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Policy brief

PAC post 2020, Policy brief: il ruolo chiave di sostenibilità e uso efficiente delle risorse naturali

Il documento relativo all'Obiettivo specifico 5 "Favorire lo sviluppo sostenibile e un'efficiente gestione delle risorse naturali come l'acqua, il suolo e l'aria" fa il punto dei dati disponibili per la descrizione del contesto ambientale nel quale dovrà essere attuata la futura PAC.

Nel novembre 2019 sono stati resi pubblici i policy brief, frutto del lavoro di un tavolo tecnico organizzato dal MIPAAF e composto da esperti della Rete Rurale Nazionale e dell'AT al PSRN 2014-2020 Misura 17, al fine di supportare la redazione del futuro Piano Strategico Nazionale (PSN) della PAC post-2020.

Secondo la proposta della Commissione Europea, la PAC post 2020 è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano per incrementare la sostenibilità ambientale del settore agricolo, anche per contribuire in maniera fattiva al raggiungimento degli obiettivi ambientali complessivi dell'Unione. La proposta sottolinea la funzione indispensabile che deve essere assicurata dagli agricoltori (insieme a selvicoltori ed allevatori) nel custodire risorse naturali fondamentali per tutti come acqua, suolo e aria, rimarcando altresì la necessità di aumentare l'efficacia degli interventi che la politica stessa deve attuare in questi ambiti. 
Si tratta delle ormai note funzioni verdi dell'agricoltura, che la PAC è chiamata a stimolare con ancor maggiore forza nel prossimo futuro, in parte per continuare a giustificare il proprio peso nel complesso delle politiche UE, ma soprattutto per garantire la loro l'erogazione in un contesto di instabilità di mercati e clima. Volatilità dei prezzi e calamità naturali sempre più frequenti, infatti, rischiano di intaccare in modo sensibile la capacità dell'agricoltura di assicurare queste importanti funzioni, riconosciute e sempre più richieste dalla collettività, come testimoniato anche dai risultati della consultazione pubblica sull'ammodernamento e la semplificazione della PAC.
Il tema è al centro del policy brief relativo all'Obiettivo specifico 5 "Favorire lo sviluppo sostenibile e un'efficiente gestione delle risorse naturali come l'acqua, il suolo e l'aria", che fa il punto dei dati disponibili per la descrizione del contesto ambientale nel quale dovrà essere attuata la futura PAC.

La copertura del suolo

Secondo i dati LUCAS 2017, al 2015 la copertura del suolo preponderante in Italia è rappresentata da "boschi" (32,9%), la cui superficie è cresciuta del 6,3% rispetto al 2009, attestandosi a 9.9 milioni di ettari circa. Insieme alla categoria "arbusteti" (1,9 milioni di ettari) rappresenta circa il 40% della superficie nazionale (30,1 milioni di ettari). Seconda categoria di copertura del suolo in Italia per estensione è quella delle "coltivazioni" (25%), che occupa circa 7,5 milioni di ettari di territorio, in contrazione rispetto al 2009 (-3,9%). Le coltivazioni, unite alla categoria di copertura "prati e pascoli", vanno a rappresentare la macrocategoria di uso del suolo ad uso agrario più estesa in Italia (circa 14 milioni di ettari, pari al 46,7% della superficie nazionale complessiva). 
Si sottolinea come al 2015 la superficie interessata a "prati e pascoli" sia in lieve contrazione rispetto al dato 2009 (-1%). Nel quadro complessivo della copertura del suolo in Italia, si sottolinea anche l'aumento delle superfici artificiali (+5,2%), spesso a scapito delle superfici interessate dalle coltivazioni (Tab. 1). 

Tra le "coltivazioni", il dato LUCAS evidenzia la maggiore estensione dei cereali (42,9%) rispetto ad altre coperture. Nel 2015 coprono una superficie di 3,2 milioni di ettari, in sensibile contrazione rispetto al 2009 (-22%). I cereali, insieme a colture industriali e colture foraggere (seminativi), rappresentano la categoria più importante di copertura agricola del suolo (nel complesso, 5,1 milioni di ettari, pari al 67,8% della copertura agricola totale). Uniche categorie di copertura agricola del suolo in espansione rispetto al 2009 sono le colture industriali non permanenti (es. girasole, colza, soia, piante aromatiche) (+48,5%) e gli ortaggi/legumi/fiori (+17,5%).

Tab 1- Categorie di copertura del suolo in Italia (valori in Km2)

Fonte: Elaborazione su dati LUCAS (2017)

La superficie irrigabile

Secondo il dato reso disponibile da Eurostat, con ultimo aggiornamento al 2013, la superficie irrigabile totale in Italia è pari a poco più di 4 milioni di ettari. Tale superficie risulta aumentata rispetto a quella del 2005 di meno dell'1% su base media nazionale. Secondo questo dato, incrementi importanti di superficie irrigabile si registrano In Friuli, Liguria, PA Bolzano. Riduzioni, invece, in Valle d'Aosta, Toscana, Umbria (Tab.2). La superficie irrigabile riportata da Eurostat rappresenta il 32,2% della SAU nazionale rilevata da ISTAT per lo stesso anno 2013 (12.425.996 ha). Secondo ISTAT, con riferimento invece all'anno 2016, la superficie irrigabile è pari a 4.123.806 ha. Il confronto con la situazione al 2013 evidenzia in Italia un incremento complessivo della superficie irrigabile di circa 50.000 ha (+1,2%). Tale incremento interessa in modo particolare le regioni del Sud e insulari (+ 7,7%) (90.000 ha), e in parte le regioni centrali (+ 2,9%) (10.000 ha).

Secondo il dato SIGRIAN (2016), a livello nazionale la superficie attrezzata dei Consorzi irrigui, ovvero la superficie corrispondente all'area dell'Ente/Comprensorio o Distretto su cui sono presenti le opere necessarie all'esercizio della pratica irrigua (superficie irrigabile), è pari a 2.145.607 ha (nel 2010 era pari a 3.091.443 ha).

Tabella 2: superficie irrigabile per regione (ha)

Fonte: Eurostat

L'uso dell'acqua in agricoltura (WEI+)

L'indice di sfruttamento idrico WEI+ fornisce una misura stimata del consumo totale di acqua in percentuale alle risorse idriche disponibili (acque sotterranee e di superficie) per un determinato territorio e periodo di tempo. Il WEI+ consente di classificare le aree (ad es. Sotto-bacini o bacini fluviali) soggette a stress idrico a causa dell'eccessivo uso ed estrazione dell'acqua, su scala stagionale e in relazione alle risorse idriche disponibili:

L'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) ha calcolato il WEI+ per tutti i distretti e bacini idrografici degli Stati membri utilizzando i dati comunicati attraverso il WISE (Sistema informativo per sulle acque per l'Europa), oppure facendo delle stime per i dataset non completi. Il WEI+ è stato calcolato su scala trimestrale per periodo 1990 -2015. Dai dati utilizzati emerge che il WEI+ supera il valore del 20% in 5 distretti idrografici (Po, Appennino meridionale, Appennino centrale, Sicilia e Sardegna) e, nel caso dell'Appenino meridionale, il valore supera in estate il 40% indicando una condizione di severa scarsità idrica. Nel distretto idrografico della Sicilia la soglia di stress idrico è superata in tutte le stagioni eccetto quella autunnale (Fig. 1).

Fig. 1 - WEI+ per i distretti di Bacino idrografico italiani (2015)

Fonte: Elaborazione CREA-PB su dati dell'EEA

La qualità dell'acqua: il bilancio lordo dei nutrienti (azoto e fosforo)

Il bilancio lordo nutrienti dei terreni agricoli rappresenta la potenziale minaccia per l'ambiente derivante dall'eccesso o dal deficit di azoto e fosforo nei suoli agricoli. 
Secondo il dato Eurostat, andamenti decrescenti del saldo lordo dell'azoto negli anni 2004-2015 sono osservati in nove paesi dell'UE (Danimarca, Grecia, Francia, Croazia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito). Trend crescenti sono stati evidenziati solo in quattro paesi dell'UE nello stesso periodo di tempo (Repubblica ceca, Cipro, Lettonia e Austria). Per l'Italia e altri tre Paesi (Polonia, Portogallo e Slovenia) Eurostat rileva, invece, andamenti stabili. Per l'Italia, in particolare, viene rilevato un dato aggregato nazionale di surplus medio pari a 66,5 Kg di azoto per ettaro di SAU considerata, superiore alla media UE 28 pari a 51 kg/ha. Per l'Italia, il dato prodotto da Eurostat si basa su valori stimati. 
In Italia (riferimento anno 2015) la superficie totale delle ZVN è pari a circa 40.390 km2 (circa 4 milioni di ettari) (+2,3% rispetto al 2012), equivalente a circa il 13,4% del territorio nazionale e a circa il 29,7% della superficie agricola totale. Tali ZVN sono designate in 18 regioni su 20 (no ZVN in Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige). Le ZVN dell'area del bacino del fiume Po, area maggiormente interessata dalla questione nitrati, occupano una superficie pari a circa 1,8 milioni di ettari, che corrisponde a circa il 64% della SAU presente (pari a 2.810.361 ettari, ISTAT 2010) e al 25 % della superficie complessiva del bacino del Po. 
Secondo Eurostat, infine, il saldo lordo del fosforo è diminuito nella maggior parte dei paesi dell'UE tra il 2004 e il 2015, Italia compresa.

L'erosione del suolo

Questo indicatore si compone di 2 sub-indicatori:

I due sub-indicatori valutano la potenziale perdita di suolo dovuta a processi di erosione idrica e identificano le aree agricole suscettibili a un tasso di erosione del suolo considerato insostenibile. Sono stati prodotti da JRC sulla base di un modello computerizzato empirico.
Nel 2012 in Italia la perdita media di suolo agricolo per effetto dell'erosione idrica è stimata essere superiore a 8,7 t/ha/anno, valore nettamente superiore alla media UE (circa 2,2 t/ha/anno). Questo valore resta il più alto dell'UE anche nel 2015 (8,5 t/ha/anno). Nel 2012 la superficie complessiva a rischio di erosione grave in Italia è pari a 6,8 milioni di ettari. È invece a rischio di erosione grave il 32,7% della SAU (circa 5,6 milioni di ettari nel complesso), valore anche questo ben superiore alla media UE. Tale SAU a rischio erosivo è rappresentata prevalentemente dai suoli arabili e colture permanenti (5 milioni di ettari) e in misura più ridotta da suoli interessati prati/pascoli (6-700 mila ettari), sebbene il fenomeno interessi entrambe le tipologie di uso del suolo in misura molto simile (il 33% dei suoli arabili e colture permanenti e il 29,4% dei prati/pascoli è soggetto a fenomeni di erosione grave). Fenomeni erosivi più intensi si manifestano in Calabria, Sicilia, Marche, Abruzzo, Molise (Figura 5.2, 5.3).

La Figura 2 riporta una più recente elaborazione sulla perdita di suolo per erosione idrica effettuata nel 2015 dal Joint Research Centre della Commissione Europea, riclassificata da ISPRA per individuare le aree più minacciate. In colore scuso sono rappresentate tutte le superfici con erosione superiore a 11,2 t/ha/anno, valore limite in cui l'erosione è ritenuta tollerabile dal Soil Conservation Service (USDA) americano per suoli profondi e a substrato rinnovabile.

Fig. 2 Aree degradate per erosione al 2015

Fonte: elaborazioni ISPRA su dati JRC

Le emissioni di ammoniaca dall'agricoltura

La gestione degli effluenti (in particolare bovini, suini e avicoli) è la fase aziendale in cui si generano circa il 50% del totale delle emissioni agricole. Nel dettaglio, in ambito zootecnico, le emissioni di ammoniaca sono generate dalle fermentazioni microbiche a carico dell'azoto presente nelle deiezioni (feci e urine) e avvengono in tutte le fasi di gestione, dal momento dell'escrezione nel ricovero fino alla distribuzione in campo. Per le coltivazioni, invece, le emissioni di ammoniaca sono generate dall'utilizzo dei fertilizzanti organici e di sintesi. La deposizione di NH3 contribuisce a diversi problemi ambientali, quali l'acidificazione dei suoli, l'alterazione della biodiversità e l'eutrofizzazione delle acque. Inoltre, l'ammoniaca è precursore del protossido di azoto (potente gas serra con un effetto termico pari a circa 270 volte quello dell'anidride carbonica) e del particolato atmosferico fine (PM2.5) contribuendo al cambiamento climatico e determinando impatti per la salute umana.

Dopo andamento abbastanza stabile nel tempo e un picco tra il 2011 e il 2012, le emissioni in Italia hanno ripreso a diminuire nel 2013, per stabilizzarsi intorno a 378 000 t nel 2015, al di sotto della media UE. Grazie a questo trend l'Italia è in linea per raggiungere gli obiettivi di emissione di NH3 per il 2020 (-5% rispetto al 2005) e il 2030 (-16%) stabiliti dalla Direttiva NEC. In Italia il settore agricoltura è responsabile dell'emissione del 94% del totale nazionale delle emissioni di ammoniaca (anno 2017). Dal 1990 al 2017 si è registrata in Italia una riduzione complessiva del 21% delle emissioni di NH3. Tale andamento è attribuibile principalmente all'agricoltura e, in special modo, alla contrazione del numero di capi allevati di alcune specie zootecniche, alla generale contrazione delle superfici e delle produzioni agricole, alla riduzione dell'uso di fertilizzanti azotati di sintesi, alla diffusione di metodi di coltivazione alternativi e di tecniche di abbattimento delle emissioni nella gestione degli allevamenti. Nel 2017 la fonte emissiva più significativa è rappresentata dalla gestione degli allevamenti (emissioni dal ricovero e dallo stoccaggio), che contribuisce per il 56,3% al totale delle emissioni di NH3 di origine agricola. Le altre fonti emissive del settore sono: lo spandimento delle deiezioni animali (19,9 %), l'applicazione al suolo di fertilizzanti azotati sintetici (15,1%), il pascolo (2,3%), l'uso di fertilizzanti organici (2,7%), l'azoto fissato al suolo tramite il processo di azoto-fissazione prodotto dalle radici delle leguminose (0,40%), lo spandimento dei fanghi da depurazione (0,31%) e la combustione dei residui agricoli (0,1%).

Alcune riflessioni conclusive

Nel quadro più ampio del new delivery model proposto per tutto il pacchetto di riforma della PAC, la Commissione europea ha immaginato un mix di misure verdi, sia volontarie che obbligatorie, finalizzate a raggiungere con maggiore efficacia gli obiettivi ambientali e climatici auspicati, secondo un approccio più flessibile e meno prescrittivo rispetto a quello adottato fino ad oggi per questi temi. Una proposta, questa, che offre agli Stati membri un margine potenzialmente più ampio di azione nella programmazione e attuazione di strategie nazionali che dovrebbero essere capaci di individuare e perseguire traguardi più realistici e più adeguati alle specificità territoriali. Appare così ancor più fondamentale poter disporre di dati di contesto robusti, capaci di descrivere efficacemente le principali emergenze ambientali connesse alle attività agricole, forestali e zootecniche e, soprattutto, sensibili agli effetti delle azioni agro-ambientali che le politiche decideranno di mettere in campo. In questa direzione sarebbe pertanto auspicabile un'azione di approfondimento dedicata per tutte le informazioni di contesto agroambientale che veda pienamente e fattivamente coinvolte tutte le istituzioni e i provider di conoscenza competenti su questi temi a livello nazionale e regionale.

Strumenti e fonti utilizzate

Per l'analisi di contesto relativa all'Obiettivo specifico 5 il lavoro è partito dallo studio degli indicatori previsti dal PMEF (Quadro di monitoraggio e valutazione della PAC post-2020) per i temi di interesse per aria, acqua e suolo. I dati consultati sono prevalentemente di fonte Eurostat, JRC, EEA e Commissione europea. In aggiunta, per una serie di approfondimenti specifici potenzialmente utili per affinare la descrizione del contesto e per avviare l'individuazione di primi elementi SWOT sui temi in oggetto, sono state consultate fonti nazionali come ISPRA, ISTAT e SIGRIAN.

 
Il Policy Brief 5 è disponibile nella sua versione integrale.
 

Link utili e sitografia

 
 

Danilo Marandola (CREA PB)
Riccardo Meo (ISMEA)

 
 

PianetaPSR numero 90 aprile 2020