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Agricoltura verde: la strategia del PSP per vincere le sfide ambientali e climatiche

Strutturata su tre componenti, condizionalità rafforzata, eco-schemi, interventi dello sviluppo rurale per il clima e l'ambiente, la cosiddetta "architettura verde" nel PSP prevede con un approccio nazionale per la condizionalità e gli eco-schemi e con elementi di specificità regionale per i pagamenti dello sviluppo rurale.

La tutela dell'ambiente, compresa la biodiversità, e l'azione per il clima, rappresentano uno dei tre obiettivi generali della Politica Agricola Comune 2023-2027, che ha delineato una nuova "architettura verde" come strumento per il raggiungimento delle sfide dell'Unione in materia di ambiente e clima.

Articolata nelle sue tre componenti - condizionalità rafforzata, eco-schemi, interventi dello sviluppo rurale per il clima e l'ambiente - l'architettura verde trova piena configurazione nel Piano Strategico della PAC, con un approccio nazionale per la condizionalità e gli eco-schemi e con elementi di specificità regionale per i pagamenti dello sviluppo rurale. Tra questi ultimi, un ruolo di primo piano spetta agli impegni in materia di ambiente e di clima e altri impegni in materia di gestione (SRA), declinati in 24 interventi agro-climatico-ambientali a cui si aggiungono l'agricoltura biologica, il benessere animale e gli interventi forestali. Ma concorrono al raggiungimento dell'obiettivo, sempre nel secondo pilastro, anche gli investimenti, i pagamenti compensativi per gli svantaggi territoriali (SRC) e il sostegno alle zone con vincoli naturali o altri vincoli territoriali (SRB). A completare il quadro sono gli interventi settoriali a valenza ambientale e climatica, attivati per Ortofrutta, Patate, Olio di oliva e olive da tavola e Vino. Tutto in un'unica strategia di intervento realizzata tramite il Piano strategico della PAC (PSP) che riunisce gli strumenti di sostegno finanziati sia dal FEAGA sia dal FEASR e, introducendo per la prima volta una visione strategica unitaria tra primo e secondo pilastro, potenzia la capacità di risposta alle nuove sfide. Non trascurabile è stato anche lo sforzo che ha consentito di ricondurre ad unico elenco di interventi, inserito nel Piano nazionale, il variegato e multiforme mondo delle sottomisure dei PSR, salvaguardando comunque le peculiarità regionali.

L'altro elemento di novità introdotto nella programmazione 2023-2027 è sicuramente rappresentato dagli eco-schemi, previsti per la prima volta, in particolare nell'ambito del primo pilastro, e che l'Italia ha progettato come un entry-level, con l'obiettivo di ampliare quanto più possibile la platea di agricoltori capaci di adottare impegni ambientali volontari oltre la condizionalità, per avvicinarli progressivamente a pratiche agricole e allevatoriali più sostenibili. L'Italia ne conta cinque: uno riguarda la riduzione dell'antimicrobico resistenza e il benessere animale, mentre i restanti quattro, incentrati sul suolo, hanno per oggetto l'inerbimento delle colture arboree, la salvaguardia degli olivi di particolare valore paesaggistico, i sistemi foraggeri estensivi con avvicendamento e le misure specifiche per gli impollinatori. 

Da evidenziare, inoltre, che i futuri pagamenti della PAC saranno subordinati al rispetto di requisiti ambientali e climatici più rigorosi, secondo le prescrizioni di una condizionalità "rafforzata" che prevede l'introduzione di nuove norme e l'ingresso nella condizionalità stessa di parte del greening.

I paragrafi che seguono approfondiscono i contenuti dell'architettura verde con specifico riferimento alle scelte in materia di eco-schemi e interventi dello sviluppo rurale, articolandole sui tre obiettivi specifici (OS4, OS5 e OS6) che declinano il corrispondente obiettivo generale della PAC e traducono in tal modo in priorità più concrete le sfide del nuovo periodo programmatorio. 

Contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento agli stessi, anche riducendo le emissioni di gas a effetto serra e migliorando il sequestro del carbonio, nonché promuovere l'energia sostenibile (OS4)

Per contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento, Il Piano strategico della PAC ha messo in campo una serie di interventi e azioni volti a ridurre le emissioni di gas climalteranti in atmosfera, aumentare le capacità di sequestro del carbonio del settore agricolo e forestale e ridurre le emissioni di metano e ammoniaca legate alla gestione degli allevamenti zootecnici, all'impiego di fertilizzanti azotati e alla distribuzione delle deiezioni. 

A questo scopo il piano sostiene: la diffusione di pratiche agro-silvo-ecologiche che favoriscano sistemi colturali più estensivi e un più ampio apporto di matrici organiche al suolo; l'ammodernamento strutturale nel settore zootecnico, favorendo la diffusione di innovazioni nel settore rispetto alle pratiche di allevamento e di gestione degli effluenti e nel campo dell'alimentazione animale; azioni finalizzate alla prevenzione dai disturbi naturali e da eventi climatici estremi (fitopatie, schianti da vento, siccità, alluvioni, ecc.) e dagli incendi boschivi; lo sviluppo e l'impiego delle energie rinnovabili, dei prodotti e sotto-prodotti di origine agricola, zootecnica e forestale e l'efficienza energetica, incentivandone la produzione all'interno delle aziende; azioni di tutela del territorio e del paesaggio per contenere fenomeni di dissesto e degrado; investimenti nelle aziende agricole, agroalimentari e forestali nonché investimenti infrastrutturali volti a ridurre le emissioni e ad aumentare la capacità di stoccaggio di carbonio.

In particolare, numerosi interventi all'interno del Piano strategico mirano direttamente o indirettamente a:

  1. Ridurre le emissioni di gas a effetto serra, favorendo il mantenimento o l'adozione di usi più estensivi del suolo; l'adozione di pratiche e tecnologie utili all'efficientamento/riduzione d'impiego di energia e fertilizzanti; la produzione di energie rinnovabili e da prodotti e sottoprodotti di origine agricola, zootecnica e forestale.
  2. Favorire il sequestro di carbonio nei suoli, supportando: l'adozione di pratiche che riducono l'intensità delle lavorazioni del suolo; il passaggio a sistemi colturali più estensivi e meno impattanti, o il loro mantenimento; l'apporto e l'impiego sostenibile di matrici organiche, anche in ottica di riciclo di materie di scarto e sottoprodotti; la conservazione e l'integrazione dei residui colturali; l'introduzione di cover crops e l'inerbimento delle colture permanenti; l'adozione di tecniche e pratiche volte a proteggere gli stock di carbonio esistenti.
  3. Accrescere la resilienza e l'adattamento del settore primario ai cambiamenti climatici, attraverso: la diversificazione dell'agro-ecosistema; l'adozione di pratiche utili a favorire il risparmio idrico o a migliorare l'efficienza d'uso della risorsa idrica; la conservazione o il ripristino di agro-ecosistemi e habitat incluse le azioni di prevenzione e ripristino dei danni forestali derivanti da eventi calamitosi. 
  4. Contenere fenomeni di dissesto e degrado, attraverso pratiche di prevenzione dal dissesto idrogeologico e di gestione connesse alla conservazione dell'attività agro-forestale e investimenti non produttivi finalizzati alla cura del territorio, al contrasto al consumo di suolo agricolo, alla manutenzione straordinaria dei sistemi di idraulica forestale e del reticolo idraulico minore e un piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano. A questa finalità contribuiscono tutti gli interventi selvicolturali di gestione forestale, gli investimenti non produttivi agricoli e forestali, gli investimenti infrastrutturali per le aree rurali e quelli a finalità ambientale.

Nel complesso, sfiora i 5,3 miliardi di euro la dotazione finanziaria riservata dal Piano strategico agli eco-schemi e agli impegni in materia di ambiente e clima e altri impegni in materia di gestione (SRA) assegnati al conseguimento delle finalità dell'Obiettivo specifico 4 (cfr Tabella 1 e Tabella 4). Da rilevare anche che la maggior parte degli interventi che concorrono a questo Obiettivo hanno al contempo effetti sia di mitigazione sia di adattamento al cambiamento climatico.

Favorire lo sviluppo sostenibile e un'efficiente gestione delle risorse naturali come l'acqua, il suolo e l'aria, anche attraverso la riduzione della dipendenza chimica (OS5)

La sensibilità fortemente ambientale del Piano Strategico si esprime attraverso una combinazione di elementi identificata non solo dalla tipologia degli interventi ambientali (eco-schemi e interventi di natura agro-climatico-agroambientale), ma anche dall'indirizzo delle azioni a sostegno degli investimenti, quanto dall'importanza attribuita alla sostenibilità delle filiere produttive. L'azione sinergica tra la necessità di salvaguardare l'ambiente da una parte, e di sostenere la competitività delle aziende agricole dall'altra, rappresenta il volano di un sistema, come quello agricolo, che per accrescere il suo valore aggiunto sui mercati deve porre, tra i suoi obiettivi, la riduzione di fitofarmaci e fertilizzanti nonché l'accesso ad investimenti produttivi maggiormente in linea con l'ambiente. Su tali premesse, l'OS5, viene articolato nel PSP attraverso una serie di azioni destinate a: 1. ridurre il rischio di inquinamento e degrado delle matrici ambientali connesso all'uso dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti; 2. ridurre i fenomeni di erosione e degrado del suolo favorendo la conservazione ed il ripristino della fertilità; 3. ridurre i fenomeni di inquinamento delle risorse idriche; 4. tutelare la qualità dell'aria dall'inquinamento derivante dalle attività zootecniche ed agricole. Tali obiettivi hanno guidato la costruzione di una vera e propria "architettura" di interventi, all'interno della quale, eco-schemi, pagamenti agro-ambientali, misure forestali e misure di investimento si traducono in:

  1. adozione di metodi produttivi che garantiscono un uso sostenibile di fertilizzanti, prodotti fitosanitari e acqua (agricoltura biologica, produzione integrata, agricoltura di precisione, investimenti produttivi etc.);
  2. divieto/limitazione di fertilizzanti, diserbanti e prodotti fitosanitari di sintesi, sia nelle colture arboree che nei seminativi; 
  3. mantenimento o conversione verso sistemi produttivi estensivi e più sostenibili;
  4. adozione di impegni di gestione benefici per la tutela delle risorse naturali specialmente fra le aziende localizzate nelle aree ZVN, attraverso la previsione di specifici elementi di premialità negli eco-schemi;
  5. diffusione di pratiche benefiche per il suolo (ad esempio tecniche di agricoltura conservativa, apporti di sostanza organica);
  6. tutela della risorsa idrica;
  7. tutela della qualità dell'aria.

Non meno importante ai fini del raggiungimento degli obiettivi cui mira l'OS5, il contributo offerto dagli interventi settoriali del primo pilastro: 

È utile evidenziare, riscontrando anche la tabella 3 che, diversi interventi concorrono simultaneamente agli obiettivi dell'OS5 per aria, acqua e suolo, poiché le azioni e gli impegni contenuti nelle stesse, promuovono una gestione condivisa delle matrici ambientali.

Per di più, è possibile evincere il numero di interventi associati a ciascuna finalità:

A questi interventi, nell'ambito del secondo Pilastro e con riferimento ad impegni ambientali, climatici e altri impegni in materia di gestione, vi sono da menzionare 3 interventi forestali, SRA27 - Pagamento per impegni silvoambientali e impegni in materia di clima e SRA 28 - Sostegno per mantenimento della forestazione/imboschimento e sistemi agroforestali e SRA 31- Sostegno per la conservazione, l'uso e lo sviluppo sostenibile delle risorse genetiche forestali, i quali contribuiscono all'OS 5 agendo nel campo ambientale o climatico in generale.

Contribuire ad arrestare e invertire la perdita di biodiversità, migliorare i servizi ecosistemici e preservare gli habitat e i paesaggi (OS6)

Negli intenti del PSP, la tutela e valorizzazione della biodiversità animale e vegetale di interesse agricolo, alimentare e forestale e della biodiversità naturale sono veicolati quali elementi di sostenibilità ambientale e come caratteristiche identitarie del modello agroalimentare, dove qualità e tipicità delle produzioni e dei territori guidano e governano la competitività del settore. Coerentemente, risulta altrettanto strategico puntare alla tutela, valorizzazione e ripristino del paesaggio rurale e dei paesaggi storici e tradizionali, in quanto strumenti di resilienza degli ecosistemi agricoli, dotati di una diversità ampiamente rappresentata, in termini di specie e varietà, ma poco numerosa e laddove incrementata, protagonista di un trend evolutivo utile a specifici contesti territoriali.

All'obiettivo specifico 6 concorrono diversi interventi, destinati alla tutela e valorizzazione della biodiversità nelle sue diverse dimensioni:

In tale ambito, risultano di valore fondamentale le attività di recupero, caratterizzazione, conservazione ("in situ/on farm" ed "ex situ") e valorizzazione delle razze animali, delle risorse genetiche di interesse agricolo e alimentare locali ed in particolare di quelle a rischio di estinzione, sostenute con tre specifici schemi di intervento (SRA14, SRA15, SRA16), nell'ambito dello sviluppo rurale. Inoltre, alla conservazione, uso e sviluppo sostenibile delle risorse genetiche forestali, è attribuito uno specifico intervento di sostegno (SRA31). In affiancamento a tali interventi specifici, spiccano le azioni di sistema che coinvolgono, tutti gli attori della filiera dai produttori ai consumatori, promuovono lo sviluppo di filiere innovative, incentivano la creazione di nuovi mercati e nuovi prodotti e l'uso delle risorse genetiche locali. In questa maniera si attua un'azione di indirizzo degli agricoltori, degli allevatori e dei trasformatori verso nuove opportunità economiche, coinvolgendoli in maniera diretta sia nel recupero delle conoscenze e delle pratiche tradizionali che nei relativi programmi di selezione e gestione delle risorse genetiche locali (selezione partecipativa) sostenute attraverso l'intervento di Cooperazione (SRG07).

La tutela degli impollinatori, con uno specifico eco-schema destinato a incentivare pratiche agro-ecologiche per migliorare le condizioni di impollinazione, di concerto con l'inserimento di colture a perdere di interesse apistico nettarifere e pollinifere (Eco 5), ha ricevuto una attenzione significativa, anche in termini di risorse, pari a circa 217 milioni di euro. L'eco-schema si muove nella logica della complementarità a una serie di altri interventi specifici per la valorizzazione del settore apistico. Nello specifico, l'eco-schema 5, agisce di concerto con l'intervento agro-ambientale "impegni per l'apicoltura" (SRA18) e con gli interventi settoriali per il settore apistico del Primo Pilastro.

Con riferimento alla conservazione e tutela degli habitat e le specie naturali, in linea con quanto previsto dai PAF regionali (Prioritised Action Frameworks), il PSP ha introdotto interventi, sia a carattere aziendale sia a carattere territoriale, nei siti Natura 2000. Nello specifico il Piano prevede:

Con le medesime finalità, anche gli eco-schemi 2, 3, 4 e 5, per incentivare la conservazione dello stato ecologico ed il suo ripristino, sono stati dotati di una premialità maggiore per le aziende site in aree Natura 2000.

Per quanto attiene al paesaggio, il Piano strategico introduce un eco-schema (Eco-3) rivolto alla salvaguardia di olivi di particolare valore paesaggistico, a rischio di intensivizzazione, del valore di 755 milioni di Euro. Anche questo intervento agisce in sinergia con altri dello sviluppo rurale a sostegno dei paesaggi rurali storici e tradizionali e della conservazione e tutela di habitat e specie naturali (legati all'attività agricola e selvicolturale: SRA08, SRA09, SRA10, SRA11, SRA12, SRA25). 

Con funzione di collante, l'agricoltura biologica (SRA29) con oltre 2 miliardi di euro di spesa pubblica, agisce in maniera orizzontale per promuovere e potenziare le varie declinazioni della biodiversità.

 
 
Il tema della condizionalità è affrontato in dettaglio nell'articolo: Architettura Verde della PAC 2023-2027: la nuova condizionalità "rafforzata" del Piano strategico.
 
 

Letizia Atorino ISMEA
Franca Ciccarelli ISMEA
Teresa Lettieri CREA-PB
Antonio Papaleo CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 119 dicembre 2022