PianetaPSR
RIFORMA PAC/4

"Bene la Pac, ma niente scherzi sul budget"

Intervista a Matteo Bartolini neopresidente del Ceja: bonus del 25% a ettaro e sottoprogramma giovani sono novità importanti solo se avranno risorse adeguate -  "AgriCULTURA è il mio slogan!"
Matteo Bartolini nella sua azienda in Umbria

"Quando mi hanno eletto, a giugno, ho ricevuto talmente tanti messaggi su facebook, twitter, sulla mail e sul telefono che ho provato una cosa stranissima, chiamiamola una specie di "ubriacatura telematica". Tanto che non ricordo alla fine da chi li ho ricevuti! Ora che sono stato eletto voglio fare in modo  che in Europa si diffonda una vera e propria "AgriCULTURA", e mi batterò perché questo accada. Così quando si parlerà del budget per l'agricoltura non si dovrà discutere più di tanto a livello politico, poiché nei cittadini si sarà diffusa la consapevolezza dell'utilità delle attività agricole per tutti". Ha entusiasmo da vendere Matteo Bartolini, agricoltore specializzato in tartuficoltura e fresco neo-presidente del CEJA, il Consiglio Europeo dei Giovani Agricoltori, eletto a giugno a Bruxelles  quasi con un plebiscito, con ben l'84% dei voti.  
 
Quando gli chiediamo però dei primi giorni del suo mandato e dei programmi per il futuro, la prima tappa d'obbligo è una sua valutazione sulla riforma Pac, fresca d'accordo.
 
"Quando il 26 giugno c'è stata l'intesa, a "botta calda" eravamo tutti soddisfatti per l'attenzione riservata ai giovani. C'era la novità del pagamento supplementare sul primo pilastro, e anche sul secondo venivano aperte delle possibilità supplementari. Andando più a fondo però, abbiamo dovuto rilevare che ancora vi sono dei coni d'ombra, sui quali lavorare. Ad esempio, il plafond del 2% del budget, che gli Stati Membri devono destinare ai giovani. Innanzitutto è rimasta la definizione che "Gli Stati Membri devono destinare "fino al 2%" ai giovani". E' quel "fino al" che non ci soddisfa appieno, perché lascia ancora troppa discrezionalità. Noi vogliamo che le risorse previste siano comunque impiegate tutte. E poi la metodologia di calcolo per il 25% supplementare sugli aiuti non è univoca. La cosa migliore da fare sarà incalzare tutti gli Stati membri per capire il miglior sistema di calcolo".
 
C'è poi ovviamente anche il sostegno dello Sviluppo Rurale.
 
"Certamente - prosegue Bartolini - E' previsto, per i sottoprogrammi giovani, un cofinanziamento diverso rispetto al passato, cioè un 80-20, dove a mettere 80 è la Ue e 20 lo Stato membro. Questa, certo, può essere una buona cosa, ma a patto che gli Stati partano quantomeno dal mantenimento del livello di budget che si aveva nella scorsa programmazione per i giovani. In parole povere, non è il caso che si approfitti del cofinanziamento per abbassare la propria quota. Altrimenti non ha senso".
 
Parlando poi del problema della scarsa presenza dei giovani in agricoltura (secondo l'ultimo censimento, in Italia la quota degli under 40 si attesta attorno al 10%) , chiediamo a Bartolini se, pensando anche al caso italiano, non si possa parlare anche di una certa resistenza dei più anziani a lasciare il passo ai più giovani.
 
"Sì, qualcuno parla di resistenza, ma io parlerei più di mancanza di comunicazione. Il mestiere di agricoltore è profondamente radicato nella vita quotidiana. C'è un attaccamento che va al di là del consueto. E quando un senior si sente messo in discussione, la prima reazione è quella di chiusura. Sarebbe invece utile un periodo di affiancamento-tutoraggio, dove - attenzione - a beneficiare delle conoscenze e competenze sono sia il giovane che l'anziano agricoltore: l'uno per il "mestiere" vero e proprio, consolidato dall'esperienza;  l'altro, il senior, perché magari potrebbe meglio imparare l'inglese o l'utilizzo della rete. E' chiaro che questo affiancamento andrebbe sostenuto, nella prossima programmazione, o da un premio di primo insediamento di cui in parte possa magari beneficiare in parte il senior che "cede" o, meglio, da apposite misure previste da un sottoprogramma ad hoc per i giovani. Occorre in questo senso un vero e proprio partenariato con le Regioni per arrivare ad una sorta di "lista della spesa" per i giovani agricoltori. Dare una ricetta unica infatti è difficile. Per noi, il bouquet si completerebbe puntando ancora sulla ricerca e sull'export. Non va dimenticata la grande possibilità offerta dal Partenariato Europeo per l'Innovazione, che - va da sé -sembra tagliato apposta per i giovani: sono i giovani che hanno la voglia di mettersi in discussione."
 
Ma ci sono anche altri vincoli.
 
"L'accesso alla terra è ancora un problema. In molte occasioni ho avuto modo di citare il modello francese, dove per disincentivare l'abbandono delle terre c'è una tassa molto salata per i terreni lasciati incolti. Ebbene, per evitare che la terra diventi un bene-rifugio (e qui vengo all'Italia) anche da noi si potrebbe - faccio un esempio - studiare un sistema per cui se il terreno non è coltivato si paga l'IMU, perché quello, appunto, è diventato un bene-rifugio, ed è sottratto praticamente alla disponibilità di chi vuole entrare in agricoltura o accrescere  le prospettive per la propria azienda".
 
Gli chiediamo infine quale sarà il leit-motiv del suo mandato.

"Il concetto di AgriCULTURA, non c' è dubbio. L'ho detto e lo ripeto. Il Ceja dovrà fare di tutto per trasmettere ai cittadini europei il concetto dell'importanza della qualità dei prodotti, della filiera, della multifunzionalità.  Solo un consumatore informato potrà fare una scelta critica e operare una scelta economica di cui possano beneficiare tutti, in primis gli agricoltori naturalmente, ma anche i cittadini come fruitori di beni pubblici prodotti dall'agricoltura"

 
 
 
 

Andrea Festuccia

 
 
 

PianetaPSR numero 23- luglio e agosto  2013