PianetaPSR
SOSTENIBILITA' AMBIENTALE

Il passaporto ecologico della produzione integrata

Con lo standard del Sistema nazionale di qualità già definito l'Italia può soddisfare molti obblighi previsti dalla riforma Pac e dal Piano di azione sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari 

Tra le tante novità che caratterizzeranno la nuova PAC alcune di esse sembrano poter assegnare un ulteriore ruolo  all' istituendo  Sistema di qualità nazionale di produzione integrata. Oltre al compito a cui naturalmente dovrebbe assolvere, cioè rendere più competitive le imprese agricole che avranno la possibilità di commercializzare prodotti certificati, il sistema di qualità ben si presta ad assolvere a molti dei  nuovi impegni posti dall'Unione europea. 
Infatti , lo standard qualitativo posto a base del sistema, che impone una gestione sistematica della produzione integrata, si pone come obiettivo il miglioramento  continuo del livello di tutela della salute pubblica e dell'ambiente, e permette di assolvere agli obblighi comunitari in materia di uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e  degli agenti chimici comunque impiegati in agricoltura. 
Un cosa di non poco conto se si considera che i nuovi impegni della PAC hanno  ripercussioni notevoli  sulle scelte aziendali, per via dell'intreccio con la condizionalità e i premi corrisposti per l'applicazione delle misure agro ambientali.

 

Il peso della produzione integrata sul totale

Ne sanno qualcosa quanti sono stati impegnati con la stesura del Piano di azione nazionale (PAN), strumento di applicazione delle nuove  disposizioni della Direttiva comunitaria  2009/128/CE che stabilisce un quadro per l'azione comunitaria per l'uso sostenibile dei Prodotti fitosanitari. Infatti, nell'ambito dell'attività agricola, quello che sarebbe stato un semplice lavoro di sviluppo  dei  principi stabiliti all'articolo 3 della direttiva stessa, si è tramutato in un estenuante lavoro di verifica di tutte le implicazioni che avrebbe comportato una decisione in merito.
Impegni  obbligatori,  impegni  assunti volontariamente, limite entro quale  l'applicazione di una rotazione o della modalità d'impiego di un prodotto fitosanitario viene considerato obbligatorio o volontario, indicatori di risultato, controlli, sanzioni per i mancati adempimenti, misure incentivanti, un vero rompicapo di vincoli e problemi vari che non poche preoccupazioni sta creando ai produttori italiani ed europei. Uno dei nodi cruciali della questione è sicuramente rappresentato dalla conversione di diverse pratiche adottabili volontariamente da parte del produttore in obblighi che quindi escludono la possibilità di incentivarli  finanziariamente.

 

ORTOFRUTTA DA PRODUZIONE INTEGRATA
(Dati 2012 riferiti ai Programmi operativi delle OP)

P.I. Produzione Integrata
 

A questo riguardo il quesito che viene spesso formulato, è se in virtù di un nobile obiettivo come quello volto a migliorare lo standard di tutela dell'ambiente e della salute pubblica, si potranno avere gli stessi risultati sottraendo alcune pratiche alla possibilità di essere incentivate finanziariamente per renderle  obbligatorie. Infatti ,se è vero che in uno stato di diritto l'osservanza di regole comportamentali di interesse pubblico va garantito mediante l'introduzione di doveri individuali, è pur vero che in alcuni casi e in certi contesti il costo necessario a garantire il controllo ed il relativo regime sanzionatorio supera di gran lunga la spesa necessaria ad incentivare l'introduzione di comportamenti  civili se non virtuosi.
Sappiamo bene, ad esempio, per restare nell'ambito dell'uso sostenibile dei PF, che le finalità dei precetti legislativi che impongono l'obbligo della corretta tenuta del registro dei trattamenti,  il rispetto delle prescrizioni in etichetta dei PF o dei  tempi di carenza, l'uso dell'apposito patentino per l'acquisto di prodotti fitosanitari, vengono esaltate dalle connesse attività  di  formazione,  assistenza tecnica e consulenza o dalle misure che introducono  modalità sistematiche di gestione dei processi tipiche dei  sistemi di qualità.
Proprio questo ultimo aspetto potrebbe essere la chiave di volta nazionale, per applicare, senza gravare eccessivamente sui produttori, la Politica agricola comunitaria sempre più attenta alla tutela dell'ambiente e alla salute pubblica . A questo scopo,  il principio stabilito dalla direttiva 2009/128/CE che sancisce l'automatico assolvimento agli obblighi di legge in materia di uso sostenibile dei pesticidi per chi aderisce al sistema di qualità dell'agricoltura biologica di cui al REG CE 834/07, dovrebbe essere esteso ai vari sistemi di qualità impostati su procedure di gestione sistematica dell'uso dei PF come nel caso della PI. 
Tale tipo di approccio potrebbe garantire a livello nazionale grandi risultati in quanto le modalità di gestione sistematica della pratica agricola ed, in particolare, dell'uso dei prodotti fitosanitari, è già ampiamente messa in atto seppur con modalità e finalità diverse. In attesa che l'istituendo Sistema di qualità nazionale di produzione integrata possa produrre i suoi effetti, mettere insieme la notevole  fetta di attività agricola riconducibile al Sistema di qualità dell'agricoltura biologica, con la consolidata realtà nell'ambito della quale viene applicata la PI attraverso alcuni sistemi di qualità regionali e privati, nonché mediante le misure agro ambientali gestite in ambito PSR e OCM, ci darebbe  il quadro della realtà agricola nazionale che potrebbe essere considerata adempiente alle prescrizioni dei nuovi obblighi sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e pertanto esentata da verifiche e controlli. Per dare una idea sulle proporzioni del fenomeno si  riportano i dati delle due campagne agrarie 2011 e 2012 relativi ai  programmi operativi gestiti dalle Organizzazioni di Produttori che applicano la PI nel   settore OCM ortofrutta.

 
 
 

Giuseppe Ciotti

 
 
 

PianetaPSR numero 28 - gennaio 2014