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AGRICOLTURA SOCIALE

Braccia inattive recuperate grazie all'agricoltura

Si chiama "Jobs4NEET" ed è il progetto di una cooperativa sociale che punta a reintegrare i cosiddetti "NEET" -cioè i giovani che non studiano e non sono sul mercato del lavoro - attraverso l'agricoltura biologica
Un'immagine del Maso Pez, "base" del progetto Jobs4NEET

L'agricoltura sociale, approccio multifunzionale e innovativo alla produzione agricola, vede protagonisti spesso anche giovani e persone che provengono da altri settori produttivi, che interpretano in maniera diversa l'idea di impresa. Inclusione sociale, relazioni significative tra soggetti differenti, produzioni di qualità, innovazione, filiera corta e rapporti diretti con i consumatori sono, infatti, le cifre che caratterizzano queste pratiche e che inducono sempre più persone provenienti dal settore agricolo o da quello sociale a intraprenderle.
I giovani non sono solo i protagonisti tra gli operatori dell'agricoltura sociale, ma sono presenti in buon numero anche tra i destinatari delle azioni che vengono intraprese. Molto spesso si associa questo settore solo a categorie di disagio più conosciute, come l'handicap o la dipendenza, mentre negli anni sono aumentate le iniziative rivolte ad altri gruppi di persone che vivono particolari disagi o problemi in contesti specifici. E tra questi, i giovani sono purtroppo in aumento.
I cosiddetti NEET - Not in Education, Employment or Training -, definizione molto ampia di categorie di giovani "inattivi" dai 15 ai 29 anni, che per vari motivi non studiano e non sono nel mercato del lavoro, sono, infatti, in aumento nei paesi industrializzati e in alcuni contesti sono una vera emergenza, alla quale i servizi socio-sanitari non sono ancora riusciti a dare risposte. Si tratta di un fenomeno di proporzioni rilevanti in Italia e in Europa, che sta attirando l'attenzione di studiosi e operatori e che trova nell'AS un campo di applicazione molto interessante.
In Italia si trova in questa situazione circa un 15-29enne su quattro (24,4%), secondo la rilevazione ISTAT del 2013, una cifra molto alta rispetto alla media europea e degli altri paesi industrializzati. La situazione del nostro paese presenta differenze significative per genere e territorio. Le donne, infatti, sono il 51,8% del totale dei NEET, con una incidenza del fenomeno rispetto alla popolazione di riferimento (NEET rate) pari al 25,7%. Più di un NEET su due risiede nelle regioni meridionali (53,7% del totale), il 30,6% in quelle dell'Italia settentrionale e il "solo" il 15,7% nel Centro Italia. Si tratta di dati preoccupanti, che vedono l'Italia tra i paesi più colpiti da questo fenomeno.

 
Fonte: ISFOL 2013, Indagine conoscitiva sul fenomeno dell'inattività tra i giovani 25-34enni

Studi ed esperienze dimostrano che il settore agricolo ha un grande potenziale per l'occupabilità delle persone svantaggiate, tra cui questa categoria di giovani va purtroppo inserita. Progetti già realizzati, infatti, hanno messo in luce come il lavoro agricolo - caratterizzato da un'attività all'aria aperta, la cura di piante e animali, la produzione  di cibo, ecc. - porta ad una migliore autostima e fiducia in se stessi, che spesso manca a chi non studia e lavora e, di conseguenza, non ha una collocazione specifica nella società. Questo tipo di attività, inoltre, favorisce lo sviluppo di competenze trasversali, come l'auto-gestione e la responsabilità personale, il lavoro di squadra e la capacità di comunicazione, competenze fondamentali per ri-orientare la propria vita e intraprendere nuovi percorsi formativi e lavorativi.
Un esempio di come questa pratiche di AS indirizzate all'inclusione dei NEET è dato dal lavoro della Cooperativa Sociale Progetto 92, che opera nell'ambito dei servizi socio educativi a Trento e da qualche anno ha avviato  il progetto "Jobs4NEET", rivolto a giovani con vulnerabilità sociali, scolastiche e familiari. L'attività agricola e sociale è iniziata nel 2006 presso il Maso Pez, dove viene svolta un'attività vivaistica biologica importante - la cooperativa, infatti, è registrata come Azienda agricola Biologica presso uffici provinciali - e diversi laboratori di orientamento e formazione. Con gli anni, l'attività si è ampliata ed ora il progetto si avvale della collaborazione con una molteplicità di soggetti, tra cui il Museo delle Scienze di Trento, presso il quale vengono realizzate attività di gestione delle serre e dei giardini botanici con finalità formative e di orientamento occupazionale a sostegno di giovani in difficoltà. La Cooperativa sta portando ora avanti un importante lavoro di ampliamento della rete territoriale in cui è già inserita e si è fatta promotrice della costituzione di un "distretto dell'economia solidale", nell'ambito della Legge Provinciale n. 13 del 2007. Fare rete nel settore agricolo e intensificare le attività agricola con un approccio più imprenditoriale rappresentano obiettivi centrali per la Cooperativa Sociale Progetto 92, che ha compreso come il lavoro e la produzione agricola costituiscano un'opportunità importante per l'inserimento socio-lavorativo dei giovani. Per tale motivo, la cooperativa ha prima affittato e recentemente acquistato, senza ricorrere ad alcun contributo pubblico, i terreni e le strutture agricole dell'azienda agricola florovivaistica Detassis, a Ravina.

 

RIFERIMENTI

 
 

Francesca Giarè
francesca.giare@crea.gov.it

 
 

PianetaPSR numero 56  settembre/ottobre 2016