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RIFORMA PAC/1

Più fondi all'Italia per lo sviluppo rurale

Dal compromesso sul quadro finanziario esce una Pac più austera, ma per il secondo pilastro il nostro Paese ottiene un aumento del 16% delle risorse per la programmazione 2014-2020

Il recente vertice del Consiglio Europeo (7-8 febbraio 2013) ha segnato il raggiungimento dell'accordo politico sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), coprendo un periodo di sette anni (2014-2020). Si tratta di un QFP con alcune peculiarità rispetto al passato; innanzitutto, è la prima volta che il limite di spesa complessiva di un QFP sia stato ridotto rispetto a quello precedente; in secondo luogo, è il primo pacchetto a prevedere risorse per una Unione allargata a 28 paesi [1]; infine - ma non meno importante - sarà il primo documento sulle prospettive finanziarie ad essere oggetto di regolamento, anziché di accordo interistituzionale (art. 312.2  TFUE).
Alla vigilia dell'incontro le posizioni dei paesi mostravano importanti divergenze. Ne è risultato un QFP frutto del compromesso: con una riduzione delle risorse finanziarie disponibili per l'UE rispetto al livello attuale 2007-2013, in linea con gli sforzi di risanamento di bilancio degli Stati membri, da un lato, e un aumento dei finanziamenti per la ricerca, l'innovazione e l'istruzione rispetto all'attuale periodo di programmazione, al fine di rafforzare la crescita e l'occupazione, in linea con la strategia Europa 2020 (Consiglio Europeo, 2013 p. 1), dall'altro. Entrambi gli orientamenti emergono dal dettaglio delle prospettive finanziarie.

 
 

Il nuovo QFP 2014-2020: un confronto con la programmazione corrente

 
 

L'accordo limita la spesa massima possibile per l'UE-28 a 960 miliardi di euro in termini di impegni a prezzi 2011, pari a 1,0% del reddito nazionale lordo (RNL) dell'UE [2]. Questo implica un taglio del -3,4% rispetto al quadro finanziario dell'attuale periodo di programmazione 2007-2013, per un totale di -34 miliardi di euro in stanziamenti per impegni (prezzi 2011).
Riguardo alla composizione interna del QFP, le risorse finanziarie destinate a promuovere la "Competitività per la crescita e l'occupazione" (sottorubrica 1a) aumentano sensibilmente: il massimale di spesa beneficia, infatti, di un incremento del 37% rispetto al 2007-2013 (per un totale di 125,61 miliardi di euro). Lo spostamento di risorse a favore di tale voce di spesa sarebbe stato ancor più rilevante qualora si fosse raggiunto l'accordo sulla base di precedenti proposte (luglio 2012 o novembre 2012). Queste ultime, infatti, avevano prospettato una contrazione ancor più consistente del peso relativo delle politiche strutturali e della politica agricola e portato la sottorubrica 1a ad una dotazione totale di quasi 156 miliardi di euro.
Ad ogni modo, il dettaglio delle voci di spesa mette in luce come a "pagare" maggiormente la riduzione delle risorse disponibili per il prossimo periodo di programmazione, rispetto a quella del 2007-2013, siano state la sottorubrica 1b "Coesione economica, sociale e territoriale" (-8%) e la Politica Agricola Comune (-12%). In quest'ultimo caso, la riduzione risulta rilevante sia per le misure di mercato e i pagamenti diretti (-12,3%) che per lo sviluppo rurale (-11,3%). Infatti, il primo pilastro passa dai circa 317 miliardi di euro per l'UE-27 [3]  ai 278 miliardi di euro per l'UE-28 [4]. Il secondo pilastro, invece, passa da 95,7 miliardi di euro a 84,9 miliardi di euro [5]. Complessivamente, la Rubrica 1 "Crescita intelligente e inclusiva" rafforza il proprio ruolo di principale voce di spesa nel bilancio comunitario, arrivando a spiegare il 47% del totale e aumentando dell'1%, mentre si riduce il peso della Rubrica 2 "Crescita sostenibile: risorse naturali", che scende al 39% del totale, subendo un calo complessivo del -11%. Tutte le altre rubriche fanno osservare un sensibile aumento della propria incidenza percentuale.

Il massimale complessivo del FEAGA per l'UE-28 (pari ai 277,8 miliardi di euro previsti nelle prospettive finanziarie incrementato delle entrate con destinazione specifica [6]) sarà destinato per oltre 265 miliardi di euro (94%) ai pagamenti diretti (ovvero 264,1 miliardi per l'UE-27) e per i restanti 17 miliardi di euro (6%) alle misure di mercato. L'evoluzione per singolo esercizio finanziario mette in luce come il peso percentuale del primo pilastro sul budget totale diminuisca progressivamente di anno in anno, con una media del periodo pari al 28,8% a fronte del 29,9% che caratterizza il 2013. Andamento simile si osserva per i pagamenti diretti che passano dal 28% del 2013 al 27,5% dell'intero periodo 2014-2020.

Anche per il secondo pilastro l'evoluzione annuale dei massimali mette in luce un calo del peso relativo della politica di sviluppo rurale sul budget totale, passando a rappresentare dal 9,6% del 2007-2013 al 8,6% del 2014-2020 (Tab. 3).

 
 

L'impatto dell'accordo sulla dotazione italiana per la Pac

 

Per l'Italia, l'accordo sul QFP 2014-2020 comporta un'assegnazione complessiva relativa ai pagamenti diretti pari a 26.985 milioni di euro a prezzi correnti, ossia pari a 24.005 milioni di euro se espressi a prezzi costanti. L'andamento annuale dei massimali nazionali (Fig. 1) fa emergere una perdita cumulata nei sette anni pari a circa 1.040 milioni di euro, rispetto all'esercizio finanziario 2014. La contrazione è determinata da una pluralità di fattori, alcuni dei quali incidono su tutta l'UE (congelamento degli importi in termini nominali al livello del 2013 e taglio del massimale globale per la PAC), mentre altri fattori gravano su determinati paesi (convergenza del valore dei titoli tra Stati membri). Quest'ultimo meccanismo, determinando "chi perde" e "chi guadagna" sulla base del livello del solo sostegno per ettaro di superficie potenzialmente eleggibile, fa dell'Italia uno dei paesi che maggiormente contribuiscono alla convergenza (31% del fabbisogno complessivo di risorse), avendo essa un valore unitario corrente pari a 404,7 €/ha (2013) rispetto ai 268 €/ha dell'UE-27 (vedi articolo).
Il plafond nazionale destinato alla politica di sviluppo rurale, invece, fa registrare un incremento sensibile rispetto al 2007-2013, passando dai quasi 9 miliardi di euro dell'attuale programmazione a 10,4 miliardi di euro per il 2014 - 2020 (prezzi correnti). Questo rappresenta un incremento pari a 16 punti percentuali per un totale di 1.443 milioni di euro.

 
 
 

Il budget 2014-2020 stimato per l'agricoltura italiana

 

PRIMO PILASTRO

 

SECONDO PILASTRO

 
(Dati in milioni di Euro, prezzi correnti)
Fonte: elaborazione Mipaaf sulla base dell'accordo del vertice Ue dell'8 febbraio 2013
 
 

Prossimi sviluppi

 

Con il raggiungimento dell'accordo politico sulle prospettive finanziarie per il 2014-2020 si è chiusa una fase nel percorso per definire il quadro finanziario e normativo per il prossimo periodo di programmazione. A questo punto, si apre una nuova fase in cui Consiglio e Parlamento europeo sono impegnati a raggiungere un accordo tempestivo sul finanziamento delle politiche contemplate nel pacchetto del QFP e per pervenire all'accordo finale di adozione degli atti legislativi.
L'esito non è attualmente scontato. Infatti, il Parlamento europeo ha evidenziato alcuni punti critici relativi all'accordo raggiunto[7] che potrebbero incidere negativamente sull'esito finale del voto.
Qualora non si arrivasse alla approvazione entro giugno si aprirebbe una fase di incertezze il cui esito al momento è difficilmente prevedibile.

 
 
 
 

Fabio Pierangeli

 

NOTE

[1] L'accesso della Croazia è atteso per il 1 luglio 2013.
[2] Il massimale in termini di pagamenti complessivi è stato fissato a 908,4 miliardi di euro, rispetto ai 942,8 miliardi di euro del QFP 2007-2013 (prezzi 2011).
[3] Il massimale complessivo del primo pilastro è espresso al netto dei trasferimenti verso il FEASR e verso altre Rubriche. I massimali disponibili per le spese del FEAGA, indicati nel QFP 2007-2013 (globalmente pari a336 miliardi di euro), non tengono conto né dei trasferimenti al FEASR previsti fino al 2013 né delle revisioni del QFP per far fronte a situazioni non previste in origine nell'accordo interistituzionale del 2006. Nel primo caso, si tratta di uno spostamento di risorse non di poco conto (circa 15 miliardi di euro prezzi 2011), dovuto a: modulazione, ristrutturazione delle regioni produttrici di cotone e tabacco, riforma del vino, Piano europeo di ripresa economica e banda larga. Invece, in senso inverso vanno considerati quei trasferimenti dal FEAGA al FEASR con carattere temporaneo; si tratta della modulazione volontaria del Regno Unito e degli importi non spesi di Germania e Svezia (di cui all'Art. 136 del Reg. (CE) n. 73/2009) per un totale di 2,4 miliardi di euro (prezzi 2011) che tornano al FEAGA. Nel secondo caso, l' importo complessivo stimato ammonta a circa 5 miliardi di euro (prezzi 2011).
[4] La riduzione per il massimale relativo ai 27 Stati membri, al netto cioè del plafond per la Croazia (inclusa la Special de-mining reserve), risulta pari a -12,6%.
[5] Il plafond destinato alla Croazia ammonta a 2.070 milioni di euro a prezzi 2011.
[6] Questi importi, non riportati nelle prospettive finanziarie, ammontano per il 2014-2020 a 4.180 milioni di euro (prezzi 2011). 
[7] Si tratta in particolare dei seguenti punti: il limitato ammontare complessivo del quadro finanziario, il minore orientamento della spesa a favore della ricerca, della crescita e dell'occupazione rispetto alle proposte iniziali, la necessità di flessibilità tra categorie di spesa e bilanci annuali, l'importanza di una clausola di revisione giuridicamente vincolante e l'ammontare complessivo degli stanziamenti di pagamento giudicati troppo bassi
 
 
 

PianetaPSR numero 18 - febbraio 2013