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AGRIETOUR

Così i giapponesi studiano l'agriturismo italiano

Una ricercatrice dell'Università di Tokyo fra il pubblico dei seminari organizzati da Ismea: in Giappone vogliono copiare il nostro modello per allargare il target di chi visita le fattorie: non solo bambini a fini didattici ma anche adulti

La dott.ssa Miki Nakano dell' Università di Tokyo al workshop sull'agriturismo di Arezzo

Metti un pomeriggio al Salone nazionale dell'agriturismo, AgrieTour 2016. E metti che, nel pubblico di uno degli eventi, ci sia una signora giapponese dall'aria distinta, organizzatissima con taccuino degli appunti, prima ad arrivare e sedersi al seminario organizzato da Ismea nell'ambito della Rete Rurale Nazionale sulle buone pratiche nella multifunzionalità, con focus su "Agriturismo e ristorazione".
La signora giapponese si chiama Miki Nakano, ed è una ricercatrice, dottoranda del dipartimento di Studi Internazionali dell'Università di Tokyo. L'abbiamo intervistata per capire di più sul progetto che sta seguendo
Dott.ssa Nakano, esiste da voi un sistema paragonabile a quello dell'agriturismo italiano?
"Non è un sistema del tutto simile da noi. Ci sono - è vero - delle aziende agricole che propongono ospitalità rurale, ma tendenzialmente lo fanno per le scolaresche. Spesso si tratta quindi di fattorie didattiche con pernottamento"
Quindi la motivazione principale è quella di portare i bambini a conoscere la campagna e l'agricoltura?
"Sì, esattamente. Come può immaginare da noi il problema - metropoli è molto sentito. Inquinamento, scarsa dimestichezza con l'origine del cibo e tutte le altre problematiche che può vivere un bambino piccolo che vive all'interno di una metropoli. Per questo dobbiamo formare le giovani generazioni e la fattoria didattica, con un sistema leggermente diverso dal vostro (con il pernottamento) è il modo migliore. Tuttavia il motivo della mia presenza qui è un altro. L'agriturismo è sicuramente il cavallo di battaglia della multifunzionalità in agricoltura. E attraverso la multifunzionalità noi possiamo allargare il "target" dell'accoglienza nelle campagne".
Volete prendere spunto dall'agriturismo italiano per far scoprire le aziende agricole anche agli adulti?
"Sì. Faccio un esempio. Voi avete anche la "bandiera del cibo" per così dire, che sventola sui vostri agriturismi. Cioè avete valorizzato tutto il sistema dei prodotti agricoli, di quelli tradizionali locali, creando anche un patrimonio enogastronomico di ricette degne dei migliori chef. Da noi i prodotti di qualità ci sono eccome, ma il loro consumo per chi visita le campagne è ancora molto "semplice": formaggio, vino, ortaggi. Insomma, manca quel "plus" che anche noi siamo in grado di offrire vista la nostra cucina di qualità. E poi c'è tutta la questione della normativa: voi state valorizzando i veri agriturismi, cioè chi è legato davvero all'attività agricola, anche a livello istituzionale con il marchio "Agriturismo Italia". Non c'è dubbio che questo incida positivamente anche sul consumatore, che si sente in qualche modo tutelato. Insomma: sposo la "prevalenza" dei prodotti agricoli."
Sa che Air BNB ha lanciato il progetto "Samara" di riqualificazione delle zone rurali, partendo da una piccola città del Giappone?
"Sì, evidentemente si tratta di un'attenzione più generale al problema anche del ricambio generazionale nelle campagne. E io penso che offrire ai giovani il modello della multifunzionalità, che ha dentro il contatto con la città, attraverso fattorie didattiche, agriturismi, vendita diretta, degustazioni, ecc. serva proprio ad invogliarli a fare la scelta dell'autoimprenditorialità nelle zone rurali. Vedo positivamente anche che - attraverso le regioni - ci sia meno centralizzazione, seppure è necessario un coordinamento, per la gestione dei fondi dedicati ai giovani.
Oltre all'agriturismo, quale aspetto della multifunzionalità vi interessa di più?
Crediamo che sia molto importante l'aspetto dell'agricoltura sociale. È un campo che anche da noi può avere una sua applicazione, e penso agli ex-carcerati e alle persone con problemi psicologici: lavorare in un'azienda agricola può aiutarli veramente ad essere reinseriti e a trovare un loro percorso.

 
 
 
 

Andrea Festuccia
a.festuccia@ismea.it

 
 
 

PianetaPSR numero 57 novembre/dicembre 2016