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Il biologico del 2021: crescono le superfici e le aziende, non sostenute dalla domanda interna

Lo scorso 6 luglio sono stati presentati gli ultimi dati del progetto SINAB e con ISMEA e Mipaaf si è discusso dell'agricoltura biologica del futuro. 

In uno scenario caratterizzato dagli strascichi della pandemia e da una flessione economica, accentuata da un'inflazione crescente che mina il potere d'acquisto, le famiglie italiane hanno modificato la composizione del carrello della spesa bio rispetto al periodo pandemico e pre-pandemico. È quanto emerso nel corso del convegno "Appuntamento con il Bio: l'agricoltura biologica del futuro", organizzato lo scorso 6 luglio da ISMEA e dal Mipaaf nell'ambito del progetto SINAB che monitora da anni il biologico.

Sono stati presentati gli ultimi dati e si è discusso di una nuova strategia per rilanciare il settore, mantenendo fermi i capisaldi della transizione verde definiti prima dalla Farm to Fork poi confermati dalla governance europea nonostante i recenti sconvolgimenti che confermano il biologico come modello agricolo vincente in chiave di sostenibilità. 

Di seguito i numeri del bio aggiornati al 2021 che sono stati la base di partenza per discutere dei nuovi strumenti da mettere in campo per il sostegno al settore

Andamento del biologico in Italia

Superfici 
A livello europeo, l'Italia si conferma tra i Paesi con la più alta incidenza percentuale di superficie biologica rispetto alla SAU totale, (17,4%), valore che si dimostra superiore a quello spagnolo (10,5%) e francese (10,0 %).  In dettaglio, nel 2021, le superfici biologiche sono aumentate di oltre 90mila ettari, con una variazione rispetto al 2020 del +4,4%, raggiungendo, al 31 dicembre 2021, 2.186.570 ettari (vedi Gr.1).

Immaginare tassi di incremento prossimi al +5% anche nei prossimi anni, permetterebbe di garantire il raggiungimento dei 2,7 mln di ettari al 2027, ultimo anno della Pac 2023-2027, e toccare i 3 mln al 2030, valore prossimo al target Farm to Fork del 25% di SAU bio, da raggiungere entro la fine del decennio.

Orientamenti colturali
Tra le coltivazioni biologiche crescono principalmente i cereali (+2,8%), risultano invece sostanzialmente stabili le colture foraggere (-0,7%) e i prati e pascoli (-0,8%), mentre le colture permanenti evidenziano un incremento del +3,5%. 

Il 50% della SAU biologica nazionale si concentra in cinque regioni, con a capo la Sicilia (316.147 ha), che però ha segnato un calo del 17,4% degli ettari dedicati al biologico, seguita da Puglia (+6,4% pari a 286.808 ha), Toscana (+25% pari a 225.295 ha), Calabria (+2,2% pari a 197.165 ha) ed Emilia-Romagna (+4,9% pari a 183.578 ha).


Zootecnia
Rispetto al comparto zootecnico biologico, in Italia, è stato registrato un aumento dei capi negli allevamenti del +3,1% per i bovini, +0,5% per i suini, mentre è risultato in diminuzione il contingente degli ovini e dei caprini, rispettivamente del -7,6% e del -5,3%. 

Si dimostra essere particolarmente positiva la tendenza per il comparto avicolo che cresce del +17,5% superando i 5 milioni di capi. 

Il quadro complessivo del settore zootecnico biologico non è comunque incoraggiante; l'incidenza media è infatti ancora bassa e inferiore al 10% in tutte le tipologie di allevamento.   


Aziende biologiche
Guardando agli operatori certificati biologici, i dati dell'anno 2021 evidenziano come il settore abbia superato le 86 mila unità: oltre il 5% di aumento in un anno, grazie ai 4.413 nuovi ingressi complessivi nel sistema di certificazione. Il dato conferma il trend di crescita che, negli ultimi dieci anni è stato del 78,5%, equivalente a 37.875 unità. 

Le aziende agricole sono la categoria di operatori biologici più rappresentata contando 62.333 unità.

La distribuzione regionale degli operatori vede ancora il primato della Sicilia con 11.128 operatori, seguita da Calabria e Puglia, con 10.400 e 9.232 operatori rispettivamente. 

Tra le imprese biologiche, particolare attenzione va riservata anche al settore ittico il cui sviluppo è particolarmente caro alle politiche europee e più volte richiamato anche nel Piano d'azione europeo per l'agricoltura biologica nonostante, ad oggi, in Italia si contino solamente 69 aziende ittiche certificate. 


Valore alla produzione 
Per il 2021, il valore alla produzione ricavato dalla vendita delle coltivazioni biologiche è stimato in 3,96 miliardi di euro, in crescita dell'11% rispetto al 2020 e del 7,3% rispetto al 2019. 
Nonostante i seminativi rappresentino la categoria colturale più diffusa in termini di superfici, il valore alla produzione si concentra nella categoria delle colture permanenti (29%), della vite (23%) e delle ortive (18%). 

Il valore prodotto dalla vite e dai seminativi biologici cresce in maniera continuativa da almeno tre anni spinto soprattutto dall'aumento delle superfici certificate mentre le permanenti, le ortive e l'olivo mostrano un andamento più instabile, (Gr.2), poiché i volumi raccolti risentono particolarmente della stagionalità ed eventuali fenomeni avversi soprattutto di tipo meteorologico.

Il valore del mercato biologico

Sul fronte della domanda interna desta preoccupazione il valore della spesa alimentare, che ha fatto segnare costanti incrementi del valore delle vendite almeno fino al 2020, (+9,5% nel 2020 sul 2019), per poi registrare un calo del -4,6% nel 2021. 
Bisogna anche sottolineare che la quota in valore, espressa dai prodotti biologici rispetto al totale del comparto agroalimentare italiano, resta bassa e stabile al 3,9%.

La contrazione del mercato è dovuta ad una riduzione del valore degli acquisti di 10 categorie merceologiche su 13, tra cui spiccano le perdite di quella dei salumi (-12,7%) e del miele ( -8,9%) (Gr.3). 

In controtendenza, con indici di crescita positiva, sono stati rilevati i prodotti ittici (+16,9%), le carni biologiche (+13,0%) e i vini (+5,7%), creando delle aspettative in termini di incidenza in questi comparti, ad oggi poco rappresentati.

Le vendite del biologico si registrano in aumento nel Mezzogiorno, (+3,1%), nonostante le Regioni del Sud contribuiscano meno rispetto al Nord, che genera il 62,7%, al valore finale del mercato. 

Il mercato biologico italiano del 2022: le prime stime

Se i dati del mercato analizzati per il 2021 hanno mostrato delle criticità nel mercato interno del biologico, i presupposti dei primi mesi del 2022 non sono incoraggianti.
L'andamento del mercato analizzato per il primo semestre dell'anno evidenzia un'ulteriore contrazione delle vendite, sia rispetto ai primi cinque mesi dello scorso anno (-1,9%) che al 2020 (-1,1%). 

A preoccupare è soprattutto il confronto con l'agroalimentare convenzionale che segna, di contro, un +1,8%.

Le prime valutazioni lasciano pensare che, al momento, la principale barriera all'acquisto dei prodotti biologici sia il prezzo di vendita sullo scaffale, che indirettamente sconta l'accumularsi di eventi avversi come la siccità, l'aumento del costo dell'energia e delle materie prime. Oltre al fattore prezzo pesa, almeno per alcune categorie di consumatori, la scarsa fiducia mostrata verso il sistema della certificazione che dovrebbe garantire la totale assenza di residui chimici. 

Il futuro dell'agricoltura biologica in Italia

Durante il convegno, tutti i rappresentanti del settore del biologico hanno condiviso la necessità che il sistema Paesi rinnovi, con ancora più forza, l'impegno già profuso sul biologico. Gli oltre 2 miliardi di euro stanziati per il settore all'interno della programmazione comunitaria 2023-2027 rappresentano sicuramente una grossa opportunità per il mondo produttivo, ma sarà necessario indirizzarli al meglio evitando le distorsioni che spesso hanno caratterizzato gli strumenti di aiuto delle politiche precedenti. In tal senso grandi aspettative sono riposte sul prossimo Piano d'azione italiano per l'agricoltura biologica che vedrà la luce dopo l'estate. 

I partecipanti all'evento hanno inoltre riflettuto sulla necessità di caratterizzare meglio il biologico italiano, soprattutto in termini di distintività. Fermarsi alla lettura dei soli numeri, in crescita, riferiti all'andamento delle superfici e degli operatori è spesso un esercizio sterile. Occorre sviluppare meglio il mercato, lavorare sull'accorciamento delle filiere e evitare che le superfici certificate biologiche possano non generare produzioni. 

Infine, sarà importante trovare delle forme di aiuto che stimolino la domanda di biologico da parte dei consumatori. Il futuro del settore si regge infatti sul più semplice dei principi economici, quello della domanda e dell'offerta. Sostenere artificiosamente solo la seconda variabile porterebbe a incappare in un'alterazione del mercato e a una consequenziale riduzione del prezzo di vendita per i prodotti biologici. Problematica quanto mai attuale vista la riduzione del differenziale di prezzo tra biologico e convenzionale che nelle ultime settimane sta interessando importanti comparti come quello cerealicolo e del latte bovino.

 
 

Veronica Cecchini 
Riccardo Meo 
Ismea-RRN