PianetaPSR
allevamento suini
Ambiente e clima

La gestione sostenibile delle risorse boschive chiave per la conservazione e il sequestro di carbonio: dalle Marche un'esperienza innovativa

Abbiamo intervistato il presidente del Consorzio Marche Verdi, uno dei principali attori all'interno del Gruppo Operativo che ha dato vita al progetto.

Il ruolo delle foreste nel garantire gli equilibri ambientali e nel contrastare i cambiamenti climatici, oltre che nel contribuire al soddisfacimento dei bisogni del genere umano, è fondamentale. Per l'Italia questo vale in maniera particolare, dato che nel nostro Paese poco meno del 38% del territorio, oltre 586mila ettari, è coperto da boschi. 

Una porzione estremamente rilevante del territorio nazionale che negli ultimi anni ha registrato una crescita importante, come certifica l'Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio (INFC): la consistenza dei boschi italiani, espressa come metri cubi di biomassa è aumentata del 18,4%, i valori ad ettaro sono passati da 144,9 a 165,4 metri cubi; lo stock di carbonio, nella biomassa epigea e nel legno morto, è passato da 490 milioni di tonnellate rispetto alla rilevazione del 2005 a 569 milioni di tonnellate di Carbonio organico, equivalente ad un valore della CO2 che passa da 1.798 milioni di tonnellate a 2.088 milioni di tonnellate, con un incremento di 290 milioni di tonnellate di CO2 stoccata e quindi sottratta all'atmosfera.

Risulta evidente quindi quanto sia importante una gestione sostenibile di queste risorse, un tema al centro del progetto "Co₂ stored in forest management Marche", iniziativa finanziata dal FEASR attraverso la Misura 16.2 del PSR Marche. 

Per capirne di più abbiamo intervistato il presidente del Consorzio Marche Verdi, uno degli attori principali del Gruppo operativo che ha dato vita all'iniziativa, Luca Possanzini.


Partiamo dall'inizio: come nasce l'idea di questo Gruppo operativo e quali realtà sono state coinvolte nell'iniziativa?

Il capofila è la SAF (Società Agricola Forestale) Marche con sede in Fabriano (AN), che ha coordinato le attività dei partner Saf Monti Azzurri e Saf Tronto (gestori pubblico-privati di foreste demaniali e collettive), Consorzio Marche Verdi (impresa che organizza le maestranze forestali regionali), Pro.mo.ter e Dream (società di professionisti), Cursa (ente di ricerca), Pefc (organismo di certificazione) e Cia (sindacato di rappresentanza del mondo agricolo). L'idea, con il supporto della Sottomisura 16.1 della Programmazione Comunitaria 2014-2020, è stata quella di riunire ed ordinare una "filiera" di competenze (tecniche, professionali, scientifiche, istituzionali) che, partendo dal tema centrale del lavoro - nell'ambito della gestione attiva sostenibile del bosco mediante la pianificazione, progettazione e realizzazione di interventi materiali - indagasse ed approfondisse, come obiettivo finale, il tema dei servizi eco-sistemici, una delle funzioni forestali di maggiore attualità.


Il progetto di è concluso da pochi mesi, quali sono i principali risultati registrati?

Il risultato più significativo è senz'altro la Certificazione Forestale, ottenuta nel dicembre 2022 su una superficie complessiva di 9.208 ettari. Si tratta di una certificazione di gruppo, "Bosco di Marca", che riguarda le foreste della dorsale appenninica marchigiana, dall'area del Piceno (demanio regionale e proprietà collettive, gestite dalla Saf Tronto), all'entroterra di Macerata (demanio regionale e proprietà collettive, gestite dalla Saf Monti Azzurri) e Ancona (demanio regionale gestito dalla Saf Marche), fino alle proprietà dell'Azienda del Catria nella provincia di Pesaro e Urbino. La Certificazione Forestale è il risultato finale di un progetto - premiato ad Ecomondo nell'ambito delle Comunità Forestali Sostenibili 2022 con menzione speciale di Uncem - che ha praticato un'esperienza concreta di associazionismo e aggregazione dei proprietari e dei gestori forestali, con il calcolo e la quantificazione - sotto il profilo scientifico, tecnico ed economico - dei servizi ecosistemici (con particolare riferimento ai crediti di carbonio, per cui è stata realizzata una piattaforma elettronica di scambio: https://www.co2marche.it/cms/it) a partire dall'attuazione di interventi di gestione forestale sostenibile sui boschi gestiti.


Quali sono i prossimi passi e le prospettive per questo GO?

Anzitutto, siamo già impegnati nel coinvolgere, associare ed aggregare altre proprietà ed altri gestori, pubblici e privati, delle aree montane limitrofe al territorio già oggi interessato dal progetto. Sotto il profilo tecnico ed economico, stiamo pianificando quelle ulteriori attività di carattere tecnico che potranno consentire, a breve, di poter effettuare interventi di gestione forestale sostenibile sulle aree gestite mediante la vendita dei crediti di carbonio, nell'ambito di un mercato volontario che, come noto, attualmente è in fase di sviluppo e regolamentazione.


Che ruolo hanno avuto i fondi del FEASR?

Le risorse della Programmazione per lo Sviluppo Rurale hanno un ruolo fondamentale per la valorizzazione dei beni agro-silvo-pastorali delle aree interne e montane. Per il settore forestale, gli investimenti pubblici - necessari ed essenziali, sia perché intendiamo i boschi come una infrastruttura ed un bene comune, sia perché larga parte delle superfici è caratterizzata da una non autonoma sostenibilità economica ("macchiatico negativo") - concorrono a consolidare le funzioni delle foreste: mitigazione del cambiamento climatico; biodiversità; prevenzione da calamità naturali; messa in sicurezza del territorio; paesaggio e turismo; quantità e qualità di beni pubblici quali aria ed acqua; servizi eco-sistemici. Investire sulle foreste, anche a partire dal progetto di cui trattiamo, significa creare occupazione e posti di lavoro a vantaggio delle comunità residenti, evitando lo spopolamento e l'abbandono, contribuendo alla tutela del patrimonio ambientale e naturale e favorendo lo sviluppo socio-economico delle aree interne e montane.


In un'ottica di replicabilità delle esperienze di successo, crede che il progetto possa essere una buona pratica adattabile ad altre parti del territorio nazionale?

Certamente sì, perché il progetto ha affrontato alcuni temi - per citarne alcuni fra i principali: frammentazione della proprietà e conseguente necessità di associazionismo; boschi abbandonati e silenti e conseguente necessità di gestione attiva sostenibile dei boschi - che caratterizzano larga parte delle foreste in tutto il Paese, specialmente le realtà dell'Appennino ed i territori del Cratere Sismico 2016, dove i boschi, che occupano i due terzi del territorio interessato, possono e devono costituire un elemento primario per il mantenimento e la crescita economica delle comunità locali.

 
 

Matteo Tagliapietra

 
 

PianetaPSR numero 125 giugno 2023