Home > Pianeta Rurale > Rete Rurale Nazionale > L'America First di Trump. Gli scenari globali e il commercio agroalimentare delle Regioni italiane con gli USA
Commercio estero

L'America First di Trump. Gli scenari globali e il commercio agroalimentare delle Regioni italiane con gli USA

Torna d'attualità l'interessante rapporto che l'Ismea ha realizzato analizzando i rapporti commerciali tra l'Italia e  gli USA, e che ipotizza una serie di scenari legati all'impatto che potrebbero avere le scelte operate da Washington nelle politiche commerciali nei confronti dell'UE.

Uno dei risultati attesi della politica dei fondi strutturali e d'investimento è l'aumento del livello d'internazionalizzazione dei sistemi produttivi. Con questo obiettivo, l'Ismea ha realizzato un Rapporto, pubblicato sul sito della RRN , che intende approfondire i rapporti commerciali tra l'Italia e le singole regioni italiane con gli USA, analizzando gli scambi di prodotti agroalimentari nell'ultimo decennio, e trae spunto dalla domanda: la presidenza Trump e le sue minacce di cambiamento delle politiche commerciali nei confronti dell'UE, se messe in atto, come potrebbero impattare sugli scambi commerciali con l'Italia, considerato che gli USA si configura come il terzo acquirente delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari con una quota del 10% in valore (3,8 miliardi di euro nel 2016)?  
Per rispondere a questa domanda, l'Ismea ha realizzato un'indagine con l'obiettivo di fornire alcuni elementi quantitativi al dibattito sulle possibili ripercussioni che eventuali azioni protezionistiche da parte dell'amministrazione Trump potrebbero determinare al commercio internazionale, con specifico riferimento al settore agroalimentare. Innanzitutto, si è cercato di capire quali siano le possibilità di azione del governo USA in materia di politica commerciale. Successivamente, si è cercato di comprendere quali paesi rappresentano la maggior minaccia economica dal punto di vista di Trump; la bilancia commerciale totale degli Stati Uniti evidenzia un deficit nei confronti soprattutto della Cina (314 miliardi di euro), seguita da Giappone (62 miliardi di euro), Germania (58 miliardi di euro), Messico (58 miliardi di euro) e dall'Italia (26 miliardi di euro). Infine, si sono ipotizzati quattro possibili scenari di cambiamento nelle politiche commerciali USA e si sono simulate le loro conseguenze utilizzando un modello di Equilibrio Generale Calcolabile (EGC) globale. Gli scenari, estesamente definiti nel rapporto, possono essere così sintetizzati:

  • Scenario OMC: gli USA portano tutti i dazi al livello massimo consentito dagli impegni sottoscritti, eliminando tutte le preferenze commerciali accordate nell'ambito degli accordi di libero scambio o accordate ai Paesi in via di sviluppo.
  • Scenario Cina: gli USA concentrano la loro ostilità commerciale sulla Cina.
  • Scenario UE: si ipotizza il raddoppio dei dazi applicati dagli USA, senza prendere in considerazione l'ipotesi di ritorsioni bilaterali indirizzate solo ad alcuni membri dell'UE, dato che è del tutto incompatibile con l'attuale assetto istituzionale: l'UE, infatti, è un'unione doganale.
  • Scenario Guerra Commerciale: fa diretto riferimento a quello precedente con l'aggiunta di una ritorsione da parte dell'UE all'azione degli USA.

Nel complesso le simulazioni hanno generato effetti relativamente modesti rispetto all'allarmismo alimentato dagli annunci di Trump. Quello che l'amministrazione USA può fare rispettando le regole dell'OMC ha effetti molto scarsi e colpirebbe essenzialmente i suoi attuali partner del NAFTA (Canada, Messico). E anche con scenari estremi, in termini di rottura delle regole multilaterali e uscita dagli accordi esistenti, i risultati non sono stravolgenti. L'unico scenario che mostra effetti più consistenti è quello della guerra commerciale, in cui si ipotizza che l'UE reagisca all'aumento del protezionismo USA, che è anche quello dove gli Stati Uniti registrerebbero le maggiori perdite.
È in quest'ultimo scenario che possono essere valutati con maggiore attenzione gli effetti delle politiche commerciali statunitensi sulle esportazioni regionali italiane. La struttura territoriale delle esportazioni italiane dei prodotti agroalimentari verso gli USA evidenzia che le regioni che potrebbero essere eventualmente più colpite da uno scenario di guerra commerciale sono Toscana, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, cioè le prime 5 regioni italiane per valori esportati negli USA di produzioni agroalimentari, che esprimono una quota del 65% delle vendite complessive, corrispondente a 2,5 miliardi di introiti nazionali provenienti degli USA. Tuttavia, diverse altre regioni risultano vulnerabili per il ruolo importante che gli USA hanno sulle esportazioni totali regionali: la Sardegna principalmente, che rivolge oltre la metà dell'export verso gli USA; in misura minore Molise, Abruzzo, Lazio (dove gli USA pesano tra il 15 e il 20% sulle esportazioni totali) e Friuli Venezia Giulia, Campania, Calabria, Trentino Alto Adige, Umbria (per le quali il mercato statunitense ha un peso tra il 10 e l'11%, poco maggiore della media nazionale). Naturalmente, l'impatto sull'economia regionale sarà diverso in funzione dell'orientamento all'export di ciascuna regione (peso dell'export agroalimentare sul valore aggiunto regionale).

 
 

Cosimo Montanaro
ISMEA

 
 

PianetaPSR numero 70 aprile 2018