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Coronavirus

Agricoltura e COVID-19, strumenti di rilevazione per l'analisi delle evoluzioni e delle emergenze

Un approfondimento della Direzione gestione del rischio di Ismea sul ruolo che i dati satellitari possano aiutare nella gestione della crisi provocata dalla pandemia.

L'ESA, di concerto con la Commissione europea, nell'ambito del Progetto Europeo SEN4CAP ha coinvolto le Autorità italiane con segnato riferimento al settore agricolo, in una valutazione che sta effettuando sui dati di Osservazione della Terra (EO - Copernicus); l'obiettivo è di valutare se ed in quale misura tali dati possano contribuire alla gestione, in emergenza, dell'attuale stato di crisi dichiarato dalle autorità nazionali ed internazionali a seguito della diffusione del COVID-19.

In tale contesto, è stata condotta dall'ISMEA una prima valutazione dell'utilizzo dei dati di fonte satellitare al fine di rilevare eventuali anomalie nella produzione e nel raccolto di frutta/verdura, coltivazioni a rischio a causa della mancanza della forza lavoro abitualmente disponibile.

Scenario

Le misure governative intraprese per contenere e contrastare l'emergenza sanitaria COVID-19 hanno bruscamente cambiato la fisionoma dei consumi alimentari, determinando l'impennata della componente domestica e la serrata del canale Horeca e dell'export. In particolare, come si evince dal flash report di fine marzo di ISMEA, la somministrazione diretta con le consegne a domicilio rappresenta solo un flebile palliativo alla chiusura della ristorazione privata e pubblica (con l'esclusione delle mense ospedaliere e di poche altre eccezioni), ed il forte rallentamento delle esportazioni sta penalizzando in particolar modo i prodotti del made in Italy agroalimentare (che nel tempo avevano conquistato un posizionamento medio-alto sui mercati esteri). A ciò si aggiunga la chiusura dei mercati rionali/all'aperto e ambulanti che ha determinato un'ulteriore strozzatura dell'offerta al consumatore finale di diversi prodotti/referenze. 

Tali cambiamenti stanno interessando in differente modo e grado le diverse filiere del settore agroalimentare, a seconda della loro maggiore o minore vocazione all'export o interazione con i canali di consumo extradomestici. In aggiunta, anche altri fattori stanno indebolendo il settore, come ad esempio la logistica e il reperimento di manodopera.
 
La paura del rischio di contagio, nonostante l'adeguamento alle misure di sicurezza negli ambienti di lavoro (mascherine, guanti, distanze di sicurezza, norme igienico-sanitarie), sembra stia creando problemi di carenza di personale nei caseifici, nei centri di lavorazione ortofrutticola, nei macelli e/o centri di lavorazione delle carni, oltre che presso le ditte di trasporti, determinando ulteriori problemi di approvvigionamento di materie prime o di materiali di consumo (ad esempio imballaggi) e di spedizione/consegna dei prodotti.

Con riferimento al problema della carenza di personale, il settore agricolo sembrerebbe meno esposto di quello della trasformazione alimentare, come spiegato nell'articolo curato da Banca d'Italia e INAPP I lavoratori a rischio in Italia durante l'epidemia da COVID-19. L'articolo, che analizza i diversi settori di attività economica in base alla loro maggiore-minore vicinanza fisica con clienti e collaboratori, evidenzia come l'agricoltura a partire da tale caratteristica non risulti compresa tra le attività professionali che espongono maggiormente i lavoratori ai rischi di contagio da COVID-19, dato che in questo settore si concentrato occupazioni che richiedono poca interazione interpersonale e dove quindi non sembrerebbe giustificabile una riduzione di personale e/o una minore offerta di lavoro.

In base ad un altro studio condotto dal laboratorio Cultlab della Scuola di Agraria dell'Università di Firenze in collaborazione con la segreteria scientifica dell'Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale, sembra ci sia una correlazione tra intensità dell'infezione e modelli agricoli. Lo studio dimostra che la diffusione del virus è più elevata nelle zone agricole a più alta intensità energetica e viceversa, basandosi sui dati epidemiologici riferiti alle aree dei quattro diversi modelli agricoli presi in considerazione, a seconda del loro grado di intensità energetica. Capire la relazione fra i modelli di agricoltura e la diffusione del virus è oltremodo importante anche in vista del ripensamento del modello di sviluppo che si vorrà seguire passata l'emergenza, prospettiva nella quale risulta quindi particolarmente vincente il modello agricolo a bassa intensità energetica, capace di garantire sicurezza alimentare e, allo stesso tempo, lo sviluppo equilibrato di attività terziarie legate al turismo, all'agriturismo, al commercio, ai servizi e ai prodotti tipici. 

Anche la FAO, col programma Giahs condotto con la collaborazione dell'Italia, ha l'obiettivo di tutelare e promuovere in Italia e nel mondo sistemi agricoli simili che potrebbero rivelarsi utili sia per la "Fase 2" sia per il periodo a venire.

Le criticità rilevate in agricoltura a seguito del COVID-19 e i dati Copernicus

Al fine di rilevare in modo tempestivo la presenza o meno di criticità in agricoltura derivanti dall'attuale situazione emergenziale, è stata condotta un'indagine qualitativa, tra il 14 e il 16 aprile, a mezzo di un panel di referenti privilegiati costituito da periti assicurativi e professionisti del settore agrario. 

L'indagine ha coinvolto dieci testimoni privilegiati, che hanno riferito sulla situazione di diversi prodotti afferenti a nove filiere (cerealicola e risicola, floricola, orticola e frutticola, olivicola, tabacchicola, vitivinicola, zootecnica), oltre che sulle attività connesse agrituristiche, nei diversi contesti territoriali nazionali, da Nord a Sud.  

In generale, la maggior parte degli intervistati ha segnalato la presenza di difficoltà nelle filiere a più alta intensità di lavoro, evidenziando problemi di reperimento della manodopera, di incertezza degli scenari (minori investimenti), di riduzione delle produzioni e delle vendite, di difficoltà sia logistiche sia di stoccaggio e reperimento di altri fattori produttivi.

Per le finalità espresse dagli Organi comunitari promotori dell'iniziativa, l'analisi si è focalizzata sulle filiere orticola, frutticola, cerealicola/industriale e della attività connesse agrituristiche (Tabella). In particolare, quelle orticola e frutticola sembrerebbero più esposte ad imminenti riduzioni produttive e di fatturato, causate, nell'area di Nord Est del nostro Paese, anche dalla sovrapposizione della gelata del 24 marzo u.s.

Circa le potenzialità di utilizzo del Programma Copernicus per l'agricoltura nell'attuale emergenza, l'indagine ha messo in evidenza come tale Programma sia poco conosciuto dall'utenza finale, fatta eccezione per la testimonianza di un intervistato che ha dichiarato di conoscere il tema e di non ritenere adeguato il grado di definizione delle rilevazioni SENTINEL anche a causa dell'interferenza della copertura nuvolosa.

Più in generale, con riferimento alla possibilità di utilizzare in agricoltura i dati satellitari rilasciati dal Programma Copernicus, si rileva che per la loro corretta interpretazione è necessaria l'interfaccia con un'ampia disponibilità di dati presenti e disponibili sul territorio di natura sia fisico/naturali sia antropico/economico-politici, per l'ampia interferenza di fenomeni di origine naturale e antropica che il settore agricolo subisce.

I fenomeni nell'ambito agricolo, connessi all'emergenza COVID -19, che si ipotizza quindi possano essere monitorati tramite i sistemi di rilevazione satellitare, vengono così elencati:

SENTINEL 2 (frequenza 5 giorni)
* monitorare l'andamento della raccolta (orticole e frutticole)
* monitorare la messa a coltura dei campi
* monitorare la copertura di tunnel/serre
 
MAP Italy/Cosmos Sky Med (frequenza maggiore)
* monitorare la presenza di braccianti in campo (da implementare con tracking da cellulare o app dedicata)
* monitorare il flusso di mezzi da/verso i mercati all'ingrosso ed opifici di trasformazione/lavorazione
* monitorare i "percorsi verdi" eventualmente attivati per favorire lo spostamento di manodopera nazionale o estera (attraverso le frontiere/Schengen e app dedicate) verso le zone di lavoro.

In conclusione, si sottolinea l'importanza di raccogliere le nuove sfide connesse all'utilizzo dei sistemi di osservazione della terra non solo per lo sviluppo di servizi innovativi alle aziende ma anche per rafforzare i sistemi di monitoraggio delle politiche agricole e di sviluppo rurale, inclusi i casi di emergenza e i rischi c.d. catastrofali. Tutto ciò appare una opportunità da cogliere appieno nell'ottica della transizione e avvio della strategia nazionale della nuova PAC 2021-2027, a partire dalle misure emergenziale a favore del settore agricolo che in questi giorni il nostro Paese sta proponendo e negoziando con la Commissione europea.

Bibliografia

 
 
 

A cura di Camillo Zaccarini Bonelli, Antonio Denaro e Giovanna Maria Ferrari

 
 

PianetaPSR numero 90 aprile 2020