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Scacco matto al killer delle piantagioni di kiwi

Dopo aver decodificato il genoma del batterio Psa, al Centro per la Frutticoltura di Caserta (Cra) si sta lavorando per individuare la sostanza in grado di annientare il nemico dell'actinidia

E' un centro di eccellenza di ricerca italiana ad aver decodificato il genoma del batterio killer dei kiwi che sta mettendo in ginocchio le coltivazioni di tutto il mondo. E sempre lo stesso centro entro i primi 6 mesi del prossimo anno potrebbe individuare la sostanza che riuscirà ad annientarlo. La pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa), questo il nome del patogeno, tocca nel vivo l'Italia primo produttore al mondo di questo frutto dopo aver superato la Nuova Zelanda. Attualmente, nel nostro la superficie coltivata a kiwi  è di circa 25mila ettari, concentrata  soprattutto nel Lazio con 8000 ettari e 3000 aziende; seguono Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Calabria, Campania e Friuli. Lo scorso anno la produzione è stata pari a 482 mila tonnellate nel 2011.

Un impianto di kiwi attaccato dal batterio PSA

immagine di repertorio
 

Insomma, un terreno molto fertile per gli attacchi del batterio: basti pensare che le perdite economiche dovute alla malattia nella sola provincia di Latina arrivano a 60 milioni di euro, con tagli diffusi in tutte le regioni del 30%.
Gli studi sulle problematiche del kiwi sono condotti dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura - Unità per la Frutticoltura di Caserta (Cra-Fra) - che hanno potuto identificare le caratteristiche genetiche della malattia, i fattori di virulenza e di adattamento ambientale, nonché l'origine probabilmente cinese, arrivata in Europa con la globalizzazione dei trasporti. Un patrimonio di conoscenze che ha permesso di individuare determinate sostanze in grado di debellarla.
"E' un altro primato conseguito dal Cra - afferma il presidente dell'ente,Giuseppe Alonzo - che è riuscito a decodificare tutto il Dna del batterio che si insinua all'interno della pianta nelle parti vegetative e quindi difficile da combattere; è vero, all'inizio ci ha trovati un po' impreparati, anche perché la Psa ha iniziato a propagarsi con grande velocità. Ma ora i risultati sono venuti e abbiamo allo studio tecnologie molto promettenti che speriamo ci permettano di sconfiggerla definitivamente".
Il batterio killer, infatti, minaccia da diversi anni tutte le maggiori aree produttive del mondo che, oltre all'Italia, sono Nuova Zelanda, Cile e Francia.
"I nostri studi e i risultati raggiunti sono davvero un passo importante per combattere la batteriosi - spiega Marco Scortichini, patologo del Cra e direttore dell'Unità di ricerca per la Frutticoltura di Caserta -. Conoscendo il genoma, infatti, si  possono migliorare le strategie per contenere il propagarsi della malattia e ottenere nuove formule in grado di annullare la forza del microrganismo in campo".
Il Centro di Caserta è da tempo impegnato nello studio della Psa, aveva infatti già scoperto il  sequenziamento del genoma, l'origine e la definizione del ciclo della malattia, la messa a punto di tecniche di diagnosi rapida, con diverse prove di campo sull'efficacia di diversi prodotti. Si è scoperto, ad esempio, che la pianta una volta attaccata dal batterio si difende facendo una vera e propria generale riprogrammazione del metabolismo, che comporta una forte induzione delle proteine coinvolte nel ciclo della produzione di carboidrati e di fotosintesi. Ed è proprio questo processo - conclude Alonzo - che ha permesso di individuare un insieme di sostanze vecchie e nuove che potranno debellare presto il killer.

 
 
 

Sabina Licci

 
 
 

PianetaPSR numero 15 - novembre 2012