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Annuario dell'agricoltura

CREA, è uscita la nuova edizione dell'Annuario dell'agricoltura italiana

Il rapporto fornisce una visione d'insieme del settore agroalimentare nel 2019 e presenta una serie di approfondimenti sugli effetti della pandemia nel 2020.

È uscita la LXXIII edizione dell'Annuario dell'agricoltura italiana, la più antica e prestigiosa pubblicazione del Centro di ricerca Politica e Bioeconomia del CREA (già INEA).

È da 73 anni che l'Annuario fornisce una visione di insieme sulle caratteristiche e sulle dinamiche del sistema agroalimentare italiano, testimoniando nel tempo il cambiamento e le trasformazioni che lo hanno interessato.
 
Il volume è stato presentato pubblicamente in modalità webinar il 22 di gennaio, congiuntamente al Rapporto sul commercio con l'estero dei prodotti agroalimentari e alle prime stime dell'ISTAT sui conti economici dell'agricoltura nel corso del 2020. 

 

Effetto Covid

La presentazione congiunta CREA-ISTAT è stata un'occasione di riflessione sull'andamento congiunturale dell'agroalimentare italiano che, nel corso del 2020, si è dovuto confrontare con le difficoltà innescate dal diffondersi della pandemia da Covid-19. Il volume, pur basato sull'analisi approfondita dei dati 2019, peraltro gli ultimi disponibili a livello ufficiale, presenta, infatti numerosi approfondimenti sugli effetti dell'emergenza Covid-19 per il settore agroalimentare: dai redditi degli agricoltori, alle difficoltà di assunzione della manodopera straniera, ai settori più colpiti - florovivaismo e pesca -, alla chiusura del canale della ristorazione e al cambiamento dei consumi alimentari e dei canali di vendita, al sostegno alle fasce deboli della popolazione e agli indigenti.

Dagli approfondimenti si evince che l'agro-alimentare italiano ha tenuto abbastanza, o meglio ha limitato maggiormente i danni rispetto ad altri settori. Questo grazie alla sua capacità adattiva di fronte alle difficoltà, in primo luogo a quelle ambientali e climatiche, alle sue risorse interne, sia di natura strutturale che tecnologica, e molto per la sua vocazione a sviluppare relazioni con il mercato e con la società civile e a diversificare l'attività produttiva.

Le stime ISTAT 2020

Le stime ISTAT indicano per il 2020 una riduzione della produzione agricola del 3,3%, una riduzione del 6% del valore aggiunto lordo ai prezzi base e un calo degli occupati del 2,4%. La produzione di beni agricoli ha subito un calo contenuto, pari all'1,5%, in parte riconducibile all'andamento altalenante di alcune produzioni come l'olio d'oliva (-18%), in parte per la sofferenza subita dal settore florovivaistico, durante la chiusura imposta dalla pandemia, che ha interrotto il trend espansivo degli ultimi anni, con un calo in volume dell'8% rispetto al 2019.
L'emergenza Covid-19 ha invece pesantemente colpito le attività secondarie (-18,9%) che comprendono l'agriturismo e i servizi connessi (-3,8%), proprio le attività di diversificazione che le aziende avevano potenziato negli ultimi anni per mettersi al riparo dalle congiunture di mercato sfavorevoli.

Le difficoltà dell'agriturismo

In particolare, l'agriturismo ha sofferto particolarmente della chiusura e delle restrizioni alla mobilità e alla socialità delle persone nel periodo primaverile e nell'ultimo periodo dell'anno, come tutto il settore turistico, facendo segnare una battuta d'arresto pesante a quest'attività in vivace espansione da anni. I dati consolidati del settore relativi al 2019 confermano una crescita del 4,1% del numero delle imprese e del 3,3 del valore della produzione, pari a 1.506 milioni di euro correnti. Il valore medio dell'attività agrituristica si collocava su 61.000 euro per azienda, con una forbice allargata tra le 21.000 ad azienda nelle regioni insulari fino a 83.000 euro nelle regioni del Nord-est. L'alloggio e la ristorazione sono i servizi più diffusi, ma in crescita risultano essere anche la degustazione ed altri servizi come equitazione, sport ed escursionismo. L'agriturismo alimenta da solo un flusso di 3,7 milioni di turisti, di cui più della metà è rappresentato dagli stranieri. 

Nel corso del 2020, oltre alle mancate entrate legate al flusso turistico, alla ricettività - alloggio, ristorazione e degustazione - le aziende hanno risentito delle limitazioni nella commercializzazione dei prodotti, frequentemente venduti ai clienti ospitati, e del mancato apporto dell'attività didattica svolta per le scolaresche. 
Solo nei mesi estivi c'è stata una ripresa delle prenotazioni e degli arrivi che ha imposto un lavoro ed un ritmo frenetico per poter far fronte ad una massiccia richiesta spesso in modalità last-minute, assicurando nel contempo la sicurezza e la sanificazione dei locali. Gli italiani hanno dato preferenza alle vacanze in ambiente rurale, nelle località prossime ai piccoli borghi, ai siti archeologici, ai siti Unesco, ai parchi e aree protette, alla montagna o alle zone con percorsi cammini e itinerari a piedi che hanno avuto negli ultimi 2-3 anni un notevole impulso e interesse. 

Gli agriturismi rispetto alle altre strutture alberghiere tradizionali hanno potuto sfruttare il grande vantaggio di poter offrire larghi spazi aperti e piccoli contesti familiari, fondamentali in un'ottica del distanziamento. 
Massiccia è stata anche la presenza di turisti italiani nei parchi e nelle aree protette, generando anche ripercussioni sfavorevoli in questi contesti molto delicati per la coesistenza di specie faunistiche e botaniche di grande interesse per la biodiversità. Le restrizioni al movimento e alla frequentazione della montagna e degli spazi naturali durante tutta la primavera e l'autunno-inverno hanno incentivato un approccio compulsivo e superficiale, incrementando gli incidenti e gli interventi di soccorso.

Pandemia e nuovi canali di vendita

Le misure adottate durante l'emergenza hanno portato molte imprese agricole a individuare soluzioni innovative che consentissero il superamento delle difficoltà logistiche e organizzative dei canali di vendita tradizionali, introducendo e potenziando la vendita diretta. La vendita diretta delle aziende agricole era già in vistosa crescita negli ultimi anni (+4,3% nel 2019 per un valore pari a 351 milioni di euro).  Nel 2020, il 22% delle aziende ha utilizzato questo canale di vendita, con una crescita del 17% rispetto al 2019, collocando con questa modalità l'82% della loro produzione, rispetto al 73% dell'anno precedente. Nonostante lo scarso livello di digitalizzazione aziendale, si sono moltiplicate le iniziative per il potenziamento di diverse formule come l'incremento dei gruppi di acquisto solidale (GAS), lo sviluppo dei gruppi di acquisto condominiale, l'impegno di alcuni comuni a consentire l'apertura dei farmers markets.

Questa edizione dell'Annuario presenta, oltre al consueto e sempre più ricco e completo quadro di analisi delle componenti del sistema agroalimentare - basta scorrere l'indice per comprenderlo - tre capitoli monografici che esplorano come la pandemia abbia influenzato la produzione e la distribuzione del cibo durante il confinamento: il capitolo 11 dedicato al rapporto agricoltura e città, il capitolo 12 alla distribuzione e consumi e, infine, il capitolo 13 alla solidarietà e sussidi alimentari durante l'emergenza.

 
 
 

Francesca Marras
CREA

 
 

PianetaPSR numero 99 febbraio 2021