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Agricoltura sociale

L'agricoltura sociale nella normativa italiana

La Rete Rurale Nazionale propone una panoramica del quadro normativo disponibile in Italia in materia di Agricoltura Sociale, con un documento che presenta anche l'excursus dell'evoluzione normativa del tema a livello regionale.

L'agricoltura sociale comprende una pluralità di esperienze non riconducibili ad un modello unitario, che si differenziano per organizzazione, attività svolta, destinatari, fonti di finanziamento; esse, tuttavia, sono accomunate dalla caratteristica di realizzare congiuntamente attività agricole e azioni di inserimento socio- lavorativo, attività a carattere sociosanitario, educativo, di formazione, di ricreazione, diretti in particolare a fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione. 
Percorsi ed esperienze, ispirate a concetti di mutualità e solidarietà, che da sempre hanno caratterizzato il legame esistente tra azienda agricola e famiglia rurale e che nel tempo sono divenuti espressione della dimensione multifunzionale dell'agricoltura. 

L'evoluzione del fenomeno

Per molto tempo, l'agricoltura sociale ha rappresentato una diversa modalità di esercizio dell'attività agricola, sviluppandosi nella società stessa su impulso dei singoli (dal basso), nonostante l'assenza di specifici riferimenti normativi, sia a livello nazionale che europeo.
La mancanza di una definizione normativa e di un quadro legislativo di riferimento non ha impedito l'espandersi di queste pratiche nei territori, ove si sono sviluppate secondo modelli differenti in funzione delle specifiche esigenze alle quali rispondevano. Il proliferare di esperienze sulla base di iniziative spontanee e di forme di collaborazione tra gli operatori agricoli e quelli del sociale e la crescente attenzione da parte degli operatori, della società civile e del mondo della ricerca ha stimolato e sollecitato le istituzioni regionali a legiferare in materia.

Nel 2013, con il Parere (2013/C 44/07) il Comitato economico e sociale europeo indicava infatti: «[...] di fronte ai beni pubblici che l'agricoltura sociale produce e al suo apporto allo sviluppo sostenibile, le istituzioni dell'UE e i governi degli Stati membri dovrebbero promuovere e sostenere questo settore, tra l'altro adottando, ai diversi livelli, un quadro normativo adeguato e favorevole, riconoscendone il valore aggiunto e migliorandone la governance, oltre che garantendo un contesto propizio e una proficua cooperazione tra i diversi ambiti d'intervento politico e le amministrazioni (salute/ sociale/agricoltura/occupazione) a livello sia europeo che nazionale, regionale e locale. Sarebbe inoltre auspicabile realizzare un sostegno pubblico mirato e applicare in modo integrato i fondi strutturali a beneficio dell'agricoltura sociale, nonché incentivare e favorire la ricerca interdisciplinare o anche migliorare la comunicazione e lo scambio di esperienze in questo campo».

La legge nazionale

A livello nazionale, è con la legge 18 agosto 2015, n. 141, recante "Disposizioni in materia di agricoltura sociale", che vengono riconosciute e consolidate le preesistenti esperienze di agricoltura sociale e introdotti fondamentali elementi di chiarezza in merito alle finalità, alla definizione normativa di ciò che si intende per «agricoltura sociale», alla delimitazione soggettiva, alle modalità di riconoscimento pubblico degli operatori e all'individuazione dei beneficiari delle attività. La legge del 2015 promuove, infatti, l'agricoltura sociale «quale aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole finalizzato allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio lavorativo, allo scopo di facilitare l'accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone, alle famiglie e alle comunità locali in tutto il territorio nazionale e in particolare nelle zone rurali o svantaggiate». Ai fini della legge, per "agricoltura sociale" si intendono le attività dirette a realizzare:

  1. inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità e di lavoratori svantaggiati e di minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale;
  2. prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali mediante l'utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell'agricoltura per promuovere, accompagnare e realizzare azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana;
  3. prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative finalizzate a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati anche attraverso l'ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante;
  4. progetti finalizzati all'educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l'organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.

Le iniziative regionali

Prima dell'approvazione della legge nazionale n. 141/2015 diverse Regioni si erano già dotate di uno strumento normativo sull'AS, disciplinando la materia in vario modo. Dopo l'entrata in vigore della legge n. 141/2015 hanno legiferato in materia le Province Autonome di Trento e Bolzano e sette Regioni, tra le quali la Sicilia, in ultimo con la legge di stabilità regionale del 2017. Eccezion fatta per la Lombardia, i dispositivi delle leggi appena citate richiamano espressamente i contenuti della Legge n. 141/2015, mentre nelle disposizioni normative di Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Basilicata e Sicilia si ha una piena conformità dei testi alla legge nazionale. In altri casi, poi, o viene ristretto il campo delle attività dell'agricoltura sociale (Lombardia) o viene estesa (Basilicata) o ristretta (Bolzano) la categoria dei destinatari di determinate attività. La Regione Lazio, infine, ancora priva di una legge specifica sull'AS, con la legge regionale n. 7/2018 ha introdotto genericamente l'agricoltura sociale "di cui alla legge 18 agosto 2015, n. 141" tra le attività da promuovere per sostenere l'agricoltura e la diversificazione agricola, senza descriverne le caratteristiche né le modalità attuative (cfr. Tabella 1).

Oggi, eccezion fatta per la Valle d'Aosta, tutte le Regioni e Province Autonome italiane hanno disciplinato la materia, fornendo definizioni, regolamentandone l'attuazione e il monitoraggio e/o stabilendo specifiche misure di sostegno per incoraggiarne l'attivazione e lo sviluppo (cfr. Tabella 2). Alcune regioni hanno emanato leggi specifiche sull'AS, altre l'hanno disciplinata come aspetto della multifunzionalità dell'azienda agricola e/o della diversificazione delle attività agricole, a volte citandola nel titolo della legge; altre ancora si sono limitate ad inserire articoli specifici nell'ambito di atti normativi di respiro più ampio, relativi all'agricoltura e/o allo sviluppo rurale e in un caso (Sicilia), nonostante il ripetuto avvio dell'iter legislativo per l'adozione di una legge specifica sul tema, l'agricoltura sociale è stata disciplinata in leggi di stabilità regionale.

Per approfondimenti, è possibile consultare il documento nel portale della Rete Rurale Nazionale al seguente link: https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/20502

 
 

Antonio Papaleo, Gabriella Ricciardi
CREA - Centro Politiche e Bioeconomia
Scheda RRN "21.1 Promozione e supporto alla diffusione dell'Agricoltura sociale".

 
 

PianetaPSR numero 88 febbraio 2020