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INNOVAZIONE & TRADIZIONE

Martina, la giovane custode dei frutti dimenticati

Dalle prugne selvatiche all'uva spina  coltivata nel Maceratese una linea di confetture vendute anche all'estero - E da un'antica ricetta  nasce il Giuggiolone, bevanda a base di vino e giuggiole
Martina Buccolini nel suo frutteto sulle colline di Acquevive, in provincia di Macerata

Recupera i frutti dimenticati con cui produce confetture che esporta in tutto il mondo, ma anche salse, condimenti e sott'olio con erbe aromatiche dei campi della 'Si.Gi', l'azienda agricola di famiglia nel comune di Acquevive, 2,5 ettari di superficie tra le colline dei Macerata, dove scorre il fiume Chienti nelle Marche. E poi un giorno, cercando on line antiche ricette, ha creato il 'Giuggiolone', ispirandosi all'Odissea, la bevanda che avrebbero assaggiato Ulisse e i suoi compagni nell'isola dei lotofagi.
Si racconta così Martina Buccolini, 27 anni, marchigiana, che in pochi anni ha saputo dare all'azienda di famiglia un nuovo imprinting che le ha valso l'aggiudicazione di un Oscar Green. Grazie anche alla sua laurea in Scienze della Comunicazione a Bologna, con un master in Marketing Management ad Ancona. 
"E' stata una questione di cuore e di testa allo stesso tempo, voler tornare in campagna; passione per la mia terra e i prodotti agroalimentari, e dovere verso un'idea bellissima avuta da mio padre e portata avanti con tanti sacrifici. All'inizio non è stato facile ma oggi posso dire che sono davvero felice della mia scelta di "ritornare alle origini".
Come nasce l'azienda e il suo nome?
"Si chiama così perché sono le iniziali dei miei genitori, Silvano e Giuliana che hanno creato l'azienda nel 1996. Mio padre era assaggiatore di olio d'oliva ed esperto in olivicoltura e Giuliana una grande appassionata di antiche ricette casalinghe. Insieme decidono di creare il primo laboratorio in azienda per far conoscere i prodotti della tradizione marchigiana, rispettando tecniche di lavorazione, metodi e ingredienti. Un impegno che ha dato presto risultati con un ottimo riscontro da parte del mercato, tanto che già nel 2007 l'azienda diventa una realtà consolidata nelle Marche e nelle regioni del centro-nord Italia''.
Quando inizia a lavorare in famiglia?
"Circa 8 anni fa, in una realtà composta quasi esclusivamente da donne giovani, sotto i 35 anni. Il mio primo pensiero è stato quello di investire in comunicazione, marketing e in information technology per migliorare le capacità commerciali,  cercando di offrire qualche cosa in più. Ed è così che è nato il Giuggiolone, grazie alle informazioni che ho trovato in rete e la mia curiosità''.
Di cosa si tratta precisamente?
"E' una bevanda a base di vino e giuggiole, questa è la dicitura esatta per  legge per cui si può chiamare 'vino e giuggiole' ma non 'vino di giuggiole', di un colore oro intenso. Nasce da una nostra ricerca sul frutto. Mio padre si era sempre chiesto come nasceva il detto "andare in brodo di giuggiole" e così pensando che fosse qualcosa di eccezionale abbiamo iniziato a farlo. Il risultato iniziale fu un brodo dolce ma non particolarmente buono che abbiamo lasciato 'riposare'. E poi navigando sulla rete ho scoperto che della giuggiola si parla anche nell'Odissea, in particolare nell'isola del lotofagi, dove Ulisse e i suoi compagni dimenticarono la nostalgia di casa bevendo un liquido a base di un loto che, molto probabilmente era lo zyziphus lotus, un giuggiolo selvatico molto comune in quelle zone. A quel punto abbiamo controllato il nostro brodo che, dopo qualche anno, era diventato una fantastica bevanda dolce. Solo la pazienza e il tempo sono riusciti a trasformare questo frutto particolare in qualche cosa di intenso e gustoso''.
Una novità nel panorama delle bevande!
''Si, è un prodotto totalmente innovativo ottenuto con un procedimento lungo e non facile; il sapore di giuggiola è talmente intenso che risulta difficile catalogarlo o descriverlo, bisogna assaggiarlo. Oggi il Giuggiolone viene prodotto solamente dalla nostra azienda che ne custodisce il segreto. Una vera eccellenza del made in Italy, stando alle  richieste che ci arrivano da enoteche, botteghe specializzate e ristoranti; a breve inizieremo ad esportarlo''.
Che cosa producete in azienda?
"Alberi da frutto di varietà antiche o selvatiche: visciole, giuggiole, cotogne, gelso nero, mela rosa, fico bianco, brugnolette, una sorta di prugne selvatiche, uva spina, sorba, aronia, josta e altre. Di lavoro ce n'è tanto, siamo in 5 e nei momenti di maggior lavoro abbiamo qualche collaboratore occasionale che ci dà una mano.  Produciamo 40 diverse tipologie di confetture, gelatine e salse ed è difficile dire quale gusto riscuota più successo. Quasi ogni prodotto ha una storia legata alla tradizione marchigiana locale''.
Qualche esempio?
''La confettura di Fichi Bianchi è stata ricavata da un'antica varietà di fichi, importata nel diciottesimo secolo da una nobile maceratese, ottima in abbinamento a carni bianche e formaggi delicati a pasta erborinata, come il gorgonzola dolce ed è stata inserita nell'Atlante dei Prodotti Tipici Insor- Istituto Nazionale di Sociologia Rurale. Molto richiesta è anche la confettura di Morici, ottenuta dalla cottura dei gelsi neri a frutto intero che sta scomparendo e quella di cotogna e sapa, tipica ricetta originale maceratese. Grazie alla rete vendiamo sia in Italia che all'estero in molti Paesi Ue ma anche in Usa, Canada,  Australia, Giappone e Brasile. Le esportazioni oggi sono in costante crescita anche perché il consumo interno si è ridotto''.
Di cosa si occupa lei in particolare?
"In aziende familiari come la nostra tutti dobbiamo fare tutto, lavorando sodo. Io passo dal marketing alla raccolta della frutta, giuggiole incluse, poi vado nelle fiere e nei mercati a vendere le nostre confetture. Non mi fermo mai ma sono felice. Anzi, consiglio a tutti i giovani intraprendenti di buttarsi nell'agricoltura, soprattutto nel campo dell'enogastronomia specializzata, uno dei punti di forza del made in Italy''.
Avete aderito ai Psr?
"Si, nel 2001-2004 e ci ha permesso di ingrandire e creare il laboratorio così come è oggi e poter fare questo particolare mestiere di recuperare frutti antichi valorizzandoli in prodotti trasformati come confetture, salse e bevande''.
Collaborazioni con altre aziende?
''Ne abbiamo diverse con realtà vitivinicole in particolare, ma anche lattiero casearie.  Facciamo parte del consorzio per la tutela e il recupero della Pera Angelica di Serrungarina e stiamo lavorando con l'Università di Camerino per rivalorizzare visciole e giuggiola''.
Progetti per il futuro?
''La creazione di un brevetto sulla visciola, per utilizzarne le sue attività antibatteriche. E' stato infatti testato un particolare estratto utile in ambito erboristico per la prevenzione di piccoli disturbi, oggetto di un brevetto congiunto tra l'Università di Camerino, la Regione Marche e la nostra azienda agricola. Un progetto molto ambizioso per una piccola realtà familiare come la nostra che ha sempre creduto nelle qualità funzionali dei nostri frutti. Siamo solo all'inizio di questa bell'avventura, ma abbiamo grandi aspirazioni''.

 
 
 
 

Sabina Licci

 
 
 

PianetaPSR numero 42 - aprile 2015