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Cultura del verde

Un bosco in città, al centro la fattoria didattica

Alberi al posto dei cereali: la svolta dell'azienda veronese "La Valverde" dove Giulia da Sacco ha messo a frutto la sua esperienza di architetto-paesaggista - Corsi differenziati per ragazzi e adulti

Un bosco di 5 ettari alle porte di Verona, entrato di diritto nel circuito delle fattorie didattiche, particolarmente amato dalle scuole primarie ma anche dagli adulti, dove si impara a conoscere alberi e piante e forse un giorno si potrà gustare un succo di sambuco bio. A crearlo nell'azienda agricola di famiglia "La Valverde" in Valpantena è Maria Giulia da Sacco, veronese di nascita, laureata in architettura a Venezia e specializzatasi poi in architettura del paesaggio, innamorata da sempre della natura, una passione dovuta alle sue origini lettoni, la madre è nata a Riga. Grazie anche a un bando dei Psr ha saputo coniugare questo amore con un'attività economica, dando un connotato del tutto particolare all'azienda, una villa veneta della prima metà dell'500 con 6 ettari di terra tutto attorno, uno spazio da riempire di attività e cultura.
"Si, è vero, la passione per i boschi e per la natura in genere derivano dalle origini lettoni di mia madre. In Lettonia, dove le foreste coprono il 42% della superficie totale, il rapporto con la natura è ancora diretto e spontaneo ed è qualcosa che sento di aver interiorizzato, che fa parte del mio Dna anche se sono nata e cresciuta a Verona".
-Una professione che l'ha comunque aiutata ad intraprendere questa strada!
"Sicuramente, come paesaggista ho un'attenzione particolare a tutte le tematiche ambientali. Per anni ha lavorato progettando giardini, parchi pubblici e spazi verdi. Una passione direi, ante litteram che ho coltivato per tanti anni. Anche perché sono stata lontano da Verona per quasi 30 anni. Appena laureata ho lavorato a Milano in uno studio di paesaggistica, dove da pochi anni era stato creato ' Bosco in Città', su iniziativa di Italia Nostra. Ecco, credo di aver ricreato, in piccolo, qualcosa di simile.
- L'azienda è di famiglia?
"Si, quando morì mio padre ereditai l'azienda agricola ma per diversi anni non me ne sono occupata.  Gli edifici vennero restaurati negli anni '60, con una massiccia opera di recupero che durò molti anni. Io l'ho proseguita trasformando una parte delle barchesse, tipico edificio rurale di servizio dell'architettura delle ville venete,  a uso residenziale e con il restauro della vecchia cantina seicentesca e della soprastante tinaia".
- Com' è cambiata l'azienda agricola con la sua gestione?
"Molto, in passato avevo creato il giardino e rinnovato il frutteto ma non avevo mai coltivato i campi direttamente, perché erano stati dati da tempo in affitto e coltivati a cereali. Poi a fine anni '90 è arrivata l'idea di impiantare il bosco. Fatto sta che 'la Valverde' è diventata qualcosa di completamente diverso da quello che era, restando sempre un luogo con una forte connotazione naturalistica, oggi molto più di vent'anni fa".
- Ha avuto difficoltà nel prendere questa decisione?
"Il paesaggio attorno alla corte era molto deturpato dalla recente espansione edilizia. Contestualmente venni a sapere di un finanziamento che faceva il mio caso, riservato alla realizzazione di aree boschive. Il bosco, pensai, poteva essere un modo diverso di coltivazione del terreno e soprattutto un'opera di riqualificazione ambientale e paesaggistica delle zone limitrofe. Inoltre il terreno, stanco dopo anni di coltivazione di due soli tipi di cereali, piano piano si sarebbe rigenerato per poter essere poi utilizzato un domani per colture biologiche. Al momento non trovai molti sostenitori, perché togliere il terreno all'agricoltura per piantare alberi era un'operazione poco condivisibile dagli agricoltori locali, ma alla fine ce l'ho fatta". 
 -La sua esperienza con i Psr?
"Capire come funziona il sistema dei finanziamenti non è stato semplice. Nel 2001 feci domanda per la misura 8 reg. 2080/92 del Psr Arboricoltura da legno e decisi di piantare poco più di 4 ettari di piante da legno ad alto fusto: noci, tigli, frassini, ciliegi e querce.  Due ettari invece sono stati destinati ad arboricoltura naturali forme, il vero e proprio bosco, con un impianto con numerose specie arboree autoctone: Fraxinus excelsior, Quercus cerris, Tilia cordata, Carpinus betulus, Quercus robur circondato da una cornice di Rosa canina, Crataegus momogyna (biancospino), Euonymys europae etc. Sono anche stati fatti alcuni errori di impianto come la pacciamatura con i cartoni che non hanno favorito il radicamento iniziale. Durante la grande siccità del 2003 sono poi morte molte piante però, come sempre in agricoltura, alcune cose vanno bene, altre meno e bisogna avere pazienza".
-Ha avuto dei controlli dopo aver impianto il bosco?
"L'Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura  (Avepa), istituita dalla Regione del Veneto per svolgere le funzioni di organismo pagatore regionale degli aiuti, dei premi e dei contributi nel settore agricolo, ne ha fatti diversi negli anni per verificare lo stato dell'impianto boschivo, suggerire le opere di manutenzione da eseguire e controllare che la superficie dell'impianto non fosse stata ridotta".
-Un bosco che sta mettendo a frutto?
"Rappresenta il luogo ideale per poter sperimentare il contatto con la natura e conoscerne i segreti. E questo vale per i piccoli ma anche per i grandi. Da qualche anno sono iscritta all'elenco delle Fattorie Didattiche regionali e ho creato un sentiero nel bosco, la porta di entrata l'ho chiamata in modo suggestivo 'Ingresso al Regno degli Alberi', lungo il quale i bambini imparano a conoscere i nomi e le caratteristiche delle piante, come cambiamo con le stagioni  con i loro fiori e i loro frutti. L'obiettivo è far conoscere quello che un albero può produrre, dalle bacchette magiche ai fogli di giornale. Per gli adulti, invece, ho organizzato il campus  "Le regole del bosco" in collaborazione con l'Associazione Maestri di Giardino e diversi corsi, tra cui uno dedicato all'Orto Naturale e un altro al Giardino da Gustare, per conoscere le tecniche per creare spazi e orti da godere e appunto da gustare".
 -Progetti per il futuro?
"Diffondere la cultura del verde affiancandola ad un brand di prodotti creati con i fiori e i frutti del bosco, penso al succo di sambuco e alla marmellata di rosa canina, ad esempio. Ma anche che i bambini tornassero a casa sapendo che le uova non nascono nei cartoni della grande distribuzione".

 
 
 
 

Sabina Licci

 
 
 

PianetaPSR numero 34 - luglio/agosto 2014