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Analisi
 

I marchi Dop&Igp resistono ai colpi della crisi

L'Italia ancora leader in Europa con 261 deonominazioni d'origine: nel 2012 il fatturato alla produzione ha raggiunto i 7 miliardi (+2%): la spinta maggiore è venuta dall'export, fiacchi i consumi interni

Vento ancora in poppa per il mondo delle denominazioni agroalimentari italiane di eccellenza registrate in Ue: il valore della produzione certificata nel 2012 ha registrato un incremento del 2,1%, toccando quota 7 miliardi di euro e questo grazie sopratutto al maggior contributo del mercato estero (+4,6%) che non di quello interno (+0,8%) che sconta la crisi dei consumi. Per il giro d'affari al consumo l'aumento è  stato del 5%, attestandosi a 12,6 miliardi di euro, di cui 8,9 realizzati sul mercato interno.
E' il quadro che emerge dall'undicesima edizione del rapporto Ismea-Qualivita sul  sistema dei marchi d'origine protetta, con l'Italia che rimane leader mondiale per numero di denominazioni con un totale di 158 Dop, 101 Igp e 2 Stg. Positivi anche i volumi della produzione certificata, aumentata di oltre il 5%, pari a circa 1,3 milioni di tonnellate, dopo la sostanziale stabilità del 2011 e il buon incremento del 2010.
Un successo complessivo del sistema delle denominazioni che non sembra arrestarsi nel 2013,

La Top Ten dei prodotti per fatturato

 

visto che nei primi 11 mesi, stando alle stime del rapporto, l'Italia ha registrato 13 nuovi prodotti di cui 4 Dop e 9 Igp su un totale di 71 nuove denominazioni.
L'incremento produttivo del 2012 è stato determinato principalmente dagli ortofrutticoli e dai cereali (+7,2%), che figurano al terzo posto nella graduatoria dei valori di mercato, e dai formaggi (+5,5%) principale comparto dei marchi con un'incidenza del 59% sul fatturato alla produzione e del 52,2% su quello al dettaglio nel mercato nazionale. Più contenuta risulta invece la crescita per i prodotti a base di carne (+1,3%),  secondo comparto per valore alla produzione e al consumo, con un'incidenza totale del 28% e del 37%, e gli aceti balsamici (+0,5%). l'unica voce a riportare un segno negativo sono gli oli extravergini di oliva (-2,1%), con un valore alla produzione di circa 80 milioni di euro.
Tra le novità, il rapporto segnala l'aumento dei volumi certificati per i prodotti ittici. Insomma una crescita complessiva che, in misura più o meno importante, ha coinvolto un po' tutti i settori.
Analizzando il fatturato alla produzione complessivo generato dai singoli prodotti, si continua a rilevare una forte concentrazione su poche denominazioni e indicazioni geografiche che,  nell'ordine della classifica Qualivita che misura le performance economiche, sono: Grana Padano e Parmigiano-Reggiano a pari merito e Prosciutto di Parma; seguono Prosciutto di San Daniele, Mozzarella di Bufala Campana, Gorgonzola, Mortadella Bologna, Bresaola della Valtellina, Mela Alto Adige, Mela Val di Non, Speck Alto Adige, Asiago, Pecorino Romano, Taleggio e Aceto Balsamico di Modena. Tra le new entry in  questa classifica si segnala l'Asiago Dop, mentre è uscita il Toscano Igp.

 

La produzione DOP e IGP per settori
 (migliaia di tonnellate o litri)

Il fatturato alla produzione per settori
 

 

 E sono proprio questi prodotti che nel 2012 concentravano quasi l'84% del fatturato totale del comparto, una percentuale che però si è ridotta di circa quattro punti rispetto a 10 anni fa. Da un confronto per tipologia merceologica tra peso in termini di numero denominazioni con quello del fatturato alla produzione, in molti comparti c'è un'asimmetria tra incidenza delle denominazioni e del valore di mercato.
Negli ortofrutticoli il numero totale di denominazioni pesa sul totale per poco più del 39% ma il fatturato complessivo ha un'incidenza stimata del 7%; per gli oli di oliva il numero di denominazioni incide  per il 17% ma il fatturato ha un peso di poco superiore all'1%. Quasi opposto è invece il fenomeno per i formaggi e i prodotti a base di carne.
Il rapporto dedica anche un capitolo al sistema dei controlli effettuati nel 2012, con 58mila visite ispettive e oltre 79mila controlli analitici realizzati dagli Organismi di certificazione su 166 prodotti a denominazione. Dati che, da una prima stima, risultano realizzati sui controlli di parte terza della produzione certificata, che si aggiungono a quelli effettuati dagli agenti vigilatori dei consorzi di tutela e a quelli dalle autorità pubbliche preposte a garantire il livello di controllo istituzionale.

Sabina Licci

 
 
 

PianetaPSR numero 27 - dicembre 2013