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Aree protette

Il nuovo ruolo dei PSR nelle aree protette: laboratori in corso

Nel quadro delle attività del Programma RRN 2014-2020, il CREA sta realizzando un'attività pilota per coinvolgere attivamente gli Enti gestori dei parchi nazionali in un esercizio di ricerca finalizzato ad accrescere l'efficacia del FEASR nelle aree protette in vista della PAC post-2020.

L'importanza degli impegni ambientali "collettivi"

La sostenibilità ambientale e climatica è un tema sempre più strategico della PAC e dei PSR. Già nell'attuale periodo 2014-2020 gli interventi PSR indirizzati alle priorità agro-climatico-ambientali assorbono più del 40% delle risorse, mentre le proposte per il post-2020 sembrano delineare per queste priorità spazi finanziari e operativi ancor più importanti nel quadro di quelli che saranno i Piani strategici nazionali. 

La programmazione 2014-2020 dei PSR ha introdotto con forza il tema delle azioni ambientali collettive secondo il quale i PSR possono raggiungere risultati ambientali e climatici più ambiziosi attraverso l'adesione collettiva e coordinata da parte di più beneficiari a medesimi schemi di impegno agro-ambientale. Un intervento dedicato della misura di cooperazione (16.5) e aliquote di sostegno speciali per beneficiari collettivi della misura 10 sono stati un primo tentativo per accrescere l'ambizione di impatto degli impegni agro-climatico-ambientali. Il coordinamento di più beneficiari attorno a una stessa strategia, infatti, è anche garanzia di maggiore sinergia sui fronti della formazione, della divulgazione e della consulenza, elementi ritenuti indispensabili per aggiungere valore ed efficacia all'azione agroambientale incentivata con il sostegno della Misura 10 dei PSR.

L'esperienza finora maturata sul territorio, tuttavia, sembra evidenziare in linea generale come la Misura 10 rimanga ancora una misura poco capace sia di favorire processi di adesione collettiva, sia di intercettare le esigenze specifiche di tutela ambientale (e non solo) di territori specifici come possono essere quelli rappresentati da un'area protetta. Al contrario, invece, il PSR dovrebbe essere uno strumento con il quale i Parchi potrebbero animare e dare forza alle proprie strategie di tutela ambientale attraverso il coinvolgimento attivo e diretto degli agricoltori, dei selvicoltori e degli allevatori che operano sul territorio, e che di questo sono i primi custodi. 
L'idea, dunque, è che soggetti territoriali come gli Enti di gestione delle aree protette possano candidarsi a divenire in futuro protagonisti diretti del PSR per delineare, coordinare e implementare strategie ambientali d'area sostenute dal FEASR che coinvolgano attivamente i beneficiari (agricoltori, selvicoltori e allevatori) in disegni strategici collettivi di impegno ambientale.
In sintesi, Parchi come promotori di strategie ambientali d'area partecipate e costruite con approccio bottom-up, sulla stregua di altre esperienze in corso sul territorio come quella dell'Accordo agroambientale d'area della Valdaso (Marche)

I "laboratori" del CREA con i Parchi nazionali

Momenti di dibattito con i portatori di interesse

In questo contesto tematico il CREA, con la speciale collaborazione di Legambiente nazionale, sta realizzando nel quadro del progetto RRN 5.1 un'attività pilota di ricerca intitolata "Laboratori di governance agroambientale" avente ad oggetto un pool di circa 10 Parchi nazionali individuati su tutto il territorio nazionale. Obiettivo di questa attività è quello di raccogliere, in vista della PAC post-2020, informazioni utili a suggerire possibili opzioni innovative di governance delle misure agroambientali che vedano gli Enti gestori delle aree protette protagonisti più attivi dei PSR e, potenzialmente, attori diretti dello sviluppo e dell'attuazione di strategie ambientali d'area animate dal basso.

Prodotto atteso del percorso di lavoro è la messa a punto di un documento di analisi che evidenzi le necessità operative, le minacce, le opportunità e la percorribilità di possibili approcci innovativi da valutare per la programmazione delle misure agroambientali della futura PAC. 

Il metodo di lavoro adottato dal percorso avviato è quello del living lab, un approccio all'attività di ricerca incentrato sul coinvolgimento delle comunità d'utenti (ente parco, agricoltori, consulenti, ONG, attori locali etc.), non solamente come soggetti osservanti, ma anche come fonti di creazione. Le tappe del percorso di lavoro prevedono missioni in loco da parte del gruppo di lavoro CREA-RRN e Legambiente e realizzazione di momenti di discussione finalizzati ad avviare un dialogo con gli interlocutori del territorio, fare una mappatura di priorità e stakeholders, avviare la fase dedicata di raccolta e analisi delle informazioni.

 
Momenti di dibattito con i portatori di interesse

I laboratori svolti e quelli in programma

Nel corso del 2019 sono stati realizzati sul territorio cinque living labs rispettivamente presso i Parchi nazionali dell'Alta Murgia (Puglia), della Majella (Abruzzo), del Vesuvio (Campania), del Gargano (Puglia) e della Sila (Calabria). Protagonisti dell'attività sono stati in prima battuta Gli Enti Parco che, in più, sono stati attivati anche nel coinvolgimento degli stakeholders locali e dei rappresentanti regionali impegnati nella gestione della Misura 10. Un primo sunto delle esperienze finora condotte evidenzia come il tema degli approcci ambientali collettivi trovi, ovunque, il consenso dei partecipanti come via privilegiata di soluzione a problematiche comuni ai vari contesti (gestione fauna selvatica, contrasto all'abbandono dell'attività agricola, burocratizzazione e regole ambientali, abusivismo, limiti strutturali, carenza di servizi).

In aggiunta risulta dominante la necessità da parte degli imprenditori agricoli e degli allevatori attivi in area parco di disporre di una offerta formativa e di consulenza dedicate alla gestione ambientale e alla conservazione della biodiversità. Ovunque è stata evidenziata, inoltre, la necessità di una diversa governance dei PSR regionali che tenga conto in modo più specifico dei contesti territoriali caratterizzati da area parco, sia in termini di priorità ambientali che in quelli di fabbisogno e caratteristiche socio-economiche. In questo senso, l'idea di immaginare la figura di un "agronomo di parco" pagato da FEASR per svolgere un lavoro strategico di raccordo fra "agricoltura" e "ambiente" durante tutta la durata di una programmazione è stata proposta come semplice passo in avanti che i PSR futuri potrebbero compiere a beneficio sia dell'Ente gestore che degli operatori del territorio di un parco.

Momenti di dibattito con i portatori di interesse

Il comune denominatore degli incontri finora svolti è, comunque, la richiesta generale di realizzare ulteriori occasioni di confronto, cosa che denota una sete generale di coordinamento degli sforzi, di ascolto delle istanze, di ricerca concrea di soluzioni ai problemi comuni. In questo senso l'attività "laboratori di governance" avviata dal CREA rappresenta un tentativo (per ora di successo) di fare rete sul territorio e un primo passo verso l'innesco di approcci collettivi capaci di aggregare i vari portatori d'interesse intorno a questioni che meritano responsabilità condivise, come la tutela delle risorse naturali e la sopravvivenza delle attività agricole nelle aree più marginali del paese.
Prossimi appuntamenti dei laboratori sono previsti nel 2020 presso i Parchi nazionali del Pollino, dei Monti Sibillini, delle Foreste Casentinesi, delle Cinque Terre, delle Dolomiti Bellunesi e dell'Appennino Tosco-Emiliano.

 
 
 

Teresa Lettieri, Antonio Papaleo e Danilo Marandola
Scheda CREA-RRN 5.1 

 
 

PianetaPSR numero 86 dicembre 2019