Home > Il punto sui PSR > Bentornato Vialone Nero, avo dei risi italiani
BIODIVERSITA'

Bentornato Vialone Nero, avo dei risi italiani

Nelle risaie pavesi Stefano Lamberti è riuscito a recuperare un'antica varietà che risale a inizio del 900 e ora organizza un sito per la vendita diretta - Un progetto finanziato con la Misura 124  
Stefano Lamberti nella sua azienda risicola

Un ritorno alle origini. Potrebbe essere il titolo del progetto che sta realizzando Stefano Lamberti, 34 anni che conduce dal 2008 l'azienda di famiglia 'Cascina vialone', 200 ettari nel Comune di Sant'Alessio nel cuore del Pavese, dove la risicoltura si affianca alla suinicoltura.  Grazie ai Psr Stefano ha ripreso la coltivazione dell'antica varietà 'Vialone nero', nato nei primi anni del 1900 proprio in questa azienda, per riportare alla luce, come dice lui stesso ''il progenitore dei nostri risi''; una varietà che fu abbandonata perché, pur dimostrando una buona resistenza alle malattie, aveva uno stelo troppo alto che, ripiegandosi verso terra, danneggiava la spiga e ne comprometteva il raccolto.
Si decise così di incrociare il Vialone Nero con il Riso Nano, da qui il Vialone Nano diffuso a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. Ma il fascino dell'antica varietà assolutamente autoctona ha ammaliato Stefano che, in attesa della registrazione da parte del Ministero delle Politiche Agricole  depositata dalla Regione Lombardia nel giugno scorso, sta lavorando d'anticipo.
"Fino ad oggi non abbiamo sentito il bisogno di avere un sito aziendale, dove produciamo riso delle varietà tradizionalmente destinate al consumo sul mercato interno,  "Vialone Nano", "Carnaroli", "Baldo" e  "Arborio". Ma con il 'Vialone nero' essendo intenzionati a commercializzarlo attraverso la vendita diretta, intendiamo anche avere un punto vendita qui in azienda e quindi avere un sito sarà indispensabile per la vendita al dettaglio".
Che percorso avete fatto?
"Il  "Vialone Nero" o "Nero di Vialone" è una varietà che deve la propria denominazione proprio alla nostra tenuta, in quanto è stata selezionata qui nel 1903 attraverso un processo di mutazione spontanea, con il ritrovamento in un campo di "Ranghino" (varietà di riso in uso all'epoca) di alcune spighe per l'appunto più scure e grandi. Il riso Vialone Nero è stato poi il progenitore delle principali e più apprezzate varietà di riso attualmente prodotte per la preparazione di risotti. Per fare questo abbiamo aderito alla Misura 124 del Psr per gli interventi di cooperazione finalizzati allo sviluppo di nuovi processi e prodotti, aderendo al progetto Vclr (Varietà da Conservazione Lombarde Registrate), per istituire un registro regionale di tutela delle antiche varietà vegetali, all'interno del quale la nostra azienda partecipa quale "conservatrice" di un'antica varietà di riso".
Come è strutturata l'azienda?
"L'orientamento è prevalentemente risicolo con 160 ettari di superficie, a cui affianchiamo in altri 30 ettari altri cereali e semi oleosi come mais e soia. E' una scelta dettata per fare un'utile "rotazione" colturale, in modo da ottimizzare l'utilizzazione agronomica dei terreni. Altri 10 ettari, invece, sono destinati alla coltivazione di latifoglie di pregio quali pioppo bianco, ontani, noci e ciliegi".
Risicoltura ma anche allevamento.
"Alleviamo circa 4mila suini in due distinti allevamenti; in particolare, ci dedichiamo alla fase di ingrasso dei suinetti che riceviamo al peso di circa 25-30 kg per portarli a 170 kg, taglia ideale per la produzione del tradizionale suino pesante le cui carni sono destinate alla preparazione dei prosciutti inseriti nel circuito tutelato della "DOP Prosciutto di San Daniele".
Avete usufruito dei Psr?
"Oltre alla citata Misura, negli anni abbiamo partecipato a diversi bandi, per le misure Agroambientali e per  quelle riguardante gli investimenti diretti aziendali, con cui abbiamo realizzato, tra l'altro, l'impianto  per l'automatizzazione e computerizzazione degli impianti di alimentazione, l'impermeabilizzazione del principale canale irrigatore dell'azienda  e la ristrutturazione di un fabbricato riconvertito a magazzino di stoccaggio per riso e cereali".
I prossimi progetti?
"Quest'anno abbiamo in programma diversi investimenti, avendo già fatto domanda per la misura 121. Vogliamo realizzare un nuovo impianto di essiccazione per il riso e i cerali alimentato a combustibili puliti; installare una caldaia termica alimentata con legname derivante dalla manutenzione dei nostri impianti di arboricoltura da legno. Per quanto riguarda la suinicoltura vogliamo installare degli impianti di ventilazione per i locali dell'allevamento suinicolo per migliorare il microclima ambientale nell'ottica di massimizzare il benessere animale, mentre per il Vialone nero realizzeremo  un piano di marketing e valorizzazione per la promozione di questa varietà".

 
 
 
 

Sabina Licci

 
 
 
 

PianetaPSR numero 37 - novembre 2014