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Biologico

Toscana, la razionalizzazione della filiera Ortofrutticola passa attraverso la progettazione integrata?

Una ricerca del CREA PB analizza il caso del PIF Ortofrutta Toscana Bio per verificare se e come gli approcci cooperativi alla produzione e al mercato siano effettivamente in grado di rispondere adeguatamente alle sfide del biologico italiano.

Un approccio di filiera che prevede aggregazione nelle singole fasi e integrazione tra gli attori sta guadagnando consenso presso gli operatori ortofrutticoli biologici, in quanto è visto come uno strumento utile a garantire un approvvigionamento adeguato alla domanda e che allo stesso tempo favorisce la riduzione dei costi di transizione, una più equa distribuzione del valore aggiunto e una più agevole adozione dell'innovazione (ICI Business, 2020).

Partendo da queste premesse, il CREA PB, nell'ambito del programma biennale della Rete Rurale Nazionale ha avviato una ricerca che ha lo scopo di verificare se e come gli approcci cooperativi alla produzione e al mercato, promossi dai Progetti Integrati di Filiera (PIF) dei PSR, siano effettivamente in grado di rispondere adeguatamente alle sfide del biologico italiano. Tra le varie azioni previste, una serie di interviste aperte con alcuni testimoni privilegiati operanti nella filiera ha permesso di esplorare le esperienze realizzate nella programmazione 2014 - 2020 e in quella passata, per individuarne gli elementi che ne hanno favorito il successo e che sono quindi passibili di trasferimento in altri contesti o, al contrario, per evidenziarne i punti di debolezza, proponendo quindi fattori correttivi.

Nelle righe che seguono si discute brevemente il progetto integrato di filiera "Valorizzazione delle produzioni ortofrutticole biologiche della Toscana - Ortofrutta Toscana Bio", uno dei primi attivati nella programmazione 2014-2020, e che, ormai concluso, ha permesso di creare forme di cooperazione più strutturate tra distributori e agricoltori della Toscana.

Fonte: https://pifvivitoscano.it/

Il progetto Ortofrutta Toscana Bio

Il progetto è stato finanziato con il bando "progetti integrati di filiera" 2015 del PSR Toscana, per una spesa totale ammessa di oltre 3.300.000 euro ed un contributo ammesso di 1.555.894,45 euro. La compagine progettuale coinvolgeva direttamente 11 aziende agricole, 2 imprese di trasformazione e commercializzazione; Vivitoscano srl (capofila) e CS Etruria srl, nonché 3 soggetti operanti nella ricerca e nell'innovazione.

Il partenariato si proponeva di sviluppare interventi mirati per migliorare la sostenibilità ambientale, nonché la qualità e le relazioni di filiera, dell'ortofrutta biologica toscana, attraverso azioni di innovazione orientate alla risoluzione di alcune criticità lungo la stessa, dalla fase di coltivazione del prodotto fino al mercato. In quest'ultima seconda fase, soprattutto, si sono concentrati gli sforzi che hanno permesso di strutturare la filiera dell'ortofrutta biologica in modo da poter rispondere a una domanda in rapida evoluzione.

La parte più rilevante del progetto (in termini economici) ha coinvolto direttamente le aziende agricole nello sviluppo e sperimentazione di sistemi di monitoraggio relativi alla difesa, irrigazione e concimazione delle colture, con un'azione funzionale a garantire una maggiore sostenibilità e salubrità dei prodotti. Tuttavia, dal punto di vista commerciale, il PIF ha avuto il suo fulcro nella realizzazione di una nuova piattaforma di lavorazione e confezionamento presso gli spazi di Vivitoscano, realizzata grazie alla misura 4.2 del PSR. La struttura occupa circa 2.000 mq e ospita due celle frigorifere, sale di lavorazione con sei linee per il confezionamento, un deposito e gli uffici. Grazie a questa innovazione, è stato possibile gestire meglio l'attività, regolando l'immissione dei prodotti sui mercati per evitare il surplus di offerta. Questo intervento è stato realizzato unitamente alla messa a punto di una serie di innovazioni di processo, tra cui la realizzazione di un nuovo protocollo di gestione del flusso dei prodotti nelle fasi di entrata, conservazione, lavorazione e spedizione nello stabilimento di Vivitoscano, con azioni di miglioramento della conservabilità dei prodotti e la fissazione di parametri qualitativi tali da consentire una risposta più adeguata alle richieste della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).. 

I risultati del PIF però sono andati ben oltre la mera realizzazione di interventi strutturali, che pure sono serviti a rendere più competitivo il prodotto biologico. In particolare, il recente partenariato con la cooperativa di Produttori Terre di Etruria, che riunisce i produttori di un'ampia area vocata all'orticoltura (dalla Maremma laziale fino all'alto livornese), ha permesso al Capofila Vivitoscano di accedere alla piattaforma logistica della cooperativa a Grosseto per raccogliere il prodotto e distribuire il prodotto. In prospettiva, Vivitoscano si occuperà della commercializzazione, soprattutto verso GDO e HORECA, mentre Terre di Etruria organizzerà la produzione, con l'obiettivo di garantire il pieno soddisfacimento della domanda di un numero limitato di referenze, riducendo gli intermediari e garantendo quindi un prezzo più alto agli agricoltori. L'accorciamento della filiera agevolerà anche il consumatore perché determinerà un abbassamento dei prezzi al dettaglio.

Le lezioni apprese dal PIF "Ortofrutta Toscana bio"

Fonte: https://pifvivitoscano.it/

Il PIF "Ortofrutta Toscana Bio" ha permesso di organizzare la filiera dell'ortofrutta toscana, un settore che, seppure molto importante in termini economici, finora mancava del coordinamento di cui invece già godono i settori dell'olio e del vino nella regione. Tale coordinamento ha riguardato l'intera filiera, dal "campo alla tavola", con azioni volte, da un lato, a garantire una crescente sostenibilità delle produzioni e, dall'altro, a incrementarne il valore sul mercato, con l'obiettivo ultimo di aumentare la remunerazione dell'agricoltore.

La creazione di rapporti di filiera "nuovi" è sicuramente una conseguenza delle opportunità economiche offerte dal PSR ma è stata propiziata anche da criteri di selezione premianti la "qualità del partenariato". Il bando PIF del PSR Toscana 2015 concedeva infatti un massimo di 10 punti su 100 per la presenza nel partenariato di una Organizzazione di Produttori (nel PIF in oggetto rappresentata dalla cooperativa Terre di Etruria) e per le innovazioni organizzative che avrebbero dato avvio a nuovi rapporti di filiera nonché un punteggio parametrato (da un minimo di 3 a un massimo di 7 punti) in base alla quantità di materia prima per la trasformazione o la commercializzazione proveniente dai produttori partecipanti.

Dal punto di vista strettamente commerciale, la presenza di un soggetto aggregante forte in qualità di capofila, come appunto Vivitoscano, in grado di rappresentare le esigenze commerciali di una quota significativa dei produttori biologici toscani e di mettere in campo il peso contrattuale necessario per garantire loro un prezzo equo nei rapporti sia con la GDO che con l'HORECA, ha costituito un chiaro punto di forza. Da un lato ha infatti permesso l'inserimento "alla pari" delle aziende biologiche in un mercato altamente competitivo, dall'altro ha garantito la presenza costante del prodotto sugli scaffali. L'esperienza di Vivitoscano ha inoltre contribuito a individuare le innovazioni necessarie ad assicurare un pronto soddisfacimento di una domanda molto esigente in termini di parametri organolettici e qualitativi, evitando il rischio di 'svendere' il prodotto.

D'altra parte, la gestione di progetti così complessi può risultare problematica, se non addirittura fallimentare, per soggetti con scarsa capacità amministrativa. Nel caso del PIF in oggetto, la presenza, tra i beneficiari indiretti, di APOFRUIT, a cui Vivitoscano è associata, ha sicuramente alleggerito gli oneri del capofila, ma le difficoltà gestionali possono inibire l'accesso alla progettazione integrata da parte, per esempio, di soggetti capofila di filiere locali che intendano valorizzare il prodotto oltre la filiera corta.

L'esperienza del PIF Ortofrutta Toscano Bio ha tuttavia dimostrato come sia possibile superare l'individualismo che caratterizza molte imprese biologiche, che tipicamente tendono a perseguire strategie commerciali autonome e la differenziazione dei canali di vendita, al fine di accedere ai canali commerciali destinati al largo consumo garantendo al contempo qualità e continuità delle forniture e la diversificazione della gamma del fresco ma anche un compenso più equo del lavoro dell'agricoltore. I progetti di filiera promossi da organizzazioni nate nel mondo del biologico possono quindi contribuire  all'equilibrio tra le esigenze di mercato e i principi del metodo produttivo.

 

I numeri del Progetto "Ortofrutta Toscana Bio"

 
 
 

Carla Abitabile, Andrea Arzeni, Alberto Sturla
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 96 novembre 2020