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Caratteristiche ed evoluzione delle aziende agricole in Italia: una lettura trasversale dei risultati dell'indagine RICA

La Rete d'informazione Contabile Agricola fornisce un quadro della situazione socio-economica delle aziende agricole italiane. La nostra analisi parte dai dati economico-produttivi per arrivare ad affrontare aspetti sociali e ambientali dell'attività agricola e delle politiche di settore.

La RICA (Rete d'informazione Contabile Agricola) è una delle più importanti analisi microeconomiche a livello europeo avente come obiettivo principale quello di raccogliere informazioni utili all'analisi socio-economica delle aziende agricole. La tipologia delle informazioni raccolte, il livello di dettaglio territoriale, la settorialità sia in termini di ordinamenti produttivi che di dimensioni aziendali e altre caratteristiche più specifiche sono evidenziate nel Rapporto RICA 2021, che copre il periodo 2016-2019 e si colloca come un continuum della prima edizione, incentrata sul triennio 2014-2017. Come riporta il titolo, le analisi non si fermano ai soli risultati economici e produttivi e alle caratteristiche strutturali aziendali, ma ampliano il raggio d'azione su aspetti sociali ad ambientali dell'agricoltura italiana. Il Rapporto evidenzia questi aspetti sotto diversi punti di vista, entrando nel dettaglio territoriale e mostrando le diverse caratteristiche tra le aree. Si tratta di un patrimonio informativo rilevante, che va al di là di quelli che sono i requisiti obbligatori richiesti dal regolamento comunitario e rende possibile un ventaglio di analisi ben più ampio rispetto a quanto si faceva in passato. I dati presentati nel lavoro alimentano infatti tutta una serie di studi pubblicati in riviste scientifiche nazionale e internazionali, rapporti di ricerca, analisi settoriali e interne che vengono portate avanti soprattutto da enti di ricerca ed università.

La lettura trasversale del Rapporto 2021 che si propone di seguito, è articolata su tre ambiti di analisi: la dimensione economica delle aziende, il loro indirizzo produttivo e infine la loro diffusione territoriale. Le analisi complete e con il massimo dettaglio informativo sono consultabili nel Rapporto accessibile tramite il collegamento indicato nei riferimenti bibliografici.

Dimensione economica

Come noto,[1] il sistema produttivo agricolo italiano è caratterizzato dalla prevalente presenza di aziende di modeste dimensioni economiche, ovvero da unità produttive con una limitata ampiezza delle superfici coltivate e ridotta consistenza zootecnica.

In attesa dei risultati della nuova rilevazione censuaria, i dati ISTAT più recenti (SPA 2016) indicano che quasi i tre quarti (73%) delle aziende agricole è al di sotto dei 25 mila euro di Produzione standard, e il 51% non raggiunge gli 8 mila euro, soglia minima di rilevazione per l'indagine RICA. La metà delle aziende rappresentate attraverso il campione RICA è compreso nella classe tra gli 8 e i 25 mila euro ma il loro peso economico è risibile, contribuiscono solo al 2% dei ricavi totali rispetto al 72% delle aziende superiori a 500 mila euro.

L'asimmetria distributiva è evidente e riguarda anche la diffusione territoriale delle aziende in quanto scendendo da Nord a Sud cambia considerevolmente l'incidenza delle classi dimensionali: il 53% delle aziende più piccole è localizzato al Sud contro il 21% di quelle più grandi.

Attraverso i risultati dell'indagine, pubblicati nel Report 2021, è possibile approfondire alcuni aspetti peculiari che differenziano le aziende appartenenti alle diverse classi dimensionali.

La prima peculiarità è ovviamente scontata: i ricavi medi di una azienda compresa tra gli 8 e i 25 mila euro (21 mila euro) sono molto più bassi di quelli delle classi dimensionali superiori che superano anche gli 800 mila euro. È piuttosto più interessante evidenziare che i ricavi medi nelle piccole aziende sono cresciuti nel 2019 del 6% rispetto al triennio precedente, in controtendenza rispetto a quasi tutte le altre classi dimensionali. Ciò significa che sebbene le analisi di lungo periodo (Spinelli e Fanfani, 2012) evidenzino una tendenziale fuoriuscita delle aziende più piccole, questa contrazione non sembra aver pregiudicato la loro vitalità economica, favorita probabilmente dall'adozione di modelli organizzativi flessibili (es. part-time, contoterzismo, pluriattività, ...), nonché dalla cessazione delle attività economicamente non sostenibili.

Un dato analizzato nel report, rappresentato in Figura 1, che stimola una riflessione più profonda, è invece quello sul finanziamento pubblico che in media aziendale cresce (da 4 a 62 mila euro) all'aumentare dell'ampiezza della classe dimensionale, ma contestualmente aumenta anche l'incidenza percentuale della quota proveniente dal I Pilastro (dal 69 al 73%). È un risultato che conferma una certa distorsione nella distribuzione degli aiuti comunitari: ci si aspetterebbe una maggiore rilevanza del supporto del II Pilastro nelle aziende più strutturate, in grado di partecipare a progetti economicamente e finanziariamente più impegnativi, viceversa, i cosiddetti aiuti PAC (I Pilastro) dovrebbero concentrarsi maggiormente nelle aziende più piccole, ma così non sembra accadere almeno in termini relativi.

Indirizzi produttivi

La RICA consente di classificare le aziende agricole rilevate in base alla prevalenza di un'attività produttiva in termini economici rispetto ad altre; di seguito vengono presentati alcuni risultati economici del 2019 dei principali indirizzi produttivi che caratterizzano le aziende agricole italiane. Per ulteriori approfondimenti si rimanda al Report completo.

Tra i settori produttivi vegetali, in termini assoluti, le aziende del settore dei seminativi hanno registrato un reddito netto compreso tra i 30-32 mila euro, a fronte di costi che incidono per il 46-49% sul reddito aziendale. I pagamenti comunitari a sostegno del settore cerealicolo e seminativo in generale sono sostanziali per le aziende perché consentono di raggiungere redditi adeguati e competitivi rispetto ad altri settori. Nei pagamenti PAC suddette aziende possono beneficiare anche degli aiuti accoppiati, come per il grano duro nel Centro-Sud, il riso, la barbabietola da zucchero, oleaginose, e la soia al Nord. Come entità del sostegno dopo la cerealicoltura segue l'olivicoltura meridionale che beneficia di sostegni accoppiati. Le aziende olivicole ricevono mediamente oltre 8.000 euro/ha di contributi del primo pilastro. Anche in questo settore il sostegno pubblico gioca un ruolo importante per garantire livelli reddituali adeguati alle aziende, poiché risultano tra i ricavi più bassi tra i frutteti.  Le aziende vitivinicole presentano invece redditi medi aziendali più elevati del 17% rispetto al settore frutticolo, confermandosi un indirizzo produttivo altamente remunerativo specialmente se legato a produzioni di qualità.

I ricavi medi aziendali si differenziano anche tra gli ordinamenti zootecnici. Il settore dei bovini e dei granivori presentano i valori più elevati di reddito, pari a 143 e 117 mila euro rispettivamente, a cui si accompagnano elevati costi di produzione, sia fissi che variabili. I costi fissi legati alla gestione delle strutture zootecniche sono considerevoli, specialmente per gli allevamenti con bovini da latte, mentre per gli allevamenti di altri erbivori, da carne o al pascolo, i costi fissi sono bassi. Sono però le aziende con granivori (suini, avicoli) che si caratterizzano per il più elevato livello medio di redditività della terra (circa 5.000 euro/ha), mentre la redditività da lavoro è più elevata anche se di poco nelle stalle da latte (circa 44.000 euro/ULT). Va tenuto presente che le aziende con erbivori possono beneficiare del sostegno accoppiato specifico degli allevamenti bovini e ovicaprini, che nel 2019 sono stati rispettivamente circa 14 e 11 mila euro in media ad azienda. Nel settore zootecnico si realizzano anche il maggiore volume di nuovi investimenti, sia in valore assoluto che come incidenza percentuale sul valore del capitale fisso. Questo risultato è strettamente collegato alla natura della produzione zootecnica da latte che necessita di impianti di mungitura e stalle che vanno mantenute o rimodernate più frequentemente.

Con l'indagine RICA si raccolgono anche dati quantitativi sui mezzi tecnici impiegati nelle aziende, tra essi quelli relativi al titolo dei concimi consentono di analizzare la sostenibilità ambientale dei trattamenti fertilizzanti praticati dalle aziende agricole italiane. Si riscontra che nelle aziende ortofloricole la quantità di concimi distribuita ad ettaro è più del doppio rispetto al dato medio nazionale, dato che contraddistingue l'intensità produttiva del settore sia sul fronte ambientale che economico con elevati costi variabili (mediamente 56mila euro ad azienda nel 2019).

Distribuzione territoriale

L'analisi svolta, a livello di circoscrizione geografica,[2] ha evidenziato come il campione RICA nel 2019 rappresenti oltre 602 mila aziende e, queste, sono localizzate per il 36,1% nella parte settentrionale del nostro Paese. Segue il Sud con il 31,6%. Al Centro si trovano, invece, il 14% delle aziende e, nelle Isole il 18,3% delle aziende rappresentate. La percentuale media di SAU in proprietà è pari al 39%, ma la situazione appare alquanto diversificata a livello di circoscrizione geografica, si passa infatti dal 29,4% del Nord Italia a circa il 53% del Sud. Mentre la SAU in affitto rappresenta oltre il 49% della SAU totale. L'affitto dei terreni sta crescendo sempre più nel corso del tempo, risultando, di fatto, la soluzione per aumentare la superficie a disposizione dell'agricoltore. La superficie irrigata è pari al 24,6% della SAU totale e, le percentuali di SAU irrigata più elevate si registrano nel settentrione (43% circa). Mentre il Centro rappresenta la circoscrizione geografica con la più bassa percentuale di SAU irrigata (8,7%).

In termini di ordinamento produttivo delle aziende (Figura 3), è emerso che quelle specializzate rappresentano il 90% delle aziende e, gli ordinamenti specializzati maggiormente rappresentati sono gli erbivori (13,9%), distribuiti soprattutto nelle Isole (32,5% del totale erbivori) e al Nord (24,6%) e, i seminativi (13,1%), distribuiti per poco oltre il 65% an Centro-Nord, seguite dai fruttiferi e dalla viticoltura che rappresentano, rispettivamente, il 12,6% e il 12,5% del campione RICA. In particolare, i fruttiferi sono presenti nelle aziende del Nord (42,1%) e in quelle del Sud (34,4%). L'olivicoltura (5,3%) e la viticoltura (12,5%) presentano una forte concentrazione territoriale; la prima per oltre i l74% si localizza al Sud e, la seconda per il 49% al Nord Italia. Per contro, il 10% delle aziende ha un ordinamento misto e dall'analisi della distribuzione geografica, si evince come il 33% delle aziende miste è localizzato al Sud, seguito dal Nord Italia con il 32,6% delle aziende non specializzate e dal Centro con il 24,9% delle aziende agricole miste.

Il diverso ordinamento produttivo a livello di circoscrizione territoriale si traduce in una differente dotazione di macchine agricole e di impiego di lavoro. In particolare, sono le aziende del Nord Italia e del Centro che presentano, in media, una dotazione di macchine con una potenza media che supera i 200 Kw. L'impiego di lavoro è ridotto, solo 1,9 unità lavorativa ed è fornito in misura maggiore direttamente dal conduttore e/o dalla sua famiglia (1,3 ULF). Il valore più basso si registra nelle Isole, dove risulta pari a 1,5 UL. Le aziende del Centro e del Sud Italia presentano lo stesso impiego di lavoro (1,9 UL). Per contro, quelle del Nord Italia mostrano il maggior livello di occupazione, ovvero 2,1 unità lavorative.

Tutto ciò determina, a sua volta, una diversa dotazione di capitali delle aziende. In particolare, l'analisi del capitale fisso, che permette di valutare il livello degli investimenti aziendali, mostra una situazione articolata a livello di circoscrizione geografica. In generale, si può affermare che i valori più elevati si registrano nella circoscrizione del Nord (380.000 euro) mentre, quelli più bassi nelle Isole (174.000 euro) e al Sud (175.000 euro). Nel Centro esso assume valore medio pari a (305.000 euro). Così come diversificata, a livello territoriale, risulta la redditività delle aziende, misurata attraverso gli indici: reddito netto per ettaro di SAU e il reddito netto per unità di lavoro.

La redditività per ettaro risulta pari, mediamente, a circa 1.500 €/ha e, quella per addetto a poco più di 18.000 euro. L'analisi per area geografica mette in evidenza la netta distinzione tra le diverse circoscrizioni territoriali: il Nord si caratterizza per livelli di redditività più alti del valore medio nazionale (rispettivamente 2.452 €/ha e 21.233 €/UL) mentre, il Centro (1.038 €/ha e 16.435 €/UL), il Sud (1.238 €/ha e 14.554 €/UL) e le Isole (678 €/ha e 15.880 €/UL) per valori a questo inferiori.

Considerazioni conclusive

Le analisi precedenti forniscono una vista limitata sull'ampio panorama informativo contenuto nel Rapporto RICA 2021, che, a sua volta, è solo uno dei possibili percorsi di studio e utilizzo dei risultati dell'indagine. 

Da quando è stata istituita nel 1965, l'indagine RICA risponde al bisogno primario di raccogliere dati per la determinazione dei redditi aziendali e le analisi dell'impatto delle misure della politica agricola comunitaria (PAC) sulla redditività aziendale. Pur non essendo cambiato il suo obiettivo principale, l'indagine si è evoluta parallelamente con i cambiamenti introdotti nella struttura delle politiche e con le priorità della collettività, non più orientate al solo riconoscimento della funzione produttiva dell'agricoltura. È infatti dagli anni '80 che la PAC ha iniziato ad inglobare misure orientate alla protezione dell'ambiente e al mantenimento del paesaggio, diventate con il tempo sempre più complesse e strutturate. La riforma della PAC 2014-2020 ha ulteriormente sottolineato l'importanza di rispondere ai bisogni di sostenibilità economica, sociale ed ambientale; le stesse misure di sviluppo rurale sono state orientate da un lato al miglioramento della competitività in agricoltura, ma dall'altra anche allo sviluppo sostenibile delle risorse naturali, la mitigazione dei cambiamenti climatici, la riduzione delle disparità tra territori. In quanto parte del Green Deal europeo, ci si aspetta che questi obiettivi non restino disattesi anche oltre il 2020. Nuove politiche portano nuovi fabbisogni informativi e benché la RICA non faccia parte ufficialmente delle statistiche europee, resta una delle più importanti fonti di dati. La direzione futura della rilevazione va verso un miglioramento dello schema dei dati legati alla sostenibilità ambientale e sociale, non soltanto per soddisfare fabbisogni informativi nazionali, ma anche come conseguenza della decisione di trasformazione della FADN (Farm Accountancy Data Network) in FSDN (Farm Sustainability Data Network), uno strumento più compatibile con i fabbisogni informativi insiti nella strategia Farm to Fork e nel Green Deal europeo.

 
 

Riferimenti bibliografici

 
 

Note

 
 

Andrea Arzeni, Antonella Bodini, Orlando Cimino, Sonia Marongiu
CREA - Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia

 
 

PianetaPSR numero 106 ottobre 2021