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L'idea

Patto giovani-anziani per il ricambio generazionale

La proposta di Luca Brunelli, presidente AGIA:  cumulare primo insediamento e prepensionamento per incentivare il turn over nelle aziende agricole
Luca Brunelli, presidente giovani AGIA

Presidente, Voi avete recentemente sottoposto al Commisario Ciolos la necessità di promuovere le misure di affiancamento imprenditore giovane-imprenditore anziano prevedendo un premio cumulativo tra primo insediamento e prepensionamento. Come nasce questa proposta? 

La mia prima considerazione è di scenario: in tutta Europa la percentuale di giovani conduttori si attesta sul 7%, in Italia addirittura arriviamo al 4%. E' evidente che si debba supportare il ricambio generazionale, altrimenti si rischia di vanificare anche alcuni sforzi compiuti in passato. Noi abbiamo evidenziato soprattutto tre problematiche: quella dell'accesso al credito; quella dell'indisponibilità del bene terra come bene produttivo; e poi c'è una terza componente che riguarda l'atteggiamento del lavoratore riguardo al bene terra: c'è un attaccamento personale, che è sicuramente comprensibile, ed è anche un valore importante, ma rischia di impedire poi che ci sia un vero rinnovamento e rischia di lasciare i terreni improduttivi. Così la nostra proposta tenta di rendere "disponibili" quei terreni gestiti da aziende che non rilanciano e non investono, e aprire ai giovani e alle nuove sfide. Il passaggio può avvenire in due modi: il primo è  una cessione di gestione, in cui l'agricoltore anziano affianca il giovane, che prende in mano la gestione, fornendogli utili consigli e la propria esperienza, ma il giovane immette gli elementi di novità. In questo modo l'anziano rimane proprietario del bene terra ma cede la parte produttiva. L'obiettivo è quello di far sentire l'agricoltore anziano tutelato nel concedere la possibilità produttiva al giovane agricoltore, e anche di fornire al giovane un "atterraggio morbido". La seconda è proprio una cessione della terra.  

Ma in questo senso lei avverte una certa "resistenza" per così dire strutturale da parte degli agricoltori più anziani nel decidere di passare la mano quando i tempi sono maturi?
 
Diciamo che non parlerei di un vero e proprio contrasto, né di scontro sociale o generazionale. Certo, i dati ci dicono che mentre la misura del primo insediamento funziona, e ha dato una spinta per emergere ai giovani, quella del prepensionamento non ha dato risultati, nel senso che non è stata utilizzata. Ma questo testimonia soltanto che c'è un passaggio difficile: bisogna considerare che esiste un'affettività particolare verso la terra, e c'è un forte desiderio che questa rimanga alla propria famiglia, per continuare la tradizione. In questo senso tutelare il passaggio da agricoltore ad agricoltore significa anche tutelare il territorio, dare una continuità ed affiancare i processi di rinnovamento. Ecco, l'importante è "accompagnare" anziani e giovani in questo passaggio, che è anche un po' quello che come associazione all'interno della CIA cerchiamo di fare, confrontandoci all'interno ad esempio con i pensionati o  con le donne. Noi cerchiamo di far capire che l'obiettivo primario deve essere quello della redditività e quello di mantenere per così dire "alta l'asticella". Su questo, devo dire, troviamo l'accordo sia degli agricoltori giovani che di quelli anziani.  

Al di là delle condizioni economico-finanziarie, quanto conta l'attrattività delle aree rurali per la permanenza dei giovani? 

E' un fattore fondamentale. Il nostro è un Paese rurale, nel cui territorio però ci sono delle difficoltà in termini di infrastrutture e accesso ai servizi. I servizi pubblici vanno tutelati, anche a difesa delle classi deboli che sono quelle più esposte.  A parte questo discorso, però, il mondo è sempre più veloce e il territorio rurale deve in qualche modo adeguarsi: la parola - chiave, in questo caso, è multifunzionalità. Con l'offerta di agriturismi, fattorie didattiche e simili, si interagisce col territorio rurale e si crea una rete sociale che rende vivo e dinamico il territorio stesso. Per fare un esempio di quante possibilità ci siano in questo senso, basti pensare che come associazione abbiamo avviato un rapporto con la FIDAL (Federazione Italiana Atletica leggera) per la creazione di fattorie sportive, dove alle attività sportive in senso stretto si accompagna anche il monitoraggio delle condizioni fisiche: è un modo come un altro per stimolare la rete città-campagna, ma la direzione da prendere è anche questa. 

Per chiudere, come fotograferebbe la situazione attuale dei giovani in agricoltura? 

Quello di cui abbiamo parlato, cioè il primo insediamento, è solo la prima meta. Poi ne vengono altre, per prima quella della redditività, per raggiungere la quale c'è bisogno di capacità ma anche di strumenti, che noi dobbiamo fornir loro. Il giovane porta nel mondo agricolo entusiasmo e capacità di leggere il mondo attuale. Ma bisogna sempre sapere da dove si viene. Abbiamo di fronte una "cartolina", che è quella del made in Italy, del nostro meraviglioso paesaggio rurale e dei nostri prodotti di qualità: ecco, questa va sicuramente difesa a spada tratta, vanno difesi i nostri prodotti e va evitato il loro sfruttamento non corretto all'estero, e poi va fatto anche uno sforzo in più, che è quello di capire le nuove dinamiche che riguardano il nostro mondo, il nuovo modo di comunicare, e fornire ai giovani sempre strumenti adeguati a muovercisi dentro.
 

Andrea Festuccia

 
 
 
 

PianetaPSR numero 1 - agosto 2011