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Diversificazione

Da olio a kiwi, se qualità fa rima con portafoglio

La scelta di un giovane agricoltore calabrese che decide di riconvertire parte delle colture della sua azienda olivicola alla più redditizia actinidia - L'importanza di un consumatore informato
Giandomenico Musco

Parte dall'olio extra vergine di oliva per approdare ai kiwi. E' la storia di Giandomenico Musco, 27 anni, titolare dell'omonima azienda a pochi chilometri da Gioia Tauro di una ventina di ettari. Laureato all'Università di Viterbo in Scienze agrarie con tesi su come migliorare e valorizzare l'olivicoltura in Italia, dopo due anni, sul campo si dedica all'actinidia.
"Una scelta che non è stata facile ma necessaria, perché quando nella grande distribuzione vediamo bottiglie di olio extra vergine a 1,9 euro al litro si capisce la difficoltà per noi agricoltori ma anche per i consumatori".
Perché ha scelto il kiwi?
"Dopo essermi documentato mi sono reso conto che è una coltura che, nonostante richieda più cure rispetto agli uliveti, è più redditizia e potremo vendere ad un prezzo con cui riusciremo a coprire i costi di produzione".  
Quando ha iniziato la sua attività?
"Sono titolare dell'azienda nel 2014, dove gestisco anche le terre di mia sorella per un totale di 20 ettari. Il tutto all'interno di quella della mia famiglia di oltre 300 ettari. Ho iniziato grazie ai fondi del Psr 2007-2013 che mi ha dato la spinta giusta per iniziare e parteciperò al nuovo bando, nonostante alcuni problemi burocratici. L'importante comunque è che ad accedere a questo strumento siano aziende che meritano aiuti proprio in base alla loro progettualità di qualità".
Quanti kiwi avete?
"Abbiamo iniziato a metterli nel 2014, dedicando a questa coltura circa 6 ettari della superficie aziendale. Ma per entrare in produzione ci vogliono circa 3 o 4 anni, come per tutti i frutteti, quindi se ne parla l'anno prossimo o quello dopo ancora. Per ora sono circa 4.200 piante coltivate in modo molto intensive e ravvicinate e, calcolando che la resa ad ettaro per questa coltura è di 350 quintali, i conti sono presto fatti".
E nella restante superficie?
"Per ora è ancora tutto coltivato ad ulivi, ma la mia idea è comunque quella di diversificare il più possibile, con limoni o altri alberi da frutto. In azienda abbiamo le piante di ulivo che sono nel versante ionico più caldo, a un'ora di macchina da Gioia Tauro, dove la terra è meno sabbiosa e più ricca, di una consistenza simile a quella toscana. I kiwi, invece, sono sul versante tirrenico a 4 minuti di macchina da dove abito".  
Avete pensato alla commercializzazione?
"Un passo alla volta. Per l'olio extra vergine che produciamo facciamo vendita diretta, ma non è facile, anzi direi un'impresa titanica".
Perchè?
"E' un problema di cultura che il consumatore finale raramente ha. Non si rende conto che la qualità ha un costo. Noi, come tanti altri produttori siamo in grado di offrire un prodotto ben diverso dai tanti che si trovano negli scaffali della grande distribuzione organizzata. Il punto è che manca l'educazione alla qualità".
Insomma una questione di prezzo?
"Noi vendiamo 1 litro a 7 euro di una cultivar autoctona, Grossa di Gerace, con cui facciamo 35 quintali circa a seconda dell'annata, ovviamente. Un lavoro comunque molto impegnativo che seguo io in prima persona come titolare e agronomo".

 
 
 
 

Sabina Licci

 
 
 

PianetaPSR numero 56 settembre/ottobre 2016