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RIFORMA PAC/2

Aiuti diretti alla ricerca di un "paracadute"

Il primo pilastro ha subito il taglio più importante, ma con l'allungamento del periodo di convergenza per l'Italia il conto è meno salato: 380 euro il valore dei titoli contro i 263 della  media Ue

PAGAMENTI DIRETTI ITALIA
Le fasi del negoziato Ue sugli aiuti diretti

Dopo il mancato raggiungimento dell'accordo nel Consiglio straordinario del 22 e 23 novembre scorso, i capi di Stato e di Governo sono giunti a Bruxelles fermi nel proposito di difendere gli interessi nazionali, caratterizzati peraltro da un netto contrasto tra i sostenitori di un taglio ingente al bilancio comunitario (Regno Unito e Svezia) e i Paesi pronti a difendere le dotazioni nazionali e preservare gli stanziamenti già esistenti.

L'obbligo dell'unanimità nel voto, ha reso estremamente complicato il raggiungimento di un accordo per l'approvazione del quadro finanziario pluriennale che stabilisce le priorità di bilancio dell'UE per un periodo di sette anni. Un'intesa dunque molto difficile nelle premesse.

 
 

Dopo una seduta plenaria estenuante durata l'intera nottata, è stato raggiunto l'accordo nel pomeriggio dell'8 febbraio. Spinta trainante, la consapevolezza della grande importanza della posta in gioco: un compromesso fondamentale per salvaguardare il ruolo politico-economico dell'Unione europea e rispettare le scadenze attese per l'attuazione dei nuovi programmi di spesa, previsti per il 1 gennaio 2014.

Sul tavolo di confronto, la proposta della Commissione del luglio 2012 ha rappresentato il punto di partenza di una trattativa che ha visto susseguirsi, nel corso degli ultimi mesi, una serie di negotiating box.

 

Quali risultati per l'agricoltura italiana?
E' il primo pilastro della Pac a risentire maggiormente del taglio imposto, tuttavia, considerate le premesse negative che avevano caratterizzato la prima fase del negoziato, il risultato finale si presenta  attenuato. E' indubbio che lo stanziamento a favore dei pagamenti diretti si sia ridotto in modo significativo, ciò nondimeno, la gestione delle delicate fasi del negoziato ha consentito di riportare le allocazioni per la spesa agricola ai livelli proposti dalla Commissione.
Con il negotiating box del 13 novembre, infatti, si paventavano tagli drastici che avrebbero determinato una ulteriore riduzione delle assegnazioni per il primo pilastro. Facendo leva sulla necessità di tutelare i modelli agricoli contraddistinti da un elevato valore aggiunto (i più penalizzati nell'impianto della Commissione), si è ottenutoun allungamento del periodo di convergenza (processo teso al progressivo riavvicinamento dei plafond nazionali alla media EU)da 4 a 6 anni.In tal modo, è stato possibile incrementare la dotazione italiana di circa 230 milioni di euro (a prezzi correnti).

La dotazione italiana si è così posizionata su un livello prossimo ai 27 miliardi di euro (prezzi correnti) per l'intero periodo, con un valore medio dei pagamenti diretti pari a circa 380 euro ad ettaro, a fronte di un livello medio comunitario pari a circa 263,5 euro/ha. Va sottolineato, infine, che l'abbassamento dell'aiuto per ettaro sarà progressivo e partirà da un valore medio di 392,6 euro/ha del primo anno di applicazione (il valore attuale è pari a 404,7 euro/ha).
Il grafico proposto di seguito riassume l'andamento del negoziato per i pagamenti diretti.

Un altro segnale positivo, è la parziale compensazione del taglio sui pagamenti diretti da parte delle allocazioni previste per il secondo Pilastro.
La tabella di cui sopra, mostra come la riduzione prevista per i pagamenti diretti rispetto alla proposta della Commissione, risulti essere in linea con la contrazione registrata a livello comunitario e comunque ben inferiore rispetto al taglio che ha interessato il bilancio comunitario nel suo complesso nel passaggio dalla proposta Commissione al testo predisposto da Van Rompuy e che ha incontrato l'accordo dei 28.

Sul fronte Sviluppo Rurale, la futura programmazione potrà contare su un'assegnazione persino superiore (+16% a prezzi correnti) rispetto all'attuale periodo 2007-2013 .
Dunque una vittoria per l'Italia, che subisce una riduzione nella spesa agricola rispetto al periodo precedente, ma in misura inferiore rispetto al quadro iniziale, che delineava una contrazione insostenibile per l'agricoltura italiana e che l'attività del governo ha fortemente difeso con il massimo grado di attenzione sui tavoli di Justus Lipsius.

 

Simona Romeo Lironcurti
Jacopo Gabriele Orlando

 


 
 
 

PianetaPSR numero 18 - febbraio 2013