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Condizionalità ex ante, una nuova sfida da affrontare con azioni coordinate

Con la scadenza dell'invio delle relazioni annuali alle porte, l'incontro del 4 maggio scorso ha rappresentato un importante momento di confronto tra tutte le istituzioni coinvolte (Commissione Europea, Mipaaf, Agenzia per la Coesione Territoriale, Organismi Pagatori, AutoritÓ di Gestione dei Programmi).

Nell'ambito del processo dinegoziato per la programmazione 2014-2020 tra Unione Europea e Stati Membri, lacondizionalitÓ ex ante ha rappresentato senz'altro un importante elemento diinnovazione rispetto al precedente periodo 2007-2013.
Si definisce condizionalitÓ exante "un fattore critico concreto e predefinito con precisione, che rappresentaun pre-requisito per l'efficace ed efficiente raggiungimento di un obiettivospecifico relativo a una prioritÓ d'investimento o a una prioritÓ dell'Unione -al quale tale fattore Ŕ direttamente ed effettivamente collegato e sul quale haun impatto diretto" [cfr. art. 2.33 Reg. (UE) n. 1303/2013]. In altri termini, aifini di assicurare l'efficacia degli investimenti e raggiungere i risultatiattesi occorre essere certi che esista un predefinito quadro comune di regoleovvero che siano assicurati tutti i pre-requisiti indispensabili di caratterenormativo, regolatorio, programmatorio, pianificatorio.
Nell'intento dell'Unione Europeaquindi le "condizionalitÓ ex ante" sono state utilizzate in qualche maniera come"elemento leva" nei confronti degli Stati Membri per stimolare ed accelerarel'adeguamento delle normative nazionali alle direttive europee nonchÚ perallineare a livello di Unione la baseline di riferimento. In questo contesto, l'Italiaha sostenuto fortemente l'istituzione di un dispositivo di valutazione dellepre-condizioni per l'attuazione degli interventi cofinanziati dall'UnioneEuropea.
Il regolamento comune n.1303/2013 dispone le modalitÓ attraverso cui ogni Stato Membro, fermo restandoi rispettivi quadri istituzionali e giuridici, valuta quali dellecondizionalitÓ ex ante contemplate nelle norme specifiche pertinenti di ciascunfondo e delle condizionalitÓ ex ante generali risultano applicabili e quali di questesono soddisfatte alla data di trasmissione dell'Accordo di Partenariato e dei singoliProgrammi. Laddove le condizionalitÓ ex ante applicabili non risultinosoddisfatte, gli strumenti programmatori prevedono quindi le azioni da attuareper ottemperare ai criteri completamente non soddisfatti o parzialmentesoddisfatti, gli organismi responsabili delle azioni individuate e ilcalendario di attuazione delle stesse.
Riguardo alle tempistiche, ilregolamento comunitario specifica alcune tappe fondamentali ovvero:

  • la data entro cui le azioni devono essere portate a termine (31 dicembre 2016);
  • la data di restituzione delle informazioni alla Commissione Europea in merito al loro adempimento.

Il Mipaaf, in qualitÓ di capofila del FEASR, da lungo tempo ha avviato la discussione con le varie Amministrazioni centrali e pi¨ segnatamente ha segnalato all'Agenzia per la Coesione Territoriale le problematiche attinenti le modalitÓ di restituzione delle informazioni sulle condizionalitÓ ex ante nelle relazioni annuali dei Programmi di Sviluppo Rurale.
Proprio su quest'ultimo passaggio, vale a dire la restituzione delle informazioni, Ŕ stato incentrato il dibattito che si Ŕ tenuto durante l'incontro tecnico tra le AutoritÓ di Gestione dei PSR italiani e la DG Agri della Commissione Europea lo scorso 4 maggio.
Come ben noto, la restituzione delle informazioni sul soddisfacimento delle condizionalitÓ ex ante dovrÓ avvenire al pi¨ tardi nella relazione annuale di attuazione dei Programmi (30 giugno 2017) e, per quanto riguarda l'Accordo di Partenariato, nella relazione sullo stato di attuazione (31 agosto 2017). Ne deriva che, per riferire sull'ottemperamento degli impegni assunti, la non contemporaneitÓ delle scadenze potrebbe comportare eventuali disallineamenti tra quanto dichiarato dalle AutoritÓ di Gestione dei Programmi e quanto invece dichiarato per le condizionalitÓ ex ante dell'Accordo di Partenariato. Onde evitare tale scenario appare dunque necessario che le informazioni siano veicolate in senso univoco dal "Paese Italia" verso la Commissione Europea.
La questione si complica se si considera che ogni Programma contempla specifici set di piani di azione dove, ad azioni prettamente di carattere regionale, si aggiungono quelle la cui titolaritÓ Ŕ di livello nazionale ovvero responsabilitÓ in capo alle Amministrazioni centrali. Inoltre, alcuni Programmi contengono piani di azione che, per certi versi, contrastano con quanto dichiarato (o addirittura giÓ assolto) a livello di Accordo di Partenariato creando confusione di interpretazione, non solo tra Programmi appartenenti allo stesso fondo, ma anche tra fondi diversi.
Appare dunque rilevante il ruolo fondamentale del coordinamento a livello centrale ai fini della restituzione ufficiale delle informazioni alla Commissione Europea per scongiurare la possibilitÓ della sospensione dei pagamenti intermedi qualora la Commissione Europea dovesse ritenere non soddisfatta una determinata condizionalitÓ ex ante.

 
 

Nicola D'Alicandro
CREA-PB

 
 

PianetaPSR numero 61 maggio 2017