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PARCO TECNOLOGICO PADANO

Quando la ricerca si fa impresa (agro-alimentare)

Viaggio nel centro di Lodi tra genomi e Dna, nuove varietà di mais e IV gamma, dove gli agricoltori sono partner dei progetti - Un incubatore che ha aiutato anche la nascita di 22 start-up
foto edificio

L'agro-alimentare rappresenta una delle forze trainanti dell'economia italiana. Occupa questo ruolo sia grazie alla sua millenaria tradizione di diversità culturale e culinaria, che ha saputo creare una indiscutibile varietà di eccellenze, sia perché, nei secoli, è stata capace di prendere il meglio di quanto disponibile, per trasformarlo in qualcosa di unico e costruendo intorno ad esso un comparto agro-industriale di primo livello. Sono fiori all'occhiello del made in Italy la pizza, la polenta, la pasta. Eppure tutte le colture da cui questi prodotti derivano (pomodoro, mais e grano, ma anche ad esempio il kiwi) non sono colture autoctone, originarie della penisola, ma vengono piuttosto da storie lontane, separate dall'Italia da distese di acqua o di terra, provenendo dall'America o dall'Asia. Il successo del made in italy agro-alimentare sta dunque più nella sua cultura che nella rivendicazione autoctona delle sue materie prime, di cui ancora oggi è importatore netto; l'asso nella manica sta nella sua capacità di scoprire sapori e costruire tradizioni, più che in un attaccamento immobilista al passato.
La necessità dell'innovazione
Questa cultura della scoperta e della riscoperta nasce, storicamente, dalla necessità continua, sempre presente in agricoltura, di trovare risposte alle problematiche colturali e industriali e, fino a poche decine di anni fa, anche alla ciclica penuria di prodotti alimentari.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il modello industriale che si è mostrato vincente nel rilancio dell'economia italiana è stato quello del distretto. Esso nasce dall'aggregazione di soggetti, principalmente privati, che operano tutti nel medesimo settore competendo tra loro, ma al contempo favorendo sinergie e  innovazione. Il paradigma di questo fenomeno nel settore agroalimentare è costituito dal macro-distretto agroalimentare lombardo-emiliano che pesa per oltre il 60% dell'interno comparto nazionale. Questo modello tuttavia è entrato in crisi a partire dalla fine del XX secolo sottolineando la necessità di un nuovo patto tra ricerca e produzione.
Un nuovo paradigma
L'industrializzazione spinta dei processi alimentari, le normative e gli standard sempre più stringenti, uniti alla necessità di ridurre l'impatto ambientale dell'agroalimentare, hanno portato a ripensare a livello globale le strategie a favore dell'innovazione. Al distretto come modello di riferimento, fondato sul ruolo cardine dell'impresa, si sta via via sostituendo un nuovo paradigma, centrato sul ruolo della ricerca come volano per accrescere la competitività dell'intero comparto, attraverso la realizzazione di Cluster di innovazione o Distretti tecnologici.

 
cluster lodi

Il Cluster di Lodi
In Italia, uno degli esempi più avanzati di Cluster di innovazione in Italia è rappresentato dal Cluster di Lodi, che vede nel Parco Tecnologico Padano il suo attore centrale. Il Cluster di Lodi nasce nel 2000 con l'obiettivo di creare un centro di eccellenza per le biotecnologie agro-alimentari capace di ripensare al modo di fare ricerca per supportare la richiesta di innovazione del sistema agro-alimentare dialogando con agricoltori, allevatori e imprese. Dopo la perdita di Federconsorzi e di importanti pezzi dell'industria nazionale acquisiti da grandi marchi stranieri, il comparto si trova infatti per lo più costituito da realtà di piccole e medie dimensioni, strutturalmente prive delle competenze necessarie a sviluppare in modo organico e autonomo una ricerca e sviluppo di medio-lungo periodo. E' pertanto innanzitutto necessario creare ponti tra le diverse istituzioni che a vario titolo si occupano di ricerca (Università e Centri di ricerca pubblici e privati) costruendo un anello di congiunzione tra la ricerca accademica e la necessità di innovazione delle imprese e degli operatori del settore per creare una nuova industria basata sulla conoscenza.

 

Il progetto di Lodi ha trovato il favore di Regione Lombardia e degli enti territoriali (Provincia, Comune e Camera di Commercio) oltre al supporto della Fondazione Cariplo. Grazie a loro, nel 2005, è stato inaugurato il Centro di Ricerca del Parco Tecnologico Padano che oggi conta più di 70 ricercatori attivi su oltre 30 progetti nazionali ed internazionali. Accanto a loro operano anche due Istituti del CNR, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale, alcuni dipartimenti della Facoltà di Agraria e, a breve, l'intera Facoltà di Medicina Veterinaria di Milano, ma che è già attiva a Lodi con il suo Ospedale per i Grandi Animali e il Centro Zootecnico Didattico-Sperimentale.
Una massa critica di competenze che consente di aiutare ad innovare agricoltori, allevatori e imprese agroalimentari oltre a dare spazio a nuove realtà imprenditoriali attraverso un incubatore d'impresa, Alimenta, che dal 2007 ad oggi ha supportato la nascita di 22 nuove imprese.
Il Parco ha messo in rete i parchi agro-alimentari italiani, insieme ad APSTI, e costruito con loro un portafoglio di servizi rivolto a tutto il territorio nazionale. E' un partner ufficiale di EXPO2015, l'esposizione universale che ha come tema "Nutrire il pianeta", e la sua rete di relazioni si estende su oltre 300 istituzioni in 50 paesi.
Tra i progetti più significativi condotti dal Parco Tecnologico Padano e il Cluster di innovazione di Lodi si segnalano:

 
logo consorzio genoma bufalo

I GENOMI. Il Parco ha collaborato e sta collaborando, all'interno dei diversi consorzi internazionali, al sequenziamento di 11 genomi di specie di interesse agro-zootecnico, tra cui: la vite (pubblicato su PlosOne nel 2007), il bovino (pubblicato da Science nel 2009), il melo (pubblicato da Nature Genetics nel 2010), mentre sono in fase finale di realizzazione quello del bufalo, del grano, del pesco e altri ancora. Lo studio dei genomi consente di conoscere in modo preciso le sequenze di DNA responsabili delle diverse caratteristiche agronomiche o zootecniche di un organismo e di poterle valorizzare al meglio attraverso piani di selezione mirati.

 
 
logo prozoo

PRO.ZOO. Un progetto nato in collaborazione tra Parco Tecnologico Padano, associazioni degli allevatori, l'Istituto Spallanzani, l'Università di Milano, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna e i Centri di Fecondazione Assistita. L'obiettivo è di trovare le basi genetiche dei caratteri legati al miglioramento genetico dei bovini da latte. Tra questi i ricercatori hanno posto l'attenzione sulla fertilità, le mastiti e il rapporto tra genotipo dell'animale e presenza di contaminanti microbiologici nel latte o negli allevamenti. A sostenere l'iniziativa tre istituzioni lombarde: Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e Fondazione Banca Popolare di Lodi.

 
 
logo MISAGEN

PRRS. La PRRS, una sindrome di origine virale segnalata per la prima volta nel 1987, è una delle più preoccupanti patologie per la produzione suina. I ricercatori del Parco, all'interno di progetti nazionali ed internazionali stanno cercando di identificare  le componenti genetiche della resistenza da parte del suino per arrivare alla selezione di animali più resistenti. Al momento sono state identificate 7 regioni del genoma potenzialmente associate alla resistenza o suscettibilità all'attacco del virus.

 
 
logo MDF

MDF. Il progetto è dedicato alla costituzione di nuove varietà di mais più resistenti agli attacchi di Fusarium verticillioides e di Diabrotica due problemi che impattano in modo significativo sul mais italiano. E' prevista per il 2013 la richiesta di iscrizione al registro di un nuovo ibrido con caratteri di spiccata tolleranza all'attacco del fungo e un basso contenuto di fumonisine. Il progetto è co-finanziato da Regione Lombardia, nell'ambito del bando Aree Tematiche Prioritarie 2010, e vede protagoniste oltre al PTP e l'Università Cattolica anche diverse nuove imprese ospitate presso l'incubatore di impresa del Parco.

 
 
logo from seed to pasta

FROM SEED TO PASTA. Ha come obiettivo quello di stabilizzare, a livello nazionale, le produzioni di frumento duro di alta qualità, sia sotto il profilo tecnologico sia sotto quello nutrizionale, attraverso un approccio multidisciplinare. Coordinato dalla Società Produttori Sementi, affronta le problematiche del grano da tre diverse prospettive: genomica (allargare la base genetica del grano duro), sicurezza alimentare (controllare il contenuto di micotossine e migliorare le qualità nutrizionali e tecnologiche) e agronomia (sviluppo di modelli per la gestione ottimale degli input tra cui ad esempio la concimazione azotata).

 
 
logo DNA Controllato

DNA CONTROLLATO. I diversi sistemi di tracciabilità oggi disponibili presentano diverse criticità che ne limitano sensibilmente sia l'ambito di applicazione che la praticabilità. Il Parco Tecnologico Padano ha sviluppato il marchio DNA controllato (www.DNAControllato.it) che è in grado di certificare geneticamente non solo l'originalità del prodotto, ma anche la sua sicurezza microbiologica. Il metodo è già applicato su diversi prodotti: dai formaggi (Provolone) al riso (carnaroli, basmati), dai dolci (soia) alle sementi (analisi varietale, OGM).

 
 
logo STAYFRESH

STAYFRESH. Un'iniziativa nuova per l'Italia dove la IV gamma, che comprende i vegetali minimamente lavorati, è sì un settore in forte sviluppo industriale, ma finora senza una vera ricerca strutturata alle spalle. Tra i partner l'Università di Udine, Milano, Bologna e Teramo, il CRA di Milano e il Parco Tecnologico Padano di Lodi. L'obiettivo è di mettere mano all'intera filiera della IV gamma per aumentarne produttività, qualità e sostenibilità. Due le specie da cui i ricercatori hanno deciso di partire: valerianella (Valerianella locusta Laterr.) e mela (Malus communis, var. Golden delicious), per cercare di identificare i punti critici dei processi di lavorazione e affrontare in modo integrato le problematiche connesse, dalla produzione in campo alle operazioni di lavaggio, dai trattamenti di stabilizzazione e confezionamento ai metodi e protocolli di previsione della shelf life. Il progetto è sostenuto dalle Fondazioni Bancarie all'interno del progetto Ager.

 
 

Davide Ederle

 

PianetaPSR numero 11 - giugno 2012

 
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