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GIOCO DI SQUADRA
 

Imprese, cresce l'appeal per i contratti di rete

A quota 118 le iniziative in campo agroalimentare con 361 aziende agricole protagoniste: zootecnia, riso e agriturismo i settori coinvolti - Lombardia, Emilia Romagna e Toscana le regioni capofila

Piacciono al mondo agricolo le reti di imprese. Lo confermano i dati di Infocamere, visto che su un totale di 1.420 contratti di questo tipo censiti a maggio 2014, 118 riguardano il settore agroalimentare, coinvolgendo 361 imprese esclusivamente agricole (agicoltura, silvicoltura e pesca).
Si tratta del nuovo strumento di aggregazione imprenditoriale, disciplinato nel 2009 dalla legge n. 33, che non sostituisce ma si aggiunge alle altre forme di integrazione esistenti nell'ordinamento nazionale, dando la possibilità di perseguire obiettivi strategici di innovazione, internazionalizzazione e competitività, senza fusioni o incorporazioni.
In sostanza, attraverso l'aggregazione e la collaborazione in rete si stringono alleanze e si individuano nuovi percorsi di business, senza precludere all'imprenditore la proprietà dell'azienda, sempre e comunque autonoma. A spingere gli agricoltori su questa strada ci sono anche due recenti novità normative che interessano proprio il settore agricolo: è stata riconosciuta la possibilità di fare assunzioni congiunte di personale, a patto che almeno il 50% delle imprese della rete siano del settore primario; l'altro punto a favore riguarda la possibilità di predisporre il contratto anche in modalità telematica, con sottoscrizione digitale delle parti contraenti e assistenza da parte dell'associazione di categoria, che ha visto il parere favorevole del ministero dello Sviluppo Economico. Un'applicazione che è stata appena estesa, con parere favorevole sempre del Mise n.104434 del 04/06/2014, anche alle imprese la cui attività, pur non riguardando direttamente un esercizio agricolo, sia "..strumentale ed ancillare all'agricoltura...".
Il legislatore non ha specificato l'ambito di attività dell'impresa, limitandosi ad identificare il settore merceologico di riferimento (quello agricolo), senza entrare nel merito della prevalente attività dell'impresa. Ne consegue che, purchè le imprese contraenti rientrino nel settore primario, qual che sia l'attività attualmente esercitata (coltivazione, trasformazione, attività complementari, strumentali ed accessorie), trova applicazione questa particolare normativa.
E anche questo spiega l'interesse che sta suscitando questo strumento che, dopo una prima  fase di rodaggio, si sta diffondendo, anche se in misura diversa, in tutte le Provincie e le Regioni, con la Lombardia in testa seguita da Emilia Romagna e Toscana. Tre, al momento, i settori più attivi in questo speciale gioco di squadra: la zootecnia, la risicoltura e l'agriturismo. Una delle tanti chiavi del successo di questi contratti, passaggio legislativo, economico e culturale di notevole importanza, è che permettono di tagliare anche i costi aziendali, dando la possibilità di costituire, ad esempio, delle vere e proprie centrali di acquisto, oltre appunto a procedere ad assunzioni congiunte di personale. Contratti che quindi permettono di allargare i confini di competenze, incrementare la gamma di nuovi prodotti, sviluppare azioni congiunte di marketing, entrare in nuovi mercati e quindi avere nuove occasioni di business, accrescere il proprio fatturato; non ultimo, avere anche accessi facilitati ad istituzioni finanziarie e pubbliche.
Pochi i paletti anche per poter costituire una rete: non c'è un numero minimo di imprese  e tantomeno limiti di natura territoriale o merceologica, per cui alla medesima rete possono partecipare aziende operanti anche in settori diversi; libera anche la durata contratto. Unica condizione essenziale per farne parte è l'obbligo per tutti per tutti i partecipanti di essere iscritti al Registro delle Imprese. E a stabilire le regole per dare vita ad una rete sono gli imprenditori stessi. Non è obbligatorio costituire un fondo patrimoniale o definire un organo comune con rappresentanza, si fa se per i 'retisti' ne vale la pena.

 
 
 

Sabina Licci

 
 
 
 
 
 

PianetaPSR numero 33 - giugno 2014