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RIFORMA PAC
 
OPZIONE PIF
 

La nuova stagione dei Progetti integrati di filiera

Dopo il positivo 2007-2013 questo strumento di aggregazione, mirato a rafforzare la competitività del sistema, trova ampia riconferma nei nuovi Psr - Una prima analisi delle scelte delle Regioni
Fonte: elaborazioni CREA su dati regionali

A pochi mesi dall'approvazione dei Programmi di sviluppo rurale, Toscana e Calabria hanno attivato gli interventi di filiera pubblicando, nel caso della prima, il bando per la "selezione dei Progetti integrati di filiera", mentre la Calabria ha avviato una "manifestazione di interesse per i Progetti integrati di filiera". Queste due Regioni facevano parte del nutrito gruppo di Psr che già nella passata nella passata programmazione aveva già utilizzato lo strumento: in totale avevano esercitato questa opzione quattordici Regioni, puntando su uno strumento che, alla prova dei fatti, ha portato interessanti risultati sviluppando nuovi rapporti nel sistema agroalimentare. Significativi i numeri iscritti nel bilancio 2007-2013, con 373 progetti di filiera finanziati dai Psr e un totale di 18.000 imprese coinvolte.  
Oggi lo strumento trova piena giustificazione nei programmi 2014-2020, collocandosi all'interno della priorità 3 "Promuovere l'organizzazione della filiera agroalimentare" - focus area 3.A "migliorare la produttività dei produttori primari attraverso l'integrazione di filiera" e negli strumenti di intervento proposti dal Regolamento 1305/13.La nuova politica di sviluppo rurale punta esplicitamente a rendere più competitivo il sistema agroalimentare con tutta una serie di strumenti tra i quali spiccano quelli volti all'organizzazione degli attori coinvolti nel processo produttivo:
1. La misura 9 che prevede la costituzione di associazione e organizzazione di produttori;
2. La misura 16 "cooperazione" che con finalità diverse promuove la costituzione di reti e cluster - oltre a prevedere i gruppi operativi del Partenariato europeo dell'innovazione - tra gli operatori che, a vario, titolo, entrano nella filiera produttiva.
L'utilizzo dei Progetti integrati di filiera, non è esplicitamente ammesso dal regolamento, ma rientra nella definizione di "progetti collettivi" che possono essere attivati a discrezione dello Stato membro e prevedono la costituzione di un partenariato che attivi una o più misure del Programma di sviluppo Rurale.Rispetto alla passata programmazione, tredici Regioni fanno esplicito riferimento allo strumento PIF nella descrizione della strategia di intervento. Abruzzo, Piemonte e Sardegna attivano per la prima volta lo strumento, mentre Emilia Romagna, Liguria, Puglia e Sicilia, nonostante avessero adottato i PIF nei PSR 2007-2013, sembrano optare per una strategia di intervento focalizzata sulla misura 16, pur soffermandosi sulla necessità di favorire la cooperazione nel sistema agroalimentare. Queste Regioni sembra abbiano privilegiato una strategia che punti alla creazione di nuovi aggregati produttivi più legati alle esigenze localizzate o di prodotti di nicchia in quanto la misura 16 non sempre si presta ad un intervento sistemico a favore dei settori agricoli più strutturati.

 

E' bene ricordare, infatti, che la misura di cooperazione esclude la possibilità di finanziarie filiere agroalimentari che non siano corte, locali o che non si riorganizzino in gruppi operativi per accedere alle misure per l'innovazione. La strategia regionale legata ai Progetti di filiera è varia. Tutte le Regioni utilizzano le misura per gli investimenti nelle imprese agricole e agroalimentari (misure 4.1 e 4.2); fa eccezione la Calabria che non attiva la misura 4.1 per gli investimenti nelle aziende agricole. Inoltre i PIF prevedono le misure per la qualità dei prodotti agroalimentari (misura 3), quelle per la formazione e la consulenza (misure 1 e 2). Molte Regioni attivano nell'approccio di filiera la misura 16.2 volta a favorire lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie nel settore agroalimentare. Poche le novità in termini di funzionamento dei PIF, infatti leggendo i bandi già pubblicati o la strategia di attuazione presentata nei PSR 2014-2020 risulta che lo strumento seguirà, in linea di massima, le procedure attuative messe in atto nella passata programmazione. Probabilmente con la pubblicazione dei bandi si andrà chiarendo il quadro delle procedure d'implementazione. Nella passata programmazione le procedure adottate hanno, in molti casi, rallentato l'attuazione e portato molti beneficiari a recedere dall'impegno preso con i partner di progetto . Viste le numerose forme di integrazione previste dai PSR, sarà importante riflettere sulle procedure messe in atto per individuare buone prassi o processi semplificativi che possano facilitare l'utilizzo di questi strumenti nel rispetto dell'efficacia e della trasparenza dell'intervento. A tale proposito nell'ambito della RRN 2014-2020 è prevista l'attuazione del progetto "Cooperazione art.35" che intende accompagnare le Regioni nell'attuazione dei progetti collettivi, oltre che analizzare il valore aggiunto di tali progetti per il sistema agricolo e le aree rurali italiane.

 
 

Serena Tarangioli

 

PianetaPSR numero 51 - marzo 2016