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Allevamento

Emilia Romagna, buone pratiche di allevamento finalizzate a ridurre l'impiego di antibiotici negli allevamenti

Due casi di eccellenza nella filiera bovino-suinicola per combattere l'insorgenza di nuova antibiotico-resistenza.

L'impatto negativo a cui assistiamo oggi legato alla resistenza agli antimicrobici in molti allevamenti ha posto un campanello di allarme sul fenomeno. La resistenza ad un farmaco da parte di un microrganismo originariamente trattato efficacemente con l'utilizzo di quel principio attivo ha sollevato un grosso problema che coinvolge molti allevamenti, sia a livello italiano che europeo. Il fenomeno può riguardare tutti i tipi di farmaci antimicrobici: antibatterici/antibiotici, antifungini, antivirali, antiparassitari. L'impatto epidemiologico, dal punto di vista strettamente veterinario, è legato soprattutto all'incremento della mortalità che si associa alle infezioni causate da batteri antibiotico-resistenti. 

Recenti studi effettuati a livello UE, hanno evidenziato che gli effetti dell'AMR (antimicrobico resistenza) causano un incremento della morbosità e mortalità che si associa alle infezioni causate da batteri antibiotico-resistenti e determina conseguenze dirette anche sul piano economico con un maggiore utilizzo di procedure diagnostiche e di antibiotici, spesso più costosi, quando disponibili. In Italia, in particolare, secondo quanto rilevato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), il fenomeno dell'antibiotico resistenza risulta fra i più elevati d'Europa, con valori quasi sempre al di sopra della media.

Per far fronte a queste problematiche molti centri di ricerca e istituti attivi nello studio dell'antibiotico-resistenza hanno iniziato nuovi progetti per dare risposte concrete a queste domande.

Due di questi progetti finanziati all'interno dell'operazione 16.1.01 Focus Area 2A programma di sviluppo rurale della regione Emilia Romagna, dal titolo "Definizione di un manuale aziendale per implementare le buone pratiche di allevamento finalizzate a ridurre l'impiego di antibiotici e quindi l'insorgenza di nuova antibiotico-resistenza nell'allevamento del suino pesante" ed "Approccio integrato per ridurre il consumo di antibiotici nella produzione del latte destinato alla produzione di formaggi DOP Regionali, contribuendo a diminuire il rischio di insorgenza dei fenomeni di antibiotico-resistenza", sono stati presentati dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell' Emilia-Romagna e dall'Università di Bologna - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, proponendosi l'obiettivo di ridurre l'utilizzo di antibiotico nelle aziende aderenti, individuando le aree critiche di intervento attraverso la quantificazione di antibiotico utilizzato e la valutazione dei parametri di biosicurezza e benessere. Nel progetto relativo alla filiera bovina da latte sono stati coinvolti due caseifici appartenenti al Consorzio Parmigiano Reggiano e un caseificio del Consorzio Grana Padano; il progetto relativo alla filiera suina ha visto la partecipazione attiva dell'organizzazione interprofessionale Gran Suino Italiano. 

Gli interventi e le azioni di miglioramento sono stati proposti condividendo con allevatori e veterinari aziendali i risultati delle indagini e monitorando i consumi di farmaco negli anni successivi. Cuore del progetto, inoltre, è stata la sensibilizzazione all'uso prudente dell'antibiotico attraverso incontri di approfondimento rivolti agli allevatori e ai veterinari aziendali su tematiche inerenti l'antibiotico-resistenza, il benessere e la biosicurezza e condividendo documenti informativi come le linee guida sull'uso prudente dell'antibiotico nell'allevamento suino e nell'allevamento bovino (LG-RER), edite dalla Regione Emilia Romagna e prodotte in collaborazione con istituzioni pubbliche (Università, ASL, Istituti Zooprofilattici Sperimentali e Centro di Referenza per l'antibiotico-resistenza) e liberi professionisti, oltre a manuali come quelli inerenti la biosicurezza nell'allevamento suinicolo e la diagnosi rapida di mastite nell'allevamento del bovino da latte. 

Per ciascun progetto, la raccolta del dato relativo al consumo di antibiotico è avvenuta tramite la consultazione dei registri aziendali di scorta e di trattamento e delle ricette conservate in azienda, esprimendo il consumo in dosi giornaliere (DDDAit: Defined Daily Dose for Animal) utilizzate per ciascuna categoria produttiva (per il suino: suinetti sottoscrofa, suinetti svezzati, scrofe e ingrassi; per il bovino: vitelli, manze e vacche adulte), utilizzando un sistema di calcolo messo a punto dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna (IZSLER). Questo procedimento di raccolta capillare del dato ha permesso di dettagliare i consumi di ogni azienda identificando le categorie animali più soggette a trattamento antibiotico, le molecole e le vie di somministrazione maggiormente impiegate. Il sistema ha rappresentato uno strumento essenziale per comprendere i consumi nella singola realtà aziendale e definire in modo mirato le modalità di intervento per ridurre i consumi di antibiotici. 

I risultati raccolti durante ogni valutazione venivano condivisi con gli allevatori e i veterinari aziendali all'interno di relazioni annuali individuali in cui, con l'ausilio di grafici e figure, si dettagliavano i consumi di antibiotico e si confrontavano, con un sistema a "semaforo", i consumi aziendali rispetto alle mediane del campione esaminato o del caseificio di appartenenza (settore bovino).

Il progetto sulla suinocultura

Il progetto dal titolo "Definizione di un manuale aziendale per implementare le buone pratiche di allevamento finalizzate a ridurre l'impiego di antibiotici e quindi l'insorgenza di nuova antibiotico-resistenza nell'allevamento del suino pesante", ha coinvolto 30 aziende suinicole dell'Emilia-Romagna, con diversi orientamenti produttivi (2 riproduzioni, 4 riproduzioni con svezzamento, 1 sito di svezzamento, 20 ingrassi e 3 aziende a ciclo chiuso). Rispetto alla prima visita aziendale, avvenuta nel 2016, i risultati elaborati nel 2018 hanno mostrato una riduzione complessiva del consumo di antibiotico in 3 delle 4 categorie analizzate: suinetti svezzati (-42,4%), scrofe (-52,7%) e suini all'ingrasso (-40,9%), mentre si è registrato un leggero aumento di consumo di antibiotico complessivo nei suinetti sottoscrofa (+9,9%).

 

Figura 1 Consumo di antibiotico suddiviso per categorie produttive nel suino dal 2016 al 2018

 

Esaminando le diverse molecole di antibiotico impiegate negli allevamenti, particolare attenzione è stata posta ad alcuni principi attivi considerati di importanza critica (HPCIA: Highest Priority Critically Important Antimicrobials) perché essenziali per trattare infezioni da germi multiresistenti in medicina umana, il cui utilizzo dovrebbe quindi essere limitato in medicina veterinaria ai casi di estrema necessità. Di queste categorie fanno parte le cefalosporine di III e IV generazione, i chinoloni, la colistina (polimixine) e i macrolidi, utilizzati anche in medicina veterinaria (WHO, 2018). La colistina, nello specifico, è una molecola della classe delle polimixine che rappresenta l'ultima risorsa efficace nel trattamento di infezioni gravi da Enterobatteriaceaemultiresistenti in pazienti ricoverati in strutture assistenziali. La scoperta, relativamente recente, della facilità con cui si può trasmettere la resistenza alla colistina tra batteri anche di specie diverse che condividono la stessa nicchia ecologica, ha promosso l'intervento normativo (DMS 177/2016) con cui è stata revocata l'autorizzazione alla messa in commercio di prodotti contenenti colistina in associazione ad altre molecole in formulazioni per la somministrazione per via orale. Dai dati raccolti nel progetto, i consumi di antibiotici critici (HPCIA) negli allevamenti suinicoli coinvolti, si sono ridotti drasticamente nei suinetti svezzati (-92,9%) e negli ingrassi (-92,9%) e hanno mostrato notevoli riduzioni anche nelle scrofe (-57,4%) e nei suinetti sottoscrofa (-22,8%).

 

Figura 2 Consumo di antibiotico critico (HPCIA) suddiviso per molecola e categoria produttiva nel suino dal 2016 al 2018

 

In particolare, considerando nello specifico la colistina, è stato osservato un calo del 98,7% nei suinetti svezzati. Tra i principi di uso prudente dell'antibiotico è compresa la corretta scelta della via di somministrazione. Viene indicata come preferibile la via di somministrazione parenterale (iniettiva) rispetto a quella orale (tramite soluzioni o premiscele) in funzione del grado di contatto che si instaura tra i microrganismi e l'antibiotico una volta che questo viene somministrato: nella via orale tutti i microrganismi presenti nella flora intestinale vengono in contatto con la molecola somministrata e ne subiscono l'azione, in questo modo si selezionano più facilmente dei cloni resistenti all'antibiotico che possono poi trasmettere le resistenze, con vari mezzi, ad altri microrganismi anche patogeni, amplificando il fenomeno. Nell'allevamento suinicolo la via di somministrazione orale è largamente utilizzata, specialmente nelle categorie di post-svezzamento e ingrasso, soprattutto attraverso la somministrazione di premiscele medicate. Nel periodo di attività del progetto l'utilizzo delle premiscele medicate è calato drasticamente in tutte le categorie: 61,2% nelle scrofe, 42,7% nei suinetti sottoscrofa, 41,4% nei suinetti svezzati e 64,6% negli ingrassi, nonostante questi risultati la via orale è rimasta quella maggiormente utilizzata per la somministrazione dell'antibiotico in tutte le categorie produttive.

 

Figura 3 Suddivisione dei consumi di antibiotico in funzione della via di somministrazione nelle diverse categorie produttive nel suino dal 2016 al 2018.

 

Il progetto sulle vacche da latte

Il secondo progetto, dal titolo "Approccio integrato per ridurre il consumo di antibiotici nella produzione del latte destinato alla produzione di formaggi DOP Regionali, contribuendo a diminuire il rischio di insorgenza dei fenomeni di antibiotico-resistenza" ha reclutato 70 aziende di vacche da latte conferenti a 3 caseifici: Santa Vittoria (19 allevamenti), 4 Madonne (28) e Vacche Rosse (23). Durante le visite annuali per il rilievo dei consumi di antibiotico in tutti gli allevamenti aderenti sono state condotte rilevazioni dello stato di benessere e biosicurezza attraverso il sistema di valutazione messo a punto dal CReNBA (Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale), articolato in diversi quesiti riguardanti le strutture e la gestione aziendale, oltre al rilievo, tramite l'osservazione diretta degli animali, di condizioni di mancato benessere. In 6 allevamenti, inoltre, sono state adottate procedure più stringenti, con sopralluoghi trimestrali ed applicazione, in accordo con le linee guida regionali, di un protocollo di diagnosi rapida di mastite in allevamento (diagnosi on farm), mediante un kit diagnostico realizzato da IZSLER, completo di relativo manuale di istruzioni. 

 

Tale kit è stato distribuito periodicamente alle aziende aderenti che si sono impegnate a condividere i risultati, ricevendo un supporto diagnostico continuo da parte dei laboratori IZSLER.

Nel corso del progetto, anche in questo caso, si è osservata una sostanziale riduzione del consumo di antibiotico totale, sia nelle vacche (-14,07%) che nei vitelli (-35,99%) e una riduzione ancora più significativa dell'utilizzo degli antibiotici critici (-34,87% nelle vacche e -66,93% nei vitelli).

 

Figura 5 Consumo di antibiotico suddiviso per categorie di molecole (critiche/non critiche) e categorie produttive nel bovino dal 2016 al 2018

 

Esaminando i consumi di farmaco del triennio 2016-2018 in funzione delle modalità di somministrazione, nella categoria "vacche" è emersa una riduzione della somministrazione di antibiotico iniettabile (- 10,37%) e intra-mammario per lattazione (-6,89%); al contrario, non erano osservabili variazioni nella quantità di antibiotico intra-mammario per asciutta (figura 6). Per quanto riguarda i vitelli, è stata rilevata riduzione della somministrazione di antibiotico per via orale (-52,91%), solo in parte compensata da un aumento dell'utilizzo della via iniettabile (+11,90%).

 

Figura 6 Suddivisione dei consumi di antibiotico in funzione della via di somministrazione in vacche e vitelli dal 2016 al 2018.

 

L'analisi dei consumi in funzione della via di somministrazione ha permesso, inoltre, di estrapolare informazioni sull'entità del problema "mastite" in allevamento (in base al numero di somministrazioni per via intramammaria in lattazione) e di verificare se nell'allevamento venisse praticata la terapia selettiva alla messa in asciutta (SDCT: Selective Dry Cow Therapy) invece del trattamento profilattico di tutte le bovine (valutando il numero di trattamenti per via intramammaria in asciutta). Degli allevamenti osservati nessuno ha apparentemente intrapreso il percorso di asciutta selettiva, dato che il numero di trattamenti per asciutta è rimasto pressoché invariato negli anni, mentre l'utilizzo di antibiotico per il trattamento di patologie mammarie in lattazione è diminuito notevolmente. Il trattamento antibiotico di tutte le bovine nella fase di messa in asciutta è un aspetto che dovrà essere preso in considerazione ed affrontato, non solo per contrastare il fenomeno dell'antibiotico-resistenza, ma anche in vista dell'entrata in vigore del Regolamento CE n°6/2019 il quale prevede, a partire dal 28 gennaio 2022, il divieto di utilizzare gli antibiotici per trattamenti di massa a scopo profilattico. A questo proposito, all'interno delle linee guida distribuite agli allevatori, erano presenti tabelle e indicazioni utili per identificare quali parametri sanitari sono considerati necessari per intraprendere il percorso dell'asciutta selettiva, sia a livello di allevamento che di singola bovina. 

La riduzione del consumo di antibiotico utilizzato per trattare le mastiti è uno dei temi affrontati nelle LG-RER attraverso diagrammi di flusso che aiutano l'allevatore e il veterinario aziendale, in funzione della condizione clinica associata al risultato microbiologico di laboratorio, a decidere se e con quali protocolli terapeutici trattare l'animale. Secondo diversi studi, infatti la maggior parte delle mastiti cliniche di grado lieve non necessita di terapia antibiotica o perché non legata ad infezione batterica (esame di laboratorio negativo), oppure perché le caratteristiche dell'infezione non consentirebbero un successo terapeutico (mastite sostenuta da agenti infettivi non batterici o non rispondenti alla terapia antibiotica e con tendenza alla cronicizzazione). In questi casi, quindi, il supporto delle analisi di laboratorio diventa fondamentale nel processo di riduzione dei consumi di antibiotico. A questo proposito, infatti, nelle aziende che avevano applicato il protocollo di "diagnosi on farm", i risultati ottenuti indicavano che nel 61,1% dei casi (dal 47,7 al 77,1% nelle 6 aziende) di mastite di grado 1 o 2 è stato possibile evitare il trattamento antibiotico, senza aumentare il rischio di recidive a 30 giorni. Il beneficio economico stimato è risultato variabile, da 14,82 a 52,07 € /vacca in lattazione/anno.

 

Per quanto riguarda i parametri di benessere e biosicurezza, dal confronto tra i dati della prima e dell'ultima rilevazione, emergeva un miglioramento del punteggio medio delle aziende, da 64,94% a 69,70% per il benessere e da 36,89% a 45,91% per la biosicurezza. Analizzando i dati relativi al benessere, è stato possibile osservare un aumento del numero di allevamenti con punteggio ottimale e sufficiente, grazie al miglioramento generale delle condizioni di benessere e biosicurezza, e alla risoluzione di potenziali non conformità legislative. Analogamente, analizzando i dati relativi alla biosicurezza, era emerso come il numero di aziende con punteggio ottimale o sufficiente fosse aumentato nella rilevazione finale, grazie all'adozione delle azioni di miglioramento suggerite. I parametri di biosicurezza osservati nell'allevamento bovino, complessivamente, hanno mostrato ampi margini di miglioramento, soprattutto nella gestione dell'ingresso di visitatori/estranei, spesso non regolato o privo di dispositivi di protezione individuale e nella possibilità di contatto con automezzi e bestiame; inoltre, numerose aziende non intraprendono azioni di monitoraggio di malattie a carattere infettivo (come paratubercolosi o IBR) e non eseguono test sanitari ulteriori rispetto a quelli previsti per legge in fase di compravendita. 

Concludendo, entrambi i progetti hanno ottenuto ottimi risultati in termini di riduzione del consumo di antibiotico complessivo, di antibiotico di importanza critica e della somministrazione per via orale. L'osservazione iniziale sui consumi di antibiotico per entrambe le filiere ha permesso di osservare notevole eterogeneità nei quantitativi somministrati, seppur tra allevamenti con stessi orientamenti produttivi e consistenze simili. Questo dato ha sostenuto l'ipotesi che, seguendo buone pratiche di utilizzo di queste molecole, ci fosse buon margine per la riduzione del consumo di antibiotico, senza comportare eventi sanitari avversi. La rilevazione di benessere e biosicurezza, in associazione alla valutazione dei consumi di antibiotico ha, di fatto, rappresentato un'anticipazione delle potenzialità che può avere una piattaforma integrata (es. Classyfarm) nelle filiere zootecniche, per approcciare problematiche multifattoriali come l'utilizzo dell'antibiotico, consentendo di disegnare interventi su misura per le aziende. 

Per quanto riguarda il settore suinicolo, nelle aziende aderenti al progetto, si è verificata un'inversione nelle categorie produttive a maggior utilizzo di antibiotico critico. Con l'entrata in vigore del DMS 177/2016, infatti, il consumo di colistina si è drasticamente ridotto. La colistina era uno dei principali antibiotici critici somministrati per via orale tramite premiscele in fase post-svezzamento, per il controllo delle forme enteriche in allevamento. Con l'eliminazione di questo principio attivo, quindi, la categoria produttiva da monitorare per il maggior rischio di somministrazione delle molecole critiche è diventata quella dei suinetti sottoscrofa, dove il consumo di cefalosporine di III generazione e di macrolidi era ancora elevato nel 2018 e dove si è assistito ad una mancata riduzione del consumo di utilizzo antibiotico complessivo.

Nella filiera della bovina da latte i risultati del progetto hanno mostrato, inoltre, il forte impatto che può avere un corretto protocollo di diagnosi e gestione delle mastiti, anche con l'ausilio di metodiche rapide da applicare in allevamento. È necessario, però, sottolineare che per applicare correttamente queste metodiche sia importante collaborare con un laboratorio diagnostico esaminando in parallelo i campioni, sia per verificare il grado di concordanza tra i risultati osservati in allevamento e quelli ottenuti dal laboratorio, sia per individuare i microrganismi non rilevabili dai kit diagnostici rapidi (Mycoplasma spp., Prothoteca spp, Trueperella pyogenes).

 

Bibliografia essenziale

 
 

Maria Valentina Lasorella
CREA

Patrizia Bassi
Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Modena

 
 

PianetaPSR numero 102 maggio 2021