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Un check up dello stato di salute delle foreste italiane nel nuovo Inventario nazionale

A settembre sono stati presentati i risultati del terzo Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio realizzato dai Carabinieri del CUFA e dal Centro di ricerca Foreste e Legno del CREA. 

Il 29 settembre scorso, in occasione del contest ALL4CLIMATE della pre-COP26 di Milano, sono stati presentati i risultati del terzo Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (INFC2015), realizzato dal personale dell'Arma dei Carabinieri (CUFA - comando unità forestali ambientali e agroalimentari), che coordina e finanzia il progetto, e dal centro di ricerca Foreste e Legno del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA), che cura gli aspetti tecnico-scientifici. L'Inventario è un'indagine campionaria periodica finalizzata alla conoscenza delle caratteristiche delle risorse forestali del Paese e rappresenta uno strumento fondamentale per la costruzione delle politiche e delle programmazioni in materia di gestione, tutela e valorizzazione delle risorse forestali a livello sia regionale che nazionale. Inoltre, rappresenta la base conoscitiva per rispondere agli impegni internazionali che il nostro Paese ha assunto per la conservazione degli ecosistemi terrestri e della biodiversità, per la gestione sostenibile delle risorse forestali e per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, in linea con il Green Deal Europeo e con la Strategia Europea per la biodiversità 2030 e la Strategia forestale Europea 2030. Gli accordi sottoscritti prevedono infatti un monitoraggio nel tempo dello stato di attuazione degli impegni assunti quantificando, a scadenze prefissate, i valori di indicatori (reporting internazionale) quali la superficie forestale, il numero di specie, il rapporto tra accrescimento delle foreste ed entità di legname utilizzato, la quantità di carbonio accumulato, ecc. 

Con il 3° Inventario nazionale si compie l'ultimo aggiornamento periodico delle statistiche nazionali forestali, permettendo così di poter avere un quadro conoscitivo dell'evoluzione del patrimonio, salvaguardando la coerenza delle statistiche italiane con gli standard internazionali, valorizzando la rete di monitoraggio delle risorse forestali e arricchendo la base di dati, purtroppo carente, del sistema informativo forestale nazionale.

Con la presentazione dei risultati si conclude un percorso di lavoro iniziato nel 2013, anno in cui furono definite le linee progettuali per INFC 2015 da parte dell'ex Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con il centro di ricerca Foreste e Legno del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA). Per la nuova indagine inventariale, allo scopo di consentirne la comparazione dei risultati, sono state adottate le stesse definizioni e protocolli di campionamento dell'Inventario del 2005 (INFC 2005). Le definizioni di "bosco" e di "altre terre boscate" utilizzate per gli inventari nazionali riprendono le consolidate definizioni internazionali proposte dalla FAO e da cui discende un sistema gerarchico di classificazione delle categorie inventariali coerenti con le tipologie di indagine già utilizzate in ambito FAO e UE (CORINE).

Le fasi dell'indagine

L'indagine prevede più campionamenti in fasi successive. La prima fase di indagine, che si è conclusa nel 2014, ha portato a delle prime stime sull'estensione della superficie forestale nazionale attraverso la fotointerpretazione e la copertura al suolo di circa 300.000 unità di campionamento. Rispetto all'INFC del 2005, riporta una prima stima di aumento della copertura forestale (bosco e altre terre boscate) di circa 587.000 ettari, raggiungendo un totale di 11.054.458 ettari pari al 36,7% del territorio nazionale italiano.

La seconda fase è iniziata a fine 2017 e si è conclusa nei primi mesi del 2020, facendo però convenzionalmente riferimento all'anno 2015. Questa ha previsto la realizzazione dei rilievi in campo su circa 30.000 punti con lo scopo di perfezionare la classificazione delle formazioni forestali, distinguendo così le diverse categorie inventariali e i diversi tipi di vegetazione. Inoltre, al rilievo è stata associata la raccolta di informazioni relative a caratteri qualitativi quali ad esempio proprietà, gestione, viabilità, vincoli, caratteri stazionali, tipo colturale e stadio di sviluppo, presenza di fenomeni di dissesto. Infine, è seguita un ulteriore fase su un sottoinsieme di punti molto più limitato (un punto ogni 1.276 ettari di bosco), per i caratteri quantitativi delle formazioni forestali quali i diametri, le altezze, gli accrescimenti dei fusti, l'entità del legno morto ed altri aspetti riguardanti in particolare gli arbusti, la rinnovazione, e lo stato di salute delle fitocenosi.

I risultati delle indagini si sono concluse nei primi mesi del 2020, facendo però convenzionalmente riferimento all'anno 2015.

Cresce la biomassa

Rispetto all'INFC del 2005, oltre all'aumento della superficie forestale nazionale, si registra anche un aumento della biomassa del 18.4%, passando in 10 anni da 144.8 a 165.4 metri cubi ad ettaro. Questi incrementi si possono ricondurre non ad azioni volontarie delle politiche di settore ma unicamente alla diminuzione sia della pressione antropica e delle attività agrosilvopastorali nelle aree interne e montane del paese, con la conseguente ricolonizzazione delle superfici precedentemente coltivate, sia per una diminuzione generale delle utilizzazioni selvicolturali, con conseguente aumento della biomassa. 

I dati presentati sulla quantità di carbonio organico immagazzinato nella biomassa epigea e nel legno morto mostrano un passaggio da 490 milioni del 2005 ai 569 milioni di tonnellate rilevato per il 2015, equivalente ad un valore della CO2 (il principale gas climalterante) che passa rispettivamente da 1.798 milioni di tonnellate a 2.088 milioni di tonnellate e, quindi, con un incremento di 290 milioni di tonnellate di CO2 stoccata e sottratta all'atmosfera. Questo dato conferma come gli ecosistemi forestali rimangano i principali serbatoi naturali terrestri di carbonio e giochino un ruolo chiave per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Da questo risultato discende l'esigenza di contrasto ai cambiamenti climatici per salvaguardare la stessa salute delle foreste. Tuttavia, negli ultimi anni l'aumento della frequenza e la severità con cui gli eventi di disturbo e le calamità naturali colpiscono i nostri boschi, rappresentano una seria minaccia in grado di portare a possibili conseguenze devastanti non solo per la sopravvivenza ed efficienza di particolari ecosistemi forestali ma anche per il loro valore economico. L'indagine, che non considera i disturbi dovuti agli incendi devastanti del 2017, 2018 e 2020 e della tempesta VAIA del 2018, evidenzia come il 3.3% dei nostri boschi siano interessati da danni più o meno evidenti su una porzione della copertura tra il 30% e il 60%, mentre sull'1.0% i danni vanno ad interessare una porzione superiore al 60%. Le principali cause di danno sono: fitopatie causate da insetti, funghi, batteri, micoplasmi e virus (33.8% della superficie del bosco con danni su almeno il 30% della copertura), eventi climatici estremi quali tempeste di vento, alluvioni, nevicate molto abbondanti (26.5%), e incendi del soprassuolo e del sottobosco (rispettivamente 20.7% e 1.9%).

Aree protette

L'inventario conferma come le foreste italiane possono contare su un regime di tutela tanto esteso da essere tra i più alti d'Europa. La superficie forestale ricadente in aree protette di ogni grado (nazionale, regionale, europeo ed internazionale) è pari a circa 3.5 milioni di ettari (31.8% della superficie forestale nazionale), di cui 2.8 milioni ricadono nel "Bosco" e 0.7 milioni nelle "Altre terre boscate". La superficie forestale che ricade nei soli siti della Rete Natura2000 (circa 3 milioni di ettari) è spesso inclusa anche in parchi e riserve nazionali o regionali (circa 1.7 milioni di ettari). Inoltre, i risultati presentati evidenziano come le foreste italiane siano presenti su un'ampia distribuzione altitudinale, con il 37.7% della superficie totale nella classe altitudinale da 0-500 m s.l.m. e il 35.7%. nella classe da 500- 1000 m c s.l.m. Le altre tre classi di quota (1000-1500, 1500- 2000 e oltre 2000 m slm) ne comprendono rispettivamente 17.7%, 7.6% e 1.4%. In alcune regioni (Sardegna, Puglia, Toscana) la classe 0-500 m slm ospita la maggior parte della superficie forestale e, al contrario, in alcune regioni alpine prevale la classe da 1000-1500 m slm (Trentino con 36.4%, Veneto con 28.5% di superficie forestale) e 1500-2000 m slm (Valle d'Aosta con 49.4%, Alto Adige con 45.2%). 

Le specie e la composizione dei boschi

In linea con le definizioni internazionali, INFC distingue un "bosco puro" da un "bosco misto" quando la copertura delle chiome delle specie appartenenti ad uno dei due gruppi supera il 75% di quella totale. Per l'Italia la superficie del Bosco è in prevalenza riconducibile a formazioni pure di latifoglie. I boschi puri di conifere e i boschi misti di conifere e latifoglie rappresentano singolarmente poco più del 10% della superficie boscata nazionale; fanno eccezione le regioni prettamente alpine, in cui prevalgono i boschi di conifere. 

L'INFC2015 ha individuato circa 180 specie differenti, cui corrisponde un volume complessivo di 1.5 miliardi di metri cubi. Quattro specie concorrono a raggiungere la quota del 50% del volume dei boschi con tre specie di latifoglie (faggio - Fagus sylvatica L.; castagno - Castanea sativa Mill.; cerro - Quercus cerris L.) e una di conifere (abete rosso - Picea abies K.). La quota del 75% del volume complessivo è superata con l'aggiunta di altre sette specie: larice (Larix decidua L.), roverella (Quercus pubescens Willd.), carpino nero (Ostrya carpinifolia L.), leccio (Quercus ilex L.), abete bianco (Abies alba Mill.), pino nero (Pinus nigra Arn.), pino silvestre (Pinus sylvestris L.).

La proprietà

Per quanto riguarda la tipologia delle proprietà, vi è una prevalenza di proprietari privati per il 63.5% della superficie nazionale. Fanno eccezione tre regioni (Trentino, Abruzzo e Sicilia) in cui prevale la proprietà pubblica. All'interno dei boschi di proprietà privata, la tipologia prevalente (oltre i tre quarti) è quella con un singolo proprietario, mentre i boschi pubblici sono in prevalenza di proprietà comunale o provinciale. 

Caratteristiche selvicolturali

Da un punto di vista selvicolturale, i tipi colturali afferenti al governo ceduo (in tutte le sue distinzioni colturali) e fustaia occupano all'incirca la stessa percentuale, rispettivamente il 42.3% e il 41.9%. La restante superficie si compone per lo più di soprassuoli non sottoposti ad alcuna forma di gestione, al più interessati da interventi sporadici e quindi non riconducibili alle forme canoniche di governo; spesso si tratta di superfici non più interessate dalle pratiche selvicolturali a causa di limiti stazionali (superfici impervie, pendici rupestri o altre limitazioni dell'ambiente fisico) e quelli di colonizzazione spontanea di coltivi abbandonati (boschi di neoformazione).

Infine, la superficie forestale a livello nazionale sottoposta a pianificazione di dettaglio (piano di gestione e assestamento forestale o strumenti equivalenti) è abbastanza limitata (15.3%), anche se la situazione è molto diversa tra le regioni, con una differenza marcata tra quelle del Nord (con superficie maggiormente pianificata) e le restanti. Al contrario, la percentuale di superficie sottoposta alle Prescrizioni di Massima e Polizia Forestale (PMPF) riconducibili all'applicazione dei vincoli idrogeologici, e quindi al sistema autorizzativo dei tagli collegato, raggiunge a livello nazionale l'86.5% del totale.

Conclusione

In attesa della pubblicazione dei dati di dettaglio, le prime informazioni presentate con il documento di sintesi, consultabili sul sito www.inventarioforestale.org, ci consentono di avere una prima base conoscitiva del nostro patrimonio forestale, che è indispensabile per poter definire al meglio le prossime politiche di gestione sostenibile nazionali e regionali.

Lo spopolamento e l'abbandono colturale delle aree collinari e montane, e in generale delle aree interne, rimane un fenomeno centrale nell'evoluzione delle superfici e della composizione del patrimonio forestale nazionale. In sintesi, l'Italia si conferma essere un paese dall'elevata tutela ambientale, le foreste italiane sono in crescita e, con una adeguata pianificazione e lungimirante gestione (al momento piuttosto scarsa), potrebbero rappresentare non solo un importante volano di sviluppo sostenibile nell'erogazione dei servizi ecosistemici di approvvigionamento, regolazione e di valore socioculturale, ma anche uno strumento indispensabile nella lotta al cambiamento climatico.

Tuttavia, per poter gestire efficacemente le foreste nazionali, sarebbe opportuno poter contare su un sistema di conoscenza aggiornato, in grado di sistematizzare le informazioni e i dati quantitativi e qualitativi in materia, valorizzando maggiormente l'innovazione tecnologica. Manca ancora in Italia un sistema informatizzato nazionale in grado di coordinare e raccogliere le informazioni statistiche, inventariali e amministrative necessarie per conoscere e comprendere le dinamiche evolutive, sia da un punto di vista ecologico che socioeconomico del patrimonio forestale nazionale. Un sistema in grado di confrontarsi e integrarsi con i dati che le nuove metodologie di telerilevamento ci potrebbero consentire di ottenere in modo più accessibile ed economico che in passato con analisi sempre più complesse e dettagliate.

 
 

Bibliografia

 
 

Lorenzo Crecco, Antonio Pepe, Saverio Maluccio, Raoul Romano, Rosa Rivieccio

CREA Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia - Osservatorio foreste, Via Po, 14 - 00198 Roma (RM), Italy

 
 

PianetaPSR numero 107 novembre 2021