro a processi di convenzionalizzazione (adozione del "biologico di sostituzione", allungamento della filiera, ecc.) (Darnhofer I., 2006) che ne compromettono la sostenibilità.

I canali distributivi alternativi (tra cui la vendita diretta) possono contribuire a contrastare queste dinamiche indesiderate del sistema, potendo esercitare un ruolo di rilievo nella determinazione e nella comunicazione dei benefici ecologici e sociali dell'agricoltura sostenibile. Diversi studi hanno evidenziato i vantaggi di canali commerciali più brevi che favoriscano l'incontro tra produttori e consumatori (Aguglia, 2009; Giarè e Giuca, 2012), in particolare per l'agricoltura biologica e per alcune tipologie di aziende (piccole) e prodotti (freschi) (Borri et al., 2009), tra cui: la riduzione degli intermediari e quindi dei costi di commercializzazione; un accesso più agevole alle informazioni sulla qualità dei prodotti e ai prodotti stessi; prezzi più contenuti per i consumatori ma più interessanti per i produttori; e, più in generale, un contributo allo sviluppo rurale e alla protezione degli ecosistemi. Richiamando la letteratura in tema, Marino e Mastronardi (2012) evidenziano in particolare i benefici economici delle filiere corte (farmers' markets, vendita diretta, gruppi di acquisto) per gli imprenditori che, orientandosi verso questa forma di commercializzazione, riacquistano tra l'altro la propria autonomia decisionale.

L'aumento della consistenza numerica di alcuni canali commerciali alternativi per i prodotti biologici nell'ultimo decennio (tab. 1) mostra come nel settore biologico sia già in atto un progressivo riconoscimento dell'importanza di tali sbocchi commerciali.

Tab. 1 - Evoluzione della consistenza numerica di alcuni canali commerciali biologici in Italia

* Il numero si riferisce alle scuole comunali e private con presenza di mense biologiche

Fonte: elaborazioni su dati Biobank, annate varie, ripreso da Viganò (2019)

 

La distribuzione dei prodotti biologici nella programmazione 2007 -2013

I Programmi di Sviluppo Rurale appaiono gli strumenti più idonei a promuovere i canali distributivi alternativi e gli investimenti finalizzati all'aumento del valore aggiunto delle produzioni. Una visione di insieme dell'attuazione della programmazione per lo sviluppo rurale 2007-2013, tuttavia, permette di osservare come non sempre i PSR abbiano considerato l'agricoltura biologica in un'ottica di filiera, concentrando invece gli sforzi finanziari sulla sua valenza ambientale (Viganò e Vincentini, 2010).

Con preciso riferimento agli interventi di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, questa carenza di visione sistemica ha portato a una presenza disomogenea di appositi criteri di priorità per l'agricoltura biologica nelle schede della misura 123 (Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali) dei PSR regionali (Tab. 2) [1]. Inoltre, anche nelle Regioni che li hanno previsti, tali criteri hanno interessato solo alcuni settori e spesso erano applicabili solo in determinate zone regionali.

Tab. 2 - Misura 123: criteri di priorità per l'agricoltura biologica individuati nelle Regioni

Fonte: PSR 2007 - 2013, varie Regioni

L'agricoltura biologica nella passata programmazione è stata comunque in grado di generare notevoli volumi di spesa a valere sulla misura 123, anzi, in alcune regioni le PMI biologiche hanno attratto la maggior parte del supporto (fig. 1).

Non è possibile scendere nel dettaglio degli interventi finanziati, in quanto i dati di monitoraggio disponibili non lo consentono; tuttavia, volendo concentrare l'analisi sulle azioni di integrazione di filiera, è possibile ottenere alcune considerazioni di sintesi dalla lettura dei rapporti di valutazione ex-post dei PSR 2007-2013, anche se non specificatamente indirizzate alle imprese biologiche, secondo i quali la misura 123 sembra abbia contribuito a rafforzare i rapporti della filiera, come si evidenzia dall'analisi dei dati relativi agli indicatori riportati di seguito. 

Considerando l'indice "Incremento della quantità di materia prima di qualità acquistata e lavorata dagli impianti di trasformazione (%)", riportato nei rapporti ex post di Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Umbria e Veneto, si evince che i beneficiari della misura 123 hanno registrato un incremento medio degli afflussi di materia prima di circa il 41%, mentre la "Variazione dell'incidenza dei volumi di materia prima di qualità sul totale dei prodotti lavorati dagli impianti di trasformazione", indice riportato nei rapporti di Campania, Lazio e Umbria è invece pari al 5%.

Nel caso delle strutture associative, i dati relativi agli stessi indicatori esprimono risultati più importanti: la variazione media del volume di materia prima proveniente da contratti di fornitura pluriennale o da produttori soci di strutture cooperativo/consortile, riferita alla valutazione di Campania, Lazio, Umbria e Veneto, è infatti pari all'83%, mentre l'incidenza dei volumi di materia prima proveniente da contratti di fornitura pluriennale o da produttori soci di strutture cooperativo/consortili è di oltre il 20%.

In particolare, i valutatori hanno rilevato una grande efficacia dei Progetti Integrati di Filiera (PIF) nel favorire l'integrazione e l'aggregazione dei soggetti che operano lungo la filiera con effetti positivi sulla capacità di cooperazione (rafforzando i rapporti di fornitura), sulla distribuzione del valore lungo la filiera e sulla capacità propositiva sui mercati (contribuendo ad aumentare il valore aggiunto dei prodotti).

Ci sono poi alcuni esempi che provano come il settore biologico si sia molto avvantaggiato dell'approccio di filiera: nelle Marche il 56% del totale liquidato sull'azione integrata dedicata alle filiere regionali agroalimentari di qualità è riferito alle aziende biologiche; mentre nel Lazio, dove l'approccio di filiera ha interessato il 28,5% delle iniziative progettuali che hanno ricevuto il sostegno, il 25% del volume degli investimenti è stato realizzato da aziende biologiche.

Dal punto di vista procedurale, inoltre, i valutatori hanno sottolineato l'importanza di un'accurata selezione dei criteri di priorità, risultando particolarmente efficaci quelli che hanno favorito gli approcci di filiera. A tale proposito, l'esperienza assai positiva della Regione Marche, i cui progetti di filiera hanno raggruppato il maggior numero di beneficiari, ha dimostrato l'utilità di introdurre dei criteri soglia per stabilire la rappresentatività dei soggetti partecipanti rispetto alla filiera di riferimento (come il numero minimo di produttori di base).

Inoltre, un grande impulso alle filiere è stato dato da un'attuazione "complessa" della misura 123, ovvero in sinergia con altre misure all'interno di un approccio collaborativo di trasferimento dell'innovazione, tramite la misura 124. In Provincia di Bolzano, per esempio, la misura 124 ha permesso di migliorare la conservazione delle fragole biologiche sui mercati 'lunghi' e di sperimentare essiccatoi a basse temperature per le erbe officinali, aprendo al beneficiario nuove collaborazioni commerciali. Una grande importanza riveste anche la formazione per il miglioramento del prodotto e lo sviluppo del capitale umano, al fine di rendere più competitiva l'azienda. Le Marche, ancora una volta, si contraddistinguono per un utilizzo oculato della misura 111, specialmente nelle attività di informazione che sono state rese ammissibili solo per i soggetti promotori delle filiere, ai quali spetta l'obbligo di realizzare attività di animazione sul territorio. La stessa Regione ha dimostrato un buon utilizzo della Misura 132, per incentivare l'adesione ai sistemi di qualità da parte soggetti aderenti, e della Misura 133, diretta a favorire la promozione e la conoscenza dei prodotti.

Fonte: Elaborazione su De Leo et al. (2018)

Il sostegno alla distribuzione dei prodotti biologici nella programmazione 2014-2020

Nel complesso, I PSR regionali 2014-2020 manifestano un'attenzione particolare alla commercializzazione nel biologico, soprattutto con riferimento al sostegno agli investimenti. Circa la metà ha infatti assegnato alle aziende biologiche una priorità e/o maggiorazione dell'aliquota di sostegno nel caso di accesso alla sottomisura 4.1 o ad alcune sue operazioni per investimenti a favore della commercializzazione (o della trasformazione).

La maggior parte dei PSR prevede inoltre un criterio di priorità per l'accesso alla sottomisura 4.2 sotto forma di punteggi aggiuntivi riservati alle imprese che trasformano (e/o commercializzano) prodotti biologici. Anche se non sempre l'attenzione verso le produzioni biologiche si traduce nell'assegnazione di specifici criteri di priorità per l'accesso alla misura, il miglioramento della qualità dei prodotti agroalimentari, anche attraverso investimenti funzionali all'implementazione di sistemi di qualità, è un obiettivo della sotto-misura 4.2 in tutti i PSR.

Con riferimento alle altre azioni della misura 16, in generale si osserva una certa propensione, all'interno dei PSR regionali, a prevedere alcuni criteri di priorità per l'agricoltura biologica, anche in collegamento con la misura 4.2: Liguria ed Emilia Romagna nell'ambito della sottomisura 16.2 "Supporto per progetti pilota e per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie" e Lombardia nell'ambito della misura 16.10 "Progetti integrati di filiera" e "Progetti integrati d'area" (in quest'ultimo caso è assegnato un punteggio aggiuntivo al progetto integrato d'area che coinvolge anche agricoltori biologici). La Regione Sardegna concede un punteggio aggiuntivo alle aziende biologiche aderenti alla misura 16.4 "Sostegno alla cooperazione di filiera, sia orizzontale che verticale, per la creazione e lo sviluppo di filiere corte e mercati locali e sostegno ad attività promozionali a raggio locale connesse allo sviluppo delle filiere corte e dei mercati locali", assegnando la priorità di accesso in base all'ampiezza della gamma di prodotti venduti tramite la filiera corta e in base alla destinazione dei prodotti, con il punteggio massimo attribuito al canale Ho.Re.Ca. e alle mense pubbliche e private. Anche nella sottomisura 16.4 del PSR Calabria si prevede un punteggio aggiuntivo per l'agricoltura biologica, anche se alle aziende biologiche viene assegnato solo il 30% del totale dei punti disponibili per il macro-criterio "Maggiore presenza di prodotti certificati". Il PSR della Regione Puglia, invece, stabilisce che l'intensità dell'aiuto a valere sulla misura 16.2 "Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie" sia elevabile al 100% della spesa ammissibile nel caso di adozione di tecniche di produzione biologiche.

La Regione Piemonte prevede un criterio di priorità basato sulla sostenibilità ambientale dei processi produttivi per l'accesso alla misura 16.3 "Cooperazione tra piccoli operatori per organizzare processi di lavoro in comune e condividere impianti e risorse, nonché per lo sviluppo/la commercializzazione del turismo". Nel Lazio, la sottomisura 16.5 promuove l'approccio collettivo, in particolare all'agricoltura biologica, attraverso una preliminare individuazione dei territori e delle zone di applicazione del metodo di produzione biologico, anche individuando le prospettive di sviluppo e gli sbocchi commerciali per le produzioni ottenute.

Alcune considerazioni conclusive

L'agricoltura biologica sta abbandonando lo status di prodotto di nicchia per conquistare porzioni sempre crescenti di mercato e a tale evoluzione il sistema produttivo e distributivo non ha ancora fornito una risposta adeguata, riorganizzandosi opportunamente per fronteggiare i rischi della penetrazione dei canali commerciali convenzionali e per poter cogliere tutti i benefici derivanti dalla positiva dinamica del mercato. L'analisi delle misure a supporto della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agro-alimentari dei PSR 2014 - 2020 mostra come, alle carenze della passata programmazione in cui all'approccio di filiera non è stato dato il risalto necessario, si sia supplito con una maggiore attenzione a questo aspetto promuovendo, soprattutto attraverso le misure di cooperazione, approcci collettivi integrati alla filiera corta dei prodotti biologici.

 
 

Carla Abitabile 
Alberto Sturla
CREA-PB

 
 
 

Note:

[1]
 Con questa misura si interviene sulla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e forestali per migliorare la situazione reddituale del settore e concorrere alla crescita economica e sostenibile del territorio. Prevede interventi finalizzati a qualificare le produzioni, contenere i costi e ridurre l'impatto ambientale. Concorre a sostenere e aumentare l'aggregazione dell'offerta.

Bibliografia

Aguglia L. (2009), La filiera corta: un'opportunità per agricoltori e consumatori, Agriregionieuropa, Anno 5, n. 15.

Borri I., Borsotto P., Corsi A. (2009), La scelta della filiera corta degli agricoltori biologici piemontesi, Agriregionieuropa, anno 5, n. 19.

Darnhofer I., (2006), Organic farming between professionalization and conventionalisation - The need for a more discerning view of farmer practices, www.orgprints.org.

De Leo S., Vaccaro A., Viganò L. (2018), L'agricoltura biologica, in Tarangioli S., Zanetti B. (a cura di), Gli effetti della politica di sviluppo rurale 2007-2013, Il bilancio dell'esperienza, Rete Rurale Nazionale 2014-2020, Roma, in corso di pubblicazione.

Giarè F., Giuca S. (a cura di) (2012), Agricoltori e filiera corta. Profili giuridici e dinamiche socio-economiche, INEA, Roma.

Marino D., Mastronardi L. (2012), Gli aspetti ambientali della filiera corta: i risultati di un'indagine diretta sui «farmers' market» italiani, in Giarè F., Giuca S. (a cura di), Agricoltori e filiera corta. Profili giuridici e dinamiche socio-economiche, INEA, Roma.

Ventura F., Schiano lo Moriello M. (2017), Opportunità e minacce per la filiera corta e la vendita diretta in Italia, Rete rurale nazionale 2014-2020, Roma.

Viganò L. (2019), Il mercato (dei prodotti biologici), in: Abitabile C., Marras F., Viganò L. (a cura di), Bioreport 2017-2018. L'agricoltura biologica in Italia, Rete Rurale Nazionale 2014-2020, Roma.
Viganò L., Vincentini C. (a cura di) (2010), Strategie per l'agricoltura biologica nei PSR 2007-2013, Rete Rurale Nazionale 2007-2013, Roma.

 
 

PianetaPSR numero 84 ottobre 2019