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Natura 2000

Agricoltura e aree Natura 2000, difficoltà e prospettive guardando a PSR e nuova PAC

La difficile coesistenza tra attività antropiche in ambito agricolo e la tutela della biodiversità in uno studio del CREA. Il ruolo dei PSR e le opportunità della nuova programmazione.

Il CREA-Centro Politiche e Bioeconomia, nell'ambito del Programma Rete Rurale Nazionale 2014/2020 - Progetto "Azioni a supporto delle priorità agro-climatico-ambientali, Rete Natura 2000 e LIFE nei PSR", ha realizzato uno specifico studio finalizzato a rispondere alla seguente domanda: le attività agricole, zootecniche e forestali svolte nei siti della Rete Natura 2000 (ZSC/SIC e ZPS) possono coesistere con la conservazione della biodiversità con benefici reciproci?

Sono note infatti le criticità esistenti nel complesso rapporto tra attività antropiche e ambiente, ma si è visto che a volte può essere utile "mettere insieme problemi diversi" per generare possibili soluzioni innovative. Questo è stato il principio ispiratore della ricerca.

La gestione delle aree Natura 2000

L'obiettivo principale di questa ricerca è la valutazione dello stato attuale della pianificazione ecologica agro-silvo-pastorale nei siti della Rete Natura 2000 (ZSC/SIC e ZPS) e della sua efficacia in termini di gestione attraverso l'analisi di quattro casi studio regionali (Basilicata, Lazio, Lombardia e Umbria).

La ricerca ha analizzato e verificato le relazioni esistenti tra le norme vigenti (divieti, obblighi e attività da incentivare previsti da misure di conservazione e piani di gestione) per le aree agricole e forestali nei siti Natura 2000 (ZSC/SIC e ZPS) e le norme sulla condizionalità della PAC con particolare riferimento ai Criteri di gestione Obbligatori (CGO) e alle Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali (BCAA) previste per il tema Biodiversità e al tema livello minimo di mantenimento dei paesaggi. Tale analisi, inoltre, ha avuto lo scopo di verificare la corrispondenza o meno tra le misure di conservazione (generali e Sito-specifiche dei siti Natura 2000) e le misure dei PSR 2014/2020.

È stato quindi prodotto un documento di carattere tecnico-operativo dal titolo" Le misure di conservazione per le aree agricole e forestali nei siti Natura 2000. Strumenti e opportunità di finanziamento della programmazione dello sviluppo rurale" (scaricabile al seguente link: https://www.reterurale.it/mdcnatura2000), destinato non solo agli amministratori e alle tecnostrutture degli Enti, ma anche agli operatori del settore e ai tecnici di cui essi si avvalgono.

Al fine di mettere in relazione le misure di conservazione vigenti per le aree agricole e forestali nei siti Natura 2000 (ZSC/SIC e ZPS) con le norme sulla condizionalità della PAC e con le misure dei PSR 2014/2020, sono state anzitutto analizzate le delibere regionali, le misure di conservazione (misure di conservazione generali) e i piani di gestione con le relative misure di conservazione sito-specifiche attivate dalle Regioni per i territori compresi nei siti della Rete Natura 2000 e quindi vigenti. È stata quindi effettuata una classificazione puntuale delle misure di conservazione con la creazione di database dotati di un ricco corredo di variabili che sono state poi utilizzate per l'elaborazione dei dati.

Allo stesso modo sono state analizzate le delibere regionali sulla condizionalità e le misure dei PSR 2014-2020 approvate nelle Regioni oggetto dei casi studio.

Per ciascuna misura di conservazione finalizzata a mantenere gli habitat di interesse comunitario in uno "stato di conservazione soddisfacente" (secondo quanto previsto dalla Direttiva Habitat), è stata verificata e classificata l'associabilità e quindi l'applicabilità delle misure di condizionalità (acque, suolo, biodiversità e paesaggio) e delle misure PSR (misure attivate) incrociandole con il contenuto delle relative norme della regione di riferimento e arricchendo così i database. 

Queste analisi hanno permesso di inquadrare le realtà territoriali in relazione alle strategie di conservazione della biodiversità e alle politiche agricole. Si è analizzata inoltre la sussistenza o meno di corrispondenze tra misure di conservazione e misure dello sviluppo rurale (divieti/obblighi vs condizionalità, incentivi vs PSR, etc.).

Le misure di conservazione nelle aree agricole e forestali dei siti Natura 2000

Gran parte delle elaborazioni dei dati rilevati su ZPS e ZSC, primo tra tutti il numero di misure di conservazione attivate nelle quattro regioni, mostrano una spiccata eterogeneità tra i territori che sembra essere solo parzialmente, e non sempre, giustificata dalle loro caratteristiche (superficie, geomorfologia, n° siti Natura 2000, etc.).

Ciò premesso è evidente quanto influiscano le politiche di conservazione locali, frutto delle diverse scelte effettuate a livello regionale e che di fatto producono diversi "modelli" regionali.

Ad esempio, in riferimento al tipo di intervento, il Lazio si differenzia dalle altre tre regioni per una linea più "rigorista" con misure di conservazione per i siti Natura 2000 basate su Divieti e Obblighi, misure di Regolamentazione e meno sull'Incentivazione. In riferimento al Temal'esempio della Lombardia, vede la medesima distribuzione dei tre temi (agricolo, forestale, agroforestale) nelle misure di conservazione per i siti Natura 2000, mentre nelle altre regioni prevale il tema agricolo (ZPS) ad eccezione dell'Umbria (ZSC) dove prevale il tema forestale.

Dall'analisi degli habitat obiettivo (tipologia ambientale) presenti nelle ZPS, risulta che Basilicata, Lazio e Lombardia mostrano una maggiore diversità di habitat obiettivo. Inoltre la tipologia ambientale più ricorrente come obiettivo delle misure di conservazione in Basilicata, Lombardia e Umbria è quella delle zone umide, seguita dagli ambienti fluviali in Basilicata e Umbria e dagli Ambienti Agricoli in Lombardia. In Lazio le maggiori occorrenze sono state registrate per gli ambienti forestali delle montagne mediterranee e per gli ambienti agricoli.

Dall'analisi degli habitat obiettivo (habitat elencati nella Direttiva Habitat) e presenti nelle ZSC, risulta che in tutte le regioni gli habitat obiettivo più frequenti in assoluto sono quelli forestali ai quali seguono le praterie. Tuttavia la stessa analisi ha evidenziato due diversi modelli che vedono da una parte Lazio e Lombardia e dall'altra Basilicata e Umbria che mostrano, rispettivamente, una maggiore o minore diversificazione negli habitat obiettivo delle misure. Al contrario si registra una sostanziale omogeneità tra tutte le regioni in merito all'incidenza delle misure di conservazione su almeno un habitat obiettivo.

Analogamente a quanto osservato per gli habitat in direttiva "Habitat", in tutte le regioni l'analisi degli habitat obiettivo effettuata in base agli "ecosistemi MAES" (Mapping and Assessment of Ecosystems and their Services) mostra come i più frequenti in assoluto siano le foreste, seguono iprati permanenti, ad eccezione della Basilicata dove troviamo le brughiere ed arbusteti. Interessante notare come nelle regioni i seminativisi attestino tra la terza e la sesta posizione.

L'analisi delle misure di conservazione con Specie obiettivo, rivela una sostanziale uniformità delle regioni con circa un terzo di misure associate ad almeno una categoria sistematica (specie, gruppo) ad eccezione dell'Umbria dove nessuna misura era riferita a specie obiettivo.

La condizionalità della PAC

Come già considerato per le misure di conservazione, anche qui si osserva una forte eterogeneità tra le regioni in merito all'associabilità e applicabilità delle condizionalità alle misure di conservazione, con la sola eccezione delle CGO 2 e CGO 3.

Il mantenimento di Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali (BCAA) è un tema la cui applicazione è controversa tra le regioni e, a volte anche nell'ambito della stessa regione tra ZPS e ZSC, come nel caso della Basilicata le cui misure di conservazione trovano la massima applicabilità della BCAA7 nelle ZPS e nessuna applicabilità nelle ZSC e, inoltre, registra il minor numero di condizionalità attivate e applicabili. Queste situazioni eterogenee possono favorire criticità nella gestione, nell'applicazione e soprattutto nell'efficacia delle politiche a livello locale.

Più equilibrata, invece, l'applicazione delle BCAA 7 alle misure di conservazione di tutta la Rete Natura 2000 nel caso della Regione Lombardia che registra il maggior numero di condizionalità attivate e applicabili, mentre nel caso della Regione Umbria vede la massima applicabilità della BCAA 7 e anche della BCAA 8, che è stata attivata solo in questa regione.

In tutte le regioni le misure diverse da CGO 2, CGO3, BCAA 7 e, per l'Umbria, BCAA 8, hanno scarsa associabilità e applicabilità alle misure di conservazione.

Le misure dei PSR 2014/2020

Le misure PSR attivate dalle Regioni, pertinenti al finanziamento delle misure di conservazione, la cui associabilità e applicabilità sono specificamente riferite ai siti della rete Natura 2000, si prestano sia nelle ZPS che nelle ZSC ad essere associate a misure di conservazione già esistenti. Tuttavia, l'analisi ha evidenziato un'eterogeneità nelle percentuali di copertura delle misure di conservazione da parte di misure PSR, non solo tra ZPS e ZSC, ma soprattutto tra Regioni. La misura 10 e la misura 12, grazie alle loro caratteristiche, sono le più votate a tale associazione alle misure di conservazione. Ma di fronte a problemi più specifici e territorialmente più localizzati, anche altre misure, come la misura 8 in Lombardia (ZPS) e Umbria (ZSC), le misure 7 e 16 nel Lazio si rivelano utili fonti di finanziamento.

Interessante, infine, la concreta possibilità di finanziare misure di conservazione con interventi sui principali habitat compresi quelli oggetto di attività economica. Come avviene nelle ZPS dove, accanto a zone umide e ambienti fluviali, la tipologia ambientale degli ambienti agricoli è ben rappresentata in tutte le regioni (ad eccezione dell'Umbria dove non sono state classificate ZPS con questa tipologia ambientale). Così anche per varie tipologie ambientali di tipo silvo-pastorale come gli ambienti misti mediterranei e gli ambienti aperti delle montagne mediterranee in Umbria, gli ambienti steppici in Basilicata e Lazio o le specificità costituite dagli ambienti forestali alpini e dalle risaie che caratterizzano la Lombardia.

La finanziabilità con misure PSR delle misure di conservazione per tipologie ambientali delle ZPS, possibile con svariate misure PSR, riguarda più frequentemente le misure M 4, M 11, M 8, M 10 e M 12, che risultano quelle con percentuali di associabilità più elevate.

Analogamente nelle ZSC, dove tra gli habitat MAES maggiormente rappresentati e finanziabili con tutte le misure PSR attivate nelle quattro regioni spiccano le foreste. Ben rappresentati nelle ZSC anche le zone Umide (Lombardia), i prati permanenti (Lombardia e Lazio) e, localmente importanti anche i seminativi.

La finanziabilità con misure PSR delle misure di conservazione per Habitat MAES delle ZSC, possibile con svariate misure PSR, riguarda più frequentemente le misure 10, 8, 4, 12, 7 e 16 che risultano quelle con percentuali di associabilità più elevate.

PAN e uso sostenibile dei prodotti fitosanitari nelle aree Natura 2000

Dall'analisi dei dati della presente ricerca, risulta che tutte le regioni hanno attivato misure di conservazione con specifici target attinenti con il PAN (Piano di Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari): "Uso sostenibile prodotti fitosanitari", "Uso sostenibile prodotti chimici agro-zootecnici", "Agricoltura biologica", "Azioni di informazione e sensibilizzazione sui PF", "Promozione del turismo rurale, certif. prodotto, filiere, marchi con disciplinari sostenibili" o anche le molte misure di conservazione riguardanti le fasce tampone. Tali disposizioni sono risultate spesso coerenti se non coincidenti con quelle del PAN.

Le prospettive della PAC 2021/2027

Come si è visto sono numerose e interessanti le potenzialità di una virtuosa sinergia tra Conservazione della Biodiversità e attività agro-silvo-pastorali svolte nei siti della Rete Natura 2000 (ZSC/SIC e ZPS), purtroppo rimaste ancora non del tutto espresse nell'attuale ciclo di programmazione dello sviluppo rurale.

Le attività agricole, zootecniche e forestali svolte nei siti della Rete Natura 2000 possono quindi coesistere con la conservazione della biodiversità con benefici reciproci.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario un forte impegno in fase di programmazione nazionale e regionale che possa pianificare e indirizzare al meglio le misure della PAC, anche con una adeguata e capillare informazione, per facilitare la loro applicazione al finanziamento delle misure di conservazione nei territori della Rete Natura 2000, al fine di raggiungere gli obiettivi di conservazione del capitale naturale e di miglioramento della qualità della vita.

Ad esempio, in fase di programmazione una particolare attenzione va rivolta a migliorare l'armonizzazione delle programmazioni regionali pur tenendo conto e valorizzando le diversità territoriali, in modo da favorire la massima applicabilità e associabilità delle misure PSR per il finanziamento delle misure di conservazione della Rete Natura 2000. 

Il Piano Strategico Nazionale della PAC può rappresentare uno strumento fondamentale per garantire il finanziamento delle misure di conservazione delle aree Natura 2000 e degli interventi di ripristino e mantenimento delle infrastrutture verdi delle aree rurali in coerenza con le azioni prioritarie individuate dalle Regioni nei PAF.

Nel quadro già favorevole di una PAC post 2020 sempre più fortemente indirizzata a far crescere l'integrazione tra ambiente e agricoltura, occorre quindi uno sforzo maggiore da parte di tutti e ad ogni livello, a partire dalle autorità nazionali e regionali competenti fino ai territori con i loro tecnici e imprenditori del settore, per la conservazione del territorio, della biodiversità e del paesaggio.

 
 

Maurizio Gioiosa
Luigi Servadei

 
 

PianetaPSR numero 94 settembre 2020