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Torino mostra il suo volto di "città-farmer"

Vendita diretta e mercati pomeridiani, gruppi d'acquisto e Km0: così la città ha adottato il variegato modello di filiera corta, in grado di coniugare attività economica e agricoltura sociale

Per filiera corta si intende quell'insieme di attività che prevedono un rapporto più diretto fra produttori e consumatori, singoli o organizzati, in modo da ridurre il numero dei passaggi commerciali presenti lungo la catena che porta il prodotto "dal campo alla tavola", con l'intenzione di diminuire il prezzo finale. Nell'ambito del progetto di ricerca per la Valutazione degli impatti producibili sul mercato, sulle imprese e sui consumatori delle filiere corte che l'INEA insieme a CURSA sta svolgendo per conto del Ministero delle Politiche Agricole, questa forma organizzativa di produzione e distribuzione dei prodotti è stata indagata in cinque realtà urbane tra cui la città di Torino, che in questi ultimi anni sta cambiando il suo volto investendo fortemente nella promozione del territorio e delle produzioni tipiche di qualità. Nell'ampia gamma di proposte disponibili si sono dunque scelti cinque casi studio che sebbene non vogliano, e non possano, essere esaustivi dell'intero fenomeno offrono comunque la possibilità di valutare diversi approcci alla filiera corta.
Va subito precisato che l'utilizzo del canale commerciale della filiera corta non è un fenomeno totalmente nuovo per la realtà piemontese, che gode di una lunga tradizione basata sulla vendita diretta presso i mercati o le cantine. Torino risulta una sorta di "città farmer", come dimostrano gli oltre 30 mercati rionali che accolgono generalmente 5 o 6 produttori agricoli che possono ruotare e variare nel corso della settimana. Del tutto nuova e recente. Invece, l'esperienza dei farmers market, cioè di mercati di soli contadini: nell'autunno 2011 con una convenzione tra la Città che ha messo a disposizione gli spazi, la Coldiretti e l'Associazione ENZO B. Onlus, che si sono occupate della realizzazione della struttura e della relativa gestione, è nato il mercato pomeridiano VOV 102. Si tratta di un punto vendita del prodotto a chilometro zero e costituisce un vero e proprio polo di economia sociale e di promozione della cultura popolare del cibo. Ad una anno e mezzo dalla sua inaugurazione, ospita una quindicina di contadini che vendono prodotti ortofrutticoli, vinicoli e trasformati dell'allevamento e della frutticoltura.
Completamente diversa è la storia del Mercato dei contadini inserito nella realtà di Porta Palazzo: si tratta di un mercato giornaliero all'aperto che accoglie da più di mezzo secolo produttori agricoli, che da sempre operano nelle valli che si affacciano sulla città di Torino. Nel corso degli anni l'offerta si è modificata adeguandosi alle richieste dei consumatori che di volta in volta si forniscono in questo mercato e oggi ai produttori storici che hanno tramandato di padre in figlio il banco si sono affiancati nuovi agricoltori che offrono prodotti richiesti dagli immigrati che risiedono in città, provenienti da diverse parti del mondo.
Questi mercati sono affiancati da una serie di eventi volti a rafforzare la ricerca di equilibrato fra Torino metropoli e ambiente: si tratta di mercatini occasionali che si occupano della vendita diretta di prodotti biologici o prodotti tipici piemontesi.
La filiera corta permette al prodotto di raggiungere direttamente il consumatore non solo tramite il mercato ma anche con altre forme di commercializzazione come quella della vendita diretta e dei box scheme. Queste forme riguardano generalmente aziende agricole, per la maggioranza di medie e piccole dimensioni, che scelgono di commercializzare direttamente i propri prodotti in punti vendita aperti presso le proprie aziende o tramite consegna a domicilio a cadenza prestabilita di un determinato quantitativo di prodotti disponibili coltivati in azienda. Le esperienze sono differenti. C'è chi apre un punto vendita aziendale per fare in modo che il valore aggiunto derivante dalla vendita della propria produzione rimanga in azienda, per remunerare adeguatamente il lavoro familiare. Come nel caso dell'Azienda Agricola Massola, che nel 2003 ha aperto un punto vendita aziendale per la commercializzazione della carne di razza Piemontese, certificata Coalvi.
Differenti e più articolate le esperienze della Cooperativa Agricola Il Frutto Permesso e della Cooperativa AgricoPecetto: la prima, la cui base produttiva è costituita da 15 aziende agricole situate in una zona che va dal Basso Pinerolese all'Alta Val Pellice, dal 1987 ha dato inizio all'attività di produzione biologica e vende i prodotti, oltre che in cascina, presso due punti vendita propri (a Torino e a Cavour); in quanto socio della Cooperativa Il Trifoglio, vende anche presso altri punti di distribuzione diretta aperti a Torino e presso le valli del torinese. Inoltre, connesse all'attività agricola e di vendita diretta, Il Frutto Permesso gestisce attività di agriturismo, soggiorno estivo e fattoria didattica.
La Cooperativa AgricoPecetto invece, nata nel 2010 dall'amicizia e dalla collaborazione di tre imprenditori agricoli con l'idea di ampliare l'offerta di prodotti, ha creato da prima un punto vendita aziendale e successivamente ha attivato servizi complementari, come la consegna a domicilio di cassette con la spesa della settimana, la collaborazione con gruppi d'acquisto, l'attivazione di percorsi di agricoltura sociale per facilitare la formazione e l'ingresso al lavoro di ragazzi a bassa contrattualità e le attività legate all'accredito come fattoria didattica .
Infine, i gruppi di acquisto solidali (GAS) riguardano direttamente i consumatori che si aggregano per avvicinarsi ai produttori. Leggermente differente l'esperienza tutta torinese dei GAC (Gruppi di acquisto Collettivo), promossi nel 2007 dal progetto "Collettivo è meglio!" nato da un'idea della Provincia di Torino (Assessorato politiche sociali) che, all'interno del programma triennale di contrasto alla vulnerabilità sociale denominato "Fragili Orizzonti", ha pensato di utilizzare lo strumento dei gruppi di acquisto per implementare la propria politica di sostegno al reddito dei consumatori. Il progetto vede in atto l'azione di partenariato del Movimento Consumatori (MC) e tra gli obiettivi si prefigge la valorizzazione dei prodotti locali, soprattutto di quelli biologici, e quindi dell'economia locale, promuovendo il consumo consapevole.

 
 

Ilaria Borri (borri@inea.it)
Patrizia Borsotto (borsotto@inea.it)


 

 
 
 

PianetaPSR numero 18 - febbraio  2013